Cosa vedere a Lodi: tour tra capolavori e piazze


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per un weekend culturale fuori dai circuiti di massa
  • Il Tempio dell'Incoronata è uno dei gioielli rinascimentali lombardi
  • Ottima enogastronomia con piatti tipici come la torta di pane
  • Percorso a piedi nel centro storico ben conservato
  • Atmosfera autentica lontana dal turismo di massa

Eventi nei dintorni


Lodi, capoluogo della provincia omonima, è una città che sorprende per il suo patrimonio artistico e la sua atmosfera genuina, spesso trascurata dai grandi flussi turistici. Questo articolo ti guida tra le tappe imperdibili: dal rinascimentale Tempio civico della Beata Vergine Incoronata – capolavoro di Bramante – al Castello Visconteo, simbolo del potere medievale. Passeggiando in Piazza della Vittoria, cuore pulsante della città, potrai ammirare palazzi storici e la Chiesa di San Francesco. Non mancano i musei: il Museo civico e la Collezione anatomica Paolo Gorini offrono spunti curiosi. E per i golosi, la tradizione lodigiana propone piatti come la torta di pane e i salumi locali. Perfetto per una gita di un giorno o un weekend fuori porta, Lodi ti regala un'esperienza autentica a due passi da Milano. Scopri cosa vedere a Lodi in questo itinerario che unisce arte, storia e sapori.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Tempio civico della Beata Vergine Incoronata: un gioiello rinascimentale

Tempio civico della Beata Vergine IncoronataA due passi da Piazza della Vittoria, nascosto in una via stretta, il Tempio civico della Beata Vergine Incoronata è una di quelle sorprese che ti lasciano a bocca aperta. Non te lo aspetti, eppure è lì, con la sua pianta ottagonale che spunta tra i palazzi. Forse non lo sai, ma questo tempio è nato da un fatto incredibile: nel 1487 un affresco della Madonna, dipinto su un bordello, cominciò a lacrimare. La gente ci vide un segno e così, grazie al Comune (che ancora oggi lo possiede), partì la costruzione. Architetto fu Giovanni Battagio, allievo del Bramante, che mise mano nel 1488. Poi arrivò Dolcebuono e nel 1493 il gioiello era pronto. È il primo esempio di pianta centrale del Rinascimento nell'Italia settentrionale, e si vede. Dentro è un trionfo di decorazioni: affreschi, dorature, stucchi. L’illuminazione è studiata a meraviglia, con la luce che piove dall’alto e fa brillare tutto. Le opere sono un concentrato di arte lombarda: il Bergognone, con le sue tavole nella cappella di San Paolo, e la famiglia Piazza, che lavorò qui per anni. Callisto Piazza è il più famoso, ma anche Martino e Albertino lasciarono il segno. L’organo del 1775, con le ante dipinte, è un altro pezzo forte. E se vieni la domenica pomeriggio, non perderti il Museo del tesoro nei sotterranei: piccolo ma con pezzi preziosi, come una pace smaltata del Cinquecento. L’ingresso è gratuito, e la visita si arricchisce con un QR code per la guida. Vero consiglio: prenditi il tuo tempo, perché ogni angolo nasconde un dettaglio. Il tempio è ancora attivo, con messe alle 11:30, quindi se arrivi in orario di funzione, esci prima. Ma ne vale la pena: è il monumento più prestigioso di Lodi, e si sente.

Tempio civico della Beata Vergine Incoronata

Il Castello Visconteo: una fortezza diventata questura

Castello visconteoSe passeggi per Lodi, non puoi perderti il Castello Visconteo, anche se – spoiler – non si può entrare. Oggi è sede della Questura, ma la sua mole imponente in Piazza Castello racconta secoli di storia. Fu Federico Barbarossa a volere una fortezza qui, nel punto più vulnerabile delle mura, ma l’aspetto attuale lo dobbiamo a Barnabò Visconti, che tra il 1355 e il 1370 lo ampliò con quattro torri e profonde prigioni sotterranee. Poi arrivò Francesco Sforza che nel 1456 aggiunse il celebre Torrione rotondo, progettato dall’ingegner Serafino Gavazzi: oggi è uno dei simboli della città, e nel 1906 fu persino rialzato per diventare serbatoio dell’acquedotto.

Sotto i vostri piedi, a circa sei metri di profondità, si nasconde un reticolo di cunicoli alti fino a 2,70 metri, abbastanza per passarci a cavallo. Scoperti solo negli anni 2000, questi passaggi facevano parte del rivellino esterno e probabilmente servivano per fughe o attacchi a sorpresa. Si dice che una galleria segreta collegasse il castello a Piazza della Vittoria, ma i cunicoli sono stati in gran parte murati negli anni Cinquanta e oggi resta difficile provarlo. Lo storico Guicciardini ne parla già nel 1526, descrivendo l’ingresso di truppe attraverso una “via coperta”.

Purtroppo il castello non è aperto al pubblico, ma vale la pena ammirarlo dall’esterno: la torre rotonda con la merlatura a coda di rondine, i porticati e le doppie logge aggiunte dagli austriaci quando lo trasformarono in caserma. Se siete appassionati di sotterranei, tenete d’occhio il futuro – sembra che il Torrione ristrutturato potrebbe diventare visitabile. Per ora, accontentatevi di immaginare ciò che si cela sotto il selciato di Lodi.

Castello visconteo

Piazza della Vittoria: il salotto di Lodi

Piazza della VittoriaPiazza della Vittoria è il cuore pulsante di Lodi, un raro esempio al mondo di piazza porticata su tutti e quattro i lati. Fino al 1924 si chiamava Piazza Maggiore, nome che i lodigiani usano ancora con affetto. La pianta è quadrangolare, con lati di circa 74 metri, e i portici sono sorretti da 66 colonne, alcune delle quali provengono dall'antica Laus Pompeia. I palazzi che si affacciano hanno facciate strette e color pastello, tipiche del “lotto gotico” medievale: bottega al pianterreno, residenza al piano superiore e un cortiletto sul retro. Sotto i piedi, il selciato in “ricciato lombardo” (ciottoli di fiume) risale al 1471 ed è ancora perfettamente conservato. Sulla piazza dominano il Duomo di Lodi (Cattedrale di Santa Maria Assunta), il Palazzo Municipale (Broletto) e lo splendido Palazzo Vistarini, dimora castellata del Trecento. Oggi la piazza è interamente pedonale e brulica di vita: bar e ristoranti sistemano tavolini sotto i portici, e il mercato ambulante anima le giornate di martedì e giovedì. Qui si svolgono eventi come il Villaggio di Santa Lucia a dicembre, concerti e spettacoli. Una curiosità: nell'Ottocento al centro troneggiava una statua equestre di Napoleone, eretta per celebrare la vittoria nella battaglia di Lodi. Dal 2004 il Touring Club Italiano la inserisce tra le piazze più belle d'Italia. Passeggiare qui è come fare un tuffo nel tempo, tra storia e atmosfera genuina.

Piazza della Vittoria

Chiesa di San Francesco: bifore a cielo e affreschi antichi

Chiesa di San FrancescoSe passate da Lodi, non perdete la Chiesa di San Francesco, un gioiello medievale che vi sorprenderà. Risalente alla fine del Duecento, è tra gli edifici sacri più originali della città. La sua facciata in cotto rosato, rimasta incompiuta, ha un dettaglio unico: due bifore “a cielo aperto”, considerate il primo esempio di questo modello, poi diffusosi in tutto il Nord Italia. Restate a guardare: sembra che la chiesa voglia respirare attraverso quelle finestre. L’interno è un tripudio di affreschi dal Trecento al Settecento. Il più suggestivo? Nel transetto destro, una Madonna col Bambino con i santi e Antonio Fissiraga che offre il modellino della chiesa – opera di un anonimo maestro lombardo influenzato da Giotto. La terza cappella a destra, dedicata a San Bernardino, è interamente affrescata da Gian Giacomo da Lodi con scene di vita del santo. E non dimenticate le sepolture illustri: qui riposano la poetessa Ada Negri, il librettista Francesco De Lemene e il naturalista Agostino Bassi. L’atmosfera è raccolta, il mattone a vista e i marmi creano un contrasto caldo. Ingresso gratuito, aperta tutti i giorni (dalle 6:30 alle 12 e dalle 17 alle 18:30 circa). Un consiglio da viaggiatrice: sedetevi in una delle navate laterali e alzate lo sguardo verso le volte a crociera – sembra di essere in un bosco di archi e colori.

Chiesa di San Francesco

Chiesa di San Filippo Neri

Chiesa di San Filippo NeriNel centro di Lodi, affacciata su Corso Umberto I, la Chiesa di San Filippo Neri è una piccola meraviglia del Settecento. Costruita tra il 1740 e il 1758 in stile rococò, la sua facciata firmata da Antonio Veneroni ti accoglie con busti del santo titolare e della Vergine Immacolata, incorniciata da angeli e putti. L’effetto scenografico è voluto: la chiesa è stata posizionata proprio di fronte allo sbocco di via Volturno, per essere ammirata in tutta la sua eleganza.

Entrando, l'interno a croce greca ti lascia senza fiato. Gli affreschi sono un tripudio di colori: Felice Biella ha dipinto le quadrature, mentre Carlo Innocenzo Carloni ha realizzato le figure, tra cui l'Assunzione della Vergine nella volta e la Gloria di San Filippo Neri nel presbiterio. Non perdere la Crocefissione nell'abside e gli Apostoli nelle vele. I tre altari marmorei rococò, con inserti in ferro battuto e bronzo, sono preziosi; quello di sinistra ospita una tela di Johann Georg Fockhezer. In sacrestia, una tela di Sebastiano Galeotti e una statua settecentesca dell'Addolorata completano il tesoro.

Un altro gioiello è l'organo a canne di Andrea Serassi (1779), che ancora oggi suona durante i concerti. La chiesa è stata restaurata di recente: nel 2008 si è lavorato sulla facciata, e tra il 2016 e il 2021 sono stati recuperati gli affreschi del presbiterio. Se vuoi visitarla, le messe si tengono nei giorni feriali alle 9:00, il sabato alle 17:30 e la domenica alle 10:30 (orari indicativi, da verificare). È anche tra i Luoghi del Cuore del FAI, e talvolta organizza visite guidate gratuite. Un consiglio: arriva da via Volturno per goderti la facciata nella sua cornice urbana.

Chiesa di San Filippo Neri

Palazzo Mozzanica: un tuffo nel Rinascimento lodigiano

Palazzo MozzanicaCamminando per via XX Settembre, ti imbatti in un palazzo che sembra voler raccontare una storia. È Palazzo Mozzanica, uno degli esempi più belli di architettura rinascimentale civile a Lodi. Costruito per volere del conte Lorenzo Mozzanica nella seconda metà del Quattrocento, sorge sulle fondamenta di un antico castello dei Vignati, signori della città. La facciata in mattoni a vista è un capolavoro: una fascia marcapiano in terracotta, opera di Agostino de Fondulis, raffigura ninfe marine e tritoni in lotta – un dettaglio che ti fa alzare lo sguardo e restare incantato. Il portale, in pietra d'Angera, è ornato da quattro medaglioni con i profili di Francesco Sforza, Bianca Maria Visconti, Gian Galeazzo Visconti e Isabella d'Aragona. Pare che nel 1509 vi abbia dormito nientemeno che il re di Francia Francesco I. Entrando nel cortile porticato, ti accorgi della cura nei dettagli: colonne con capitelli ionici e, sul fondo, lo scalone settecentesco. I lavori di restauro del 2021-2022 hanno riportato la facciata al suo antico splendore. Oggi il palazzo ospita uffici, ma la sua bellezza è accessibile a tutti. Non perdere l'occasione di ammirare questo gioiello durante la tua visita a Lodi.

Palazzo Mozzanica

Teatro alle Vigne

Teatro alle VigneNel cuore di Lodi, in via Cavour 66, c'è un teatro che ha una storia lunga secoli. Il Teatro alle Vigne non è sempre stato un palcoscenico: era una chiesa, dedicata a San Giovanni e Ognissanti alle Vigne, costruita dai frati Umiliati nel XIII secolo. Poi passò ai Barnabiti, che la trasformarono in un grande spazio sacro barocco (l'architetto Carlo Ambrogio Mazenta ne firmò il progetto nel 1618). La facciata rimase incompiuta, ma gli interni furono abbelliti fino al Settecento. Dopo la soppressione napoleonica, l'edificio divenne granaio, poi palestra. Nel 1976 il Comune lo recuperò e nel 1985 riaprì come teatro, inaugurato da Gianandrea Gavazzeni con i Cameristi della Scala. Oggi è l'unico teatro di grandi dimensioni in città, con 400 posti a sedere. La programmazione spazia dalla prosa alla musica, dalla danza all'opera, con una sezione dedicata ai ragazzi (Le Piccole Vigne). Dei dettagli pratici? La biglietteria è aperta dal lunedì al venerdì (17-19) e un'ora prima degli spettacoli. C'è anche l'apericena a teatro (9 €) per iniziare la serata in bellezza. E se vuoi fare un regalo solidale, c'è l'iniziativa del biglietto sospeso. L'atmosfera è intima, con un'ottima acustica: merito delle volte secentesche. Insomma, un posto che sa di storia ma respira contemporaneità.

Teatro alle Vigne

Museo civico di Lodi: capolavori in attesa di una nuova casa

Museo civicoIl Museo civico di Lodi è un gioiello attualmente chiuso, ma il suo cuore pulsante non si è fermato. Nato nel 1868 per conservare reperti archeologici di Lodi Vecchio e dipinti della scuola lodigiana, ha trovato casa dal 1876 nell'ex convento di San Filippo. Oggi, dopo la chiusura del 2011, si prepara a rinascere in grande stile nell'ex Linificio (il cosiddetto "Opificio della cultura"), con oltre 1.500 mq di spazi espositivi – più del doppio della vecchia sede – e inaugurazione prevista entro marzo 2026. Il suo patrimonio è straordinario: nella pinacoteca spiccano i capolavori di Callisto Piazza (come il "Ritratto di Ludovico Vistarini" e la "Madonna col Bambino e angeli musicanti") e le due celebri tele di Francesco Hayez, tra cui l'"Autoritratto a 48 anni". Non meno affascinante è la collezione di ceramiche lodigiane, con le raffinate produzioni settecentesche delle fabbriche Coppellotti, Rossetti e Ferretti, famose per la cottura a gran fuoco e le decorazioni floreali. La sezione archeologica, poi, racconta millenni di storia: epigrafi romane, corredi celtici e longobardi, bronzetti etruschi. Per fortuna, in attesa del grande giorno, una mostra temporanea ne anticipa le meraviglie. Non perdetevi "Essere Fiume" a Spazio 21, in via San Fereolo 24, fino al 21 giugno 2025: un percorso tra reperti, opere e installazioni contemporanee che esplora il legame tra Lodi e l'Adda, con video dei dipinti della pinacoteca in attesa di restauro. Un assaggio di ciò che sarà il nuovo museo: dinamico, partecipato, al servizio della città.

Museo civico

Chiesa di Sant'Agnese: un gioiello gotico nel cuore di Lodi

Chiesa di Sant'AgneseSe passeggi per il centro di Lodi, non puoi perderti la Chiesa di Sant'Agnese, un piccolo scrigno gotico che sa regalare emozioni. Costruita a partire dal 1351 all'interno del monastero degli Agostiniani, la sua facciata colpisce per la marcata verticalità e le due monofore a sesto acuto. La lunetta sopra il portale, con l'affresco di Sant'Agnese, è un rifacimento dell’800, ma non toglie fascino. L'interno è a tre navate di pari altezza, con volte a crociera rette da robusti pilastri cilindrici in mattoni: una struttura che chiamano “a sala” e che ti fa sentire subito avvolto. Il vero capolavoro però è il Polittico Galliani di Albertino Piazza (1520), un olio su tavola enorme (420x280 cm) che oggi si trova nella prima cappella a destra. Lo commissionò l'abate Nicola Galliani ed è un tripudio di santi, angeli e scene sacre: vale da solo la visita. Nell'abside spicca anche un crocifisso ligneo quattrocentesco di grande pregio. Poco conosciuta? Sì, e forse è meglio così: l'atmosfera è raccolta, quasi intima. Aperta solo la mattina (dalle 8 alle 11:30), la chiesa oggi è sussidiaria di San Lorenzo, ma conserva intatto il suo carattere monastico. Da non perdere anche il chiostro adiacente, visibile dall'esterno. Insomma, un gioiello da scoprire.

Chiesa di Sant'Agnese

Museo Diocesano d’Arte Sacra: un viaggio tra fede e arte

Museo Diocesano d’Arte SacraSe siete a Lodi, una tappa imperdibile è il Museo Diocesano d’Arte Sacra, da poco trasferito nell’ex chiesa di San Cristoforo (via Cavour 31). Entrando, si sale uno scenografico scalone monumentale che già regala un assaggio delle meraviglie custodite. Io sono rimasto colpito dal Tesoro di San Bassiano, esposto nella Sala IV: l’Ostensorio Pallavicino in argento fuso e cesellato, finemente decorato con smalti e coralli, è un gioiello rinascimentale che sembra brillare di luce propria. Poco distante, il Baldacchino processionale Pallavicino, ricamato in seta e filigrana d’oro, racconta secoli di devozione. Ma il museo non è solo oreficeria: nella Sala II spicca un Cristo ligneo del XIII secolo, dal volto segnato dal tempo, e il Polittico di san Cristoforo in legno intagliato e dipinto da Bongiovanni e Giovanni Lupi. Gli appassionati di archeologia troveranno reperti romani – un frammento di lapide del I secolo d.C. e una colonna miliare del IV – mentre nelle ultime sale l’arte sacra contemporanea dialoga con opere del Novecento. La visita è aperta sabato dalle 14:15 alle 18:00 e domenica dalle 14:30 alle 18:00; l’ingresso è a offerta libera. Un consiglio da insider: chiedete di vedere la Cappella Maggiore dei Vescovi, con le sue decorazioni rococò e la mitria settecentesca in pietre dure. Il museo è poco affollato, ideale per una scoperta intima e silenziosa.

Museo Diocesano d’Arte Sacra

Collezione anatomica Paolo Gorini: scienza e mistero

Collezione anatomica Paolo GoriniSe pensate che un museo di anatomia possa essere macabro, la Collezione anatomica Paolo Gorini vi farà cambiare idea. Nascosta nel quattrocentesco Chiostro della Farmacia dell’Ospedale Vecchio di Lodi, questa raccolta è un tuffo nella scienza dell’Ottocento, tra genio e segreti. Qui sono esposti 169 preparati umani e animali realizzati da Paolo Gorini, soprannominato “il mago di Lodi”, tra il 1842 e il 1881. Gorini non era un pazzo, ma un docente di fisica e scienze naturali che sviluppò tecniche di conservazione rivoluzionarie, iniettando sostanze chimiche (a base di bicloruro di mercurio) per sostituire i liquidi corporei. Il risultato? Corpi interi, come quello del giovane Pasquale Barbieri (1843), conservato con fattezze quasi vive, e organi sezionati che mostrano patologie oggi debellate, come la sifilide o il morbo di Pott. La sala espositiva è l’antica Sala Capitolare, affrescata da Giulio Cesare Ferrari nel 1593 con scene mitologiche: un contrasto perfetto tra arte e scienza. Ingresso gratuito, ma vietato ai minori di 12 anni per la delicatezza dei reperti. Gli orari? Solo mercoledì (10-12), sabato (9:30-12:30) e domenica (14:30-16:30). Poco tempo? Sì, ma ne vale la pena. E se vi appassiona la storia, Gorini fu anche pioniere della cremazione: il suo forno “crematojo lodigiano” è ancora visibile nel cimitero di Riolo. Un luogo unico, che mescola medicina, storia e un pizzico di mistero.

Collezione anatomica Paolo Gorini

Museo di Scienze Naturali: scrigno di biodiversità

Museo di scienze naturaliSe pensi che Lodi sia solo arte e architettura, ti sbagli. Dentro il Collegio San Francesco, un chiostro del Cinquecento ospita il Museo di Scienze Naturali, un tesoro nascosto che vale la pena scovare. Fondato nel 1833 da padre Bernardo Galli, il museo raccoglie circa 6.000 reperti in cinque sezioni: zoologia, paleontologia, ornitologia, malacologia e mineralogia. Le vetrine ottocentesche ti catapultano in un'epoca in cui i musei erano wunderkammer: qui tutto è autentico e un po' vintage. Tra i pezzi forti, un albatro con apertura alare di 2,80 metri, un'anaconda di 5 metri, due uova di dinosauro dalla Mongolia e una drusa di quarzo geminato proveniente dal traforo del Sempione. Ogni esemplare ha una storia: i minerali fluorescenti si illuminano sotto i raggi UV, i fossili raccontano ere passate. E per gli appassionati di botanica, ci sono due erbari storici con migliaia di piante. L'ingresso costa 3 euro (gratuito per scolaresche) e il museo è aperto solo su prenotazione nei giorni feriali, chiuso luglio e agosto. Un consiglio: chiama lo 0371 420019 per fissare la visita, così ti godi la collezione senza fretta. Davvero, un angolo di scienza che ti sorprende.

Museo di scienze naturali

Museo del Tesoro dell'Incoronata

Museo dell'IncoronataSe siete a Lodi, non potete perdervi il Museo del Tesoro dell'Incoronata. Si trova nei sotterranei del Tempio dell'Incoronata, un gioiello del Rinascimento lombardo progettato da Giovanni Battagio nel 1488. Il museo è stato aperto nel 1988, in occasione dei 500 anni del tempio, e raccoglie oggetti liturgici di rara bellezza. Gli ambienti sotterranei sono affascinanti: un tempo erano case, e ancora oggi si vedono un pozzo funzionante e scivoli per la legna. Tra i pezzi più pregiati, spiccano una Pace tardocinquecentesca in smalto su argento, una croce del '500, e un ostensorio di Luigi Caber dell'Ottocento. Non mancano calici, turiboli, reliquiari e paramenti sacri dei secoli XVII e XVIII. L'ingresso è gratuito e il museo è aperto la domenica dalle 15 alle 18. Per visite infrasettimanali è necessaria la prenotazione (tel. 0371 409410 o 0371 51083). Entrate dal Tempio in via Incoronata 23 e lasciatevi stupire da questo tesoro nascosto.

Museo dell'Incoronata

Porta Cremona: l'ingresso monumentale di Lodi

Porta CremonaPorta Cremona è l’unica porta storica sopravvissuta a Lodi e si trova in Piazza Pietro Zaninelli. Non è solo un ingresso: è un pezzo di storia che unisce Medioevo e Neoclassico. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando esisteva un ponte levatoio sulla roggia Molina. L’attuale struttura fu ricostruita tra il 1790 e il 1792 su progetto dell’ingegnere Antonio Dossena, in stile neoclassico. Tre fornici (l’arco centrale era per carri e nobili, i laterali per pedoni), quattro colonne doriche in granito, capitelli e un architrave con fregio decorato: ogni dettaglio è studiato. Ai lati spiccano i due emblemi della città. Dopo l’Unità d’Italia, per qualche decennio fu chiamata “Porta Roma”. A metà Novecento si pensò di abbatterla per ragioni viabilistiche, ma la Sovrintendenza la salvò. Oggi, dopo un importante restauro tra il 2009 e il 2012 che ha risolto problemi di umidità e degrado, è tornata al suo splendore. Peccato solo per le impalcature ancora presenti: dal 2017 un intervento provvisorio di messa in sicurezza non è ancora diventato definitivo. Ma non preoccupatevi, la porta è ben visibile e merita una sosta. Guardate la lapide del 1911 che ricorda l’abolizione del dazio: un piccolo tuffo nella storia locale.

Porta Cremona

Palazzo Vescovile: un gioiello incompiuto

Palazzo VescovileSe passate da Lodi, il Palazzo Vescovile merita una sosta. Si trova proprio accanto al Duomo, in via Cavour 31, e la sua storia è affascinante: le fondamenta risalgono al 1163, ma la vera nascita avvenne sotto il vescovo Alberto Quadrelli (1168-1173). Nel 1177 la sede vescovile fu trasferita da Lodi Vecchio, e da lì partirono secoli di lavori a singhiozzo. L'aspetto attuale è frutto del progetto settecentesco di Giovanni Antonio Veneroni, incaricato dal vescovo Carlo Ambrogio Mezzabarba nel 1725. Peccato che i lavori rimasero incompiuti: l'ala sud-ovest è ancora rustica, coi mattoni a vista e i buchi dei ponteggi. Entrate nel cortile e osservate il portico a cinque archi con colonne binate: è in cotto a vista, incompiuto ma di grande fascino. Al primo piano, l'ex cappella vescovile custodisce affreschi di Carlo Innocenzo Carloni, mentre la galleria dei ritratti dei vescovi lodigiani è un tuffo nella storia locale. Non perdetevi il giardino seicentesco, accessibile solo con visita guidata: è un angolo di pace, ampliato nel 1482 dal vescovo Pallavicino su terreni che erano mercato. Un'ala del palazzo ospita il Museo diocesano di arte sacra, con il tesoro di San Bassiano. Insomma, un luogo che mescola sacro e profano, compiuto e incompiuto, proprio come piace a me.

Palazzo Vescovile