La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è il simbolo dell’Aquila e una delle più alte espressioni dell’architettura romanico-gotica abruzzese. Fondata nel 1287 da Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, custodisce la prima Porta Santa della storia e un mausoleo rinascimentale. Ogni anno, dal 28 al 29 agosto, la Perdonanza Celestiniana attira pellegrini da tutto il mondo.
Facciata bicroma in pietra bianca e rossa con tre rosoni e tre portali
Porta Santa laterale, la prima al mondo, aperta durante il Giubileo annuale
Mausoleo di Celestino V opera di Girolamo da Vicenza (1517)
Restauro post-sisma 2009 premiato con l’Europa Nostra 2020
Benvenuti a Collemaggio
Sulla collina appena fuori le mura dell’Aquila, la Basilica di Santa Maria di Collemaggio si stacca dal paesaggio con la sua facciata a scacchi bianchi e rosa. Non è solo un capolavoro romanico-gotico: qui si apre la prima Porta Santa della storia, voluta da Celestino V nel 1294. Ancora oggi, ogni 28-29 agosto, migliaia di pellegrini varcano quella soglia durante la Perdonanza Celestiniana, un’indulgenza plenaria che anticipò di sei anni il primo Giubileo. L’atmosfera è raccolta, quasi mistica, ma il prato davanti – con vista sul Gran Sasso – regala un attimo di leggerezza. Entrare qui è come fare un tuffo nel Medioevo, tra affreschi, labirinti e un mausoleo rinascimentale.
Cenni storici
Tutto inizia nel 1275, quando l’eremita Pietro da Morrone – futuro papa Celestino V – vede in sogno la Vergine che gli chiede una chiesa sul colle. La basilica viene consacrata nel 1288, ma il colpo di scena arriva il 29 agosto 1294: qui Pietro viene incoronato papa, l’unica incoronazione pontificia fuori Roma. Pochi mesi dopo rinuncia (il gran rifiuto dantesco), ma lascia in eredità la Bolla del Perdono, che istituisce la Perdonanza. I terremoti segnano la sua storia: quello del 2009 crolla cupola e transetto, ma un restauro straordinario (premiato Europa Nostra 2020) la restituisce alla città nel 2017. Le spoglie di Celestino V tornano nel mausoleo rinascimentale del 1517.
La facciata a scacchi e i segreti dei rosoni
La facciata è un gioiello di pietra bianca e rosa che forma un disegno geometrico di croci, unico nel suo genere. Tre portali gotici, tre rosoni: quello centrale è un capolavoro con 36 braccia e 72 propaggini. All’interno, la pavimentazione riprende lo stesso motivo, con un labirinto a sei cerchi che simboleggia un percorso di purificazione. Sulla sinistra, la Porta Santa è sormontata da un affresco di Antonio da Atri (fine ‘300). Da non perdere il gioco di luce del 15 agosto: al tramonto, il sole filtra dalla bifora absidale proiettando un fiore a 8 petali sul pavimento. Un dettaglio che ti fa capire quanto i medievali fossero bravi a intrecciare arte e astronomia.
La Perdonanza: un Giubileo in 24 ore
Ogni anno, dal 28 al 29 agosto, la Perdonanza Celestiniana trasforma la basilica in un cuore pulsante di fede e tradizione. Il momento clou è l’apertura della Porta Santa: il vescovo colpisce tre volte la porta con un bastone d’ulivo. Poi, per 24 ore, chi entra – confessato e pentito – ottiene l’indulgenza plenaria. Il corteo della Bolla parte dalla torre civica e attraversa la città, mentre il Cammino del Fuoco del Morrone rievoca l’arrivo di Celestino V. L’evento è Patrimonio Immateriale UNESCO dal 2019. Se passi a fine agosto, la città è piena di bancarelle, concerti e un’atmosfera che mescola sacro e festa popolare.
Perché visitarlo
1. Prima Porta Santa del mondo: La basilica custodisce la Porta Santa più antica della cristianità, aperta già nel 1294, sei anni prima del Giubileo vaticano. 2. Un capolavoro restaurato: Il restauro post-sisma 2009 ha vinto il premio Europa Nostra 2020 per l’eccellenza scientifica e la collaborazione pubblico-privato. 3. Vista mozzafiato: Dal prato antistante, la basilica domina la città e il Gran Sasso; al tramonto è uno spettacolo da non perdere. In più, la Perdonanza offre un’esperienza unica di partecipazione a un rito millenario.
Quando andare
Se puoi, scegli la fine di agosto, quando la Perdonanza riempie la basilica di pellegrini e la città di eventi. L’apertura della Porta Santa è un’emozione forte, ma anche il resto dell’anno il clima è mite. Io ti consiglio il tardo pomeriggio: la luce radente accende i colori della facciata, e sulla piazza c’è meno caos. In inverno, con la neve sul Gran Sasso, lo scenario è da cartolina, ma i giorni sono corti. Evita le ore centrali d’estate, quando il sole picchia – ma dentro la basilica, tra le navate, si sta freschi.
Nei dintorni
Due tappe imperdibili: il centro storico dell’Aquila, a pochi minuti a piedi, con Piazza del Duomo, la Basilica di San Bernardino e le torri civiche. Poi, per una full immersion nella natura, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è a un passo: cammini, borghi come Castel del Monte e, d’inverno, sci. Se hai tempo, fai un salto alla Fontana delle 99 cannelle, altro simbolo della città, perfetta per una pausa fresca.