Il Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi, ospitato nel suggestivo Castello Normanno-Svevo di Vibo Valentia, è una tappa imperdibile per chi ama la storia antica. Qui sono conservati i reperti della colonia greca di Hipponion, tra cui spicca la celebre laminetta orfica, un documento unico sul culto dell’aldilà. Il museo offre un percorso cronologico dalla preistoria all’età romana, con reperti provenienti da templi, necropoli e collezioni private.
– La laminetta d’oro orfica con istruzioni per l’aldilà
– Elmi in bronzo e oreficerie dal santuario di Scrimbia
– Pinakes locresi e modellini di tempio da Cofino
– Busto di Agrippa e mosaici romani dal porto di Valentia
Introduzione
Salire al Castello Normanno-Svevo di Vibo Valentia è già un’esperienza che toglie il fiato. Lì, tra mura medievali e vista che spazia dal Tirreno all’Etna, si nasconde il Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi. Non è solo un museo: è un viaggio nel tempo che parte dalla Magna Grecia, con reperti che parlano di dei, eroi e uomini. La famosa laminetta orfica ti aspetta, piccola ma potentissima. Entra, e preparati a perderti tra elmi, gioielli e storie antiche.
Cenni storici
Il museo nasce nel 1969 ed è intitolato al conte Vito Capialbi (1790-1853), erudito che per primo raccolse le vestigia dell’antica Hipponion. La città fu fondata dai Locresi alla fine dell’VIII secolo a.C., poi divenne Valentia romana nel 194 a.C. e infine Monteleone medievale. Il castello che lo ospita, però, non è normanno come molti credono: fu edificato da Federico II nel XIII secolo, ampliato dagli Angioini, danneggiato da un terremoto nel tardo Settecento e usato come prigione fino al 1969. Oggi custodisce reperti da scavi iniziati nel 1921 da Paolo Orsi.
La Laminetta Orfica: passaporto per l’Aldilà
Tra tutti i tesori, il più emozionante è la laminetta aurea con iscrizione in dialetto dorico-ionico. Rinvenuta sul petto di una donna in una tomba a cappuccina, contiene le istruzioni per il defunto: la fonte Mnemosyne da cui bere, il percorso da seguire negli inferi. È una delle più importanti testimonianze del culto orfico in Magna Grecia, un vero e proprio ‘passaporto per l’Aldilà’. Oggi è esposta nel torrionetto Medievale, unico ambiente del castello rimasto intatto.
Armi e Voti: il Santuario di Scrimbia
Una delle sale più affascinanti è dedicata all’area sacra di Scrimbia, dove gli antichi hipponiati lasciavano offerte alle divinità. Qui vedrai elmi in bronzo del VI secolo resi inutilizzabili, ceramiche corinzie e attiche, e una favissa ricostruita con centinaia di ex voto. Spiccano anche le oreficerie: orecchini, anelli, fibule in oro e argento di una maestria straordinaria. E poi c’è la brocca a forma di donna di colore, un vaso per fiori donato nel santuario, che racconta contatti lontani.
Perché visitarlo
Primo: la laminetta orfica è un pezzo da leggenda, uno dei reperti più importanti della Magna Grecia. Secondo: il museo è dentro un castello con vista pazzesca: dal Tirreno alla Sicilia, fino all’Etna nelle giornate terse. Terzo: il biglietto (5€ intero) include anche l’accesso alle aree archeologiche urbane di Cofino e Mura Greche, ma solo su prenotazione. Insomma, un concentrato di storia, arte e paesaggio che non ti aspetti.
Quando andare
Il museo è aperto tutti i giorni 9-19:20, ma il momento migliore è il tardo pomeriggio. La luce dorata del tramonto filtra dalle finestre del castello e illumina i reperti in modo magico. Inoltre, da giugno a settembre, con lo stesso biglietto puoi visitare le aree archeologiche alle 18:00, dopo il caldo. Se ami la calma, scegli un giorno infrasettimanale: i weekend possono essere più affollati, ma ne vale sempre la pena.
Nei dintorni
A due passi dal castello, non perdere il Parco archeologico urbano con le mura greche di Hipponion e l’area di Cofino, dove sono stati trovati pinakes e modellini di templi. Poi, concediti una passeggiata a Vibo Marina: qui sorgeva l’antico porto romano di Valentia, e oggi puoi vedere il mosaico del III secolo esposto nel cortile del museo. Per un tuffo nella natura, sali sul Monte Poro: panorami e sentieri tra uliveti e macchia mediterranea.