La Necropoli di Anghelu Ruju, scoperta nel 1903, è un complesso di 38 tombe ipogeiche scavate nella roccia calcarea, con alcune che conservano tracce di decorazioni e simboli rituali. Il sito risale al Neolitico recente e all’Età del Rame (circa 3200-1800 a.C.) ed è accessibile con pannelli informativi. Perfetto per una gita di mezza giornata, unisce storia, archeologia e un’atmosfera suggestiva, lontana dalla folla delle spiagge.
- 38 tombe ipogeiche scavate nella roccia calcarea con decorazioni rituali
- Sito archeologico prenuragico risalente al 3200-1800 a.C.
- Tombe a prospetto architettonico che imitano l’ingresso di una casa
- Sepolture collettive che ospitavano decine di inumati per generazioni
La Necropoli di Anghelu Ruju ad Alghero presenta 38 tombe ipogeiche scavate nella roccia calcarea, con tracce di decorazioni e simboli rituali risalenti al 3200-1800 a.C. Il sito è accessibile con pannelli informativi e offre un’atmosfera suggestiva lontana dalle spiagge affollate.
- https://musei.beniculturali.it/musei?mid=458&nome=area-archeologica-anghelu-ruyu
- Strada Provinciale 42 dei Due Mari, Sassari (SS)
- +39 329 4385947
- Apri su Google Maps
- Guarda su Google Immagini Necropoli di Anghelu Ruju a Sassari
Cose da sapere
Introduzione
Cenni storici
- 3300-2900 a.C.: utilizzo principale da parte della cultura di Ozieri
- Età romana: riutilizzo sporadico di alcune tombe
- 1903: scoperta casuale durante lavori agricoli
- Anni ’40-’50: prime campagne di scavo sistematiche
Le tombe a prospetto architettonico
Il mistero delle sepolture collettive
Perché visitarlo
Quando andare
Nei dintorni
💡 Forse non sapevi che…
Una delle tombe, la Tomba A, è nota come la ‘Tomba del Capo’ per la sua struttura più elaborata, con un corridoio d’accesso e una camera principale decorata con protomi bovine, simboli di fertilità. Durante gli scavi sono stati rinvenuti reperti come vasi, strumenti in ossidiana e resti scheletrici che oggi sono conservati al Museo Archeologico di Sassari. La leggenda locale narra che il nome ‘Anghelu Ruju’ derivi da un pastore di nome Anghelu che avrebbe scoperto il sito, ma in realtà significa ‘Angelo Rosso’ in sardo-algherese, forse riferito al colore della terra o a un’antica credenza popolare.
