Introduzione
Il Castello di Cosseria non è solo una rovina, è un punto di osservazione privilegiato che ti fa sentire il padrone dell’Alta Val Bormida. Arrivando dal borgo, con una breve camminata in salita, la sua torre quadrata del XII secolo spunta all’improvviso, solitaria e maestosa. La sensazione è quella di scoprire un segreto ben custodito. Da lassù, la vista spazia a 360 gradi: si abbracciano i morbidi crinali liguri e, con un po’ di fortuna nelle giornate terse, si scorgono i sentieri dell’Alta Via dei Monti Liguri che serpeggiano in lontananza. Non è un museo asettico, ma un luogo dove la storia si tocca con mano, tra le pietre consumate e il vento che soffia costante.
Cenni storici
La sua storia è un intreccio di potere medievale e scontri epocali. Nato come avamposto dei Marchesi Del Carretto nel XII secolo, il castello controllava le vie di comunicazione verso il Piemonte. Il suo momento più celebre, però, arriva nel 1796, durante la Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte. Qui si combatté una feroce battaglia tra francesi e austro-piemontesi. Girando tra i resti, si notano ancora i segni degli scontri sulle mura. Poi, il declino: abbandonato, diventò una cava di pietra per le case del paese. Oggi, dopo interventi di consolidamento, è un monumento che racconta secoli in poche, suggestive rovine.
- XII secolo: Costruzione della torre quadrata da parte dei Marchesi Del Carretto.
- 1796: Battaglia di Cosseria, episodio cruciale delle guerre napoleoniche.
- Secoli XIX-XX: Abbandono e parziale smantellamento.
- Anni 2000: Opere di consolidamento e valorizzazione come bene pubblico.
La torre e il suo sguardo
La torre quadrata è il cuore del sito. Salire i pochi gradini rimasti (attenzione, non ci sono protezioni) fino alla sua base regala un’emozione particolare. Da qui, il panorama è davvero unico. A sud, lo sguardo corre verso la costa ligure, anche se lontana; a nord, invece, si immerge nelle valli interne, dove l’Appennino si fa più aspro. È il posto perfetto per orientarsi con la mappa dei sentieri dell’Alta Via. Personalmente, mi piace immaginare le vedette medievali che scrutavano l’orizzonte da questo stesso punto. Oggi, al posto degli elmi, ci sono i cappellini dei trekker che passano sul sentiero sottostante. A volte si sentono le loro voci salire dal bosco, un richiamo moderno a un crocevia antico.
Tra le rovine della battaglia
Non limitarti a guardare la torre. Gira tra i resti sparsi delle mura e delle strutture basse. Con un po’ di attenzione, si notano differenze nelle pietre: alcune sono originali, altre mostrano i segni di ricostruzioni o dei colpi di cannone del 1796. C’è un angolo, verso est, dove il muro è particolarmente frastagliato – chissà se è lì che si concentrò l’assalto. Non troverai pannelli esplicativi dettagliati, e forse è meglio così: ti costringe a osservare, a cercare con gli occhi. L’erba cresce tra i sassi, e d’estate fioriscono i cardi. È un contrasto potente tra la violenza della storia e la pace ostinata della natura che riconquista tutto. Ti viene da pensare a quanta storia è passata da queste pietre, senza bisogno di didascalie.
Perché visitarlo
Per almeno tre motivi concreti. Primo: è un balcone panoramico gratuito e senza orari sull’Alta Via dei Monti Liguri, perfetto per farsi un’idea del territorio prima di un trekking o semplicemente per una pausa contemplativa. Secondo: offre una lezione di storia tangibile, dove l’epoca medievale e quella napoleonica si sovrappongono in pochi metri quadrati; non è una ricostruzione, è l’originale consumato dal tempo. Terzo: la camminata di avvicinamento dal borgo di Cosseria è breve ma immersiva, ti fa staccare subito dalla strada asfaltata e ti prepara all’atmosfera del luogo. È un’esperienza completa, non solo una foto da cartolina.
Quando andare
Il momento magico? Un pomeriggio d’autunno inoltrato, quando l’aria è frizzante e limpida. I colori dei boschi in valle diventano caldi, e la luce radente del sole esalta ogni rilievo delle pietre e dei monti lontani. D’estate può fare molto caldo sul colle spoglio, mentre in primavera il verde è esplosivo ma a volte la foschia nasconde le vedute più ampie. In inverno, con la nebbia, diventa un luogo misterioso e quasi spettrale, ma le visuali si riducono. L’autunno, secondo me, è il compromesso perfetto: bellezza, visibilità e quell’atmosfera malinconica che si addice a una rovina.
Nei dintorni
La visita al castello si abbina benissimo a un’esperienza tematica. Poco lontano, a Millesimo, c’è il Ponte della Gaietta, un antico ponte romano-gotico sul fiume Bormida, perfetto per un altro tuffo nel passato. In alternativa, se vuoi proseguire sul tema ‘vie storiche’, puoi percorrere un tratto dell’Alta Via dei Monti Liguri nei pressi di Monte Settepani, dove i panorami si fanno ancora più ampi. Sono entrambe opzioni che arricchiscono il contesto senza allontanarsi dallo spirito di scoperta dell’area.