Questa basilica paleocristiana, consacrata nel 549, conserva mosaici eccezionali che raffigurano la Trasfigurazione. L’interno, con 24 colonne di marmo greco, ospita antichi sarcofagi. Ecco cosa non perdere:
- Mosaici absidali con croce gemmata e Sant’Apollinare tra 12 agnelli
- Campanile cilindrico del IX secolo alto 37,5 m
- Sarcofagi marmorei degli arcivescovi tra V e VIII secolo
- Cripta con le reliquie del santo
Visita facile con bus o bici da Ravenna.
Eventi nei dintorni

A pochi km da Ravenna, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe è un gioiello UNESCO con mosaici del VI secolo, tra cui la croce gemmata e Sant’Apollinare in preghiera. Consacrata nel 549, è la più grande basilica paleocristiana.
Cose da sapere
Introduzione
Appena entri nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe, resti senza fiato. Non è solo la dimensione – è la più grande basilica paleocristiana giunta fino a noi – ma la luce che filtra dalle 53 finestrelle e colpisce i mosaici dell’abside. Siamo a pochi chilometri da Ravenna, in quella che un tempo era la città portuale di Classe. Qui, nel VI secolo, un banchiere di nome Giuliano Argentario finanziò un’opera che ancora oggi lascia a bocca aperta. La croce gemmata che domina il catino absidale sembra fluttuare su un fondo oro, e sotto, Sant’Apollinare prega circondato da dodici agnelli. Un luogo che ti trasporta indietro nel tempo, tra fede e arte bizantina.
Cenni storici
La basilica fu costruita a partire dal 533 per volere del vescovo Ursicino, con i soldi di Giuliano Argentario, e consacrata il 9 maggio 549 dall’arcivescovo Massimiano. Sorge su un’area cimiteriale del II-III secolo, dove si ritiene fosse sepolto Sant’Apollinare, primo vescovo e patrono di Ravenna. Nel corso dei secoli ha subito spoliazioni – i marmi delle navate furono portati via da Sigismondo Malatesta per il Tempio Malatestiano di Rimini – ma ha conservato la struttura originaria. Dal 1996 è patrimonio UNESCO. Ecco i momenti chiave:
- 533-549 d.C. – Costruzione e consacrazione.
- IX-X secolo – Aggiunta del campanile cilindrico e della cripta.
- 1449 – Spoliazione dei marmi da parte di Malatesta.
- 1996 – Dichiarazione Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Il catino absidale: un cielo di mosaici
Il clou della visita sono i mosaici dell’abside, realizzati a partire dal VI secolo. Nella parte alta, una croce tempestata di gemme e madreperle domina su un cielo stellato, con il volto di Cristo al centro. Ai lati, Mosè ed Elia, e tre pecorelle che rappresentano Pietro, Giacomo e Giovanni: è la Trasfigurazione, ma raccontata in modo simbolico. Sotto, Sant’Apollinare in preghiera, con le braccia aperte, circondato da dodici agnelli bianchi. Il prato è pieno di fiori, rocce e uccelli – un giardino del paradiso. L’effetto è quasi ipnotico. Sull’arco trionfale, gli arcangeli Michele e Gabriele, con abiti bizantini preziosi. E non perdere il pannello con l’imperatore Costantino IV che concede privilegi alla chiesa di Ravenna.
Architettura e luce: le colonne e il campanile
L’interno è a tre navate, separato da 24 colonne di marmo greco proveniente dal Mar di Marmara. I capitelli a foglie d’acanto sembrano mossi dal vento – un dettaglio che ti fa fermare a guardare. La luce entra dalle finestre e dalle monofòre, creando giochi di ombre. All’esterno, il campanile cilindrico è alto 37,5 metri, con finestre che diventano più ampie salendo: monofore, bifore, trifore. Salirlo? Non è possibile, ma da fuori è un punto di riferimento. La facciata, alta 30 metri, era preceduta da un quadriportico oggi scomparso. L’atmosfera è raccolta, quasi mistica – anche se i marmi originali furono asportati, la struttura è rimasta intatta. Un esempio perfetto di architettura paleocristiana.
Perché visitarlo
Tre motivi per non perdertela. Primo: è la più grande basilica paleocristiana esistente, un pezzo di storia che ti fa capire com’era l’architettura sacra nel VI secolo. Secondo: i mosaici sono unici – la croce gemmata e la rappresentazione della Trasfigurazione sono tra i migliori esempi di arte bizantina in Italia. Terzo: fa parte del Parco Archeologico di Classe, quindi puoi abbinare la visita al Museo Classis e all’Antico Porto. Inoltre, l’ingresso è gratuito per gli under 18 e la prima domenica del mese. Un’esperienza che vale il viaggio fino a Ravenna.
Quando andare
Il momento migliore? Ti direi nel tardo pomeriggio, quando il sole basso entra dalle finestre dell’abside e fa brillare i mosaici. L’oro della croce gemmata sembra prendere fuoco. In estate, le giornate sono lunghe, ma anche l’autunno ha una luce morbida. Evita il weekend se puoi – la domenica pomeriggio apre solo dalle 13:30, ma è più affollata. Io ci sono stato a maggio, con il cielo limpido, ed era perfetto. In inverno, la luce è più bassa, ma l’interno è comunque suggestivo. Non andare il 25 dicembre, è chiuso.
Nei dintorni
Vicino alla basilica, ti consiglio due tappe. Prima, il Museo Classis Ravenna (ex zuccherificio): racconta la storia del porto di Classe e della civiltà bizantina. Poi, l’Antico Porto di Classe, un’area archeologica all’aperto con i resti delle banchine romane. A pochi passi, puoi anche vedere il Mausoleo di Teodorico (ma è in centro a Ravenna). Se hai tempo, il centro di Ravenna è pieno di altri mosaici UNESCO: San Vitale, il Battistero Neoniano. Tutti collegati da una pista ciclabile – noleggia una bici e goditi la pianura.
Itinerari nei dintorni
💡 Forse non sapevi che…
Si narra che nel 1721 i fedeli colpissero il mosaico della Consegna dei Privilegi per staccare tessere come reliquie, danneggiando l’opera. Oggi, durante il Ravenna Festival, il coro della basilica riecheggia la Messa in si minore di Bach.






