Un tuffo nella preistoria valtellinese
Se pensi che la Valtellina sia solo vino e montagna, preparati a ricrederti. Il Parco delle Incisioni Rupestri di Grosio è un luogo che unisce due mondi: l’arte rupestre preistorica e i castelli medievali. Camminando tra i vigneti terrazzati, ti trovi faccia a faccia con la Rupe Magna, una lastra di roccia con oltre 5.000 incisioni – figure umane, animali, simboli misteriosi. E proprio sopra, come a vegliare su questo tesoro, sorgono due castelli: il Castello di San Faustino e il Castello Nuovo. Un posto che sa stupire a ogni passo.
Cenni storici
Le incisioni più antiche risalgono al Neolitico (IV millennio a.C.), ma la Rupe Magna è stata scoperta solo nel 1966 dall’archeologo Davide Pace. Il parco è stato fondato nel 1978 grazie alla donazione dei terreni da parte della marchesa Margherita Visconti Venosta, e oggi è gestito da un consorzio. Sulla sommità del colle, il Castello di San Faustino (X-XI secolo) e il Castello Nuovo (costruito tra il 1350 e il 1375) raccontano secoli di storia difensiva. Ecco i momenti chiave:
Sulle tracce della Rupe Magna
La Rupe Magna è il cuore del parco: un’enorme superficie rocciosa inclinata, dove sono state incise oltre 5.000 figure tra il Neolitico e l’Età del Ferro. Tra queste spicca un guerriero con scudo rotondo e una spada a bastone – il simbolo del parco, ancora oggi dal significato enigmatico. Oltre a figure umane e animali, ci sono coppelle e segni geometrici. La roccia è protetta da una passerella che ti permette di osservare da vicino senza danneggiare nulla. Consiglio: vai con la luce bassa del mattino o del tardo pomeriggio, quando le incisioni si vedono meglio.
Due castelli, mille storie
Sul dosso che domina la Rupe Magna si incontrano due castelli medievali, diversi per epoca e struttura. Il Castello di San Faustino (o Castello Vecchio) è il più antico: risale al X-XI secolo e conserva un campaniletto romanico con una cappella e tombe scavate nella roccia. Il Castello Nuovo, costruito tra il 1350 e il 1375 dai Visconti, ha una doppia cinta muraria e una possente torre interna. Da qui, la vista sui vigneti terrazzati e sulle montagne è spettacolare. Sembra quasi di sentire l’eco di antiche battaglie.
Perché visitarlo
Non è solo un parco archeologico: è un viaggio tra epoche diverse. Primo motivo: la combinazione unica di arte rupestre e castelli, difficile da trovare altrove. Secondo: d’estate organizzano visite notturne con sentieri illuminati – le incisioni emergono sotto le stelle, un’esperienza magica. Terzo: il paesaggio dei terrazzamenti viticoli, patrimonio di fatica e bellezza, fa da cornice a tutto. E poi, i biglietti costano poco e i bambini sotto 10 anni entrano gratis.
Quando andare
Il parco è aperto da aprile a ottobre con orari variabili, e anche in inverno nei weekend. Il periodo migliore? Per me è la tarda primavera o l’inizio dell’autunno: il clima è mite, i colori sono stupendi e la luce radente mette in risalto le incisioni. Se vai d’estate, punta a un pomeriggio inoltrato: la luce dorata trasforma la Rupe Magna in un’opera d’animazione. E non perderti una visita notturna se capita – prenota però.
Nei dintorni
Dopo il parco, ti consiglio due tappe. La prima: Tirano, a pochi chilometri, con il suo santuario della Madonna di Tirano e il capolinea del Trenino Rosso del Bernina (patrimonio UNESCO). La seconda: Bormio, per una sosta alle terme o per un giro nel centro storico. Se ami i sapori forti, fermati in una cantina per un assaggio di sfurzat (il vino passito valtellinese) o di bresaola. La Valtellina è un concentrato di gusti e panorami.