Palazzo Reale Siena: il palazzo del Governo in Piazza Duomo

Il Palazzo Reale di Siena, già Palazzo Petrucci, si trova in piazza Jacopo della Quercia, davanti al Duomo. È il secondo palazzo più grande di Siena dopo il Palazzo Pubblico e oggi ospita Prefettura e Amministrazione Provinciale. La facciata rinascimentale e il cortile del Buontalenti raccontano il passaggio dai Petrucci ai Medici, tra Cinquecento e Seicento.
– Facciata simmetrica e portale d’ingresso su Piazza del Duomo
– Cortile del Buontalenti e sale storiche con affreschi e arazzi
– Residenza medicea poi Palazzo del Governo
– Accesso libero ma alcune aree possono essere limitate


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Palazzo Reale Siena: il palazzo del Governo in Piazza Duomo
Palazzo Reale di Siena, già Palazzo Petrucci, fronteggia il Duomo: facciata rinascimentale, cortile del Buontalenti e sale affrescate. Oggi sede della Prefettura, con accesso limitato ad alcune aree.

Cose da sapere


Introduzione: Palazzo Reale Siena, il palazzo del Governo in Piazza Duomo

Arrivi in Piazza del Duomo e lo vedi lì, di fronte alla cattedrale: il Palazzo Reale di Siena non urla, ma si fa notare. È il secondo palazzo più grande della città dopo il Palazzo Pubblico, già Palazzo Petrucci e poi residenza dei governatori medicei. Oggi ospita la Prefettura e l’Amministrazione Provinciale, quindi non è un museo con tutte le porte aperte. L’ingresso è libero, però alcune aree possono essere chiuse: chiedere prima è la mossa giusta. La facciata rinascimentale è simmetrica, composta, con le bandiere italiane all’ingresso. A me ha dato l’idea di un edificio che continua a lavorare, non di una cartolina ferma. Il cortile del Buontalenti è la sorpresa: arcate, ordine, luce. Dentro, le sale affrescate raccontano potere, arte e bonifiche. Non aspettarti una visita guidata lunga; è più una sbirciatina in un palazzo vivo.

Cenni storici

La storia parte da Jacopo Petrucci, che nella seconda metà del Quattrocento compra edifici dello Spedale Santa Maria della Scala e li trasforma nella sua dimora. Poi passa al figlio, il cardinale Raffaello. Dopo la fine della Repubblica di Siena, nel 1593 i Petrucci vendono ai Medici. Bernardo Buontalenti lo ridisegna e lo ricostruisce tra il 1590 e il 1594: diventa simbolo del dominio fiorentino e residenza del Governatore. Mattias de’ Medici, governatore dal 1629 al 1667, affida a Benedetto Giovannelli Orlandi una ristrutturazione profonda: da palazzo a reggia. Nel 1690 il Saloncino, teatro di corte, passa all’Accademia dei Rozzi. Con l’Unità d’Italia, dal 1865, arrivano Prefettura e Amministrazione Provinciale.

  • Seconda metà Quattrocento: Jacopo Petrucci acquista e costruisce Palazzo Petrucci.
  • 1593: vendita ai Medici.
  • 1590-1594: ricostruzione di Buontalenti.
  • 1629-1667: Mattias de’ Medici e la reggia.
  • 1690: Saloncino all’Accademia dei Rozzi.
  • 1865: sede della Prefettura.

La facciata e il cortile del Buontalenti

La facciata è la parte che si guarda per prima: simmetrica, di gusto rinascimentale, con l’ingresso principale decorato dalle bandiere italiane. A vederla così, sembra un palazzo pubblico serio e un po’ chiuso. Ed è proprio questo il contrasto che mi è piaciuto: fuori è austera, dentro invece la decorazione è ricca, barocca. L’aspetto esterno è cinquecentesco, frutto anche dei lavori seicenteschi voluti da Mattias de’ Medici e diretti da Benedetto Giovannelli Orlandi. Il cortile del Buontalenti è il cuore architettonico: una corte centrale circondata da arcate, ordinata e luminosa. Non è enorme, ma dà respiro e fa capire subito che non sei in un edificio qualsiasi. Curiosità: è il secondo palazzo più grande di Siena dopo il Palazzo Pubblico, e come residenza medicea urbana viene dopo Palazzo Pitti. Però qui l’accesso è da uffici: alcune aree possono essere limitate.

Sale affrescate e arazzi: cosa si vede dentro

Qui dentro il palazzo cambia registro. La Sala di Udienza, oggi Sala del Consiglio della Provincia, fu decorata su commissione di Leopoldo de’ Medici da Rutilio Manetti e dal figlio Domenico: tra le opere ci sono Dante e Virgilio e L’Innocenza della vestale Tuccia. Mattias de’ Medici fece affrescare anche l’appartamento privato, con una volta dedicata a I Penati che appaiono in sogno ad Enea. Nel Sette-Ottocento il palazzo diventa una piccola galleria con oltre 150 dipinti delle collezioni medicee: Bimbi, Reschi, Magnasco, Bocchi, Pedroni. Negli anni Trenta dell’Ottocento Leopoldo II fa realizzare un ciclo di affreschi dai fratelli Cesare e Alessandro Maffei: Sala della Giustizia, Sala dell’Aurora, Sala della Pia, Sala dell’Incontro e camera da letto. Da non perdere, se aperto, il Salone degli arazzi con pezzi fiamminghi e medicei del XVI-XVII secolo. Poi ci sono il Salotto giallo e il Salotto rosa.

Perché visitarlo

Primo motivo: è gratis e centralissimo. L’ingresso è libero, anche se alcune aree sono chiuse perché qui lavorano Prefettura e Provincia. Secondo: il cortile del Buontalenti merita da solo la deviazione. È una corte ad arcate, ordinata, silenziosa rispetto al viavai del Duomo. Terzo: le sale affrescate raccontano Siena e i Medici meglio di tante targhette. Si passa da Rutilio Manetti al ciclo dei fratelli Maffei, dagli arazzi alle sale di rappresentanza. Non è la visita più lunga di Siena, ma è una di quelle che ti fa capire come funzionava il potere in città. A me è piaciuta proprio l’idea di entrare in un palazzo che non è solo monumento: è ancora un ufficio. Se cerchi il colpo d’occhio, la facciata con le bandiere è fotogenica. Se cerchi sostanza, chiedi quali spazi sono aperti e punta alle sale interne.

Quando andare

Non c’è un momento perfetto, ma io sceglierei la mattina presto, quando il sagrato del Duomo è ancora poco affollato e la facciata si guarda senza gruppi davanti. La luce radente aiuta: mette in evidenza le simmetrie e le bandiere. Se posso azzardare una stagione, direi autunno inoltrato o i primi giorni di primavera: l’aria è pulita, i colori sono più netti e la città non è nel pieno della calca estiva. D’estate meglio evitare le ore centrali: il palazzo è bello, ma il sole in piazza non perdona. In inverno, se sei già in zona, una capatina veloce ha il suo fascino. Ricorda che è sede di uffici: prima di organizzare la visita, controlla quali aree sono accessibili. Non aspettarti un percorso museale continuo; goditi quello che riesci a vedere.

Nei dintorni

Se sei qui, non puoi ignorare il Duomo di Siena: è letteralmente di fronte, con la facciata a mosaici e il suo bianco e nero. Anche solo il sagrato merita una sosta. Poi c’è il complesso di Santa Maria della Scala, l’antico ospedale che ha dato al palazzo parte dei terreni: oggi è un museo, e secondo me è una delle visite più interessanti della città. Se ti va di restare in tema teatrale, c’è l’Accademia dei Rozzi, legata al Saloncino del Palazzo Reale. E naturalmente Piazza del Campo e il Palazzo Pubblico sono la chiusura naturale di una passeggiata senese. Non serve fare chissà quanti chilometri: il bello è che qui tutto si tiene. Io mi prenderei il tempo di guardare la facciata del palazzo dal sagrato, poi entrerei nel Duomo. Due cose diverse, stesso spazio.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Nel Salone degli arazzi si conservano pezzi fiamminghi del XVI-XVII secolo e arazzi medicei; nella Sala della Pia dodici lunette raccontano la storia di Pia dei Tolomei. Curiosità: il Saloncino, teatro di corte voluto da Mattias de’ Medici, fu concesso nel 1690 all’Accademia dei Rozzi.