Introduzione evocativa
Entrare nella Galleria degli Ex Voto del Santuario di Montenero è come sfogliare un libro di storie vissute: oltre 700 dipinti votivi raccontano grazie ricevute, pericoli scampati e speranze affidate alla Madonna. La maggior parte viene da marinai, pescatori e gente comune: tempeste, naufragi, malattie, incidenti. Ogni quadro è un frammento di vita, un grazie dipinto. Poi ci sono oggetti: timoni, pezzi di barche, elmetti, persino ossa di balena. Un museo popolare che emoziona. E tra questi, spunta un’opera giovanile di Giovanni Fattori, il grande macchiaiolo livornese. La galleria è un tuffo nella devozione e nella storia quotidiana, lontano dai musei tradizionali.
Cenni storici
La storia del santuario inizia il 15 maggio 1345, quando un pastore zoppo trova una tavola della Madonna in un ruscello e, portandola su un colle chiamato “Monte del Diavolo”, guarisce. Nasce il culto della Madonna delle Grazie di Montenero. Nel XV secolo i Gesuiti costruiscono il santuario, l’attuale edificio barocco è del 1744. La galleria degli ex voto si forma nei secoli successivi, raccogliendo doni di fedeli, soprattutto marinai. Nel 1908 viene inaugurata la funicolare che sale dal quartiere di Montenero Basso. Accanto al santuario sorge il Famedio, dove sono sepolti personaggi illustri come lo scrittore Guerrazzi e lo stesso Fattori.
Ex voto di mare e di terra
La collezione è un affresco della vita passata: tempeste in mare, barcheggianti in pericolo, cadute in acqua. Ma anche incidenti stradali e domestici. I quadri mostrano costumi dell’epoca, paesaggi, mezzi di trasporto: è una cronaca per immagini. Tra gli oggetti, spiccano timoni e pezzi di imbarcazioni, offerti da chi è scampato a un naufragio. Oggetti che parlano di fede e di paura, ma anche di orgoglio e riconoscenza. La galleria è uno specchio della vita dei livornesi, gente di mare e di terra.
Tesori d’arte popolare e non
Non sono tutti dipinti ingenui: c’è il “Cavallino” di Giovanni Fattori, datato 1848, che ritrae un uomo caduto da cavallo – un’opera giovanissima del maestro. Poi “Il motociclista” di Renato Natali, altro artista labronico. E nel 2024 si è aggiunto un ex voto contemporaneo: un cuore di metallo sbalzato di Stefano Pilato, con uccellini colorati e un’immaginetta della Madonna. Un mix di arte popolare e colta che rende la galleria viva e in continua evoluzione. Un luogo dove il sacro e l’arte si intrecciano senza filtri.
Perché visitarlo
Primo: è una collezione unica in Italia per quantità e varietà di ex voto marinari. Secondo: si può vedere un’opera giovanile di Fattori in un contesto popolare, non in un museo. Terzo: la visita è gratuita (il santuario è aperto) e regala anche un bellissimo panorama su Livorno e la costa dal belvedere antistante. In più, non è affollata: un angolo di spiritualità e storia lontano dai circuiti turistici classici.
Quando andare
Se potete scegliere, vi consiglio l’autunno, magari durante l’Ottobrata di Montenero (prima domenica di ottobre), quando il santuario è in festa e la galleria si arricchisce spesso di nuovi ex voto. Per l’atmosfera, meglio la mattina presto: la luce entra dolce e il silenzio aiuta a immergersi. In estate le giornate sono lunghe e si può abbinare una passeggiata sulla terrazza. Evitate il lunedì se non siete sicuri degli orari (meglio verificare).
Nei dintorni
A pochi passi, nel Famedio (Pantheon di Livorno), sono sepolti personaggi come Giovanni Fattori e Francesco Domenico Guerrazzi. È un piccolo cimitero monumentale all’aperto, suggestivo e gratuito. Imperdibile poi la funicolare di Montenero: costruita nel 1908, sale da piazza delle Carrozze fino al santuario. È una delle poche funicolari storiche ancora in funzione in Italia, e la corsa regala una bella vista sulla città. Un giro in funicolare completa l’esperienza con un tocco vintage.