Introduzione
Se pensate che i giardini rinascimentali siano tutti ordine e simmetria, non avete mai visto il Sacro Bosco di Bomarzo. Qui tutto è caos, sorpresa e provocazione. Conosciuto come Parco dei Mostri, è un bosco popolato da sculture gigantesche in peperino: draghi, tartarughe, un elefante da guerra, e l’iconico Orco con la sua bocca spalancata. Ogni angolo nasconde un’iscrizione enigmatica, come il famoso “ogni pensiero vola”. Non è un museo, è un’esperienza che vi farà sentire persi in un sogno (o incubo) del ‘500. E la cosa bella? Non c’è un percorso obbligato: vi perdete e vi ritrovate tra mostri di pietra.
Cenni storici
Il Sacro Bosco fu voluto dal principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino, per elaborare il lutto della moglie Giulia Farnese. La costruzione iniziò nel 1573 su progetto dell’architetto Pirro Ligorio e durò fino al 1585. A differenza dei giardini rinascimentali, qui domina il grottesco. Dopo la morte del principe, il parco cadde nell’oblio per secoli. Fu riscoperto solo negli anni ’40 grazie a un cortometraggio di Salvador Dalí, che lo definì un’invenzione storica unica. Oggi è aperto al pubblico e gestito dalla famiglia Bettini, che lo ha restaurato.
Le sculture che vi guardano
Più che statue, sono presenze. L’Orco con la bocca spalancata è il simbolo: entrateci e vi sentirete dentro un inferno dantesco. Poi c’è la Casa Pendente, costruita su un masso inclinato: salite e il vostro senso dell’equilibrio impazzirà. Non perdetevi l’elefante con la torre che schiaccia un legionario, ispirato alle guerre puniche, e il drago combattuto dai cani. Ogni scultura è accompagnata da versi incisi nella pietra, spesso ironici o filosofici. Le opere sono in peperino, la pietra vulcanica locale, e alcune sono alte fino a 10 metri.
Un labirinto di simboli
Il parco non è solo bizzarro: è un percorso iniziatico. Ogni statua ha un significato allegorico. Le due sfingi all’ingresso vi sfidano: “Tu ch’entri qua, pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”. Il percorso va dall’alto al basso, come un viaggio nell’inconscio. L’iscrizione nel palazzo Orsini dice: “Conosci te stesso, vinci te stesso, vivi per te stesso”. Molte opere si rifanno all’Orlando Furioso e alla Divina Commedia. Non cercate ordine: perdersi è il senso.
Perché visitarlo
1) È unico al mondo: non esiste altro parco del genere, un connubio di arte, letteratura e natura. 2) È un’esperienza sensoriale: toccate le statue, camminate dentro l’Orco, sentite l’inclinazione della casa pendente. 3) È adatto a tutti: bambini, adulti, famiglie. La visita dura circa due ore, quasi sempre all’ombra. Inoltre, il biglietto costa 15€ per adulti, 9€ per bambini 4-13 anni, gratis sotto i 4. Consiglio: prendete il libro guida gratuito per i gruppi, ma anche da soli vale la pena.
Quando andare
Evitate l’estate se non amate il caldo, ma il bosco offre ombra. Il momento più magico è il tardo pomeriggio, quando le luci basse creano ombre lunghe tra le sculture. In autunno le foglie cadute aggiungono fascino, in primavera i fiori selvatici. Il parco è aperto tutto l’anno tranne il 25 dicembre. D’inverno chiude al tramonto, quindi meglio andare al mattino. Consiglio: scegliete un giorno infrasettimanale per avere il parco quasi deserto.
Nei dintorni
Dopo i mostri, concedetevi una pausa nelle terme naturali del Bullicame a Viterbo, una sorgente di acqua calda sulfurea dove faceva il bagno Santa Rosa. A pochi chilometri c’è Civita di Bagnoregio, la “città che muore”, arroccata su uno sperone di tufo, raggiungibile a piedi. Anche i borghi di Soriano nel Cimino e Vitorchiano meritano una deviazione. Se avete tempo, visitate il centro di Viterbo con il suo quartiere medievale di San Pellegrino.