L’Area Archeologica di Roca Vecchia, nel comune di Melendugno, è uno dei siti più importanti del Salento per la sua stratificazione storica che dal II millennio a.C. arriva al Medioevo. Il biglietto d’ingresso include la visita guidata e l’accesso alla vicina Grotta della Poesia, una piscina naturale di origine carsica con antiche iscrizioni. Il sito è visitabile tutto l’anno, ma la stagione ideale è la primavera o l’autunno per evitare la folla estiva.
• Imponenti fortificazioni dell’Età del Bronzo con influenze egee
• Grotta della Poesia: piscina naturale con iscrizioni messapiche, greche e latine
• Resti di epoca messapica, romana e medievale, tra cui un castello e una chiesa
• Spiagge rocciose e calette per snorkeling e relax
Introduzione
Se c’è un posto in Salento che riesce a fondere storia millenaria e bellezza naturale in un colpo solo, è Roca Vecchia. Immaginate un promontorio roccioso che si tuffa nell’Adriatico, tra San Foca e Torre dell’Orso, dove il passato emerge da ogni strato di terra. Qui, a pochi passi dalla Grotta della Poesia – una piscina naturale di origine carsica dalle acque limpide – si estende un’area archeologica che racconta oltre tremila anni di storia. Minoici, messapi, romani, monaci basiliani e cavalieri angioini: tutti hanno lasciato il segno. Il bello è che puoi visitarlo con una guida che ti spiega le fortificazioni dell’Età del Bronzo, le iscrizioni messapiche e i resti del castello medievale. E poi, magari, fare un tuffo (se permesso) nella Grotta, o semplicemente goderti la scogliera. Un posto che sembra sospeso nel tempo.
Cenni storici
La storia di Roca Vecchia è un susseguirsi di distruzioni e rinascite. Le prime fortificazioni risalgono all’Età del Bronzo (XV-XI sec. a.C.), con influenze minoico-egee. Un incendio le distrusse già nel XV sec. a.C., ma vennero ricostruite. In epoca messapica (IV-III sec. a.C.) il sito fiorì: fu costruita una cinta muraria incompiuta, tombe e fornaci; la città era forse Thuria Sallentina. Dopo un abbandono romano, nell’alto Medioevo anacoreti bizantini scavarono grotte abitative. Nel XIV secolo il conte Gualtieri di Brienne la trasformò in città fortificata, ma nel 1480 i Turchi la saccheggiarono. Nel 1544 il governatore Ferrante Loffredo la rase al suolo, e da allora rimase disabitata. Oggi gli scavi dell’Università del Salento continuano a portare alla luce reperti. Ecco i momenti chiave:
La Grotta della Poesia: un santuario a cielo aperto
A pochi metri dall’area archeologica si apre la Grotta della Poesia, una cavità carsica a cielo aperto di forma ellittica (circa 30×18 metri). Il nome deriva dal greco “posìa”, che significa sorgente d’acqua dolce. Non è una poesia romantica, ma un luogo sacro: sulle pareti sono state scoperte nel 1983 migliaia di iscrizioni in messapico, greco e latino, dedicate al dio Taotor (o Thador). La grotta era un santuario costiero, e la sua acqua dolce mista a quella marina la rendeva unica. L’accesso è incluso nel biglietto dell’area archeologica, ma attenzione: non è consentito il bagno (anche se in passato si poteva). Ci si può comunque affacciare e ammirare il colore cangiante dell’acqua. Una Grotta della Poesia Piccola, poco più a sud, completa il quadro con altre iscrizioni.
Un viaggio tra le mura: dal Bronzo al Medioevo
L’area archeologica si estende su oltre tre ettari e mostra stratificazioni uniche. Si parte dalle mura ciclopiche dell’Età del Bronzo (XV sec. a.C.), alte fino a 10 metri in alcuni punti, che testimoniano contatti con il mondo egeo. Poi si passa alle strutture messapiche: una cinta muraria incompiuta, tombe a camera e fornaci per ceramica. Il periodo medievale è rappresentato dai resti del castello angioino affacciato sul mare e da una chiesa seminterrata, il Santuario di Maria Santissima delle Grazie, costruito su una grotta bizantina. La torre di guardia del 1568, a base quadrata, completa la difesa costiera. Ogni strato racconta una storia: assedi, incendi, ricostruzioni. Gli scavi sono ancora in corso, e ogni anno emergono nuovi dettagli. Una visita guidata (obbligatoria) permette di non perdersi nulla.
Perché visitarlo
1. Un unicum archeologico: Roca Vecchia è considerata uno dei siti più importanti del Mediterraneo per la sua stratificazione. In pochi metri quadri puoi passare dall’Età del Bronzo al Medioevo. 2. La Grotta della Poesia: anche senza fare il bagno, è uno spettacolo della natura. Le iscrizioni antiche sulle pareti la rendono un museo a cielo aperto. 3. Una giornata completa: combini cultura e mare. Dopo la visita, puoi scegliere una delle vicine spiagge (Pascariello, Zolfara, Punta Sapone) per rilassarti. E d’estate, il biglietto include l’accesso sia agli scavi che alla grotta. Insomma, non è solo un sito archeologico: è un’esperienza che ti immerge nella storia del Salento.
Quando andare
Il periodo migliore è la tarda primavera o l’inizio dell’autunno: le giornate sono lunghe e il caldo non è ancora opprimente. In estate (giugno-agosto) il sito è molto frequentato, ma con la visita guidata si evita la folla. Se vuoi scattare foto senza turisti, punta al mattino presto (apertura alle 9). Il tramonto sulla scogliera è spettacolare, ma tieni conto che gli orari di chiusura potrebbero non permetterti di restare fino al tramonto. In inverno, il sito potrebbe avere orari ridotti o essere chiuso per maltempo; meglio verificare. Personalmente, ho trovato magica l’ora di apertura, quando la luce bassa illumina le mura antiche e la Grotta della Poesia riflette il cielo.
Nei dintorni
Dopo la visita, ti consiglio due tappe. La prima è Torre dell’Orso, a pochi chilometri a sud: una spiaggia di sabbia bianca con mare cristallino e due faraglioni (le Due Sorelle) che emergono dall’acqua. È una delle più belle del Salento. La seconda è il Santuario di Maria Santissima delle Grazie, proprio a Roca Vecchia: una chiesa seminterrata con colonne romane e un’effigie della Madonna in pietra leccese. Ogni maggio si tiene una processione. Se hai tempo, prendi il kayak per esplorare la costa rocciosa e la Grotta della Poesia Piccola. Oppure, semplicemente, passeggia lungo la scogliera: l’odore del mare e la vista sull’Adriatico valgono la sosta.