Se pensi che il Lago di Como sia solo ville da passerella e giardini all'italiana, questo itinerario di 3 giorni è per te. Partendo da Menaggio, ti porteremo alla scoperta di castelli dimenticati e santuari nascosti, lontani dai percorsi battuti. Attraverseremo la Brianza dei borghi, per poi risalire fino a Brunate, il balcone di Como con vista mozzafiato. Castel Nozzole? Il Santuario della Madonna del Soccorso? Luoghi che poche guide raccontano, ma che sanno regalare emozioni vere. Ogni tappa è pensata per chi cerca l'autenticità, con consigli pratici su come muoversi e cosa non perdere. Un viaggio che ti farà innamorare del Lago di Como in modo nuovo, lontano dallo stereotipo del turismo di massa.
🗺️ Itinerario in pillole
Un itinerario che svela il lato più autentico del Lago di Como, tra castelli e santuari lontani dalle folle. Perfetto per chi cerca esperienze genuine e paesaggi mozzafiato.
- Esplori castelli e santuari fuori dalle rotte classiche, lontano dalla folla, ideale per viaggiatori curiosi e amanti della storia.
- Ideale per: amanti della storia, escursionisti e chi vuole scoprire angoli poco conosciuti.
- Punti forti: itinerario unico, panorami spettacolari, esperienze genuine e autentiche.
Tappe dell'itinerario
Giorno 1 - Tappa n. 1
Castello di Menaggio: tra storia e ruderi
Iniziamo il nostro itinerario salendo verso Loveno, frazione di Menaggio, dove i resti del Castello di Menaggio raccontano una storia lunga mille anni. Costruito nel X secolo probabilmente su un forte romano, fu per secoli un baluardo difensivo, conteso tra comaschi e milanesi. Dopo un assedio durissimo, nel 1523 i Grigioni lo rasero al suolo. Oggi, di quell'imponente fortezza rimangono solo grossi muraglioni lungo via Fabbri e le mura perimetrali visibili salendo per via Castellino da Castello. Sull'area sorge invece la Chiesa di San Carlo Borromeo, eretta nel 1614 dal nobile Cinzio Calvi come suo sepolcro. Il suo campanile a vela in stile spagnolesco è un punto di riferimento dal centro. Non perdetevi i reperti romanici lungo la strada: una testa di toro dell'XI secolo e la Fontana del Salvatore con un antico busto in marmo. Un luogo autentico, fuori dai circuiti turistici, che regala scorci suggestivi sul lago.- Via dei Fabbri, Loveno (CO)
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Giorno 1 - Tappa n. 2
Villa Camozzi: il municipio che è un museo
Salgo a Grandola ed Uniti e mi trovo davanti a Villa Camozzi, che non è solo il municipio: è un concentrato di storia, arte e cultura. Costruita a metà del Settecento dalla famiglia Guaita, passò poi ai Camozzi, e oggi ospita uffici comunali, un centro convegni e il Museo Etnografico e Naturalistico della Val Sanagra. L'esterno è sobrio, ma il portale in granito in stile rococò ti fa capire che qui c'è qualcosa di speciale. Dentro, affreschi d'epoca, soffitti lignei a cassettoni e un salone da ballo che ora fa da sala consiliare. Al secondo piano il museo è una scoperta: ricostruzioni di ambienti rurali, fossili, una sezione sulla ferrovia Menaggio-Porlezza. Il tutto con una vista panoramica sulla valle che toglie il fiato. Perfetto per chi ama le dimore storiche vive, dove passato e presente si mescolano senza paura.- Piazzale Luigi Camozzi 2, Grandola ed Uniti (CO)
- https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00523/
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Giorno 1 - Tappa n. 3
Santuario della Madonna di Campoè
Lascio Villa Camozzi e salgo verso Caglio, dove il Santuario della Madonna di Campoè emerge in una conca silenziosa a 883 metri, ai piedi del Monte Palanzone. Qui, già nel Medioevo c'era un'edicola per i viandanti, ma la vera storia inizia nel 1508, quando Antonio Pellecani fa costruire una cappella con l'affresco della Madonna del Latte, ancora visibile sull'altare. Poi, il 2 luglio 1626, una pastorella sedicenne inferma guarisce dopo un'apparizione mariana: la notizia si sparge e il santuario diventa meta di pellegrinaggi. San Carlo Borromeo lo visitò già nel 1570, e oggi l'interno è un trionfo di stucchi barocchi (rosa e celeste), restaurati di recente. Fuori, il portico accoglie i visitatori, mentre due ampi parcheggi gratuiti rendono la sosta comoda. Se ti va, esplora il breve sentiero verso il Colle di Pomè, luogo dell'apparizione. Un gioiello di fede e arte, lontano dal caos del lago.
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Giorno 2 - Tappa n. 4
Faro Voltiano: il faro che abbraccia il lago
Dopo il santuario, salgo ancora fino a Brunate, dove il Faro Voltiano svetta a 909 metri. Costruito nel 1927 per il centenario della morte di Alessandro Volta, è una torre ottagonale alta 29 metri progettata dall'ingegner Gabriele Giussani. Salgo i 143 gradini a chiocciola e arrivo alla balconata: il panorama è pazzesco, dal Lago di Como alle Alpi fino a Milano, se la giornata è limpida. Di sera il faro illumina la convalle con fasci bianchi, rossi e verdi, un tributo alla bandiera e ai valori di Volta. Aperto sabato e domenica (2 €), ma attenzione: c'è una disputa tra i comuni di Como e Brunate sulla gestione, quindi gli orari possono cambiare. Arrivarci a piedi dalla funicolare di Brunate è una camminata di mezz'ora su strada asfaltata e poi mulattiera, semplice e adatta a tutti.- Via Giacomo Scalini, Brunate (CO)
- https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/CO250-00742/
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Giorno 2 - Tappa n. 5
Villa Pirotta Bonacossa
Dal Faro Voltiano scendo giù per qualche centinaio di metri e mi trovo davanti a Villa Pirotta Bonacossa, una delle dimore Liberty più affascinanti del lago. Progettata da Federico Frigerio nel 1902 per l'industriale Attilio Pirotta, è soprannominata la piccola Versailles per la ricchezza decorativa e il parco sfarzoso. Purtroppo è privata e si vede solo da fuori, ma già dalla cancellata si intuisce lo splendore: statue, grotte, piante rare e sentieri pensili che si affacciano sul lago. Gli interni, con sale neo-rococò affrescate da artisti come Lodovico Pogliaghi e Ambrogio Alciati, sono un tripudio di volute e dorature. Il giardino si estende su oltre 10 ettari a terrazze, con balconcini e copie di sculture classiche come Apollo e Dafne del Bernini. Una dépendance firmata Giovanni Muzio completa il complesso. Se passate da Brunate, non perdetevi questa meraviglia: sbirciare oltre il cancello è già un'esperienza.- Via Attilio Pirotta, Brunate (CO)
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Giorno 2 - Tappa n. 6
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo
Proseguo la mia passeggiata e arrivo in piazza della Chiesa, dove mi accoglie la parrocchiale di Brunate, dedicata a Sant'Andrea. Ha due facciate – una più monumentale verso Como – e una storia che parte dal Trecento, quando qui c'era un monastero. Ricostruita nell'Ottocento e ampliata tra il 1914 e il 1927, conserva all'interno affreschi dei fratelli Recchi, pittori comaschi del Seicento. Nella volta spiccano i patroni Andrea e Maurizio; nei medaglioni, tra gli altri, la beata Maddalena Albrici, di cui sono conservate le reliquie in una nicchia laterale. Sull'altare maggiore, una pala dedicata a Sant'Andrea. Non perdetevi l'organo a canne Prestinari del 1827, che ha materiale fonico di un Serassi del 1774: un pezzo per appassionati di musica sacra. L'ingresso è gratuito e l'atmosfera raccolta invita a una pausa di silenzio.- Piazza della Chiesa, Brunate (CO)
- https://fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-sant-andrea-apostolo-brunate
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Giorno 2 - Tappa n. 7
Fontana del Campari
A pochi passi dalla chiesa, mi imbatto in un monumento che non ti aspetti: una fontana pubblicitaria. Sì, hai capito bene. La Fontana del Campari è stata realizzata nel 1935 dallo scultore fiorentino Giuseppe Gronchi per conto dell'azienda di aperitivi, come una delle circa trenta installate in tutta Italia. Oggi ne restano solo tre, e questa a Brunate è l'unica in Lombardia. Si trova lungo Via Roma, a pochi minuti dalla stazione della funicolare, e la sua acqua è ancora potabile. La struttura è in travertino o cemento armato, con un bassorilievo grottesco da cui escono tre rubinetti – da qui il nome dialettale 'i tre funtan'. Ai lati, due colonne scanalate che un tempo, secondo alcune voci, portavano le teste di Mussolini e Vittorio Emanuele II, poi rimosse. Che siano vere o leggende, resta il fascino di questo oggetto bizzarro: un manifesto tridimensionale che univa pubblicità e utilità pubblica. Mentre bevo un sorso d'acqua fresca, penso a come un semplice marchio abbia lasciato un segno così tangibile. Un posto perfetto per una foto ironica.- Via Roma, Brunate (CO)
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Giorno 3 - Tappa n. 8
Castello di Monguzzo
Lasciata Brunate e la sua fontana pubblicitaria, la tappa successiva è un tuffo nel medioevo: salgo verso il colle Mons Acutus, dove sorge il Castello di Monguzzo. Le prime tracce scritte risalgono al 920, quando Berengario del Friuli donò queste terre ai canonici di Monza. Nel corso dei secoli, il castello ha vissuto signorie turbolente: dai Visconti ai Dal Verme, dai Bentivoglio al temuto Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, che tra il 1527 e il 1531 lo trasformò in una roccaforte imprendibile, con sotteranei e passaggi segreti. Oggi, dopo un restauro anni '70, è di proprietà dei Fatebenefratelli e ospita un centro studi. L'accesso è di solito riservato, ma ogni tanto si aprono le porte per eventi – una rara occasione per ammirare la pianta a U, il castelletto con la biblioteca e la pusterla. Se ti capita, scrivi alla proloco o chiama il numero indicato. Un luogo carico di storie, dove il passato si mescola al silenzio della Brianza.- Via Giuseppe Verdi, Monguzzo (CO)
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Giorno 3 - Tappa n. 9
Castello Durini
Da Monguzzo in pochi minuti arrivo a Fabbrica Durini, frazione di Alzate Brianza. Qui sorge il Castello Durini, un complesso che mescola origini tardo-romane e fasti barocchi. La torre più antica risale al V secolo, ma il castello è citato già nell'860. L'aspetto attuale è merito dell'architetto Carlo Amati che nel 1815 ridisegnò la facciata e aggiunse la cappella di Sant'Anna. Passeggiando nel giardino pensile all'italiana, un unicum in Lombardia, si gode una vista che spazia dal Monte Rosa alle Grigne. All'interno, affreschi del Duecento, soffitti lignei dipinti e una biblioteca con arredi d'epoca. Curiosità: qui soggiornarono Parini, Rossini, Verga e i Savoia. Oggi il castello è aperto per visite guidate (sabato mattina, ma meglio chiamare) e ospita concerti del LacMus Festival. Se siete appassionati di storia e architettura, non ve lo perdete.- Via Giuseppe Parini, Alzate Brianza (CO)
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Giorno 3 - Tappa n. 10
Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo
Ultima tappa del giorno, ma forse la più emozionante: il Museo del Ciclismo al Ghisallo. Qui, a Magreglio, la passione per la bicicletta si intreccia con la devozione. Il museo, inaugurato nel 2006 grazie a Fiorenzo Magni, sorge accanto al Santuario che dal 1949 ospita la Madonna patrona dei ciclisti. L’architettura è un capolavoro: una rampa a tornanti ti porta al piano espositivo, come se stessi scalando l’ultimo chilometro del Ghisallo. All'interno, una collezione impossibile: la Legnano di Bartali, quella di Coppi per il record dell’ora, e la Wilier Triestina di Magni. Ma non solo: la più grande collezione al mondo di maglie rosa, dono della Gazzetta dello Sport, e decine di biciclette militari, da passeggio, fino al carbonio. E poi film, enciclopedie, e la sezione Donne. Sei ore non bastano. Il bello? Puoi anche entrare gratis con l’Abbonamento Musei. Consiglio: arriva in bici, sudata, e poi ammira i cimeli. Sentirai la storia addosso.- Via Marie Therese Steiert 4, Magreglio (CO)
- https://www.museodelghisallo.it/it/
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