Cosa vedere a Brindisi: mare, storia e monumenti


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per: viaggiatori curiosi e amanti della storia
  • Punti forti: Monumento al Marinaio, Cattedrale, Castello Svevo, Museo Archeologico
  • Da non perdere: Cripta di San Biagio e Castello Alfonsino
  • Consiglio: visita al tramonto per il lungomare
  • Periodo migliore: primavera e autunno

Eventi nei dintorni


Brindisi è una città che sa sorprendere. Porta d'Oriente per secoli, oggi regala un mix di storia e vita di mare. Passeggiando sul lungomare, ti imbatti nel Monumento al Marinaio d'Italia, simbolo della città. Poco distante, il Castello Svevo affacciato sul porto racconta storie di dominazioni. Il cuore è la Cattedrale, mentre il Museo Archeologico F. Ribezzo conserva reperti dalla Messapia ai romani. Non perdere la Cripta di San Biagio, con i suoi affreschi. Per una pausa, la Fontana De Torres o il Palazzo Granafei-Nervegna. E se hai tempo, il Castello Alfonsino sull'isola di Sant'Andrea. Con questa guida, non ti perderai i luoghi imperdibili di Brindisi.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Monumento al Marinaio d'Italia: il simbolo di Brindisi

Monumento al Marinaio d'ItaliaArroccato sul porto di Brindisi, il Monumento al Marinaio d’Italia è una di quelle mete che ti entrano dentro. Non solo per la storia che porta con sé, ma per quello che rappresenta: il sacrificio di migliaia di marinai. Inaugurato il 4 novembre 1933 alla presenza del re Vittorio Emanuele III, è un gigantesco timone di nave alto 54 metri (68 dal lungomare), tutto rivestito in carparo, una pietra color ocra che al tramonto si accende di riflessi dorati. I locali lo chiamano affettuosamente “la jatta ‘ssittata” (la gatta seduta), per via della sagoma che ricorda un felino accovacciato.

Salendo fino alla terrazza – sì, ora si può, dopo i lavori di restauro che hanno riaperto il monumento nel 2026 – lo sguardo spazia sul porto, sul Mare Adriatico e sulla città. All’interno, una scala a chiocciola o l’ascensore ti portano in cima. Ma il cuore del monumento è la cripta-sacrario, profonda 27 metri e a forma di scafo rovesciato. Qui, su lastre di marmo nero, sono incisi i nomi di circa 6.000 marinai caduti dalla prima guerra mondiale in poi. Sull’altare, la statua in bronzo della Madonna Stella Maris veglia silenziosa, mentre la campana della corazzata Benedetto Brin, affondata nel porto nel 1915, riposa in un angolo.

Nel piazzale superiore, due ancore e due cannoni austro-ungarici ricordano le vittorie navali del 1918. La visita è semplice: si accede da via Ammiraglio Millo, l’ingresso è gratuito per i residenti, mentre per gli adulti costa 3 euro. Aperto tutti i giorni tranne il mercoledì, dalle 10 alle 16:40. Un consiglio? Non limitatevi alla cripta: salite fino in cima, il panorama vale ogni passo.

Monumento al Marinaio d'Italia

La Cattedrale di Brindisi: un tuffo nella storia normanna

Cattedrale di BrindisiLa Cattedrale di Brindisi, intitolata alla Visitazione e a San Giovanni Battista, è molto più di una chiesa: è il cuore pulsante della storia cittadina. Consacrata da Papa Urbano II nel 1089 e ultimata nel 1143, sorge nel centro storico in Piazza Duomo. Il suo impianto romanico a tre navate, simile a quello della Basilica di San Nicola a Bari, racconta di quando Brindisi era un porto strategico per i pellegrini diretti a Gerusalemme. Dentro, il tempo sembra essersi fermato: ammira i frammenti del pavimento musivo del 1178, con figure zoomorfe che ricordano il mosaico di Otranto, e il coro ligneo del 1594, intagliato da mani sapienti locali. Una chicca? La cappella di San Teodoro d'Amasea, patrono della città insieme a San Lorenzo, che dal 2010 è diventata luogo ecumenico per cattolici e ortodossi. Qui sono custodite le spoglie del martire, insieme ad altre reliquie preziose come il braccio di San Giorgio e l'idria delle nozze di Cana. Non perderti le tele settecentesche di Oronzo Tiso e Diego O. Bianco, che decorano le navate laterali. E all'esterno, il campanile settecentesco e la facciata con le statue dei santi Leucio, Teodoro, Lorenzo da Brindisi e Giustino de Jacobis ti accolgono come sentinelle di pietra. Un luogo che ti lascia senza fiato, perfetto per iniziare il tuo giro tra storia e spiritualità.

Cattedrale di Brindisi

Castello Svevo di Brindisi: un tuffo nel Medioevo tra mare e storie di prigioni

Castello Svevo di BrindisiSe passate da Brindisi, non lasciatevi sfuggire il Castello Svevo, un gioiello che racchiude otto secoli di storia. Vi assicuro che vale la pena. Costruito da Federico II di Svevia tra il 1227 e il 1233, questo fortilizio è noto anche come Castello di Terra. La sua pianta trapezoidale, con sette torri e un cortile interno, è il risultato di ampliamenti successivi: prima gli Angioini, poi gli Aragonesi aggiunsero un antemurale con baluardi circolari per resistere alle armi da fuoco. Sotto il dominio spagnolo, nel Cinquecento, furono costruiti la Batteria di Levante e il Baluardo della Campanella a difesa del porto. Per secoli il castello è stato anche una prigione: nel 1813 Gioacchino Murat lo trasformò in bagno penale, e ve ne furono rinchiusi fino a 800 forzati. Ancora oggi, nella torretta della ferrata, si vedono incisioni e catene lasciate dai detenuti. Dal 1909 è di proprietà della Marina Militare, che lo ha usato come base navale. Durante la Seconda guerra mondiale, dal settembre 1943 al febbraio 1944, ospitò Vittorio Emanuele III quando Brindisi fu capitale d'Italia. Oggi il castello è visitabile gratuitamente un fine settimana al mese, su prenotazione obbligatoria sul sito www.pastpuglia.it. All'interno potrete ammirare la catena angioina che chiudeva il porto, la Sala Imperiale e un belvedere sul mare. Portate un documento d'identità per l'accesso. È un luogo che parla di potere, difesa e sofferenza, e lascia il segno.

Castello Svevo di Brindisi

Il Museo Ribezzo: dalla preistoria ai bronzi del mare

Museo Archeologico Provinciale F. RibezzoPer capire davvero Brindisi, devi visitare il Museo Archeologico Provinciale F. Ribezzo. Non è uno di quei musei polverosi: è vivo, pieno di reperti che ti fanno viaggiare nel tempo. Inizia dal portico dei Cavalieri Templari, dove ti accolgono ceppi d'ancora in bronzo e sarcofagi antichi. Poi scendi nelle sale, e ti trovi di fronte a cose incredibili: i vasi a trozzella messapici, con quei decori geometrici che sembrano moderni, e i vasi attici a figure rosse arrivati qui chissà come. E poi ci sono i Bronzi di Punta del Serrone, recuperati dal mare nel 1992: una statua del console Lucio Emilio Paolo, teste di filosofi, un'ala di Vittoria. Roba da pelle d'oca. Al piano sotterraneo, la statua acefala di Clodia Anthianilla, una letterata brindisina del II secolo, e un mosaico romano con la lotta tra Teseo e il Minotauro. Il museo è in piazza Duomo, aperto da martedì a domenica 9:00-19:15, chiuso lunedì. E la bella notizia? L'ingresso è gratuito. Perfetto per una pausa cultura tra una spiaggia e l'altra.

Museo Archeologico Provinciale F. Ribezzo

Castello Alfonsino, la fortezza che galleggia sul mare

Castello AlfonsinoSull’isola di Sant’Andrea, all’imbocco del porto di Brindisi, sorge il Castello Alfonsino, chiamato anche Castello Rosso per il colore caldo del carparo al tramonto. La sua storia inizia nel 1481, quando Alfonso d’Aragona fece costruire una prima torre difensiva per proteggere la città dopo la riconquista di Otranto. Poi, tra il 1558 e il 1604, Filippo II d’Asburgo aggiunse il Forte a Mare, un imponente sistema di mura e baluardi progettati per resistere agli attacchi dal mare. Il risultato è un complesso che sembra quasi galleggiare sulle acque, con un piccolo porto interno accessibile da un archivolto e una darsena che un tempo ospitava le navi. All’interno, il salone di rappresentanza conserva un lavabo in pietra del 1527 con stemmi vicereali, mentre i camminamenti di ronda regalano viste spettacolari. Dopo anni di abbandono e un restauro da 5 milioni di euro, il castello ha riaperto al pubblico nel dicembre 2024. Oggi si visita solo con guida (prenotazione obbligatoria, 8 euro intero, ridotto per residenti). È un’esperienza che unisce storia militare, architettura rinascimentale e un’atmosfera quasi magica, specie al calar del sole, quando le mura si tingono di rosso e il mare riflette i colori. Perfetto per chi vuole scoprire un lato inedito di Brindisi.

Castello Alfonsino

Nuovo Teatro Verdi: un gioiello sospeso tra archeologia e spettacolo

Nuovo Teatro VerdiSe pensi che un teatro sia solo poltrone di velluto e sipario, il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi ti farà ricredere. Inaugurato il 20 dicembre 2006 con un concerto diretto da Riccardo Muti, questo teatro è letteralmente sospeso sul passato. Progettato dall'architetto Enrico Nespega, sorge su pilastri che sovrastano un intero quartiere romano, San Pietro degli Schiavoni, emerso durante gli scavi per le fondazioni. E la cosa più affascinante? Il foyer ha un pavimento in vetro che lascia vedere strade, mosaici e antichi edifici romani. Un palcoscenico tra i più grandi d'Italia: 25,5 metri di larghezza, 18 di profondità, e una capienza di 995 posti tra platea e galleria. La struttura, con i suoi 4.500 m² e 40.000 m³ di volume, è un mix riuscito di modernità e storia. Oggi il teatro è un polo culturale vivissimo: la stagione 2025-2026 spazia da commedie come "Benvenuti in casa Esposito" di Alessandro Siani a classici come l'"Iliade" con Alessio Boni, per finire con la sezione "Verdi Green" dedicata ai giovani. I biglietti costano da 18 a 30 euro (con sconti per under 25 e over 65), e il botteghino è aperto dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13 e dalle 17:30 alle 19:30. Se passi da Brindisi, non perderti una visita: entri per vedere uno spettacolo e ti ritrovi a camminare sulla storia.

Nuovo Teatro Verdi

Fontana De Torres: il cuore barocco di Brindisi

Fontana De TorresNel bel mezzo di Piazza Vittoria, a Brindisi, c'è un monumento che racconta secoli di storia: la Fontana De Torres. Voluta nel 1618 dal governatore spagnolo Pedro Aloysio de Torres, nacque per risolvere la cronica mancanza d'acqua in città, dopo le epidemie che avevano falcidiato soldati e civili. De Torres fece tassare i benestanti e ripristinò gli antichi condotti romani, portando l'acqua fino a tre fontane; di queste, solo la De Torres è sopravvissuta. A prima vista, la fontana sembra un insieme di elementi disparati: una vasca inferiore contornata da mezze giare e pezzi di colonnine, e sopra un bacino più piccolo che – secondo gli studiosi – sarebbe nientemeno che un fonte battesimale del XII secolo, forse proveniente dalla chiesa di San Giovanni al Sepolcro. Quattro teste di cavallo in bronzo gettano acqua nella vasca grande, mentre al centro uno stelo regge lo stemma di Filippo III di Spagna. Leggendo con attenzione, si scorgono le iscrizioni latine che ricordano De Torres, il re e il viceré duca di Osuna. Quel che mi ha colpito è la storia della sua sopravvivenza: nel 1922 il comune voleva demolirla per far posto a un monumento ai Caduti, ma un canonico, don Pasquale Camassa, si oppose e la salvò. Oggi la fontana è solo ornamentale, ma resta un angolo di storia da ammirare. Passeggiando in piazza, fermatevi a osservare i dettagli: le protome in bronzo, le vasche di riuso, le tracce del tempo. È un esempio perfetto di come Brindisi mischi epoche e stili.

Fontana De Torres

Palazzo Granafei-Nervegna: storia e archeologia a Brindisi

Palazzo Granafei-NervegnaNel cuore del centro storico, in via Duomo, c'è un palazzo che sembra parlare da solo: Palazzo Granafei-Nervegna. Il suo primo nucleo risale al 1565, quando Nicolò Granafei – famiglia originaria di Costantinopoli – decise di costruirlo. Da allora, ha visto passare commercianti, politici e perfino giudici: per quasi cinquant'anni, dal 1930 al 1976, è stato sede del Tribunale di Brindisi. Poi l'abbandono, e finalmente il restauro che nel 2008 lo ha restituito alla città come centro culturale.

La facciata è un gioiello rinascimentale con tocchi barocchi. Guarda in alto: quattro aforismi in latino incisi sulla cornice, tra cui “La donna sapiente edifica la sua casa”. E sopra il portale, lo stemma dei Granafei: un leone rampante con un fascio di spighe di grano, chiaro riferimento al loro commercio (da qui il cognome, “grana fert”). Le finestre sono tutte diverse, con decorazioni a intreccio che invitano a osservare ogni dettaglio.

Entrando, la sorpresa è al piano terra: durante i restauri sono venuti alla luce i pavimenti di una domus romana del II secolo d.C., con mosaici policromi a stelle e ottagoni. Un pezzo di storia antica sotto i piedi. E nella Sala della Colonna – l'ex aula di udienza – sono custoditi il capitello, il pulvino e l'ultimo rocchio della colonna romana di Brindisi, un simbolo della città. Il palazzo oggi ospita mostre temporanee, la biblioteca per bambini Testefiorite e uffici comunali. L'ingresso è gratuito, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20. Un luogo che non ti aspetti, dove il passato si intreccia con la vita di tutti i giorni.

Palazzo Granafei-Nervegna

Cripta di San Biagio: un gioiello bizantino nascosto tra Brindisi e San Vito

Cripta di San BiagioA una manciata di chilometri da Brindisi, immersa nella campagna pugliese, la Cripta di San Biagio è uno di quei posti che non ti aspetti. È un insediamento rupestre del XII secolo, scavato nella roccia lungo il Canale Reale, a circa 11 km dal centro. Qui viveva una comunità di monaci italo-bizantini, e la cripta era il cuore religioso. Le dimensioni sono quasi intime: 12,50 m di lunghezza, 4,50 di larghezza, 2,70 d'altezza. Pensa che originariamente c'erano due ingressi: uno per i preti, uno per i fedeli. Oggi entri da un lato e resti a bocca aperta. Il ciclo pittorico è datato 8 ottobre 1196, opera del pittore Daniele, ed è uno dei meglio conservati di tutta la Puglia. Sulla volta si susseguono scene: il Cristo Pantocratore in un cerchio stellato, l'Annunciazione, la Fuga in Egitto (Maria su un cavallo bianco, Giuseppe con Gesù sulle spalle), la Presentazione al Tempio, l'Ingresso in Gerusalemme. San Biagio è raffigurato con animali guariti, San Nicola ha un'epigrafe sia in greco che in latino. E poi ci sono San Giorgio, San Demetrio, la Natività con le levatrici Zalomi e Salomè. La luce filtra dall'ingresso e i colori sono ancora vividi. Per visitarla devi prenotare: chiama o scrivi a sanvitoprenotazioni@gmail.com. Il biglietto costa 3 euro (2 ridotto) e i gruppi sono contingentati. Poco più avanti c'è la Masseria Jannuzzo, e d'inverno fanno anche un Presepe Vivente. Se ti va di fare un salto indietro nel tempo, è il posto giusto.

Cripta di San Biagio

Porta Mesagne: storia, architettura e resistenza

Porta MesagnePorta Mesagne (o Porta Napoli) è la più antica porta di Brindisi, con origini che affondano nell'epoca romana, anche se l'aspetto attuale è medievale. Fu voluta da Federico II di Svevia nel 1236 (o 1243, a seconda delle fonti) come ingresso monumentale alla città, con un fornice gotico a sesto acuto. Le dimensioni sono imponenti: il vano è lungo 5,80 metri, largo 4,60, con altezze diverse (interna 9,50 m, esterna 7 m). Ancora oggi si vedono i buchi per le travi del portone e resti di affreschi medievali.

Accanto sorge il bastione pentagonale aragonese, rimaneggiato in epoca spagnola nel 1551 da Giovan Battista Loffredo, con tre cannoniere e stemmi di Carlo V. Un insieme che racconta secoli di storia.

Ma la storia più affascinante è quella del 1925: la porta, lesionata da un temporale, era stata condannata all'abbattimento dal sindaco. Il canonico Pasquale Camassa, detto "Papa Pascalinu", si oppose fisicamente, sdraiandosi sotto l'arco per fermare i lavori. Telegrammi a Roma e giorni di attesa: alla fine la porta fu salvata e restaurata, con l'apertura di un passaggio laterale pedonale.

Oggi purtroppo la porta è ancora attraversata dal traffico, e armadi telefonici di plastica deturpano la vista. Associazioni come WWF e Italia Nostra chiedono la pedonalizzazione e la rimozione di questi orrori moderni. Nonostante tutto, Porta Mesagne resta un simbolo di resilienza, un monumento da visitare con calma, magari dopo aver ammirato le vicine vasche limarie romane e le mura cinquecentesche.

Porta Mesagne

Torre di Punta Penne: storia, mare e natura

Torre di Punta PenneSe cercate un luogo che unisca storia, mare e natura, la Torre di Punta Penne è quello che fa per voi. Situata a pochi passi dall'aeroporto di Brindisi, questa torre costiera si trova all'interno del Parco naturale comunale Punta Penne – Punta del Serrone, un'area di 23 ettari inaugurata nel 2014 dopo un’attenta bonifica.

La torre ha origini antiche: esisteva già prima del 1563, anno in cui se ne ordinò la ricostruzione. Fu poi ricostruita nel 1568 dal maestro muratore Giovanni Parise. Nonostante la sua funzione difensiva, non impedì gli sbarchi dei pirati turchi: nel 1676 due galere turche saccheggiarono le masserie vicine e rapirono 12 persone. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Guardia di Finanza la rimaneggiò, abbassandola. Oggi restano due piani con due stanze ciascuno e una scala esterna che ha sostituito quella mobile originale.

La struttura è in stato di abbandono, ma un pannello informativo del Gruppo Archeologico Brindisino ne racconta la storia. Nei dintorni potete vedere anche i resti della Batteria Menga e alcune casematte della Prima Guerra Mondiale. Il parco offre sentieri su passerelle sospese tra macchia mediterranea e scogliere rocciose, con habitat rari come le salicornie. Dalla torre si gode un panorama sul litorale nord di Brindisi, un angolo di pace tutto da scoprire.

Torre di Punta Penne

Vasche Limarie a Brindisi

Vasche LimarieA due passi da Porta Mesagne, le Vasche Limarie sono uno dei tesori archeologici più sorprendenti di Brindisi. Si tratta di antichi bacini di decantazione romani, parte di un acquedotto lungo 12 km che portava l'acqua da Pozzo di Vito fino in città. Qui l'acqua veniva lasciata riposare per depositare il limo prima di essere distribuita alle fontane. Il complesso originario era composto da almeno tre vasche comunicanti, per una lunghezza totale di 51 metri e una larghezza di 11,20 metri. La vasca maggiore, a sud, è lunga 29,28 metri e larga 8,10, ed era divisa in due navate da sei pilastri che sostenevano una doppia volta a botte (oggi scomparsa). Le pareti sono in opus caementicium e latericium, con un pavimento in lastre di terracotta – e guarda che dettaglio: una canaletta a U sul pavimento serviva per smaltire acqua e fango durante la pulizia. Costruite in età tardo repubblicana (II-I secolo a.C.), le vasche sono l'unico esempio di castellum aquae in tutto il Salento. Nel XVI secolo, la loro volta fu demolita perché superava in altezza le nuove mura volute da Carlo V. Dopo secoli di abbandono e un utilizzo improprio come pub (negli anni '70 e '80 c'era il locale "La Tortuga"), sono state restaurate negli anni '90 e restituite alla città. Oggi si possono visitare gratuitamente: basta entrare dal cancelletto su via Cristoforo Colombo. È emozionante pensare che qui l'acqua scorreva già duemila anni fa, alimentando la vita di Brundisium. Un consiglio? Porta la macchina fotografica, perché i giochi di luce tra i muri di carparo sono spettacolari.

Vasche Limarie

Tempietto di San Miserino: un gioiello paleocristiano nella campagna brindisina

Tempietto di San MiserinoSe ti trovi a Brindisi e vuoi scoprire un angolo di storia nascosto, devi assolutamente visitare il Tempietto di San Miserino. Situato nella campagna di San Donaci, questo edificio è considerato il più antico luogo di culto cristiano del Salento. La sua storia è affascinante: nato come ninfeo romano nel II secolo, è stato poi trasformato in chiesa nel VI secolo. Noterai la pianta ottagonale e la cupola ribassata, tipiche dell'architettura romana. All'interno, frammenti di mosaico bicromo e tracce di affreschi raccontano secoli di storia. Purtroppo, il tempietto versa in uno stato di abbandono, ma recenti scavi archeologici (dal luglio 2025) stanno riportando alla luce la villa romana di cui faceva parte. Un consiglio: arriva presto al mattino, quando la luce illumina le absidi e puoi goderti il silenzio della campagna. E sì, il nome 'San Miserino' è un'invenzione popolare: non esiste un santo così, ma il nomignolo ironico ha reso questo luogo ancora più speciale. Parcheggia nei dintorni e segui i sentieri; la cartellonistica ti guida. È un'esperienza autentica, lontana dalle folle.

Tempietto di San Miserino

Monumento a Virgilio: un tributo moderno al poeta latino

Monumento a VirgilioPasseggiando per Brindisi, nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II, ti imbatti in un monumento che mescola arte contemporanea e memoria antica: il Monumento a Virgilio. Realizzato nel 1985 dallo scultore Floriano Bodini, è un'opera in marmo bianco di Carrara che celebra il bimillenario della morte del poeta, avvenuta proprio a Brindisi nel 19 a.C. Inaugurato il 27 marzo 1986 e spostato due anni dopo nella posizione attuale, il monumento è molto più di un semplice busto: è un'allegoria complessa. Al centro, una Vittoria alata senza braccia si erge su una colonna avvolta da un sudario: un simbolo potente che la vittoria porta con sé dolore e lutto. Alla base, si riconoscono un elmo, un cavallo, delle pecore e un ramo d'ulivo, che richiamano i temi delle opere virgiliane: guerra e pace, vita attiva e contemplativa. La scultura guarda verso il mare orientale, da dove, secondo il mito, Enea salpò. Una scelta non casuale: Virgilio, che possedeva una casa sul lungomare vicino alle colonne romane, descrisse proprio quel porto nell'Eneide. Purtroppo, il monumento mostra segni di degrado per smog e agenti atmosferici, e nel 2018 è stato ripulito dai licheni. Ma resta un punto di riferimento per chi vuole capire il legame profondo tra Brindisi e il suo poeta più illustre. Se capiti in città, fermati un attimo: lasciati raccontare da questi simboli la storia di un uomo che, con i suoi versi, ha segnato la cultura occidentale.

Monumento a Virgilio

San Pietro degli Schiavoni: un tuffo nella Brindisi romana

Area archeologica San Pietro degli SchiavoniSe pensate che Brindisi sia solo un porto di traghetti, preparatevi a ricredervi. Nel cuore del centro storico, proprio sotto il Nuovo Teatro Verdi, si nasconde uno dei siti archeologici più affascinanti della città: l’area di San Pietro degli Schiavoni. Scoperta per caso negli anni Sessanta durante i lavori per il palazzo di giustizia, quest’area di circa 4.800 mq conserva un pezzo autentico della colonia latina di Brundisium. Il nome, che sa di esotico, deriva dalla comunità greco-albanese (gli “Schiavoni”) che viveva qui dal Quattrocento e dalla chiesa di San Pietro, oggi scomparsa. Al centro dell’area corre una strada basolata lunga 60 metri, un antico cardine con i solchi dei carri ancora ben visibili. Ai lati, quel che resta di domus patrizie con pavimenti a mosaico e un complesso termale tardoantico: il frigidario con la sua vasca semicircolare e il calidario riscaldato da pilastrini (suspensurae). La chicca? Parte del teatro è sospesa sugli scavi, e il foyer ha un pavimento trasparente da cui osservare i resti dall'alto. Peccato che al momento l'area risulti chiusa per lavori, ma vale la pena tenerla d'occhio: appena riapre, è una tappa obbligata per chi ama la storia.

Area archeologica San Pietro degli Schiavoni