Un capolavoro palladiano nel cuore della campagna veneta
Villa Cornaro non è una semplice villa di campagna. Appena la vedi, con quel doppio loggiato che sembra quasi un palazzo veneziano, capisci che qui Palladio ha osato. Affacciata sulla strada principale di Piombino Dese, quasi di fronte alla chiesa, ti sorprende per la sua imponenza. Entrare nel salone con le quattro colonne libere e gli affreschi settecenteschi è come fare un tuffo nella storia. E poi c’è il giardino, la peschiera lunga 180 metri, e un’atmosfera che ti fa dimenticare di essere in un paese della provincia padovana. Insomma, un luogo che merita una visita, magari con la degustazione finale di prodotti tipici.
Dai Cornaro ai Gable: 500 anni di storia
Commissionata da Giorgio Cornaro a Palladio nel 1552, la villa fu abitabile già nel 1554. Il corpo centrale venne completato per primo, mentre le ali e le logge furono aggiunte più tardi, anche da Vincenzo Scamozzi. Rimase di proprietà dei Cornaro per 253 anni, poi passò di mano in mano fino a diventare asilo parrocchiale a metà Novecento. Dal 1989 appartiene alla famiglia Gable di Atlanta, che l’ha restaurata con amore. Oggi è patrimonio UNESCO e, come si legge nel libro ‘Palladian Days’, vivere qui è un’avventura quotidiana. Ecco i momenti chiave:
- 1552: commissione a Palladio
- 1553-1554: costruzione del corpo centrale
- 1569 e 1588: aggiunta di ali e logge (Scamozzi)
- 1716: affreschi di Mattia Bortoloni
- 1807: fine proprietà Cornaro
- 1969: acquistata da Richard Rush
- 1989: acquistata dai Gable
Il doppio loggiato: un’idea che ha fatto scuola
Il pronao aggettante a due ordini è il tratto distintivo di Villa Cornaro. Palladio qui ha sperimentato una soluzione che sarebbe diventata il simbolo del suo stile. La loggia inferiore ionica e quella superiore corinzia si stagliano sulla facciata, quasi a voler mostrare la ricchezza della famiglia. Questa idea ha influenzato addirittura Thomas Jefferson per il suo Monticello. Camminando sotto il portico, ti sembra di essere in un palazzo veneziano, non in una villa di campagna. E se guardi bene, noti le iscrizioni sulle colonne: la famiglia annotava nascite e eventi importanti. Piccoli dettagli che rendono il luogo vivo.
Gli affreschi di Mattia Bortoloni: arte e mistero
Nel 1716 Andrea Cornaro chiamò il giovanissimo Mattia Bortoloni per decorare l’interno. In 104 scene, l’artista ventiduenne dipinse storie dell’Antico e Nuovo Testamento. Ma non è tutto: recenti studi hanno scoperto simboli massonici nascosti, rendendo Villa Cornaro uno dei primi esempi di ‘arte massonica’ in Italia. Bortolo Cabianca realizzò gli stucchi, mentre Camillo Mariani scolpì le statue del salone. Osservare gli affreschi è come leggere un libro pieno di messaggi segreti. E la sera, dicono, appaia un fantasma… ma forse è solo il riflesso della luna sulla peschiera.
Tre buoni motivi per non perdersela
1) Un capolavoro dell’architettura mondiale: il doppio loggiato di Palladio ha influenzato l’architettura europea e americana. 2) Affreschi unici: il ciclo di Bortoloni è uno dei più estesi del Settecento veneto, con quel sottile mistero massonico. 3) L’esperienza completa: molte visite si concludono con una degustazione di prodotti tipici locali, unendo arte e sapori. E poi il giardino, la peschiera, l’atmosfera… insomma, una gita che ti rimane dentro.
Il momento giusto per visitarla
Se vuoi evitare la folla, ti consiglio il sabato pomeriggio di maggio o settembre, quando la luce morbida illumina il pronao e il giardino è in fiore. D’estate fa caldo, ma la villa è fresca e il parco offre ombra. La mattina presto, verso le 9:30, il sole colpisce la facciata principale e la rende quasi abbagliante. Per chi ama il mistero, un tramonto d’autunno con le foglie che cadono è il miglior accompagnamento agli affreschi massonici.
Dopo Villa Cornaro, cosa vedere
A due passi, a Castelfranco Veneto, puoi ammirare la cattedrale con la pala del Giorgione (una Madonna in trono). Oppure, se ti piace la natura, il Parco Regionale del Fiume Sile offre splendide passeggiate. E per gli amanti del vino, le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono a breve distanza. Ma anche fermarti a Piombino per un gelato o un bicchiere di vino in piazza va benissimo: l’importante è essersi portati a casa un pezzo di storia.