Introduzione
Entrare al MIC di Faenza è come fare un viaggio nel tempo e nel mondo. Siamo in Viale Baccarini 19, e qui, tra le mura dell’ex convento di San Maglorio, si nasconde la più grande collezione di ceramiche al mondo: oltre 60.000 opere che partono dal 4000 a.C. e arrivano fino ai giorni nostri. Capolavori di Picasso, Fontana e antichi maestri faentini convivono in spazi immensi, quasi 16.000 metri quadri. Ti giri e trovi un vaso greco, un piatto rinascimentale, un’installazione contemporanea. È un posto che ti lascia senza parole, davvero.
Cenni storici
Il museo nasce nel
1908 grazie a
Gaetano Ballardini, in occasione dell’Esposizione Internazionale per il terzo centenario di Evangelista Torricelli. Le donazioni degli espositori formano il primo nucleo. Poi, il
13 maggio 1944 un bombardamento distrugge gran parte del museo, ma Ballardini non si arrende: con il motto ‘Post fata Resurgo’ e l’aiuto di artisti come Picasso, Léger, Matisse e Chagall, il museo riapre già nel 1949. Da lì, una serie di donazioni private lo arricchiscono. Ecco i momenti chiave:
- 1908: Fondazione e prime opere
- 1944: Distruzione bellica
- 1949: Riapertura con donazioni
- 1938: Inizio del Concorso Internazionale (Premio Faenza)
Le collezioni imperdibili
Il percorso si snoda tra due ali: una antica e una moderna. Al piano terra, le Grandi Civiltà: ceramiche cinesi, giapponesi, precolombiane, greche, etrusche, islamiche. Al primo piano, il cuore della ceramica faentina dai ‘Bianchi di Faenza’ alla Fabbrica Ferniani, passando per il Rinascimento. Poi il Novecento: una sala intera con opere donate da Picasso, e poi Fontana, Burri, Chagall. Non perdere il Presepe Zucchini, 61 statue in terracotta al piano interrato. Ogni opera ha una storia, e le didascalie sono chiare. Io mi sono perso per ore tra i colori delle maioliche rinascimentali.
Un museo che vive: laboratori e concorsi
Il MIC non è solo un contenitore di oggetti antichi, è un laboratorio di idee. Dal 1938 organizza il Concorso Internazionale della Ceramica d’Arte – Premio Faenza, biennale dal 1989, che porta opere contemporanee da tutto il mondo. E poi c’è il Laboratorio Didattico ‘Giocare con la Ceramica’ ispirato a Bruno Munari: bambini e adulti possono mettere le mani nell’argilla e capire la materia. Il museo ha anche una biblioteca specializzata con oltre 60.000 volumi e un laboratorio di restauro. Insomma, è un posto dove la ceramica si studia, si crea e si conserva.
Perché visitarlo
Motivi? Tre, concreti. Primo: è la più grande collezione di ceramiche al mondo, punto. Da nessun’altra parte vedi una tale varietà, dal vaso etrusco al piatto di Picasso. Secondo: è un museo adatto a tutti. I bambini si divertono al laboratorio Munari, gli appassionati d’arte si godono i capolavori, i curiosi scoprono tecniche antiche. Terzo: il biglietto è accessibile: 8 euro intero, 5 ridotto, gratuito sotto i 14 anni. E se vieni durante il Premio Faenza, vedrai artisti all’opera.
Quando andare
Il museo è aperto tutto l’anno, ma il momento migliore? Io direi primavera o autunno, quando Faenza non è troppo calda. In estate gli orari si allungano (10-19), in inverno chiude prima (10-14 nei giorni feriali, 10-18 festivi). Evita i lunedì (chiuso) e i giorni festivi come Capodanno, Primo Maggio, Ferragosto e Natale. Se puoi, scegli un pomeriggio infrasettimanale: meno gente e luce soffusa che filtra nel chiostro. Per i fotografi, la luce del mattino è perfetta per le ceramiche rinascimentali.
Nei dintorni
A dieci minuti a piedi dal museo, il centro storico di Faenza offre la sua Piazza del Popolo e la Cattedrale. Non perdere le botteghe artigiane che lavorano ancora la ceramica, un tuffo nella tradizione locale.