Haven: il relitto più grande del Mediterraneo
Immagina di calarti in mare al largo di Arenzano e, dopo pochi minuti di immersione, vederti apparire dal blu una sagoma colossale. È la Haven, una superpetroliera lunga 334 metri che giace a 80 metri di profondità. Il più grande relitto interamente visitabile del Mediterraneo. Non è solo un cumulo di ferro arrugginito: è un ecosistema vivente, un monumento alla potenza del mare e un monito sulla fragilità dell’ambiente. Qui ogni immersione è un tuffo nella storia e nella natura.
Cenni storici
Varata nel 1973, la Haven era una delle più grandi petroliere del mondo. Nel 1988 fu colpita da un missile nel Golfo Persico, ma fu riparata. L’11 aprile 1991, mentre scaricava greggio al terminal di Multedo (Genova), un’esplosione squarciò la coperta. L’incendio uccise 5 membri dell’equipaggio e riversò in mare 144.000 tonnellate di petrolio. Il 14 aprile la nave, trainata al largo di Arenzano, si spezzò: la prua affondò a 490 m, il resto si adagiò a 80 m. Fu il più grave disastro ecologico del Mediterraneo. Oggi il relitto è meta di immersioni, ma la sicurezza è sempre al centro del dibattito.
Immersione: cosa aspettarsi
L’immersione sulla Haven è riservata a subacquei esperti, con profondità che vanno dai 33 m del fumaiolo ai 55-60 m della coperta, fino agli 80 m dell’elica. La discesa segue una cima che porta sul castello di poppa. Qui la vita esplode: gorgonie, spugne, anemoni gioiello e banchi di sardine, saraghi, dentici e tonni. Si esplorano ponti e corridoi, con finestre da cui filtra una luce blu intensa. La risalita lenta regala spettacoli continui. Attenzione: solo diving autorizzati, miscele Trimix per i più profondi. Il relitto è un labirinto affascinante ma insidioso: serve esperienza e rispetto delle procedure.
Vita marina e ambiente
L’incendio del 1991 bruciò vernici e rivestimenti, favorendo la colonizzazione di organismi bentonici. Oggi la Haven è un’oasi di biodiversità: ostriche, nudibranchi, aragoste, ricciole e tonni popolano la struttura. Le pareti sono tappezzate di anemoni gioiello e spugne. Il relitto funge anche da laboratorio ambientale: dopo il disastro, parte del greggio denso si è depositato sui fondali, e il sito è monitorato per studiare l’impatto a lungo termine. Un esempio di come la natura possa riprendersi, ma anche un monito sulla responsabilità umana.
Perché visitarlo
Tre buoni motivi. Primo: è un tuffo nella storia. Esplorare la Haven significa camminare su un pezzo di cronaca vissuta, tra i resti di uno dei più gravi disastri marittimi. Secondo: la biodiversità è eccezionale. Mai vista tanta vita su un relitto? Qui si incontrano banchi di pesci pelagici, aragoste e coralli molli. Terzo: è una sfida tecnica. Per i sub esperti, è un’immersione che mette alla prova preparazione e disciplina. E poi, diciamolo, è il più grande relitto del Mediterraneo: un titolo che merita di essere visto coi propri occhi.
Quando andare
Il periodo migliore per immergersi sulla Haven è la tarda primavera e l’inizio dell’autunno, quando l’acqua è più calda e la visibilità maggiore. In estate il mare è più calmo, ma l’affollamento subacqueo può aumentare. L’inverno offre condizioni più dure ma meno frequentazione. Personalmente, sceglierei settembre: il sole scalda ancora, l’acqua è limpida e il traffico di subacquei è gestibile. Controlla sempre le previsioni e affidati ai diving locali per i briefing di sicurezza.
Nei dintorni
Ad Arenzano, dopo l’immersione, concediti una passeggiata sul lungomare o una sosta in uno dei ristoranti di pesce del centro. A pochi chilometri, il Parco naturale regionale del Beigua offre sentieri tra macchia mediterranea e panorami mozzafiato sul golfo. Se hai tempo, non perdere Genova: l’Acquario e il centro storico sono a mezz’ora di auto. Ma anche solo Arenzano merita una serata in riva al mare, a ripensare a quel gigante di acciaio che dorme là sotto.