Il Castello della Lucertola domina Apricale con la sua mole medievale. Al suo interno, il Museo della Storia di Apricale offre un viaggio tra statuti del 1267, cimeli e la leggenda della contessa Bellomo. Quattro punti chiave: 1. Origini: fondato nel X secolo dai Conti di Ventimiglia. 2. Museo: sette stanze con reperti e documenti. 3. Leggenda: il fantasma della contessa Cristina Anna Bellomo. 4. Pratico: visita a pagamento, verificare orari.
Introduzione: un castello che guarda il borgo
Arroccato su uno sperone roccioso, il Castello della Lucertola domina Apricale come un custode di pietra. Il nome evoca mistero, ma è la sua presenza scenografica a lasciarti senza fiato: salendo per le viuzze strette del borgo, lo vedi emergere tra le case, con quel suo giardino pensile sospeso sulla piazza. Non è un castello gigantesco, ma ti avvolge con un’atmosfera raccolta, quasi intima. Entrando, l’odore di storia è subito forte: mura antiche, stanze che sanno di passato. È il cuore pulsante di Apricale, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Cenni storici: mille anni di storia
Costruito nel X secolo dai Conti di Ventimiglia, il castello passò presto ai Doria, che lo governarono per secoli. Aveva due torri quadrate (una oggi è il campanile della chiesa). Nel 1523 fu assediato e parzialmente distrutto dal vescovo Agostino Grimaldi per catturare Bartolomeo Doria. Ricostruito, perse la sua funzione militare. Passò ai Savoia nel 1634, poi ai Doria di nuovo, e nel 1806 fu venduto ai Cassini, che lo trasformarono in residenza. Nel Novecento, il chirurgo Fruttuoso Cassini aggiunse il giardino pensile e affreschi. Oggi è del Comune e ospita il museo.
Il museo: sette stanze di storia e cultura
Dentro le mura, il Museo della Storia di Apricale è un tuffo nel passato. Sette sale tematiche raccontano il borgo: c’è il modello del villaggio, i cimeli della banda musicale, gli antichi attrezzi per l’olio d’oliva (l’olivicoltura qui è antica, portata dai monaci benedettini). La stanza degli statuti espone il documento del 1267, tra i più antichi della Liguria. E poi la sala dedicata a Cristina Anna Bellomo, la “contessa della Torre”, che da lavandaia divenne spia. Il corridoio, invece, è una galleria del teatro con locandine dal 1990: il castello è anche palcoscenico.
Leggende e misteri: il fantasma della contessa
Si dice che nel castello si aggiri il fantasma della contessa Cristina Anna Bellomo. La sua storia è da romanzo: ex lavandaia, sposò un conte, ereditò il titolo e diventò spia per lo zar durante la guerra russo-giapponese. Finì tragicamente, e la leggenda vuole che il suo spirito non abbia mai lasciato queste mura. Passeggiando nei sotterranei, tra antiche cantine forse usate per l’olio, l’atmosfera si fa densa: sarà vero? Anche il boia del borgo, che un tempo abitava in una casa-torre qui vicino, lascia un alone di mistero. Un luogo che stimola l’immaginazione.
Perché visitarlo
Per la vista e il giardino: il giardino pensile offre una prospettiva unica sulla piazza e sul borgo, ideale per foto suggestive. Per il mix di storia e cultura: il museo racconta mille anni in modo coinvolgente, con reperti unici. Per le atmosfere: tra i sotterranei misteriosi e le sale affrescate, è un’esperienza che resta. E poi, ogni agosto il Teatro della Tosse anima il castello con spettacoli: se capiti nel periodo giusto, è un valore aggiunto.
Quando andare
Il momento migliore? Il tardo pomeriggio, quando il sole basso illumina la pietra e il borgo si svuota. D’estate, l’aria è calda e i vicoli profumano di erbe; d’autunno, i colori dei boschi circostanti fanno da cornice. Se vuoi un’atmosfera ancora più magica, scegli un giorno di festa: gli eventi al castello portano una vitalità speciale. Ma attenzione: alcune recensioni dicono che a volte è chiuso, quindi meglio chiamare prima.
Nei dintorni
Apricale è un gioiello, ma se hai tempo, fai un salto a Dolceacqua, famosa per il suo castello e il vino Rossese. Oppure, per gli amanti del trekking, segui un sentiero della Valle Nervia: tra uliveti e panorami, scoprirai un’entroterra ligure autentico. Entrambi sono a pochi chilometri e si abbinano perfettamente a una giornata all’insegna di storia e natura.