Castello di Calendasco: fortezza guelfa sul fiume Po

Il Castello di Calendasco è una possente fortezza in mattoni rossi che domina la campagna piacentina, a poche centinaia di metri dal fiume Po. Citato già nel 1187, fu conteso da potenti famiglie e oggi mostra la sua struttura trapezoidale con merlature guelfe, torri circolari e un fossato prosciugato. La visita rivela sale con caminata magna, soffitti a cassettoni e affreschi cinquecenteschi, testimoni di un passato turbolento.
– Architettura trecentesca con denti di sega e archi ribassati.
– La grande torre cilindrica che sovrasta l’ingresso principale.
– Il recetto, nucleo più antico, con gli stemmi dei Confalonieri.
– Eventi culturali e riaperture dopo i restauri del 2021.


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Castello di Calendasco: fortezza guelfa sul fiume Po
Antica fortezza in laterizio sulla Via Francigena, il Castello di Calendasco conserva sale con caminata magna, affreschi cinquecenteschi e un fossato. Visitabile per eventi culturali.

Cose da sapere


Introduzione

Il Castello di Calendasco spunta all’improvviso tra le campagne della pianura piacentina, e l’effetto è quello giusto: una massa di mattoni rossi che domina il piano. Sorge su un lieve rilievo fra due anse del Po, a poche centinaia di metri dal fiume, ed è il più settentrionale dei castelli a occidente di Piacenza. La sagoma trapezoidale, la merlatura guelfa e la torre cilindrica sull’ingresso si leggono tutte insieme, senza fronzoli. Attorno, il profondo fossato, oggi senz’acqua, disegna ancora il confine dell’antico Borgo di Calendasco, che comprendeva anche il recetto, la chiesa e l’hospitale dei pellegrini. Non è un castello da cartolina con torrette ovunque: è una fortezza, e si vede. Camminando lungo via Castello si ha la sensazione netta di trovarsi davanti a un pezzo di storia militare padana, costruito per controllare il fiume, le strade e i dazi.

Cenni storici

Il primo nucleo è il recetto, voluto dal vescovo di Piacenza come magazzino e rifugio per i contadini tra X e XI secolo. Il castello vero e proprio cresce dal XII secolo e viene citato per la prima volta in un documento di Papa Urbano II del 1187, che ne confermava il possesso al monastero di San Salvatore in Quartazzola. Nel 1290 vi nasce San Corrado Confalonieri. Tra XIII e XIV secolo passa ai Pallastrelli e agli Scotti, finché nel 1346 viene distrutto dai ghibellini piacentini e nel 1372 ricostruito dai guelfi come caposaldo anti-visconteo. Nel 1412 lo riceve Filippo Arcelli, poi arrivano i Confalonieri, che lo tengono quasi duecento anni e ne fanno anche residenza signorile. Nel 1482 Ludovico il Moro lo assedia; nel 1572 il conte Ludovico Confalonieri viene ucciso nella camera da letto. Nel 1690 l’ultimo feudatario è Fabio Perletti.

  • X–XI secolo: nasce il recetto voluto dal vescovo di Piacenza
  • 1187: prima citazione in un documento di Papa Urbano II
  • 1290: nasce nel castello San Corrado Confalonieri
  • 1346: distruzione da parte dei ghibellini piacentini
  • 1372: ricostruzione guelfa in funzione anti-viscontea
  • 1482: assedio di Ludovico il Moro
  • 1572: assassinio del conte Ludovico Confalonieri
  • 2021–2023: restauri e riapertura al pubblico

Un fortino tutto di mattoni rossi

Qui il materiale è tutto: laterizio su laterizio, mattoni rossi cotti nelle fornaci di località Arena e presso il Po al Mezzano. L’edificio conserva la struttura trecentesca, con il motivo a denti di sega e il coronamento di finestrelle ad archi ribassati. La pianta è trapezoidale, cinta da cortine merlate e da torri circolari che si elevano da esse; a sud una torre semicircolare sale più alta del resto. Gli ingressi sono tre: due mostrano ancora gli incassi dei ponti levatoi, oggi sostituiti da ponti in cotto, mentre la pusterla aveva un accesso levatoio. L’ingresso principale è dominato dalla grande torre cilindrica e porta a un cortile con doppio loggiato e portico a tre fornici. L’ala nord-est, con la sua scarpa e l’aspetto rustico, è invece più tarda. Il fossato, profondo ma asciutto, separa ancora la rocca dal recetto, il corpo più antico, con la sua pusterla e il battifredo. Sulla stessa piazza resistono le scuderie difensive.

Dentro il castello: caminate e affreschi

Varcato l’androne coperto dalla volta a crociera, si entra nel cuore dell’edificio. Qui colpiscono soprattutto le due grandi sale con camino, chiamate caminata magna superiore e caminata magna inferiore: ambienti pensati per scaldarsi e per ospitare, con soffitti a cassettoni in legno. Sotto il voltone d’ingresso si conservano affreschi cinquecenteschi, oggi deteriorati ma ancora leggibili; nel recetto compaiono gli stemmi dei Confalonieri, gli stessi riproposti sui cassettoni lignei di una sala al piano nobile. La grande Sala di Rappresentanza, con il suo soffitto ligneo a cassettoni, è tra gli spazi più suggestivi restituiti dai lavori. I restauri avviati nel 2021 hanno riportato alla luce la pavimentazione originale in cotto, un camino rimasto nascosto e locali alla base di una torre. Il nuovo impianto di illuminazione valorizza l’architettura raccontando la storia del luogo.

Il borgo, il fiume e la Via Francigena

Calendasco non è solo il castello. Nel tardo Duecento il borgo era uno dei più importanti della Via Francigena in territorio piacentino, e la vicinanza del porto sul Po faceva della fortezza un punto di riscossione dei dazi e di osservazione sulla pianura nord-occidentale. Intorno al feudo esistevano ben tre porti fluviali. Castello, recetto, chiesa e hospitale dei pellegrini formavano quello che era il Borgo di Calendasco: un sistema, più che un singolo edificio. Nelle vicinanze si leggono ancora tracce di un ampio tratto della centuriazione romana e di parte dell’antica strada consolare. Una curiosità: il castello non ha mai avuto un tunnel fino a Palazzo Farnese di Piacenza, come vuole una leggenda locale. Meglio fidarsi dei mattoni che delle storie da bar.

Perché visitarlo

Tre motivi concreti per fermarsi qui. Primo: è uno dei rari castelli padani in cui si legge ancora tutta la sequenza difensiva, dal fossato alla pusterla, dagli incassi dei ponti levatoi al recetto. Secondo: gli interni non sono vuoti, tra caminate, soffitti a cassettoni e affreschi cinquecenteschi c’è materia vera da guardare. Terzo: la posizione sul Po e sulla Via Francigena racconta un pezzo di storia dei pellegrinaggi e dei commerci, non solo di guerra. Attenzione però: il castello è aperto in occasione di manifestazioni ed eventi culturali, non tutti i giorni, quindi conviene informarsi prima. La buona notizia è che è accessibile anche a persone con disabilità e che dopo i restauri del 2021-2023 è tornato a vivere con attività culturali e di aggregazione.

Quando andare

Non c’è un momento perfetto, ma il tardo pomeriggio di una giornata limpida funziona sempre bene: la luce radente accende i mattoni rossi e fa risaltare merlature e denti di sega, mentre il fossato asciutto disegna ombre nette. Se potete, scegliete una giornata di evento: è l’unico modo per varcare l’androne e vedere dal vivo caminate e cassettoni. In autunno la campagna intorno si tinge e il fiume è spesso avvolto nella nebbia, un’atmosfera molto padana. In primavera, con i campi verdi, il contrasto con il laterizio è ancora più forte. Io ci tornerei senza fretta, magari approfittando di una rassegna culturale o del festival StarBene, dedicato al benessere psicofisico, che ha animato gli spazi del castello.

Nei dintorni

Due idee concrete per allungare la visita. La prima è seguire il filo della Via Francigena verso Piacenza, dove vi aspettano il centro storico e Palazzo Farnese: chiude il cerchio con i Farnese e con le vicende dei Confalonieri che hanno segnato il castello. La seconda è una deviazione tra i borghi piacentini, per esempio Grazzano Visconti, con il suo impianto di gusto neomedievale e il castello, oppure il Castello di Rivalta a Gazzola, altra fortezza del territorio. Restando a Calendasco, vale la pena camminare fino al Po e immaginare i porti fluviali che rendevano ricco il feudo: tre, secondo le fonti, legati proprio a questo angolo di pianura.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Si narra che nel 1572 Camilla Confalonieri uccise il marito Ludovico nella camera da letto del castello, con la complicità dell’amante. Un delitto che sconvolse il feudo. Ma non è l’unico mistero: la leggenda di un tunnel segreto verso Palazzo Farnese a Piacenza è stata smentita, alimentando però il fascino del luogo.