Cosa vedere in provincia di Foggia: Gargano e dintorni


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per: chi cerca una vacanza tra mare, storia e natura
  • Punti forti: costa del Gargano, siti archeologici, castelli medievali
  • In sintesi: una provincia dai mille volti, perfetta per un viaggio slow fuori dalle rotte più battute

Eventi nei dintorni


Se pensi alla provincia di Foggia, la mente va subito al Gargano, con le sue scogliere a picco sul mare e le acque cristalline. Ma questa terra offre molto di più: siti archeologici come Herdonia e Grotta Paglicci, castelli normanni e svevi a Lucera e Monte Sant'Angelo, e borghi autentici come Faeto e Bovino. Ho girato la zona per giorni, tra percorsi naturalistici e tappe enogastronomiche, e ho selezionato le esperienze imperdibili. Che tu sia un amante della storia o un cercatore di spiagge, qui trovi un mix unico. Dai consigli pratici di Viaggio in Puglia e Italia.it, ecco cosa non perdere in provincia di Foggia.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Pizzomunno: il simbolo di Vieste tra leggenda e mare

PizzomunnoSe c'è un luogo che racchiude l'anima di Vieste, è il Pizzomunno. Questo imponente monolite di pietra calcarea, alto 25 metri, si erge all'inizio della spiaggia del Castello (detta anche Scialara) e da sempre è il simbolo della città. Come si fa a non restare colpiti? È lì, bianco, solitario, a fare da sentinella al mare turchese del Gargano. Ma la sua magia va oltre l'aspetto geologico: la leggenda di Pizzomunno e Cristalda gli regala un'anima. Si narra che il giovane pescatore, dopo aver perso l'amata rapita dalle sirene gelose, si sia pietrificato dal dolore. E ogni cento anni, per una notte, i due amanti si riabbracciano. Storia o fantasia? Poco importa, quando sei lì a guardarlo. La spiaggia intorno è un incanto: sabbia chiara e fine, acqua che sfuma dal blu al verde, e una vista sul centro storico arroccato sulla scogliera. Se ci passi, non perderti la tradizione: si dice che chi fa un giro completo attorno al Pizzomunno tornerà a Vieste. Io l'ho fatto, chissà... Per una visita più tranquilla, punta a giugno o settembre; d'estate è affollato, ma l'alba o il tramonto regalano momenti indimenticabili. E se vuoi una prospettiva diversa, sali su Via Bacco o Via Barion: da lassù lo vedrai dominare la costa.

Pizzomunno

Castello normanno-svevo-angioino-aragonese

Castello normanno-svevo-angioino-aragoneseArroccato sul punto più alto di Monte Sant'Angelo, il Castello normanno-svevo-angioino-aragonese domina il Gargano, il Golfo di Manfredonia e il Tavoliere. Le sue origini risalgono al IX secolo, quando il vescovo longobardo Orso I edificò un castrum bizantino tra l'837 e l'838. Da allora, ogni dominazione ha lasciato il segno: i Normanni con l'imponente Torre dei Giganti (alta 18 metri, mura spesse 3,70 metri), gli Svevi con la Sala del Tesoro di Federico II, dedicata alla sua favorita Bianca Lancia; gli Angioini, che la trasformarono in prigione di stato (vi fu rinchiusa Filippa d'Antiochia e forse assassinata la regina Giovanna I); e infine gli Aragonesi, che nel XV secolo aggiunsero il torrione a mandorla e il fossato. Passeggiando tra le mura, si respira un'atmosfera medievale autentica. Il cortile interno, con le sue mura e torri cilindriche, e la scala che sale agli appartamenti del castellano raccontano storie di principi e cortigiani. Non perdete il camminamento vicino al muro di cinta: la vista spazia dal mare al borgo, regalando un colpo d'occhio unico. Dopo secoli di abbandono e restauri, oggi il castello è di proprietà comunale (dal 1907) e ospita eventi e visite. Un gioiello tutto da scoprire, tra leggende di fantasmi e reperti dell'età del ferro emersi dagli scavi recenti.

Castello normanno-svevo-angioino-aragonese

Fortezza svevo-angioina di Lucera: una delle più imponenti fortificazioni medievali d'Europa

Fortezza svevo-angioina di LuceraArroccata sulla sommità del Monte Albano, la Fortezza svevo-angioina di Lucera è un gigante di laterizio e storia. Con la sua cinta muraria lunga 900 metri e alta 13 metri, è una delle più vaste fortificazioni medievali d'Europa, e ti assicuro che la vista dal camminamento ti lascerà senza fiato: da quassù si abbraccia tutto il Tavoliere delle Puglie, fino al Gargano e al Subappennino Dauno quando il cielo è limpido.

La storia qui si legge in due strati ben distinti. Nel 1233, Federico II vi fece costruire il suo palatium imperiale, di cui oggi resta solo il basamento troncopiramidale con un cortile che, al terzo piano, si trasformava in ottagono – un’anticipazione di Castel del Monte. Dopo la morte dell’imperatore, Carlo I d’Angiò trasformò la residenza in una vera fortezza: tra il 1269 e il 1283 fece erigere l’imponente cinta, intervallata da 13 torri quadrate, 2 bastioni pentagonali e 2 torri cilindriche – la Torre del Leone (15 m) e la Torre della Leonessa (25 m), che svettano sull’ingresso.

Oggi si può camminare lungo le mura, visitare le torri e osservare i resti del palazzo federiciano e della chiesa angioina di San Francesco. All’interno del forte, il Servizio Accoglienza Turistica offre visite guidate gratuite (chiama lo 0881-541662). Durante l’estate, non perderti la rievocazione storica “Luceria 1240”, che ricrea l’accampamento medievale di Federico II. Aperta dal martedì alla domenica (10-13 e 15-19), la fortezza è un tuffo nel Medioevo che merita assolutamente una sosta nel tuo viaggio in Capitanata.

Fortezza svevo-angioina di Lucera

Faro di Isola Sant'Eufemia: il guardiano del Gargano

Faro di Isola Sant'EufemiaSe c'è un luogo che racchiude tutto il fascino del Gargano, è il Faro di Isola Sant'Eufemia. Situato su uno scoglio a circa 800 metri da Vieste, questo faro è attivo dal 1868 e da allora illumina il Mare Adriatico con i suoi tre lampi bianchi ogni 15 secondi, visibili fino a 25 miglia nautiche. La torre ottagonale, alta 27 metri, poggia sulla vecchia casa del fanalista, oggi disabitata dopo l'automazione del 1997. Raggiungerlo via mare è un'avventura: si parte dal porto di Vieste, si approda a un molo e si sale su una passerella panoramica da cui si gode una vista mozzafiato sul centro storico e sul mare. Peccato non si possa entrare, ma anche solo vederlo da vicino regala un'emozione unica.

Ma la vera sorpresa è quello che nasconde: una grotta con oltre 200 iscrizioni votive in greco e latino, lasciate da marinai che invocavano Venere Sosandra, la dea salvatrice. Il culto risale al III secolo a.C., e le incisioni coprono le pareti come un diario di viaggio millenario. Tra queste spicca l'iscrizione del doge veneziano Pietro Orseolo II, che nel 1002 sostò qui con la sua flotta diretto a Bari per liberarla dai Saraceni. Un vero e proprio scrigno di storia, ancora oggi oggetto di scavi da parte delle Università di Bari e Foggia.

Se passate da Vieste, non perdetevi un giro in barca fino all'isolotto. Il faro non è accessibile, ma il panorama e la storia che si respira meritano la traversata. Portate la macchina fotografica: lo scoglio con la torre che si staglia contro il cielo è un'immagine che resta impressa.

Faro di Isola Sant'Eufemia

Herdonia: l'antica città daunia che svela i suoi segreti

HerdoniaNel cuore della provincia di Foggia, a pochi chilometri da Ordona, sorge il sito archeologico di Herdonia, un luogo che ha attraversato millenni di storia. Abitata già in epoca daunia, divenne un importante municipio romano grazie alla via Traiana. Oggi, ciò che resta è un affascinante puzzle di rovine che racconta la vita di una città antica. Passeggiando tra i resti, ci si imbatte nel foro circondato da botteghe, nella basilica con le sue imponenti colonne (42x26 metri), nel macellum (il mercato coperto) e nelle terme con ambienti caldi e freddi riccamente decorati. L'anfiteatro ellittico (74x59 metri) sfrutta un fossato difensivo, un dettaglio che stupisce. Ma Herdonia non è solo romana: i reperti più preziosi, come la Stele Daunia del VII-VI secolo a.C. e il ricamo del guerriero del IV secolo a.C. (il più antico d'Italia), sono custoditi nel vicino Museo Archeologico HERMA, inaugurato nel 2017. Purtroppo, il sito versa in stato di abbandono: gli scavi si sono fermati nel 2000 e molti monumenti sono stati reinterrati. La custodia è affidata a volontari. Nonostante ciò, visitarlo regala emozioni autentiche: si entra gratis, si cammina tra erba e pietre, e si immagina la vita di duemila anni fa. Un'esperienza che consiglio a chi ama l'archeologia senza filtri, ma con un pizzico di malinconia.

Herdonia

Grotta Paglicci

Grotta PaglicciLa Grotta Paglicci è uno dei siti paleolitici più straordinari d’Italia, eppure pochi lo conoscono. Situata a Rignano Garganico, sul Gargano, questa cavità carsica ha restituito oltre 45.000 reperti, tra cui pitture parietali di cavalli e mani in ocra rossa, uniche in Italia. All'interno sono state scoperte due sepolture gravettiane di circa 30.000 anni fa: una ragazza di 12-13 anni e una giovane donna, entrambe con ricchi corredi funerari. Ma non finisce qui: tra i reperti spicca il più antico cane domestico italiano, vissuto tra 14.000 e 20.000 anni fa, e un pestello di 32.000 anni con tracce di avena, che svela l’alimentazione dei nostri antenati. L’arte mobiliare è eccezionale: un frammento di tibia inciso con uno stambecco, datato 22.000 anni, è considerato la più antica opera d’arte paleolitica datata al carbonio in Italia. Purtroppo la grotta non è visitabile per motivi di sicurezza – è di proprietà privata e soggetta a crolli. Ma a Rignano Garganico è stato allestito il Museo del Paleolitico di Grotta Paglicci, riaperto nel 2021 con un allestimento multimediale che vi farà immergere nell’epoca preistorica. Potrete vedere reperti originali, ricostruzioni 3D e proiezioni. Se amate la preistoria, è una tappa obbligata. Non me lo sarei aspettato, ma il Gargano non è solo mare e boschi: qui la storia dell’uomo è scritta nelle rocce. Vale la pena deviare per una visita al museo: vi stupirà.

Grotta Paglicci

Anfiteatro Romano Augusteo di Lucera

Anfiteatro Romano AugusteoSe passate da Lucera, non potete perdervi l’Anfiteatro Romano Augusteo, uno dei più antichi del Sud Italia e anteriore al Colosseo. Costruito tra il 27 a.C. e il 14 d.C. per volere del magistrato Marco Vecilio Campo, che lo finanziò di tasca propria su terreno di sua proprietà, era dedicato all’imperatore Augusto. Poteva ospitare fino a 18.000 spettatori, un numero impressionante per l’epoca: l’arena misura 75,20 x 43,20 metri, e la struttura esterna raggiunge i 131 x 99 metri. La pianta ellittica sfrutta una depressione naturale; oggi si accede da due portali ricostruiti con colonne ioniche e un’iscrizione dedicatoria. Sotto l’arena corre una galleria di servizio con tre fosse, usata per macchinari e animali. Per secoli abbandonato e usato come cava dopo il sacco di Costante II nel 663, fu riportato alla luce dagli scavi del 1932 e restaurato tra il 2006 e il 2009. Oggi è visitabile e spesso ospita eventi culturali, con una gradinata di circa mille posti a sedere. Passeggiando tra i corridoi e le gradinate, si respira l’atmosfera dei giochi gladiatori e delle venationes. Il panorama dalla parte alta include le mura federiciane e la cattedrale. Consiglio una visita al mattino presto o al tramonto, quando la luce esalta i dettagli dell’opus reticulatum. L’ingresso è in Viale Augusto; per orari e biglietti (il costo è economico e spesso include il Museo Civico) meglio contattare il Comune, perché le informazioni variano a seconda della stagione. Scarpe comode e acqua d’obbligo d’estate.

Anfiteatro Romano Augusteo

Il Castello Svevo-Angioino di Manfredonia

Castello Svevo-Angioino di ManfredoniaIl Castello Svevo-Angioino di Manfredonia è uno di quei luoghi che ti fa fare un salto indietro nel tempo. Affacciato sul mare, con le sue mura massicce e le torri che sembrano raccontare storie di battaglie e dominazioni. Non è il frutto di un progetto unico, ma il risultato di stratificazioni: iniziato da Manfredi di Svevia, completato da Carlo I d'Angiò nel 1279 e poi trasformato dagli Aragonesi nel XV secolo. La pianta quadrangolare con le torri angolari – tre cilindriche e un bastione pentagonale – è il suo biglietto da visita. Passeggiando nel cortile d'armi, quasi si sentono gli echi dei soldati svevi e dei prigionieri borbonici. Dal 1620 ha perso la funzione difensiva, diventando caserma e prigione. Oggi, dopo un restauro, ospita il Museo Nazionale Archeologico, con i reperti più importanti della Capitanata, tra cui le celebri Stele Daunie, bassorilievi del VII-VI secolo a.C. che raccontano la vita degli antichi Dauni. La visita è ben organizzata: si accede per fasce orarie, biglietto intero 5 euro (cumulativo con Siponto a 7). Salendo sulle terrazze, la vista sul porto e sul Gargano è spettacolare. Un consiglio spassionato: non limitatevi all'esterno, il museo merita davvero, soprattutto se amate l'archeologia. E se passate a Natale, nel fossato fanno un presepe vivente – un tocco magico.

Castello Svevo-Angioino di Manfredonia

Torre Mileto: spiaggia e torre storica

Torre MiletoSe cercate un posto fuori dai soliti giri, Torre Mileto è una di quelle scoperte che ripagano. Siamo tra San Nicandro Garganico e Lesina, in quella fascia costiera che separa il Lago di Lesina dal mare Adriatico. Il panorama è uno di quelli che ti fermi a guardare: da una parte la laguna, dall'altra il blu del mare, e in mezzo una spiaggia di sabbia finissima circondata da ulivi secolari.

Il nome viene dall'omonima torre costruita nel 1568, durante la dominazione spagnola. Alta 18 metri e a forma tronco-piramidale, sorge su una piccola penisola. Serviva per avvistare i pirati ottomani: dai fori degli archi venivano lanciate pietre. Più tardi, nell'Ottocento, è stata adibita a stazione meteorologica e faro. Oggi si può visitare solo dall'esterno, ma ogni tanto – come per la Giornata della Costa – organizzano aperture straordinarie con visite guidate. Dalla torre la vista è mozzafiato, merita fare due passi fino lassù.

La spiaggia è selvaggia, con due lembi distinti: a sud è più ampia e sabbiosa, perfetta per nuotare; a nord è più riparata e tranquilla. Il mare è limpido e digrada dolcemente. Se vi piace il birdwatching, portatevi un binocolo: dune e vegetazione mediterranea attirano molti uccelli.

Nei dintorni non perdetevi il Lago di Lesina: le tradizionali “paranze” per la pesca delle anguille sono uno spettacolo, e se passate a cena assaggiate l'anguilla alla brace o la zuppa di pesce di laguna. Per arrivare, meglio l'auto: da San Nicandro sono dieci minuti. In alternativa, c'è un bus della Sita Sud (linea 729) che collega San Marco in Lamis e San Nicandro.

Torre Mileto

Castel Pagano: storia, leggende e panorama mozzafiato

Castel PaganoArroccato a 545 metri di altitudine su uno sperone del Gargano, Castel Pagano è uno di quei luoghi che ti lasciano senza fiato. Da qui lo sguardo corre libero sul Tavoliere, fino ai monti del Molise e al lago di Lesina. Un panorama che da solo vale il viaggio. Ma il bello è che questo sito è anche un tuffo nella storia.

Le origini del castello sono avvolte nel mistero: forse risale al IX secolo, ma è sotto Federico II che vive il suo momento d'oro. L'imperatore vi insediò una guarnigione di soldati saraceni provenienti dalla Sicilia, e proprio a loro si deve il nome 'Pagano'. Oggi restano imponenti ruderi: un lungo muro con due porte, una torre circolare, e il mastio pentagonale alto fino a 7 metri, che ancora domina la vallata.

Curiosità: nel sito sono state scoperte oltre 200 cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, segno di un insediamento ben organizzato. E poi ci sono le leggende: l'apparizione della Madonna a un cieco, la battaglia tra San Michele e un serpente gigante, e la storia del principe saraceno che impazzì per amore.

Castel Pagano è visitabile gratuitamente. Basta seguire le indicazioni per Stignano da Apricena. Portatevi acqua e scarpe comode: si cammina tra i resti e la natura del Parco del Gargano. Un posto che consiglio a chi ama la storia, i panorami e un pizzico di mistero.

Castel Pagano

Torre Alemanna, il gioiello teutonico di Cerignola

Torre AlemannaSe vi capita di passare per la provincia di Foggia, non perdetevi Torre Alemanna, un gioiello medievale nascosto a Borgo Libertà, a 18 km da Cerignola. È l'unica fortezza dei Cavalieri Teutonici ancora in piedi nel Mediterraneo, roba da far venire i brividi. La torre quadrata, alta 24 metri, domina la campagna e racchiude un tesoro: al piano terra, affreschi del Duecento con santi e scene della Passione, scoperti durante i restauri. La storia inizia nel 1231, quando Federico II donò queste terre ai Teutonici. Poi passò a cardinali, che aggiunsero il Palazzo dell'Abate e una loggia settecentesca. Oggi il complesso ospita il Museo della Ceramica, con reperti rinascimentali venuti alla luce negli scavi. L'ingresso è spesso gratuito, ma meglio prenotare (tel. 3929927977). Aperto lun-ven 9-13, sabato su prenotazione. Io ci sono stato in un pomeriggio tranquillo, e l'atmosfera era magica. Consiglio di abbinare una visita al vicino Piano delle Fosse Granarie di Cerignola, un sistema di oltre 600 fosse per il grano, unico nel suo genere. Insomma, un tuffo nel medioevo che non ti aspetti.

Torre Alemanna

Castello di Crepacuore: l'eco di una fortezza scomparsa

Castello di CrepacuoreArroccato sulla cima del Monte Castiglione, a 959 metri di altitudine, il Castello di Crepacuore era un imponente baluardo normanno che dominava il valico appenninico di San Vito, lungo la via Francigena. Oggi di lui non resta nessuna traccia visibile: la collina è ricoperta da boschi e il silenzio ha sostituito il clamore delle armi. Eppure, basta fermarsi un attimo e lasciar vagare lo sguardo per immaginare l'importanza strategica di questo luogo. Qui, nel 1024, gli imperatori bizantini Basilio e Costantino assegnarono la fortezza al vescovo di Troia. Poi arrivarono i normanni, poi gli svevi, e infine gli angioini. Carlo I d'Angiò, nel 1269, la restaurò con 200 soldati e 700 uomini per stringere d'assedio la colonia saracena di Lucera. Dopo la vittoria, la guarnigione provenzale vi si stabilì, ma ben presto abbandonò il castello per fondare i paesi di Celle San Vito e Faeto, dando origine alla minoranza francoprovenzale ancora oggi presente. Il terremoto del 1456 e le guerre angioino-aragonesi ne segnarono la fine: le pietre del castello furono spogliate e riutilizzate per costruire case, stalle e chiese nei dintorni. Visitare il sito oggi è un'esperienza quasi mistica: si sale tra i sentieri del Monte Castiglione, si respira aria pura e si cerca invano un rudere. Ma la storia è tutta lì, nell'aria, nei toponimi e nelle voci dei falchi che solcano il cielo. Per chi ama i luoghi carichi di memoria, Crepacuore è una tappa imperdibile nel cuore della Daunia.

Castello di Crepacuore

Villa di Faragola: un gioiello tardoantico rinato dalle ceneri

Villa di FaragolaNel cuore della Daunia, ad Ascoli Satriano, sorge uno dei siti archeologici più affascinanti della Puglia: Villa di Faragola. Questa residenza aristocratica tardoantica raggiunse il suo massimo splendore tra il IV e il VI secolo d.C., quando probabilmente apparteneva alla potente famiglia senatoria degli Scipioni Orfiti. Passeggiando tra i resti, ti imbatti in una cenatio estiva da sogno: una sala da pranzo di 128,5 m² con pavimento in marmi policromi e al centro uno stibadium semicircolare in muratura, dove i padroni di casa banchettavano sdraiati su divani, mentre l'acqua scorreva a cascata in una vasca creando giochi di luce. Il tutto era pensato per stupire gli ospiti, con un contatto visivo diretto con la campagna circostante. Poco lontano, le terme private si estendevano per oltre 1000 m², tra le più grandi d'Italia, con mosaici in pasta vitrea, marmi provenienti da Tunisia e Grecia, e persino una statua marmorea di un bambino cacciatore. Purtroppo, nel 2017 un incendio doloso devastò il sito, danneggiando gravemente coperture e decorazioni. Ma dopo un restauro da 3 milioni di euro, concluso a novembre 2024, Villa di Faragola riapre al pubblico da aprile 2025. I restauratori hanno scelto di lasciare visibili alcuni segni del fuoco, come memoria storica. Oggi puoi visitare il parco archeologico e ammirare lo stibadium, i mosaici restaurati e le terme. Un'iniziativa speciale: l'azienda vinicola Tenute Sannella ha dedicato due vini al sito, lo Stibadium e il Villa di Faragola, simboli di rinascita. Se passi da queste parti, non perderti questo viaggio indietro nel tempo.

Villa di Faragola

Santa Maria di Devia: un capolavoro romanico nascosto sul Gargano

Santa Maria di DeviaNel cuore del Parco Nazionale del Gargano, su una collina del Monte d'Elio a pochi passi da San Nicandro Garganico, sorge la Chiesa di Santa Maria di Devia. Un gioiello del romanico pugliese che spesso passa inosservato, ma che merita assolutamente una visita. Eretta nell'XI secolo sulle rovine di un antico casale slavo, questa chiesa a tre navate e tre absidi custodisce al suo interno un ciclo di affreschi bizantineggianti datati tra il XII e il XIV secolo. Tra le scene più suggestive, spicca la Deesis nell'abside centrale: Cristo Pantocratore affiancato dalla Vergine e da San Giovanni Battista, con un'iscrizione che recita Ego sum lux mundi. Nella navata destra, invece, si trovano raffigurazioni di santi, una Theotokos Odeghitria e persino Sant'Ippolito a cavallo.

La chiesa ha una storia travagliata: dopo l'abbandono del borgo di Devia nel XIV secolo, fu usata come stalla e il tetto crollò, finché non venne restaurata nel 1969. Oggi è un luogo di pace, con un panorama che spazia dai laghi di Lesina e Varano fino alle Isole Tremiti e, nelle giornate limpide, al Gran Sasso.

Visitarla è facile: si arriva in auto seguendo le indicazioni per Torre Mileto, e l'ingresso è gratuito. Attenzione però agli orari: è aperta al pubblico solo in estate (dopo la festa della Madonna del Carmine fino a fine agosto) e su appuntamento. Per il resto dell'anno, conviene chiamare la Parrocchia del Carmine allo 0882471889. Il sito è privo di barriere architettoniche ed è inserito in un parco archeologico con sentieri che ripercorrono antiche mulattiere. Un consiglio: se siete in zona a Ferragosto, non perdete la messa di mezzanotte del 14 agosto e la suggestiva processione in mare del giorno dopo.

Santa Maria di Devia

Castello Ducale di Torremaggiore: un tuffo nel Medioevo

Castello DucaleSe passate da Torremaggiore, non potete perdervi il Castello Ducale, un gioiello che affonda le radici nel XII secolo. Nato come torre normanna, è stato ampliato nei secoli fino a diventare la residenza dei Duchi De Sangro (quelli della Cappella Sansevero a Napoli, sì). La pianta è un quadrilatero irregolare con sei torri: quattro cilindriche agli angoli e due quadrate, di cui una nel cortile centrale che è la parte più antica. Il fossato, un tempo profondo sei metri e pieno d'acqua, oggi è quasi tutto interrato: se ne vede solo un tratto. Entrando, il cortile pavimentato in pietra lavica vi accoglie con un porticato e un pozzo. Salite le scale – una doppia scala – e arrivate al piano nobile: qui trovate la Sala del Trono con affreschi seicenteschi di scuola napoletana, e la Cappella Palatina decorata allo stesso modo. Da non perdere la meridiana sulla torre centrale e, per i più coraggiosi, la cella della prigione nella torre nord-ovest. All'interno c'è anche il Museo Civico Giacomo Negri, con opere dello scultore locale, e una mostra di reperti archeologici da Fiorentino, il luogo dove morì Federico II di Svevia. Piccola chicca: qui nacque nel 1710 Raimondo de Sangro, scienziato e alchimista. Per visitarlo, dovete prenotare contattando l'Ufficio Cultura del comune (0882 383468). Monumento nazionale dal 1902, è un posto che profuma di storia.

Castello Ducale