Museo Egizio Torino: oltre 40.000 reperti e percorsi interattivi per famiglie

Il Museo Egizio di Torino, situato nel Palazzo dell’Accademia delle Scienze, ospita oltre 40.000 reperti che raccontano tremila anni di storia egizia. Fondato nel 1824, è il più antico museo dedicato a questa civiltà e vanta la seconda collezione più importante al mondo dopo quella del Cairo. Il percorso moderno e coinvolgente include ricostruzioni, video e postazioni interattive accessibili a tutti, anche alle famiglie con bambini.

  • Statua di Ramses II alta quasi due metri in diorite all’ingresso
  • Tomba di Kha e Merit perfettamente conservata con oggetti quotidiani
  • Galleria dei Re con statue colossali e il Papiro dei Re
  • Percorsi interattivi per bambini con attività sui geroglifici


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Museo Egizio Torino: oltre 40.000 reperti e percorsi interattivi per famiglie
Il Museo Egizio di Torino, fondato nel 1824, è il più antico museo egizio al mondo con la seconda collezione più grande dopo Il Cairo. Scopri la Statua di Ramses II, la Tomba di Kha e Merit e percorsi interattivi per bambini.

Cose da sapere


Introduzione

Entrare nel Museo Egizio di Torino è come fare un salto nel tempo, ma non in modo noioso da libro di storia. Ti ritrovi faccia a faccia con mummie, sarcofagi e statue che sembrano quasi parlare, in un’atmosfera che ti lascia senza fiato. È il più antico museo egizio al mondo, fondato nel 1824, e non è solo una collezione polverosa: qui si respira la vita dell’antico Egitto, con reperti che ti fanno sentire un esploratore più che un turista. La sensazione è unica, quasi surreale, soprattutto quando ti trovi davanti alla Tomba di Kha e Merit, perfettamente conservata con tutti i suoi oggetti quotidiani. Per me, è stato come scoprire un tesoro nascerto nel cuore di Torino, lontano dalle solite attrazioni.

Cenni storici

La storia del museo inizia con Carlo Felice di Savoia, che nel 1824 acquistò la collezione di Bernardino Drovetti, un diplomatico con la passione per l’Egitto. Da lì, è cresciuto grazie a scavi e donazioni, diventando un punto di riferimento mondiale. Non è solo un museo, ma un pezzo di storia torinese che si intreccia con l’egittologia. Ricordo che mi ha colpito sapere che Giovanni Battista Belzoni, un esploratore padovano, contribuì con reperti importanti, come la statua colossale di Seti II. La timeline qui sotto ti dà un’idea di come si è evoluto, senza troppi dettagli noiosi.

  • 1824: Fondazione con l’acquisizione della collezione Drovetti
  • 1903-1937: Espansione sotto la direzione di Ernesto Schiaparelli, con scavi in Egitto
  • 2015: Riapertura dopo un grande restauro, che lo ha reso più moderno e interattivo

Percorsi interattivi per famiglie

Se pensi che un museo egizio sia solo per adulti, ti sbagli di grosso. Qui hanno creato percorsi pensati per i bambini, con attività che li fanno divertire mentre imparano. Per esempio, c’è una zona dove possono vestirsi da antichi egizi e scoprire i geroglifici in modo giocoso. Ho visto famiglie trascorrere ore senza annoiarsi, e i più piccoli rimangono affascinati dalle mummie degli animali, come gatti e coccodrilli. È un modo intelligente per avvicinare tutti alla storia, senza quel tono da lezione scolastica. Personalmente, trovo che renda la visita più coinvolgente, anche per me che non ho figli: si respira un’energia vivace, non quella solita silenziosa dei musei tradizionali.

Collezione unica: oltre le mummie

Sì, le mummie sono impressionanti, ma il museo offre molto di più. La Galleria dei Re è spettacolare, con statue colossali che ti fanno sentire piccolo in confronto. Poi c’è il Papiro dei Re, uno dei documenti più importanti per la cronologia egizia, che sembra fragile ma racconta storie millenarie. Mi ha sorpreso vedere oggetti di vita quotidiana, come strumenti musicali e gioielli, che danno un’idea concreta di come vivevano. Non è solo arte, ma un viaggio nella cultura di un popolo. A volte mi chiedo come abbiano fatto a conservare tutto così bene, soprattutto considerando che alcuni reperti hanno viaggiato per secoli prima di arrivare qui.

Perché visitarlo

Visitare il Museo Egizio di Torino vale la pena per almeno tre motivi pratici. Primo, è la seconda collezione egizia più grande al mondo dopo Il Cairo, quindi vedi reperti che altrove non trovi, come la Tomba di Kha già menzionata. Secondo, l’allestimento è moderno e ben organizzato: non ti perdi, e le audioguide (disponibili in più lingue) ti danno informazioni senza sovraccaricarti. Terzo, è nel centro di Torino, facile da raggiungere a piedi da molti hotel, e puoi abbinarlo ad altre attrazioni vicine. Per me, è un must-see perché unisce storia e accessibilità, senza essere troppo pretenzioso.

Quando andare

Il momento migliore per visitarlo? Ti consiglio di andare di mattina presto, appena apre, quando c’è meno folla e puoi goderti le sale con calma. Ho notato che verso mezzogiorno si riempie, soprattutto nei weekend, e l’esperienza diventa più frenetica. In termini di stagione, l’autunno e l’inverno sono ideali: fuori fa freddo, e tu sei al caldo tra tesori antichi, con un’atmosfera più intima. L’estate può essere affollata per i turisti, ma se ci vai in una giornata piovosa, diventa un rifugio perfetto. Personalmente, preferisco i mesi più freschi, quando la luce naturale dalle finestre crea giochi d’ombra suggestivi sulle statue.

Nei dintorni

Dopo il museo, non limitarti a Torino senza esplorare altro. A pochi passi c’è Palazzo Reale, con i suoi giardini e le sale sfarzose che raccontano la storia sabauda: è un bel contrasto con l’antico Egitto. Se vuoi restare in tema egizio, puoi fare un salto al vicino Museo di Antichità, che completa il quadro con reperti romani e greci. Per un’esperienza più leggera, consiglio una passeggiata lungo il Po, magari fermandoti in uno dei caffè storici per un bicerin, la tipica bevanda torinese. Sono tutte opzioni reali che arricchiscono la giornata senza allontanarti troppo.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Sapevi che il Museo Egizio di Torino deve la sua nascita a un re sabaudo? Carlo Felice di Savoia acquistò nel 1824 la collezione di Bernardino Drovetti, console francese in Egitto, dando vita al primo museo egizio del mondo. Tra i pezzi più curiosi c’è il Papiro dei Re, una lista di faraoni che ha aiutato gli egittologi a ricostruire la cronologia dell’antico Egitto. E non perderti la Tomba di Kha e Merit, scoperta intatta nel 1906: sembra di entrare nella camera sepolcrale proprio come fu trovata, con mobili, vestiti e cibo ancora al loro posto. Un dettaglio che pochi notano: guarda bene le statue delle divinità: alcune hanno occhi di cristallo che sembrano seguirti mentre passi.