Castello Murat di Pizzo: prigionia e fucilazione del re

Il Castello Murat, fortezza aragonese del XV secolo, domina il centro storico di Pizzo ed è celebre per aver ospitato la prigionia e la fucilazione di Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone. All’interno, un museo ricostruisce fedelmente gli ultimi giorni del sovrano con manichini, documenti e oggetti d’epoca. La visita è breve (30-45 minuti) e adatta a tutti, con un costo di 5€ (ridotto 3€).

La cella di Murat: ambiente sobrio dove il re scrisse la lettera d’addio alla moglie
La ricostruzione del processo: sala del tribunale con arredi d’epoca
Panorama mozzafiato: terrazza sul Golfo di Sant’Eufemia e sullo Stromboli
Rievocazione storica annuale: ogni ottobre l’associazione ‘Gioacchino Murat’ ricrea la cattura e l’esecuzione

Copertina itinerario Castello Murat di Pizzo: prigionia e fucilazione del re
Il castello aragonese di Pizzo, luogo dell’ultimo atto di Gioacchino Murat. Un museo racconta la cattura, il processo e la condanna. Viste mozzafiato sul Golfo di Sant’Eufemia e sullo Stromboli.

Cose da sapere


Introduzione: dove la storia incontra il mare

Castello Murat a Pizzo non è solo una fortezza: è il luogo dove la storia d’Europa si è fermata. Arroccato su uno sperone roccioso a picco sul Tirreno, questo castello aragonese ti accoglie con mura massicce e una vista che spazia dal Golfo di Sant’Eufemia fino allo Stromboli. Ma ciò che lo rende unico è il suo carico di tragedia: qui, il 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, venne fucilato dopo un processo lampo. Entrare significa camminare tra le sue stesse orme, respirare l’atmosfera di un passato che ancora oggi si fa sentire. Non è un museo qualunque: è un tuffo diretto in una delle pagine più romantiche e crudeli del Risorgimento.

Cenni storici: dalle torri angioine alla fucilazione

La sua storia comincia nel XIV secolo, quando gli Angioini costruirono la Torre Mastia come sentinella contro i pirati saraceni. Poi, nel 1480, Ferdinando I d’Aragona ordinò di trasformarla in una fortezza inespugnabile. Quattro secoli dopo, il castello divenne famoso per la prigionia di Gioacchino Murat, che tentò di riconquistare il trono sbarcando a Pizzo l’8 ottobre 1815. Catturato, fu rinchiuso qui, processato e condannato a morte. Il 13 ottobre 1815, davanti al plotone, rifiutò la benda e ordinò: “Soldati! Fate il vostro dovere. Mirate al cuore. Risparmiate il viso!”. Ecco i momenti chiave:

  • 1380 – Edificazione della Torre Mastia
  • 1480 – Ampliamento aragonese
  • 8 ottobre 1815 – Cattura di Murat
  • 13 ottobre 1815 – Fucilazione
  • Oggi – Museo e rievocazione annuale

La cella di Murat: l’ultima notte

La parte più toccante del castello è senza dubbio la cella dove Murat trascorse le sue ultime ore. Un ambiente spoglio, con mura in pietra e un’illuminazione soffusa, che ti fa sentire tutto il peso della sua attesa. Qui scrisse la lettera d’addio alla moglie Carolina e ai figli, un documento straziante. Accanto, la ricostruzione del tribunale e della scena dell’esecuzione con manichini in costume d’epoca rende tutto incredibilmente reale. Non è una semplice esposizione: è come se il tempo si fosse fermato. I visitatori più sensibili dicono di avvertire ancora un’eco dei suoi passi. La leggenda del fantasma di Murat, del resto, è ancora viva tra gli abitanti di Pizzo.

Il museo: cimeli e dettagli che raccontano

Salendo ai piani superiori, il museo dedicato a Murat ti immerge nella storia napoleonica con una collezione che include documenti originali, armi e un frammento di scultura di Antonio Canova raffigurante un elmo. Ogni sala è curata nei minimi dettagli: dai pannelli esplicativi alle ricostruzioni, passando per le mostre temporanee che approfondiscono la cultura calabrese. La cosa che colpisce di più? La volontà di non trasformare la tragedia in spettacolo, ma di raccontarla con rispetto. I corridoi angusti e i cunicoli segreti aggiungono un tocco di mistero. La visita dura circa 30-45 minuti, ideale anche per famiglie con bambini in età scolare.

Perché visitarlo

1. Un tuffo nella storia napoleonica: Non capita tutti i giorni di entrare in un castello dove si è consumata una delle vicende più tragiche del Risorgimento. 2. Panorama mozzafiato: Dalla terrazza, al tramonto, il Golfo di Sant’Eufemia e lo Stromboli ti regalano uno spettacolo unico. Porta la macchina fotografica! 3. Prezzo popolare: Biglietto a soli 5€ (ridotto 3€) e gratuito per bambini sotto i 6 anni. Un’occasione per fare cultura senza spendere una fortuna. Inoltre, ogni anno l’Associazione Culturale “Gioacchino Murat” organizza una rievocazione storica della cattura e fucilazione, un evento imperdibile per gli appassionati.

Quando andare

Il castello è aperto tutto l’anno, ma il momento migliore? Il tardo pomeriggio. Il sole che cala verso il Tirreno tinge le mura di rosso e accende il panorama. Evita le ore centrali d’estate, quando il caldo può essere intenso all’interno. La primavera e l’autunno sono ideali per clima mite e meno folla. Se vieni d’inverno, controlla gli orari ridotti (chiusura alle 17:00). Ma sappi che una visita in una giornata nuvolosa aggiunge un’atmosfera ancora più drammatica alla storia di Murat.

Nei dintorni

Due tappe imperdibili a due passi dal castello: la Chiesetta di Piedigrotta, un suggestivo ipogeo scavato nella roccia a picco sul mare, con statue e scene bibliche. E poi, dopo tanta storia, concediti una pausa golosa: il Tartufo di Pizzo, il celebre gelato al cioccolato che qui è nato. In piazza della Repubblica, proprio sotto il castello, trovi diverse gelaterie artigianali dove assaggiarlo. Un abbinamento perfetto tra cultura e sapori calabresi.

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💡 Forse non sapevi che…

Secondo la tradizione, il fantasma di Murat vagherebbe ancora tra le mura nelle notti tempestose, manifestandosi con stridore di catene e bagliori. Prima della fucilazione, ordinò: ‘Mirate al cuore, risparmiate il viso’. Si narra anche che nei sotterranei esistano cunicoli segreti fino a Vibo Valentia, mai esplorati del tutto.