Cosa vedere in Provincia di Vicenza: ville, altopiani e tradizioni


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per: appassionati di arte e architettura, amanti della montagna, famiglie in cerca di avventure outdoor
  • Punti forti: patrimonio UNESCO di ville palladiane, altipiani incontaminati, grotte e cascate, tradizioni enogastronomiche autentiche
  • Da non perdere: Villa Capra "La Rotonda", Basilica Palladiana, Piazza degli Scacchi di Marostica, Sacrario del Leiten, Grotte di Oliero
  • Periodo migliore: primavera e autunno per il clima mite, estate per gli altipiani

Eventi nei dintorni


La Provincia di Vicenza è un concentrato di meraviglie: architettura rinascimentale firmata Palladio, ampi altipiani dove respirare aria pura e una tradizione culinaria che sa stupire. In questo articolo ti porto dritto al sodo: cosa vedere assolutamente, dai gioielli UNESCO come Villa Capra "La Rotonda" e il Teatro Olimpico di Vicenza, fino ai panorami mozzafiato dell'Altopiano di Asiago e ai borghi autentici come Marostica con la sua celebre partita a scacchi vivente. Non mancano le esperienze outdoor: escursioni al Monte Pasubio, visite alle Grotte di Oliero e relax alle terme di Recoaro. Per gli appassionati di enogastronomia, tappa obbligata è Bassano del Grappa per il suo distillato e i prodotti tipici. Ogni angolo della provincia racconta una storia, tra ville palladiane sparse nelle campagne e fortezze della Grande Guerra. Pronto a scoprire una delle zone più affascinanti del Veneto?

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Villa Capra "La Rotonda": il capolavoro palladiano

Villa Capra Se c'è una villa che ha fatto innamorare il mondo dell'architettura, quella è La Rotonda. Progettata da Andrea Palladio nel 1566 per il canonico Paolo Almerico, sorge su un poggio appena fuori Vicenza, con una vista che abbraccia i colli e il santuario di Monte Berico. Il nome, “Rotonda”, le viene dalla sala centrale circolare coperta da una cupola emisferica, idea geniale che richiama il Pantheon e che rende l'edificio unico. Appena arrivi, rimani colpito dalle quattro facciate identiche, ciascuna con un pronao esastile e una scalinata: sembra quasi un tempio pagano. All'interno, gli affreschi di Alessandro Maganza e Louis Dorigny, con gigantesche divinità olimpiche, ti fanno sentire in un altro mondo. E non è finita: gli stucchi, le statue di Lorenzo Rubini e gli interventi di Scamozzi (che completò l'opera dopo la morte di Palladio) arricchiscono ogni angolo. La villa è ancora di proprietà dei Valmarana, che l'hanno aperta al pubblico dal 1980. Visitarla è un'esperienza che va oltre la semplice architettura: il parco, restaurato di recente con un giardino sensoriale e un boschetto, ti invita a passeggiare tra agrumi e vialetti. Prenota con calma, perché gli orari sono ridotti: da aprile a ottobre solo venerdì, sabato e domenica, e il biglietto per interni ed esterni costa 15 € (ma c'è anche la visita guidata “I Segreti della Rotonda” per 20 € che include le cucine monumentali). Insomma, se passi da Vicenza, non te la perdere.

Villa Capra "La Rotonda"

Basilica Palladiana: il simbolo di Vicenza tra storia e bellezza

Basilica PalladianaSe c'è un edificio che racchiude l'anima di Vicenza, è la Basilica Palladiana. Non lasciatevi ingannare dal nome: non è una chiesa, ma l'antico Palazzo della Ragione medievale, rivestito dal genio di Andrea Palladio nel Cinquecento. La sua caratteristica più famosa sono le logge a serliane, un gioco di archi e colonne che Palladio adattò all'irregolarità preesistente, creando un ritmo perfetto. Camminare sotto quei portici vi farà sentire dentro un'opera d'arte.

All'interno, il salone del Consiglio è enorme: 52 metri per 22, con un soffitto a capriate in legno restaurato dopo i bombardamenti del 1945. Oggi ospita mostre temporanee di altissimo livello, come la recente "Italia Germania" (fino al 2 maggio 2027). Ma il vero colpo di scena è la terrazza panoramica (aperta da aprile 2025): una vista a 360° su tetti, cupole e il Santuario di Monte Berico.

Un dettaglio che mi ha colpito? La copertura in rame verde acquamarina, che ricorda una nave rovesciata. E sapete perché si chiama Basilica? Palladio lo volle in omaggio agli antichi tribunali romani. Patrimonio UNESCO dal 1994, è visitabile dal martedì alla domenica (10-18, chiuso lunedì), biglietto 6 € (gratuito per i residenti). Se passate da Vicenza, fermatevi: è il cuore pulsante della città.

Basilica Palladiana

Teatro Olimpico: il capolavoro di Palladio a Vicenza

Teatro OlimpicoSe c'è un luogo che incarna il genio di Andrea Palladio, è il Teatro Olimpico. Non è solo il primo teatro stabile coperto dell'epoca moderna, ma anche l'unico al mondo a conservare le scene lignee originali del Rinascimento. Entrare qui significa fare un salto indietro nel 1585, quando fu inaugurato con l'Edipo Re di Sofocle. Le scenografie fisse, progettate da Vincenzo Scamozzi, raffigurano le sette vie di Tebe con un illusionismo prospettico che sembra allargare lo spazio. Il teatro è Patrimonio UNESCO dal 1994 e monumento nazionale dal 2004. Sembra incredibile che sia stato realizzato con materiali poveri come legno, stucco e gesso, eppure l'effetto è sontuoso. La cavea ellittica, le 95 statue, il proscenio a doppio ordine: ogni dettaglio parla della passione di Palladio per l'antichità classica. Oggi il teatro ha una capienza limitata a 470 posti per motivi di conservazione (niente riscaldamento o aria condizionata, per proteggere le strutture). Si visita da martedì a domenica (chiuso il lunedì): orario invernale 9:00-17:00, estivo 10:00-18:00. Il biglietto si può acquistare in loco o online. Se vi capita in primavera o autunno, magari potete anche assistere a uno spettacolo: il teatro ospita il Ciclo di Spettacoli Classici e festival come Vicenza Jazz. Un consiglio: non appoggiatevi alla balaustra, è vietato. E dopo la visita, fate un giro nel bookshop in Stradella dell'Olimpico 8, specializzato in libri su Palladio. Insomma, un gioiello da non perdere.

Teatro Olimpico

Piazza degli Scacchi: il cuore medievale di Marostica

Piazza degli ScacchiSe arrivi a Marostica, la prima cosa che ti colpisce è Piazza degli Scacchi, una delle piazze più scenografiche del Veneto. Il nome non è casuale: il pavimento è una vera scacchiera di 256 metri quadrati, realizzata con marmo rosso e bianco dell'Altopiano di Asiago, incorniciata da trachite scura. Ma la vera magia arriva ogni due anni, il secondo fine settimana di settembre degli anni pari, quando la piazza diventa il palcoscenico della celebre Partita a Scacchi Viventi. Oltre 600 figuranti in costumi medievali animano una sfida che affonda le radici in una leggenda del 1454: il castellano Taddeo Parisio, per evitare un duello tra due pretendenti di sua figlia Lionora, decise che il matrimonio sarebbe stato deciso a scacchi. Il vincitore avrebbe sposato Lionora, il perdente sua sorella Oldrada. Un lieto fine per tutti, insomma.

La piazza è rettangolare e circondata da monumenti: da un lato il Castello Inferiore con il suo imponente torrione (costruito nel 1312 da Cangrande della Scala), dall'altro il Castello Superiore con quattro torricini, e il palazzo del Doglione. Due lati sono porticati, perfetti per una passeggiata all'ombra. Su un lato si trova anche Bottega Campana 1863, un cocktail bar in uno storico negozio di arredamento, ideale per un aperitivo con vista sulla scacchiera. Qui, nel 1954, Francesco Campana e Mirco Vucetich hanno lanciato l'idea della rievocazione.

Anche se non sei qui durante l'evento, vale la pena sedersi ai tavolini sotto i portici e immaginare cavalieri e dame muoversi sulla scacchiera. Il tutto è incorniciato dalle mura medievali che collegano i due castelli, lunghe quasi 2 chilometri. Se hai tempo, sali al Castello Superiore (500 metri di salita) per una vista spettacolare sulla piazza e sui tetti di Marostica. Insomma, un posto che unisce storia, tradizione e un pizzico di leggenda – e che funziona benissimo anche come tappa per un gelato o un drink.

Piazza degli Scacchi

Osservatorio Astrofisico di Asiago

Osservatorio Astrofisico di AsiagoSe pensate che l'Altopiano di Asiago sia solo prati, malghe e trincee della Grande Guerra, preparatevi a guardare in alto. Perché qui, a 1045 metri di quota, sorge l’Osservatorio Astrofisico di Asiago, un gioiello della ricerca astronomica italiana. Fondato nel 1942 per il terzo centenario della morte di Galileo Galilei, fu voluto dall’Università di Padova proprio per la limpidezza del cielo di queste parti. Il progetto dell’architetto Daniele Calabi regala un edificio dal fascino essenziale, circondato da una folta abetaia.

Il protagonista assoluto è il telescopio Galileo, con lo specchio da 122 cm di diametro: all’epoca dell’inaugurazione era il più grande d’Europa, e oggi è ancora perfettamente funzionante. È affiancato da altri strumenti, tra cui il rifrattore da 23 cm e un Celestron C11 per le osservazioni solari. Ma l’osservatorio non è solo ricerca pura: qui si fa anche tanta divulgazione. La Sala Multimediale, ricavata dalla vecchia cupola del telescopio Schmidt, permette di collegarsi in remoto ai telescopi di Cima Ekar (a 4 km da qui) e di osservare il cielo anche in caso di maltempo.

Da non perdere il MUSA – Museo degli Strumenti dell’Astronomia, che conserva la strumentazione storica usata dagli anni ’40 agli anni ’70, e fuori, nel prato, le meridiane didattiche. Per le famiglie c’è un percorso pedonale che collega l’osservatorio al Sacrario Militare, con gli elementi del sistema solare riprodotti in scala. Le visite pubbliche serali sono un’esperienza unica: il cielo scuro dell’altopiano regala una vista spettacolare di Luna, pianeti e stelle, guidati dagli astronomi dell’Università di Padova. Insomma, un luogo dove la storia della scienza si tocca con mano, e lo sguardo si perde tra le stelle.

Osservatorio Astrofisico di Asiago

Sacrario Militare del Leiten: un tuffo nella memoria

Sacrario Militare del LeitenSe c'è un posto capace di farvi sentire piccoli e insieme pieni di rispetto, è il Sacrario Militare del Leiten, a pochi passi dal centro di Asiago. Arroccato a 1.058 metri d'altitudine sull'omonimo colle, questo imponente ossario accoglie le spoglie di oltre 54.000 soldati italiani e austro-ungarici caduti sull'Altopiano dei Sette Comuni durante la Prima Guerra Mondiale. Progettato dall'architetto veneziano Orfeo Rossato, fu completato nell'ottobre del 1936 e inaugurato due anni dopo alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. La struttura è a pianta quadrata (80 metri di lato) con una cripta sotterranea dove i loculi si snodano in gallerie simmetriche. Sopra, l'imponente arco trionfale quadrifronte alto 47 metri domina l'intero altopiano. Salite le scale larghe 35 metri per lato, arrivate alla terrazza panoramica: da qui lo sguardo spazia sulle cime che hanno fatto la storia – Pasubio, Zebio, Verena – e capite perché questo è considerato un simbolo della provincia di Vicenza. Dopo due anni di chiusura per restauri, il sacrario ha riaperto al pubblico il 28 maggio 2025. All'interno della cripta, oltre ai loculi ordinati alfabeticamente, trovate una piccola cappella ottagonale con i resti di dodici decorati di Medaglia d'Oro. Da non perdere il museo attiguo, che conserva un reperto toccante: una lettera di un giovane soldato scritta alla vigilia della Battaglia dell'Ortigara. Il sacrario è accessibile dal Viale degli Eroi (ingresso gratuito) ed è aperto dal martedì al sabato 9-12 e 14-17, domenica e festivi 9-13. Un luogo che lascia il segno, anche solo per il silenzio che vi troverete attorno.

Sacrario Militare del Leiten

Il Castello di Schio

Castello di SchioSe passate da Schio, non potete perdervi una passeggiata sul colle che domina il centro: il Castello di Schio. Oggi, a dire il vero, del castello vero e proprio restano solo pochi resti, ma il luogo ha un fascino tutto suo. Salite lungo il viale degli ippocastani fino alla chiesetta di San Rocco, e ci arrivate in cima. Qui trovate la torre merlata con l’orologio (installato nel 1900) che è diventata la torre civica della città, e accanto la chiesa di Santa Maria della Neve, sconsacrata, che un tempo faceva parte della fortezza. Non aspettatevi un castello imponente: della struttura originale, smantellata da Venezia nel 1412 e poi definitivamente nel 1514, rimangono solo basamenti di torri e mura. Ma la storia si respira: si dice che le origini risalgano addirittura all’età del ferro, con insediamenti degli Euganei o dei Veneti. Poi fu dei Maltraversi, degli Scaligeri, dei Visconti… insomma, un viavai di potenti. Un consiglio: date un’occhiata ai dipinti di Francesco Verla del 1512, conservati nella chiesa di San Francesco e nel convento delle Canossiane: mostrano com’era il castello prima che venisse raso al suolo. Sotto il colle, c’è anche un rifugio antiaereo degli anni ’40, oggi usato per stagionare vini e formaggi – una curiosità da non perdere. La spianata, attrezzata a parco pubblico, è perfetta per una sosta con vista sulle Prealpi. E se siete amanti delle storie, cercate la mostra immersiva “Il castello che non c’è” al Lanificio Conte (aperta fino a ottobre 2024), che con i visori VR vi fa rivivere la fortezza come non l’avete mai vista. Insomma, un luogo che, pur nei suoi pochi resti, parla ancora.

Castello di Schio

La vita del soldato nella Grande Guerra: un museo intimo a Recoaro Terme

La Vita del Soldato nella Grande GuerraA Recoaro Terme, in Via Roma 17, c'è un museo che mette da parte cannoni e medaglie e si concentra su gavette, scarponi e tabacchiere. È il Museo storico "La vita del soldato nella Grande Guerra", aperto nel 1999 e frutto di oltre trent'anni di ricerca di Antonio Storti sui campi di battaglia dell'Adamello e del Pasubio. Qui, tra circa 1.200 reperti, si respira una dimensione antieroica: la guerra vista attraverso gli oggetti degli uomini in trincea. Vestiario, attrezzature per l'alimentazione, strumenti per l'igiene personale, attrezzi da lavoro e persino giochi per i rari momenti di riposo. Il percorso espositivo parte da un plastico che mostra gli spostamenti del fronte, poi ti immerge nella quotidianità. L'ingresso è gratuito, ma il museo è attualmente in riallestimento: si consiglia di chiamare allo 0445 76888 o scrivere a biblioteca@comune.recoaroterme.vi.it per prenotare. Fa parte dell'Ecomuseo delle Prealpi Vicentine, quindi è il punto di partenza ideale per escursioni sui sentieri della Grande Guerra a Campogrosso, Gazza e Civillina. Un posto che non ti aspetteresti, lontano dai miti bellici, quasi domestico.

La Vita del Soldato nella Grande Guerra

Ossario del Pasubio: Un faro di memoria sul Colle Bellavista

Ossario del PasubioSe c'è un luogo che racchiude l'anima della Grande Guerra sul Pasubio, è l'Ossario del Pasubio. Arroccato sul Colle Bellavista a 1.217 metri d'altitudine, questo monumento è molto più di un sacrario: è un vero e proprio faro di memoria, visibile da tutta la pianura vicentina anche di notte grazie alla lanterna sulla sua sommità. Progettato dall'architetto Ferruccio Chemello (che perse il figlio in guerra) e decorato da Tito Chini, fu inaugurato nel 1926 alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Alta 35 metri, la struttura si compone di due parti: l'ossario vero e proprio, nel basamento, con due gallerie concentriche che custodiscono i resti di 5.146 soldati italiani e 40 austriaci, e il sacello, una cappella a croce greca con affreschi e vetrate. Nella cripta centrale riposa dal 1953 il Maresciallo d'Italia Guglielmo Pecori Giraldi, comandante della Prima Armata. Salendo al sacello — passando dalla Sala dell'Attesa e dalla Sala dell'Apoteosi — si arriva a una terrazza panoramica che nelle giornate limpide spazia dal Grappa fino alla laguna di Venezia. L'ingresso all'ossario è gratuito; il Museo della Prima Armata costa 2,50 €. Il monumento è accessibile in sedia a rotelle e aperto da martedì a domenica (chiuso lunedì), con orari che variano a seconda della stagione. Una visita qui non è solo un tuffo nella storia: è un'emozione che ti prende alla gola, tra il silenzio delle montagne e il peso di migliaia di vite.

Ossario del Pasubio

Grotte di Oliero: un tuffo nel cuore carsico del Veneto

Grotte di OlieroLe Grotte di Oliero, situate nel comune di Valbrenta (VI), non sono semplici cavità: sono le più grandi sorgenti valchiusane d'Europa, un vero spettacolo della natura. Scoperte nel 1882 dal botanico Alberto Parolini, queste grotte si sviluppano ai piedi dell'Altopiano dei Sette Comuni. Il complesso comprende quattro grotte: Covol dei Veci e Covol dei Siori, da cui sgorga il fiume Oliero, e due superiori ormai asciutte. La visita più suggestiva è quella alla Grotta Parolini, accessibile solo in barca: una piccola imbarcazione in legno trainata a mano ti porta attraverso un laghetto dalle acque cristalline, circondato da stalattiti millenarie. Si sbarca su un molo e si arriva alla Sala della Colata, dove una cascata di stalattiti alabastrine alta 14 metri ti lascia a bocca aperta. Il percorso dura circa mezz'ora, e la temperatura costante di 12°C richiede un k-way. Oltre alle grotte, il parco offre il Museo di Speleologia e Carsismo e il Museo della Carta, ospitati in un'ex cartiera settecentesca. L'area è anche un sito di interesse comunitario (SIC) e parte della Rete Natura 2000, con una fauna unica come il Proteus anguinus. Il parco è aperto da aprile a settembre, con orari variabili, ma il consiglio è di visitarlo in primavera per godere della frescura e di meno folla.

Grotte di Oliero

Villa Pisani a Lonigo: un capolavoro palladiano

Villa PisaniSe pensate di conoscere tutte le ville palladiane, fermatevi un attimo. Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo è un gioiello che spesso passa inosservato, ma che meriterebbe ben più attenzione. Progettata da Andrea Palladio nel 1542 per i fratelli Vittore, Marco e Daniele Pisani, fu il suo primo incarico da una grande famiglia veneziana. La villa sorge lungo il torrente Guà, circondata da un parco storico. La facciata principale, con tre arcate in bugnato dorico e un timpano triangolare, è un perfetto esempio di architettura rinascimentale. Le due torrette laterali, più basse del progetto originario, aggiungono un tocco unico. All'interno, il salone centrale a pianta a T è affrescato da Francesco Torbido con scene delle Metamorfosi di Ovidio. Oggi la villa è un polo culturale: ospita una collezione di arte contemporanea curata dalla proprietaria Manuela Bedeschi e organizza mostre annuali. La Barchessa, tipico annesso agricolo ottocentesco, è stata trasformata in un boutique hotel, mentre l'Osteria del Guà propone cucina locale rivisitata. Dichiarata Patrimonio UNESCO dal 1996, si visita solo su prenotazione. Io sono rimasto colpito dalla semplicità elegante della facciata, che si riflette nel verde del parco. Un consiglio: organizzate la visita in anticipo e godetevi un pranzo all'Osteria. Un'esperienza che unisce arte, storia e sapori.

Villa Pisani

Villa Saraceno: il gioiello nascosto di Palladio

Villa SaracenoSe pensi alle ville palladiane, ti vengono in mente edifici maestosi con colonne e statue. E invece Villa Saraceno è tutta un’altra storia. Siamo a Finale di Agugliaro, in aperta campagna vicentina, e qui Palladio – ancora giovane, attorno al 1548 – realizza uno dei suoi progetti più puri e intimi. Committente? Biagio Saraceno, uomo politico vicentino, che gli chiede di ristrutturare un casale preesistente. Il risultato è un volume semplice, quasi ascetico, in mattoni e intonaco, senza fronzoli. La loggia a tre arcate e il timpano richiamano i templi romani, ma l’insieme è sobrio, quasi spoglio. La sala a forma di T è il cuore, affacciata su un lato al brolo, sull’altro alla corte. Dentro, gli affreschi cinquecenteschi attribuiti a Domenico Brusasorzi sopravvivono solo in parte: nella loggia una Ricchezza allegorica, in una sala laterale un fregio. Per decenni la villa è stata abbandonata, finché nel 1989 l’ha acquistata il Landmark Trust, fondazione inglese, che l’ha restaurata con amore (lavori finiti nel 1994). Oggi è visitabile, ma solo in giorni stabiliti: da aprile a ottobre il mercoledì pomeriggio, oppure su prenotazione per gruppi. È una delle ville meno sfarzose, ma forse per questo la più autentica: sembra di sentire la vita di campagna del Cinquecento. Se passate da queste parti, non ve la perdete. Portatevi un po’ di tempo per osservare la facciata nuda e la barchessa laterale, aggiunta nell’Ottocento. Ah, l’indirizzo è Via Finale 8 – e se siete appassionati di architettura, qui capirete perché Palladio è considerato un genio.

Villa Saraceno

Forte Verena: il dominatore degli altopiani

Forte VerenaSe c’è un posto che racchiude la storia della Grande Guerra in Veneto, è il Forte Verena. Arroccato sul Monte Verena a 2.015 metri, domina l’Altopiano di Asiago con un panorama a 360°. Gli austro-ungarici lo chiamavano “il dominatore dell’Altopiano”, e non a caso: da qui, il 24 maggio 1915, partì il primo colpo di cannone italiano della Prima Guerra Mondiale. Costruito tra il 1912 e il 1914, il forte era armato con quattro cannoni da 149 mm in cupole corazzate, ma la fretta e il cemento di scarsa qualità ne segnarono il destino. Il 12 giugno 1915, una granata austriaca da 305 mm penetrò nella casamatta, uccidendo 44 artiglieri, tra cui il comandante. Oggi il forte è visitabile gratuitamente e offre un’esperienza unica: camminare tra le macerie, osservare i danni del colpo, e immaginare la vita dei soldati. L’escursione più classica parte dalla Casara di Campovecchio (1.523 m) e segue il sentiero CAI 820, una comoda mulattiera che si inoltra tra abeti rossi. In circa 4 ore (andata e ritorno, 11 km con 500 m di dislivello) si arriva in cima, dove trovi anche il Rifugio Verena per un pranzo tipico. Il percorso è adatto a escursionisti di media esperienza ed è percorribile tutto l’anno: in inverno, con ramponcini o ciaspole, il forte è ancora più suggestivo. Arrivati sulla cima, lo sguardo spazia dalle Pale di San Martino al Lagorai, fino al Carega. Un consiglio: fermati al tramonto, quando il sole tinge di rosso le Dolomiti.

Forte Verena

Parco Faunistico Cappeller: animali, botanica e preistoria

Parco Faunistico CappellerSe siete in zona Vicenza e cercate una gita fuori porta che unisca natura, educazione e divertimento, il Parco Faunistico Cappeller a Cartigliano è una tappa da non perdere. Aperto al pubblico nel marzo 1998, si estende su ben 40.000 metri quadrati e non è un semplice zoo: è un vero e proprio giardino botanico con oltre 500 specie vegetali (felci tropicali, palme esotiche, conifere) che fanno da cornice agli animali. Il parco ospita centinaia di esemplari provenienti da tutto il mondo, da scimmie e canguri a ippopotami pigmei e lemuri, tutti in habitat studiati per il loro benessere. Non aspettatevi un parco spettacolare, ma un luogo intimo che invita all'osservazione e al rispetto. Punto forte è il Museo Cappeller, inaugurato nel 2009 in occasione del bicentenario di Darwin: su 2.400 metri quadrati espone oltre 4.000 esemplari tassidermizzati e ricostruzioni che raccontano l'evoluzione umana e animale. All'esterno, statue di dinosauri fanno la gioia dei più piccoli. I servizi sono curati: sentieri accessibili, aree picnic ombreggiate, due bar, parco giochi e personale informativo. Si consiglia di seguire il percorso in senso antiorario per non perdersi nessun abitante. Orari: da marzo a novembre tutti i giorni 9-19 (domenica fino 20:30); chiuso a dicembre. Biglietti: adulti 15€, bambini 9,50€ (2-10 anni), museo extra 4€. Vietato l'ingresso ai cani. Un'esperienza che unisce svago e consapevolezza, perfetta per famiglie e appassionati di natura.

Parco Faunistico Cappeller

Monte Lungo: il tetto dei Berici tra natura e panorami

Monte LungoSe cercate un posto dove il tempo sembra scorrere più lento, Monte Lungo è quello giusto. Con i suoi 445 metri sul livello del mare, è il punto più alto dei Colli Berici, e si trova nella tranquilla frazione di San Giovanni in Monte, nel comune di Barbarano Mossano. Una volta arrivati, capirete subito perché vale la salita: la cima è un mix perfetto di boschi, radure e antichi muretti a secco, con qualche resto di casolare rurale che racconta storie di altri tempi. E poi ci sono i “covoli”, quelle strane formazioni rocciose modellate dall’erosione: nei Berici se ne contano oltre 580, ma qui sembrano quasi dei guardiani silenziosi. Il bello di Monte Lungo è che non serve essere esperti escursionisti per goderselo. I sentieri che lo percorrono sono semplici, e da quelli in costa verso sud – specialmente dal Monte Cengia – la vista è pazzesca: se la giornata è limpida, si abbracciano i Berici orientali, tutto il basso vicentino e, in fondo, i profili dei Colli Euganei. È il classico posto dove ti siedi su una roccia, zitto zitto, e ti godi lo spettacolo. Non c’è folla, non c’è confusione. Solo il vento tra gli alberi e un silenzio che riempie. Insomma, se passate da queste parti, Monte Lungo è una tappa che non vi deluderà.

Monte Lungo