Cosa vedere a Treviso: itinerario tra canali e palazzi affrescati


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per chi ama l'arte, la storia e la buona cucina.
  • Punti forti: centro storico intatto, canali romantici, mercato della Pescheria.
  • Da non perdere: Loggia dei Cavalieri, affreschi di Santa Caterina, aperitivo sul Sile.
  • Come muoversi: a piedi, tutto il centro è zona pedonale.
  • Periodo migliore: primavera e autunno per il clima mite.

  • Eventi nei dintorni


    Treviso è una città che sorprende a ogni angolo, con il suo centro storico racchiuso da mura antiche e attraversato da canali che riflettono palazzi colorati. Passeggiando sotto i portici, ti imbatti nella Loggia dei Cavalieri, simbolo del potere medievale, e poco dopo nell'Isola della Pescheria, il vivace mercato coperto dove i pescatori vendono ancora il pesce del giorno. Il Palazzo dei Trecento domina piazza dei Signori, mentre il Museo di Santa Caterina custodisce capolavori dell'arte veneta. Non perdere le porte monumentali come Porta Santi Quaranta e Porta San Tomaso, che ti accolgono come un abbraccio. La Torre civica regala una vista mozzafiato sulla città. Per un tuffo nella storia, visita Ca' da Noal e Ca' da Robegan, due dimore gentilizie che raccontano la vita nobiliare. Concludi in bellezza con un aperitivo a base di prosecco e radicchio di Treviso, due eccellenze del territorio. La Città di Treviso è una gemma del Veneto, perfetta per un weekend all'insegna di arte e gastronomia.

    Panoramica



    Itinerari nei dintorni


    Loggia dei Cavalieri: il salotto dei nobili trevigiani

    Loggia dei CavalieriPasseggiando per il centro di Treviso, all'incrocio tra via Martiri della Libertà e via Indipendenza, ti imbatti in uno degli edifici più affascinanti della città: la Loggia dei Cavalieri. Costruita tra il 1276 e il 1277 per volontà del podestà Andrea da Perugia, era il luogo di ritrovo esclusivo dei nobili trevigiani, che qui si incontravano per conversare e giocare a scacchi. Un vero e proprio salotto dell'aristocrazia, simbolo del potere del Libero Comune.

    L'edificio è un unicum in Europa: pianta trapezoidale, tre lati aperti con cinque arcate a sesto acuto su pilastri in pietra d'Istria, e una copertura a quattro falde in coppi. All'interno, un'enorme colonna centrale – metà in granito violetto, metà in pietra d'Istria – regge gran parte del peso del tetto. Lo stile mescola romanico trevigiano e influssi bizantini, regalando un'eleganza leggera.

    Ma la vera sorpresa sono gli affreschi. L'edificio era interamente decorato, ma oggi restano solo frammenti di due cicli sovrapposti. Il primo, del 1276-1277, mostra motivi geometrici e vegetali; il secondo, del 1313-1314, dopo la cacciata dei da Camino, raffigura scene della guerra di Troia tratte dal *Roman de Troie*. I guerrieri indossano armature medievali, un anacronismo voluto per attualizzare il mito. Guarda con attenzione: i pochi resti, come i nomi "Polibetes" e "Neotolomus", sono ancora visibili grazie ai restauri.

    Dopo la conquista veneziana del 1388, la Loggia perse la sua funzione e divenne magazzino, deposito di legname e persino rivendita di casse da morto. Rischio la demolizione più volte, ma fu salvata dall'abate Luigi Bailo e acquistata dal Comune nel 1889. I bombardamenti del 1944 la danneggiarono, ma fu ricostruita con materiali originali. Oggi è un vivace spazio culturale: concerti, mercatini di libri usati e mostre. Se passi al mattino, con la luce giusta, gli affreschi prendono vita. Davvero un angolo di storia che respira ancora.

    Loggia dei Cavalieri

    Isola della Pescheria: il mercato galleggiante di Treviso

    Isola della PescheriaNel cuore di Treviso, proprio dove il Canale Cagnan Grando scorre tranquillo, c'è un'isola che sembra galleggiare sulle acque: l'Isola della Pescheria. Non è un'isola qualsiasi, ma un pezzo di storia nato a metà dell'Ottocento, quando l'ingegnere Francesco Bomben unì tre isolotti naturali per creare un luogo dove trasferire il mercato del pesce, che prima si teneva in piazza Monte di Pietà e – diciamolo – non profumava proprio di rose. Il progetto risale al 1854 e l'isola aprì ufficialmente nel 1856, con un ponte di ferro che la collega alla terraferma. Oggi quel ponte è uno dei simboli del luogo, con le sue statue di pesci che sembrano guardare i passanti.

    Passeggiare qui è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Il mercato è ancora attivo ogni giorno, con banchi colmi di pesce fresco appena pescato. L'odore di mare si mescola a quello della frittura che arriva dall'Osteria Acquasalsa, un bacaro trevigiano perfetto per un aperitivo sotto il porticato antico. Lo scrittore Giovanni Comisso la definì “la più tipica pescheria del mondo”, e non aveva torto: l'acqua che scorre intorno, il viavai di gente, i colori del pesce.

    Intorno all'isola, gli edifici storici fanno da cornice: da un lato Ca' dei Carraresi, dall'altro l'ex convento delle Monache Camaldolesi. E se alzi lo sguardo, vedi la Loggia dei Cavalieri poco distante. D'estate, qui si tiene la Festa dei Buranelli, con concerti e la famosa Corsa dei Camerieri – un’occasione per vivere l'isola in modo ancora più autentico.

    Un consiglio: arriva con calma, magari a piedi dalla stazione (sono circa 15 minuti), e lasciati sorprendere dalla ruota del mulino che ancora gira nell'acqua. L'Isola della Pescheria è uno di quei posti che non ti aspetti, ma che ti resta dentro.

    Isola della Pescheria

    Palazzo dei Trecento: il cuore medievale di Treviso

    Palazzo dei TrecentoEntrare nel Palazzo dei Trecento è come fare un salto indietro nel tempo, direttamente nel Medioevo trevigiano. Costruito a partire dal 1185 per ospitare le assemblee cittadine, questo imponente edificio in mattoni ha visto passare secoli di storia. Il nome deriva dal Maggior Consiglio, composto da trecento membri, che qui si riuniva per governare la città. Oggi, passeggiando sotto la sua loggia (aperta nel 1552), si respira ancora l'aria di un tempo, tra caffè storici e il via vai di Piazza dei Signori.

    La vera meraviglia, però, è al primo piano. Il salone è enorme: 46 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 12 di altezza, con un soffitto a capriate in legno che amplifica la sensazione di grandezza. Su tre lati, una fascia di affreschi raccoglie gli stemmi e i nomi dei podestà dei secoli XIV e XV – una sorta di Instagram dell'epoca, ma decisamente più duraturo. La parete di fondo è la più scenografica: al centro spicca la Madonna con Bambino e i Santi Liberale e Pietro, affiancata dalle quattro virtù cardinali. Peccato che i bombardamenti del 1944 abbiano fatto danni seri – il Sovrintendente Forlati evitò la demolizione e oggi una linea di mattoni arretrati separa la parte originale da quella ricostruita.

    Info pratiche: Il palazzo è aperto sabato e domenica dalle 14:30 alle 18:00. Biglietto intero 5€, ridotto 3€, gratis per under 18 e residenti. Durante la settimana, invece, si può solo ammirare l'esterno e la loggia – ma ne vale comunque la pena.

    Palazzo dei Trecento

    Museo di Santa Caterina

    Museo di Santa CaterinaSe vi appassiona l’arte e la storia, il Museo di Santa Caterina è una tappa imperdibile a Treviso. Ospitato nell’ex convento dei Serviti, è il cuore dei Musei Civici. Entrando, vi troverete subito immersi in un’atmosfera sospesa: la trecentesca chiesa sconsacrata conserva il Ciclo di Sant'Orsola, affreschi di Tomaso da Modena (1355 circa) che raccontano la leggenda della principessa martire. Un capolavoro che da solo vale la visita. Poi si passa alla pinacoteca, completamente riallestita nel 2018: circa 150 opere dal XIII al XVIII secolo, con nomi come Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto, Tiziano, Jacopo da Bassano e tanti altri. Un percorso che spazia dal gotico al rococò, in dialogo con sculture coeve. Al pianterreno, la sezione archeologica (inaugurata nel 2007) racconta oltre 100.000 anni di storia del territorio, dalla preistoria all’epoca romana. E non finite qui: il museo ospita mostre temporanee di livello internazionale – recentemente ha accolto opere da Rodin, Van Gogh, e il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Gli spazi sono anche usati per concerti e didattica. Insomma, un luogo che non è mai uguale a sé stesso. Orari: dal martedì alla domenica, 10:00-18:00; lunedì chiuso. Indirizzo: Piazzetta Botter 1. Info e biglietti sul sito Musei Civici Treviso.

    Museo di Santa Caterina

    Torre Civica di Treviso: la sentinella di piazza dei Signori

    Torre civica di TrevisoSe passi da Piazza dei Signori, è impossibile non notarla: la Torre Civica si erge fiera accanto al Palazzo dei Trecento, svettando per 48 metri sul centro di Treviso. Costruita nel 1218, in piena età comunale, ha visto passare secoli di storia e numerosi rifacimenti. Quello più importante risale al 1877, quando l'ingegner Monterumici la rialzò di qualche metro e le aggiunse i merli ghibellini in stile neogotico, che ancora oggi la caratterizzano. L'antica lanterna e la cella campanaria originaria vennero demolite, e l'orologio fu sostituito con un meccanismo a due lancette e un quadrante più piccolo in pietra. Oggi, al suo interno, risuona la campana civica a slancio, fusa dalla De Poli di Vittorio Veneto: pesa circa 2700 kg ed è la terza del Veneto per dimensioni, dopo la Campana Granda di Padova e il Rengo di Verona. Viene battuta a martello ogni ora, un rintocco che scandisce la vita della piazza. Durante la Seconda guerra mondiale, sulla cima della torre era installata una sirena antiaerea: il 7 aprile 1944, alle 12:30, diede il segnale del tragico bombardamento americano sulla città. Sul pennone svetta il gonfalone di Treviso, recentemente ripristinato dopo qualche polemica. Il comune ha in progetto di rendere la torre accessibile ai visitatori, per offrire una vista mozzafiato sulla città – chissà che presto non si possa salire fin lassù! Nel frattempo, ammiratela da Piazza dei Signori, magari con un caffè in mano.

    Torre civica di Treviso

    Porta Santi Quaranta: un tuffo nella storia

    Porta Santi QuarantaArrivando da ovest, lungo Borgo Cavour, la prima cosa che incontri è Porta Santi Quaranta, una delle tre porte rinascimentali di Treviso. Costruita tra il 1516 e il 1517 per volere della Serenissima, sostituì l'antica porta medievale più arretrata e da allora è il passaggio obbligato per chi arriva da Padova, Vicenza o Castelfranco. Il nome deriva dalla vicina chiesa dedicata ai quaranta martiri di Sebaste, ma inizialmente si chiamava Porta Vendramina, dal podestà Nicolò Vendramin che la volle. Peccato che la sua autocelebrazione non piacque al Senato veneziano, che fece scalpellare l'epigrafe – i segni sono ancora visibili sul fornice meridionale. Sulla facciata esterna in pietra d'Istria spicca il leone di San Marco, copia del 1909 di Annibale De Lotto (l'originale fu distrutto dai francesi nel 1797). Se guardi in alto, noterai le scritte: in latino per chi esce (“Porta Sanctorum Quadraginta”) e in dialetto veneto per chi entra (“Porta de Sancti Quaranta”). Un tocco popolare che racconta la doppia anima della città. All'interno, sul lato meridionale, è murato un bassorilievo quattrocentesco di San Liberale, patrono di Treviso. La vera chicca è la Sala d'Arme, che ogni quarta domenica del mese apre al pubblico dalle 9:30 alle 12:30. Qui trovi la mostra “Le porte e le mura nella storia” e si capisce meglio il sistema difensivo della città. L'ingresso è a offerta libera, non serve prenotazione: basta presentarsi qualche minuto prima delle visite guidate (alle 9:30, 10:30, 11:30). Di fronte alla porta, dal 2006, campeggia la copia di un cannone del Cinquecento, un po' contestato ma ormai diventato simbolo del quartiere. Insomma, Porta Santi Quaranta non è solo un varco: è un pezzo di storia trevigiana che ancora oggi vive tra mercatini e mostre.

    Porta Santi Quaranta

    Porta San Tomaso: la più imponente delle porte di Treviso

    Porta San TomasoSe passeggiando lungo le mura di Treviso ti capita di imbatterti in un arco maestoso in pietra d’Istria, sei davanti a Porta San Tomaso, la più imponente delle tre porte cittadine. Costruita nel 1518 su progetto attribuito a Guglielmo D'Alzano (il Bergamasco) o forse a Fra' Giovanni Giocondo, fu voluta dal podestà Paolo Nani per difendere il settore nord-orientale della città. Da subito noterai la scritta in dialetto veneto sull’arco esterno: “Porta de San Thomaso”, mentre sul lato che guarda Treviso compare il latino “Porta Sancti Thomae – Dominus custodiat introitum et exitum tuum”. Un contrasto linguistico che racconta il rapporto tra campagna e città.

    Ma ecco il dettaglio che pochi sanno: la statua sulla sommità non raffigura San Tommaso, bensì San Paolo. Pare che il podestà Nani, devoto al santo omonimo, abbia fatto di testa sua, ignorando la dedizione originaria a Tommaso Becket imposta dal Senato veneziano. Oggi dopo un restauro conservativo completato nel 2012 (700.000 euro finanziati da Veneto Banca) la zona sotto l'arco è pedonale: perfetta per una foto senza rumore di motori.

    Se ami i dettagli, cerca le incisioni degli scalpellini sulle pietre e l’altorilievo all’interno con la Madonna, i santi e i committenti Nani in miniatura. Ogni trave di legno e ogni blocco di pietra racconta una storia. E se ti viene fame, proprio accanto c’è il ristorante omonimo, specializzato in carne di alta qualità, ma questa è un’altra tappa.

    Porta San Tomaso

    Porta Altinia: l'antica porta verso Venezia

    Porta AltiniaProseguendo lungo la cinta muraria, ti imbatti in Porta Altinia, la più antica delle tre porte rinascimentali di Treviso. Costruita tra il 1514 e il 1515, sotto il podestà Sebastiano Moro, è l'unico varco superstite della cinta medievale, poi inglobato e rinforzato nel Cinquecento. Il nome deriva da Altino (l'odierna Quarto d'Altino), l'antico insediamento romano verso cui era orientata, e da qui passavano tutte le merci che da Venezia arrivavano via terra.

    La porta ha un aspetto marziale e sobrio: mattoni a vista, poche decorazioni e cannoniere sui fianchi, che la fanno sembrare un bastione. Sulla facciata esterna spicca un rivestimento in pietra d'Istria con un arco a sesto ribassato, affiancato da lesene che reggono una trabeazione. Al centro, un bassorilievo del leone di San Marco, oggi mutilo: nel 1797, dopo l'occupazione francese, il leone fu rimosso e sulla pietra resta ancora una traccia visibile di quell'asportazione.

    All'interno, un tempo, c'erano affreschi di Pomponio Amalteo che raccontavano l'attacco di Attila a Treviso, sventato dal vescovo Elviano. Da questo episodio nacque la leggenda del trono di Attila (un sedile in marmo rosso sotto i portici di via Roma) e la storpiatura del nome in Porta Attilia.

    Oggi la porta ospita una struttura ricettiva, ma purtroppo la zona circostante – compreso il ponte di legno e i giardini – versa in uno stato di degrado e chiusura da mesi. Nonostante ciò, vale la pena avvicinarsi per ammirare questo pezzo di storia affacciato sul Sile, a pochi passi da Piazza dei Signori e dal Teatro Comunale.

    Porta Altinia

    La Fontana delle Tette: storia, vino e fortuna

    Fontana delle TetteTra i simboli più curiosi di Treviso c'è la Fontana delle Tette, un busto femminile in pietra d'Istria che ti farà sorridere e riflettere. Costruita nel 1559 per volere del podestà Alvise Da Ponte, la fontana venne realizzata dopo una lunga siccità, come segno di abbondanza. Ma la sua vera particolarità? Fino alla caduta della Serenissima, durante l'insediamento di ogni nuovo podestà, da un seno sgorgava vino bianco e dall'altro vino rosso per tre giorni, offerto gratuitamente ai cittadini. Una festa popolare che univa tutti.

    Oggi di quella tradizione resta l'acqua, ma le due versioni della fontana sono ugualmente affascinanti. L'originale, danneggiato dalle truppe napoleoniche e poi ritrovato dall'abate Luigi Bailo, si trova in una teca sotto il portico di Palazzo dei Trecento in Piazza dei Signori. La copia, realizzata nel 1989 dallo scultore peruviano Miguel Miranda Quinones, è nel cortile di Palazzo Zignoli, accessibile dalla galleria che collega il Calmaggiore a piazzetta della Torre. Secondo la tradizione, toccare entrambi i seni porta fortuna: io l'ho fatto e chissà...

    Fontana delle Tette

    Museo Civico Luigi Bailo, Treviso

    Museo Civico Luigi BailoNel cuore di Treviso, a due passi dal centro, il Museo Civico Luigi Bailo è una tappa imperdibile per chi ama l'arte del Novecento. Ospitato in un antico convento rinascimentale con due chiostri, il museo è stato completamente ristrutturato nel 2015 (e ampliato nel 2024) con un progetto minimalista firmato dall'architetto Heinz Tesar. La facciata in pietra artificiale bianca si apre con ampie vetrate che lasciano intravedere i chiostri interni, dove spiccano sculture come l'Adamo ed Eva di Arturo Martini. All'interno, il pavimento in Terrazzoverlay crea un effetto contemporaneo che dialoga con le strutture medievali. La collezione conta circa 340 opere dal secondo Ottocento alla prima metà del Novecento, con un focus sulla scultura di Arturo Martini: qui si trova la sua più grande collezione al mondo, con quasi 140 pezzi tra bronzi, terracotte e gessi. Accanto a lui, opere di Gino Rossi, Alberto Martini, Juti Ravenna e altri artisti veneti. Il percorso espositivo è cronologico e ben organizzato, senza obbligarti a tornare indietro. Non perdere la sezione dedicata agli anni di Ca' Pesaro e le sculture monumentali nei chiostri. Il museo è aperto da martedì a domenica, 10-18, con biglietto intero a 6 euro (ridotto 4). Un consiglio: la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito per i musei statali, ma verifica l'effettiva partecipazione. Insomma, un gioiello di arte moderna in un contesto storico unico.

    Museo Civico Luigi Bailo

    Museo Nazionale Collezione Salce: un tuffo nella grafica pubblicitaria

    Museo nazionale Collezione SalceSe pensi che Treviso sia solo canali e palazzi affrescati, preparati a scoprire un lato inaspettato: il Museo Nazionale Collezione Salce è una tappa obbligata per chi ama il design e la storia. Qui è custodita la più grande collezione di grafica pubblicitaria in Italia, con circa 25.000 pezzi raccolti da Ferdinando Salce tra il 1895 e il 1962. Sì, hai capito bene: manifesti, locandine e affiches che raccontano l'evoluzione del gusto e della società italiana. Il museo non ha una esposizione permanente, ma propone mostre temporanee a rotazione (della durata massima di quattro mesi) per proteggere i fragili materiali cartacei dalla luce. Le due sedi sono nel cuore della città: il Complesso di San Gaetano (via Carlo Alberto 31) e la Chiesa di Santa Margherita (via Reggimento Italia Libera). In entrambe trovi allestimenti curati, ma a Santa Margherita una spettacolare installazione multimediale immersiva ti farà sentire dentro un manifesto d'epoca. Durante la mia visita, sono rimasto colpito dalla cura dei dettagli: dai bozzetti originali alle locandine cinematografiche, ogni mostra è un viaggio nel tempo. Se passi nel weekend, non perdere l'occasione di entrare: l'apertura è venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18. Occhio però: il biglietto combinato per entrambe le sedi costa solo 9 euro, e la prima domenica del mese è gratuito. Un consiglio spassionato: controlla sul sito le mostre in corso prima di andare, perché cambiano spesso e alcune sono davvero imperdibili, come quella sugli occhiali o su Renato Casaro.

    Museo nazionale Collezione Salce

    Casa dei Carraresi: storia, mostre e un passato da osteria

    Casa dei CarraresiCasa dei Carraresi è molto più di un palazzo medioevale: è un pezzo di storia trevigiana che sa sorprendere. Oggi la conosciamo come sede di mostre spettacolari (oltre 575 esposizioni e più di 5 milioni di visitatori!), ma il suo passato è ben diverso. Siamo nel XIII secolo, e qui sorgeva l'Osteria alla Croce, un punto di ristoro per viandanti e commercianti che arrivavano da Germania, Austria e Ungheria. La locanda era così famosa che l'intera zona si chiamava “contrada della croce”. Poi, tra il 1384 e il 1388, arrivarono i Carraresi di Padova, che requisirono l'edificio per farne la sede dei loro funzionari e soldati. I trevigiani, dopo la loro cacciata, cancellarono gli stemmi sulla facciata – riemersi solo nel Novecento. Oggi l'edificio è un centro congressi ed esposizioni gestito dalla Fondazione Cassamarca. La facciata su Via Palestro è un gioiello: cinque archi a tutto sesto, bifore e trifore, tutto in mattoni a vista. Sul lato del fiume Cagnan, una terrazza in marmo di Pietrasanta si affaccia sull'acqua, creando un'atmosfera quasi veneziana. All'interno, in Casa Brittoni – acquistata nel 1396 dal marsigliese Giovanni Berton – si possono ancora ammirare affreschi medievali, tra cui una Madonna con Bambino dei primi del Quattrocento. Informazioni pratiche: Via Palestro 33/38, 31100 Treviso. Tel. 0422 513100. Orari: lun-ven 8:30-17:00, sab-dom chiuso (ma per mostre gli orari possono variare, meglio controllare il sito). Parcheggio a pagamento. Insomma, un luogo che unisce arte, storia e cultura contemporanea – da non perdere.

    Casa dei Carraresi

    Convento di San Nicolò: capolavoro trecentesco

    Convento di San NicolòEntrare nel Convento di San Nicolò è come fare un salto indietro nel Trecento. Oggi sede del Seminario vescovile, questo ex convento domenicano conserva un tesoro straordinario: la Sala del Capitolo, affrescata nel 1352 da Tomaso da Modena. Il ciclo raffigura quaranta domenicani illustri, ciascuno intento a leggere o scrivere nel proprio studiolo. Il realismo è impressionante: si vedono barbuti, malati, anziani. Tra tutti spiccano due figure: il cardinale Ugo di Saint-Cher con un paio di occhiali e Nicolò di Rouen con una lente d'ingrandimento. Sono considerate le prime rappresentazioni pittoriche di questi strumenti al mondo! La storia del convento inizia nel 1221 quando i domenicani arrivano a Treviso, con il sostegno del Comune. La chiesa adiacente, in stile gotico, è la più grande della città, con una pianta a croce latina e tre navate. Il complesso subì danni nei bombardamenti del 1944, ma i restauri hanno recuperato gran parte degli affreschi, grazie anche a Mario e Memi Botter. Oltre alla famosa sala, il convento ospita una ricca biblioteca con oltre 250.000 volumi e tre musei di grande interesse: zoologico, etnografico e archeologico. Non perdete l'occasione di ammirare anche la Crocifissione tardoduecentesca nella sala. Visitare il Convento di San Nicolò significa immergersi in un'atmosfera medievale unica, dove arte e spiritualità si fondono.

    Convento di San Nicolò

    Ca' da Noal: storia e arte in un palazzo gotico

    Ca' da NoalSe siete a Treviso, fermatevi in via Canova 38: qui trovate Ca' da Noal, un palazzo tardomedievale che è un vero gioiello del gotico veneziano. Costruito nella prima metà del Quattrocento dalla famiglia Campagnari di Noale, l'edificio ha una facciata affrescata con loggiato, pilastri e finestre gotiche – un colpo d'occhio che ti porta indietro nel tempo.

    All'interno, oltre agli arredi storici (che ricreano l’antica Casa Trevigiana), c'è un lapidario ebraico unico nel suo genere: 25 frammenti di lapidi del XV secolo, rinvenuti nel 1880 durante lavori urbanistici. Sono le uniche tracce dell’antico cimitero ebraico di Treviso, e raccontano storie di una comunità che viveva in città fin dal Trecento.

    Ca' da Noal fa parte del complesso museale con Casa Robegan (facciata rinascimentale affrescata) e Casa Karwath (neoclassica). Dopo i danni della Seconda Guerra Mondiale, il restauro di Mario Botter (1938 e poi postbellico) ha restituito lo splendore originale. Oggi gli spazi sono usati per mostre temporanee d'arte contemporanea e eventi culturali, con un bel giardino interno che d’estate si anima di iniziative.

    Informazioni pratiche: aperto durante le mostre, orari variabili. Telefono 0422 544895, sito www.museicivicitreviso.it. Parcheggio a pagamento in zona. Una tappa che unisce arte, storia e un pizzico di multiculturalità – proprio come piace a me.

    Ca' da Noal

    Ca' da Robegan: un gioiello rinascimentale tra affreschi e arte contemporanea

    Ca' da RobeganSe passeggi per via Canova, non puoi non notare Ca' da Robegan. La sua facciata è un trionfo di affreschi rinascimentali: putti che giocano tra fogliami d'oro, figure nobili affacciate a un loggiato, e un’iscrizione che recita “TEMPORE PENURIAE. BELLI CRUDELISSIMI. PESTILENTIAE ACERBISSIMAE” con la data 1528. Roba da rimanere a bocca aperta, anche se oggi gli agenti atmosferici hanno reso i dettagli un po' sbiaditi.
    Costruito nel Cinquecento per il notaio Costantino Robegan, il palazzo fu acquistato dal Comune nel 1935 e restaurato da Mario Botter. Dopo i danni bellici del '44, venne ricostruito e negli anni Settanta Carlo Scarpa ridisegnò gli interni per mostre d'arte. Oggi è una delle sedi dei Musei Civici di Treviso, ma con una marcia in più: è dedicato all'arte contemporanea.
    Entra e scopri le sale espositive (al primo piano una sala multimediale, al secondo un'area coworking) e il meraviglioso giardino di 600 mq, che d'estate si anima di eventi e aperitivi. A piano terra trovi un concept store e un caffè bistrot, perfetti per una pausa.
    Per gli orari: da mercoledì a venerdì 15-18, sabato e domenica 10-18 (lunedì e martedì chiuso). L'ingresso è incluso nel biglietto dei Musei Civici o per le mostre temporanee.
    Un consiglio? Non limitarti alla facciata: sali al primo piano per vedere da vicino i dettagli degli affreschi staccati conservati all'interno. E se ami l'arte contemporanea, controlla il programma: mostre come quelle di Claudio Massini o Endless hanno trasformato questo luogo in un laboratorio creativo.

    Ca' da Robegan