Castello di Monticelli d’Ongina: Rocca Pallavicino-Casali

Il Castello di Monticelli d’Ongina, noto come Rocca Pallavicino-Casali, è uno dei più imponenti castelli di pianura del Piacentino: costruito in laterizio nel XV secolo da Rolando Pallavicino, domina il borgo vicino al Po. Da vedere la cappella affrescata dai Bembo, i saloni nobili con allegorie delle stagioni, le prigioni con graffiti e le cantine con Acquario e Museo del Po. Le visite si tengono la domenica pomeriggio su prenotazione, con chiusura a gennaio, luglio, agosto e dicembre.
– Rocca quattrocentesca con torri cilindriche e fossato
– Cappella del Bembo con Ultima Cena e San Giorgio
– Musei del Po, Contadino, Archeologico e Civico
– Eventi e mostre nel cortile e nei saloni


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Castello di Monticelli d'Ongina: Rocca Pallavicino-Casali
La Rocca Pallavicino-Casali a Monticelli d’Ongina: castello quattrocentesco in laterizio con torri, fossato, affreschi dei Bembo, musei del Po e visite domenicali su prenotazione.

Cose da sapere


Introduzione

Immagina una distesa di campi piatti, il Po che scorre lento poco lontano, e all’improvviso una mole di mattoni rossi che emerge come una fortezza d’altri tempi. Il Castello di Monticelli d’Ongina, noto anche come Rocca Pallavicino-Casali, è uno dei più imponenti castelli di pianura dell’Emilia-Romagna. Le sue quattro torri cilindriche agli angoli, il fossato che lo circonda e l’architettura interamente in laterizio lo rendono immediatamente riconoscibile. Appena lo si vede, si capisce perché sia considerato un simbolo del territorio piacentino. Non è il solito castello da cartolina: è massiccio, severo, ma al tempo stesso elegante nelle sue linee quattrocentesche. L’impatto emotivo è forte, soprattutto se si arriva al tramonto, quando il sole tinge di rosso i mattoni e il fossato riflette le torri. Un luogo che sembra sospeso tra storia e leggenda.

Cenni storici

La prima menzione risale al 1298, quando Cremona fortificò il borgo. L’attuale rocca fu voluta da Rolando Pallavicino detto il Magnifico, iniziata nel 1420. Il figlio Carlo, vescovo di Lodi, la completò e nel 1456 commissionò gli affreschi della cappella ai Bembo. Nel 1500 il feudo passò ai Casali, che lo tennero fino al 1957, quando fu venduto alla parrocchia di San Lorenzo. Nel 2013 ha vinto il premio Classe Amica FAI e nel 2020 è stato il più votato della provincia di Piacenza ne I Luoghi del Cuore. Nel 2022 è stato messo in vendita per 950.000 euro.

  • 1298: Cremona fortifica il borgo.
  • 1420: Rolando Pallavicino avvia la rocca.
  • 1456: Carlo Pallavicino vescovo di Lodi.
  • 1460 ca.: Affreschi dei Bembo.
  • 1500: Passaggio ai Casali.
  • 1957: Vendita alla parrocchia.
  • 2020: Più votato in provincia ne I Luoghi del Cuore.
  • 2022: Messa in vendita.

L’architettura: un gigante di laterizio

Il castello colpisce per la sua pianta quadrangolare con quattro torri cilindriche agli angoli, che si sopraelevano rispetto alle cortine. Due masti sporgenti si trovano al centro dei fronti orientale e occidentale: qui restano le tracce dei ponti levatoi, oggi sostituiti da ponti in muratura. Tutto è in laterizio, materiale tipico dei castelli piacentini, e l’edificio è considerato tra i più grandi della bassa padana. Un ampio fossato circonda la struttura. All’interno, il cortile rettangolare conserva un porticato con arcate a tutto sesto su un solo lato. Gli appartamenti nobili al primo piano sono raggiungibili da uno scalone in pietra e conservano decorazioni settecentesche, soffitti affrescati con allegorie delle stagioni e un grande affresco con il trionfo dei Casali. Strette scale a chiocciola portano ai camminamenti di ronda sulle cortine, con merlatura a coda di rondine. Nelle cantine, un tempo scuderie e magazzini, si trovano i musei.

La Cappella del Bembo: un tesoro quattrocentesco

La Cappella di Corte, situata al primo piano del mastio occidentale, è un gioiello scoperto solo nel 1967. Qui Bonifacio e Benedetto Bembo, pittori cremonesi, hanno realizzato intorno al 1460 un ciclo di affreschi con la tecnica della terra verde, che permetteva di decorare ampie superfici in modo rapido ed economico. I soggetti sono tratti dai Vangeli e dalla vita di San Bassiano da Lodi, patrono della città dove Carlo Pallavicino era vescovo. Si riconoscono un San Giorgio che uccide il drago, una Madonna con i santi Bernardino da Siena e Bernardo da Chiaravalle, il Calvario, l’Annunciazione, la Deposizione, i quattro Evangelisti e un ritratto di Carlo Pallavicino. C’è anche un’Ultima Cena che, secondo il critico Vittorio Sgarbi, potrebbe aver ispirato Leonardo da Vinci per il celebre Cenacolo di Milano. Un ambiente suggestivo, dove il tempo sembra essersi fermato.

I musei del Po e la vita nelle cantine

Le cantine del castello, un tempo scuderie e magazzini, oggi ospitano un interessante polo museale dedicato al fiume Po. Qui si trovano il Museo Etnografico del Po, l’Acquario del Po, il Museo Archeologico e il Museo della Civiltà Contadina e Artigiana. Al piano terra, in sale accessibili dal porticato, c’è anche il Museo Civico. La perla del museo etnografico è una piroga monossile, una canoa ricavata da un unico tronco, datata tra la seconda metà del VI e i primi decenni del VII secolo d.C. Un reperto che testimonia la vita lungo il fiume in epoca longobarda. Sempre nelle cantine, si respira un’atmosfera autentica, tra attrezzi agricoli, foto d’epoca e ricostruzioni. E poi c’è la leggenda: si dice che il fantasma di Giuseppina, una giovane donna assassinata nel 1872 da uno spasimante rifiutato, si manifesti con lamenti provenienti dalle mura della rocca. Un tocco di mistero che affascina grandi e piccoli.

Perché visitarlo

Se ami i castelli, questo è uno di quelli da non perdere. Primo motivo: l’architettura. È uno dei più imponenti castelli di pianura dell’Emilia-Romagna, interamente in laterizio, con torri, fossato e camminamenti che raccontano secoli di storia. Secondo: gli affreschi del Bembo. La cappella quattrocentesca è un raro esempio di pittura a terra verde, con un’Ultima Cena che potrebbe aver ispirato Leonardo. Terzo: i musei del Po. Un’occasione per scoprire la vita lungo il fiume, con reperti come la piroga longobarda e l’acquario. Inoltre, il castello è aperto tutte le domeniche (con orario invernale 14:30-17:00 ed estivo 15:00-18:30), anche se è chiuso a gennaio, luglio, agosto e dicembre. Le visite sono su prenotazione, quindi organizza la tua gita in anticipo. E se ti piacciono le storie di fantasmi, chiedi della leggenda di Giuseppina. Un luogo che unisce arte, storia e natura in un colpo solo.

Quando andare

Non c’è un momento perfetto per tutti, ma se posso dare un consiglio, punta su una domenica pomeriggio in primavera inoltrata o in autunno, quando la luce è morbida e il clima è piacevole. In estate, con il caldo, le cantine e i musei offrono un piacevole refrigerio, ma le torri possono essere afose. L’autunno, con le nebbie che salgono dal Po, dona al castello un’atmosfera misteriosa e romantica, perfetta per la leggenda di Giuseppina. Anche l’inverno ha il suo fascino, ma ricorda che il castello è chiuso a gennaio e dicembre. Evita luglio e agosto, non solo per il caldo, ma perché è chiuso. La primavera, con i campi che si tingono di verde e i fiori che sbocciano lungo il fossato, è forse il periodo migliore. In ogni caso, controlla sempre gli orari e prenota, perché le visite sono solo su appuntamento. E se riesci, vai al tramonto: il cielo che si riflette nel fossato è uno spettacolo.

Nei dintorni

Dopo la visita al castello, concediti una passeggiata nel borgo di Monticelli d’Ongina. Qui trovi la Collegiata di San Lorenzo, la chiesa principale, e lungo la via principale non puoi non notare il monumento all’aglio, omaggio al prodotto tipico locale. Se ami la natura, raggiungi l’Isola Serafini, un’area naturale sul Po, sito di interesse comunitario, ideale per l’osservazione degli uccelli e per attività sportive come il kayak. Il fiume Po è il vero protagonista di questa zona: puoi percorrere gli argini in bicicletta o a piedi, godendoti il paesaggio fluviale. Per chi vuole approfondire la cultura contadina, il Museo Etnografico del Po è già dentro il castello, ma nei dintorni ci sono anche aziende agricole e agriturismi dove assaggiare i prodotti tipici, come l’aglio di Monticelli. Un modo perfetto per chiudere la giornata in relax.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Tra storia e mistero: una leggenda locale vuole che il fantasma di Giuseppina, assassinata nel 1872 da uno spasimante rifiutato, si manifesti con lamenti dalle mura della rocca. Nella cappella, l’Ultima Cena affrescata dai Bembo entro il 1489 anticipa quella di Leonardo; secondo Vittorio Sgarbi, il genio vinciano potrebbe averla vista. Si dice anche che una galleria sotterranea collegasse il castello alla chiesa di San Lorenzo e che un ‘pozzo del taglio’ fosse usato per le esecuzioni.