Cosa vedere nella provincia di L’Aquila: borghi e natura


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per: avventurieri outdoor e amanti della storia
  • Punti forti: siti archeologici romani, borghi di montagna, grotte spettacolari
  • Paesaggi: dagli altipiani del Gran Sasso alle gole del Sagittario
  • Esperienze: trekking, speleologia, enogastronomia locale
  • Consiglio: visitare in primavera o autunno per clima mite

Eventi nei dintorni


La provincia dell'Aquila è un concentrato di storia e natura. Dai resti romani di Alba Fucens e Amiternum ai borghi medievali come Celano e Pescocostanzo, passando per l'impressionante sistema di drenaggio del Fucino con i Cunicoli di Claudio. Non perdete le Grotte di Stiffe, un capolavoro carsico, e il maestoso Forte Spagnolo che domina L'Aquila. Per gli amanti del trekking, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga offre sentieri spettacolari. La provincia dell'Aquila regala esperienze autentiche, lontane dal turismo di massa, perfette per chi cerca avventura e cultura. Seguite la nostra guida pratica per scoprire i luoghi più affascinanti.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Basilica di Santa Maria di Collemaggio, simbolo dell'Aquila

Basilica di Santa Maria di CollemaggioQuando arrivi sul piazzale di Collemaggio, la facciata bianca e rosa ti sorprende. È un capolavoro di geometrie: i masselli di pietra locale creano un disegno a croci che sembra quasi contemporaneo. La basilica è il simbolo dell’Aquila, e capisci subito perché. Fondata nel 1288 da Pietro da Morrone – che qui fu incoronato papa Celestino V nel 1294 – è considerata la massima espressione del romanico-gotico abruzzese. La facciata bicromatica è divisa in due ordini: in basso tre portali, in alto tre rosoni. Quello centrale, con 36 braccia e 72 propaggini, è un intricato fiore di luce. Sul fianco sinistro trovi la prima Porta Santa della storia, voluta da Celestino V con la Bolla del Perdono del 1294. Ogni anno, dal 28 al 29 agosto, si apre per la Perdonanza Celestiniana – un giubileo anticipatore del 1300, oggi patrimonio Unesco. Entri e l’interno a tre navate è dominato da pilastri ottagonali e archi ogivali. Il pavimento ripete il motivo geometrico della facciata, con un labirinto mistico. Nell’abside di destra c’è il Mausoleo di Celestino V, opera rinascimentale di Girolamo da Vicenza (1517), che custodisce le sue spoglie in un’urna dorata. La basilica ha sofferto terremoti, l’ultimo nel 2009 che ha distrutto transetto e cupola. Ma il restauro, concluso nel 2017 e premiato con l’Europa Nostra Award 2020, l’ha restituita alla città. Oggi è aperta tutti i giorni 9-21, accessibile a tutti. Il prato antistante regala una vista sul Gran Sasso al tramonto. Un luogo che unisce fede, arte e resilienza.

Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Il Forte Spagnolo: un gigante di pietra che domina L'Aquila

Forte spagnoloAmmettiamolo: vedere il Forte Spagnolo, che gli aquilani chiamano semplicemente “il Castello”, ti fa sentire piccolo. È imponente, massiccio, con quelle mura che sembrano voler sfidare il tempo. Costruito a partire dal 1534 per ordine dell'imperatore Carlo V, doveva tenere a bada una città ribelle – e non a caso porta ancora scritto “ad reprimendam audaciam Aquilanorum”. Un'umiliazione per la città, che pagò la fortezza con tasse pesantissime e vendette persino la cassa d'argento di san Bernardino.

La pianta è un quadrato perfetto, con quattro bastioni a punta di diamante orientati ai punti cardinali. Le mura arrivano a 10 metri di spessore, e il fossato intorno è largo e profondo, ma mai riempito d'acqua. Si entra da un ponte in pietra (un tempo parzialmente levatoio) e subito si nota il portale con l'aquila bicipite asburgica. Dentro, un cortile con loggiato rinascimentale e una rete di casematte e cunicoli sotterranei, dove si dice vaghino ancora gli spiriti dei prigionieri scoperti mummificati nel 1902.

Mai usato in battaglia – i cannoni sono rimasti sempre in silenzio – il forte ha fatto da residenza al governatore spagnolo, da alloggio per soldati francesi e tedeschi, e da prigione. Dopo il terremoto del 2009 è diventato simbolo della rinascita, anche se è ancora chiuso per restauri. Ma si può girare intorno, passeggiare nel Parco del Castello e ammirarlo da fuori. E se avete fortuna, in alcune giornate speciali si può entrare per vedere lo scheletro del Mammuthus meridionalis, un gigante di 1,3 milioni di anni fa scoperto nel 1954: è il pezzo forte del Museo Nazionale d'Abruzzo (MuNDA) che qui ha sede e che attende di tornare a casa.

Forte spagnolo

Fontana delle 99 Canelle

Fontana delle 99 Canelle

Fontana delle 99 Canelle

Alba Fucens: la piccola Pompei marsicana

Alba FucensSe ti capita di passeggiare tra le colline della Marsica, non puoi perderti Alba Fucens. Fondata dai Romani nel 303 a.C., questa colonia latina è oggi un sito archeologico che molti chiamano la "piccola Pompei marsicana". Io l'ho scoperta per caso, e ne sono rimasto affascinato.

Appena arrivi, quello che colpisce sono le mura imponenti, quasi tre chilometri di cinta difensiva con quattro porte ancora visibili. Entri e sei subito proiettato indietro nel tempo. Qui trovi un foro, una basilica, un macellum (il mercato) e persino un thermopolium, una specie di fast food dell'epoca. Ma il pezzo forte è l'anfiteatro, voluto dal patrizio locale Quinto Nevio Cordo Sutorio Macrone: ancora oggi la sua acustica è così perfetta che ospita concerti estivi. Da non perdere anche la chiesa di San Pietro, costruita sui resti di un tempio di Apollo: sali fino al sagrato e la vista sui ruderi e sui monti Velino e Cafornia è mozzafiato.

Passeggiando tra le rovine, ti imbatti nel Santuario di Ercole, dove fu trovata la celebre statua del dio a banchetto, oggi al Museo di Chieti. E se sei curioso, gli scavi recenti del 2020 hanno portato alla luce nuove tabernae con reperti che parlano di un terremoto nel V-VI secolo. Insomma, Alba Fucens è un luogo che sorprende, perché non è solo storia: è anche natura, con l'erba che cresce tra i sassi e il silenzio rotto solo dal vento.

Info pratiche: l'ingresso è libero e il sito è aperto tutti i giorni dall'alba al tramonto. Parcheggi comodi e strada asfaltata. Non trovi acqua o elettricità, quindi porta con te una bottiglia.

Alba Fucens

Cunicoli di Claudio, l'ingegneria romana che domò il lago Fucino

Cunicoli di ClaudioSe ami l'archeologia e le opere faraoniche, i Cunicoli di Claudio sono una tappa imperdibile. Siamo ad Avezzano, in Abruzzo, e qui l'imperatore Claudio, tra il 41 e il 52 d.C., realizzò un sistema di drenaggio per prosciugare il lago Fucino, allora il terzo bacino lacustre d'Italia. Un'impresa titanica: 25.000 uomini scavarono per undici anni una galleria sotterranea di oltre 6 km, con 32 pozzi verticali profondi fino a 120 metri. Oggi si visita il Cunicolo del Ferraro, circa 200 metri di galleria perfettamente conservata, con pavimento rialzato al centro e pareti in opus latericium. L'atmosfera è suggestiva: si cammina dove duemila anni fa scorreva l'acqua verso il fiume Liri. Le visite sono solo il sabato, con partenza alle 9:15 e 11:15, e sono gratuite ma con prenotazione obbligatoria al 0863/455734 (dal lunedì al venerdì, ore 9-13). I gruppi sono limitati a 15 persone, quindi meglio organizzarsi. Dal 2026 ci sono anche aperture straordinarie il 17 e 28 aprile e l'8 maggio. Chi ama la storia rimarrà a bocca aperta: pensare che quest'opera, dopo secoli di abbandono, ispirò persino il prosciugamento definitivo del Fucino da parte del duca Torlonia nell'800. Un luogo che unisce ingegneria, paesaggio e un pizzico di avventura.

Cunicoli di Claudio

Grotte di Stiffe: cascate e silenzi nel cuore dell'Abruzzo

Grotte di StiffeLe Grotte di Stiffe sono una delle meraviglie nascoste della provincia dell'Aquila. Non sono grotte qualsiasi: qui un fiume sotterraneo scorre ancora attivo, creando cascate, laghi e concrezioni in continua evoluzione. Io le ho visitate in una giornata di autunno, quando la portata d'acqua era perfetta per apprezzare la potenza della natura. L'ingresso è una spaccatura nella roccia sopra il paese di Stiffe, e già lì ti senti piccolo. Una volta dentro, la temperatura scende a 10°C – portatevi una felpa! Il percorso di circa 700 metri è tutto su passerelle metalliche, con scale e cunicoli che ti portano a tu per tu con l'acqua. La Sala del Silenzio è surreale: il torrente si prosciuga e l'unico suono è il tuo respiro. Poi arriva la Sala della Cascata, con un salto di oltre 20 metri che ti lascia a bocca aperta. E ancora, la Sala delle Concrezioni con stalattiti e stalagmiti alte fino a 3 metri, e il Lago Nero, così scuro da sembrare inchiostro. Il gran finale è l'Ultima Cascata, 25 metri che precipitano in un laghetto profondo 5. La visita guidata dura circa un'ora e ti racconta anche la storia millenaria del luogo: frequentato già nell'età del bronzo, poi usato per una centrale idroelettrica all'inizio del '900 e aperto al pubblico solo nel 1991, dopo un terremoto e un restauro. Uscito, ho fatto un salto al Museo di Speleologia accanto, dove c'è lo scheletro di un orso delle caverne. Consiglio di prenotare online, soprattutto nei weekend, e di indossare scarpe antiscivolo. Ah, se siete con bambini, il percorso è adatto anche a loro, ma niente passeggini: meglio uno zaino porta bebè.

Grotte di Stiffe

Amiternum: il cuore romano dell'Abruzzo

AmiternumSe siete appassionati di storia romana, Amiternum vi sorprenderà. A pochi chilometri da L'Aquila, nella frazione di San Vittorino, quest'area archeologica conserva i resti di un'antica città sabina poi diventata Municipio romano. Qui, tra prati e il fiume Aterno, spuntano due gioielli: il teatro (metà del I sec. a.C.), con la sua gradinata in pietra calcarea bianca e il portico flavio, e l'anfiteatro (I sec. d.C.), che poteva ospitare fino a 6.000 spettatori. L'impianto urbano era regolare, con foro, terme, domus e mosaici. Nel vicino borgo di Preturo il nome stesso ricorda il Praetorium, sede del governatore. Passeggiando tra le arcate superstiti, si respira un'atmosfera suggestiva, specialmente con il Gran Sasso sullo sfondo. Il sito è aperto dal martedì alla domenica (08:30-13:30), consiglio una visita al mattino, quando la luce esalta i dettagli dell'opera a sacco e dei mosaici policromi della domus a peristilio. Un luogo che unisce storia e natura, perfetto per una gita fuori porta.

Amiternum

Area archeologica Corfinium: mosaici e storia italica

Area archeologica CorfiniumSe passi da Corfinio, non puoi perderti l'area archeologica di Corfinium, un sito che racconta secoli di storia. Il parco, intitolato a Don Nicola Colella, si divide in tre zone. La prima è Piano San Giacomo, un quartiere romano con strade in ghiaia, portici e una domus decorata con mosaici policromi – uno spettacolo per gli occhi. Qui trovi anche tabernae e terme, segno di una città vivace. Poi c'è l'area dei due templi: il tempio maggiore, in opus incertus del I secolo a.C., conserva un pavimento a mosaico bianco e nero. Accanto, una necropoli del IV secolo a.C. con tombe scavate nella ghiaia. Infine, il santuario di Sant'Ippolito, dedicato a Ercole, con una fonte di acque terapeutiche e resti di vasche rituali. Qui ho notato la curiosa commistione di ex-voto pagani e cristiani, segno di una continuità di culto. I reperti più belli sono al Museo Antonio De Nino, a due passi dal parco. Tra questi, una moneta d'argento con la scritta 'Italia', coniata proprio qui durante la Guerra Sociale. Insomma, un luogo che unisce archeologia e natura, perfetto per una gita fuori porta.

Area archeologica Corfinium

Castello Piccolomini: tra storia e panorami mozzafiato

Castello PiccolominiQuando arrivi a Celano, la prima cosa che ti colpisce è la mole del Castello Piccolomini che svetta sulla piana del Fucino. Costruito a partire dal 1392 per volere di Pietro Berardi, questo castello è un ibrido perfetto tra fortezza medievale e residenza rinascimentale. Passeggiando nel cortile interno, mi sono fermato ad ammirare il doppio loggiato con arcate gotiche al piano terra e rinascimentali al primo piano – un dettaglio unico in Abruzzo.

La storia qui è palpabile: nel 1463 Antonio Todeschini Piccolomini, nipote di papa Pio II, completò l'opera trasformandolo in dimora signorile. Il terremoto del 1915 fece crollare volte e affreschi, ma i restauri (finiti nel 1960) hanno restituito l'aspetto originale. Oltre alla vista spettacolare sui monti Sirente e Velino, il castello ospita il Museo d'Arte Sacra della Marsica e la Collezione Torlonia. Da non perdere la Testa di Afrodite (III-II sec. a.C.) e i rilievi del II secolo che raccontano il prosciugamento del lago Fucino.

Info pratiche: si visita dal martedì alla domenica (8:30-19:30, ultimo ingresso 19:00). Biglietto intero 4 euro, ridotto 2 euro per i 18-25enni. Gratis under 18 e prima domenica del mese. Arrivare è semplice: uscita Aielli-Celano dell'A25, poi 4 km. Se ti avanza tempo, il borgo vecchio di Celano merita una passeggiata tra chiese e botteghe artigiane.

Castello Piccolomini

Museo Nazionale d'Abruzzo (MuNDA): un tuffo nell’arte abruzzese

Museo nazionale d'AbruzzoSe visiti L'Aquila, il Museo Nazionale d'Abruzzo (MuNDA) è una tappa obbligata. Dopo il terremoto del 2009, il museo ha lasciato la sede storica del Forte Spagnolo per trasferirsi nell'ex mattatoio di Borgo Rivera, dove ha riaperto nel dicembre 2015. Dal 20 dicembre 2025, una parte della collezione è tornata al castello, ma la sede temporanea resta aperta. Qui trovi un percorso che parte dall’antichità: nella sala archeologica spiccano il Calendario Amiternino e i rilievi con combattimenti di gladiatori, reperti dalle città italiche e romane della conca aquilana. Il Medioevo è rappresentato da una straordinaria serie di Madonne lignee, tra cui la Madonna di Lettopalena del XII secolo e la Madonna “de Ambro” duecentesca. Il Quattrocento regala il Trittico di Beffi (1410-1415) e il celebre San Sebastiano di Silvestro dell’Aquila (1478). Per il Seicento, imperdibili le tele di Mattia Preti (Cristo e l’adultera) e di Jusepe de Ribera (La Maddalena). La sezione dell’Ottocento, riaperta nel 2022, espone capolavori come I morticelli di Francesco Paolo Michetti e La lavandaia di Pasquale Celommi. Il museo offre anche una sezione tattile. L’ingresso è gratuito la prima domenica del mese. Orari: mar-dom 8.30-19.30 (ultimo ingresso 19.00); lunedì chiuso. Prenotazione obbligatoria per il weekend. Un viaggio nell’arte abruzzese che non ti puoi perdere.

Museo nazionale d'Abruzzo

Anfiteatro romano di Amiternum

Anfiteatro romano di AmiternumSe passi da Pizzoli, a pochi chilometri da L'Aquila, non puoi perderti l'anfiteatro romano di Amiternum. Risale al I secolo d.C. e poteva ospitare fino a 6000 spettatori. È un'ellisse di 68 per 53 metri, con 48 arcate su due piani, interamente in laterizio. Oggi restano le strutture portanti, mentre le gradinate sono state spogliate nei secoli. Camminando tra i resti, puoi ancora vedere le basi delle colonne in mattoncini sagomati e grossi blocchi di pietra con incisioni. Una lapide trovata qui racconta di spettacoli gladiatori finanziati da Caius Sallius Proculus: la vita romana torna per un attimo reale. L'area è gratuita e visitabile con orari variabili (lunedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica 8:30-13:30; martedì e venerdì 14:30-19:30). Accanto all'anfiteatro ci sono anche i resti di una villa pubblica e, poco distante, il teatro di età augustea e una domus con mosaici. Insomma, un tuffo nella storia senza spendere un euro.

Anfiteatro romano di Amiternum

Santuario di Ercole Curino: storia e suggestioni a Sulmona

Santuario di Ercole CurinoSe vi trovate a Sulmona, non perdetevi il Santuario di Ercole Curino, un gioiello archeologico che racconta secoli di storia. Situato alle pendici del Monte Morrone, in località Badia, questo santuario italico risale al IV secolo a.C. e fu frequentato fino al II d.C. Fino al 1957 si pensava fossero i resti della villa di Ovidio, ma gli scavi rivelarono un importante luogo di culto. La struttura è articolata su due terrazze artificiali: quella inferiore ospita 14 ambienti voltati a botte, mentre la superiore è dominata dal sacello con un raffinato mosaico policromo a motivi ellenistici e pareti affrescate che imitano il primo stile pompeiano. Davanti all'ingresso si trova un altare rivestito di lastre di bronzo, un unicum con iscrizione dedicatoria di Caio Settimio Popiliano. Tra i reperti, spicca una statuetta di Eracle in riposo, considerata una replica d'autore di Lisippo, oggi al Museo di Chieti. Il sito è visitabile gratuitamente e offre una vista mozzafiato sulla conca peligna. L'atmosfera è carica di mistero: chiudete gli occhi e immaginate i pellegrini che salivano le gradinate per purificarsi alla fontana prima di entrare nel tempio. Un luogo che unisce natura, storia e leggenda, perfetto per chi ama i viaggi fuori dalle rotte più battute.

Santuario di Ercole Curino

Lucus Angitiae: il bosco sacro dei Marsi

Lucus AngitiaeSe siete in zona L'Aquila e volete respirare la storia più autentica, Lucus Angitiae è una tappa che non vi deluderà. Questo sito archeologico, situato a Luco dei Marsi sulle pendici del Monte Penna, era il bosco sacro dedicato alla dea Angizia, divinità italica dei serpenti e della guarigione. I Marsi, popolo noto per le loro abilità negli antidoti, qui veneravano la dea con riti antichissimi. Oggi, passeggiando tra i resti, si scoprono tre templi di epoche diverse: il più antico, il Tempio B (IV-III sec. a.C.), costruito su un podio in opera poligonale, e il Tempio A di epoca augustea, con il suo alto podio in opus caementicium. Curioso? Il Tempio C è più piccolo, con tre vani e pavimenti a mosaico. Da non perdere la Grotta d'Orlando, una cavità naturale nel parco, legata a leggende di tesori nascosti dai briganti – il nome forse deriva da “grotta urlante” per il vento che vi sibila. Il sito ha restituito reperti incredibili: una statua in terracotta della dea Angizia (III sec. a.C.) e due in marmo, oggi esposte al museo Paludi di Celano. Gli scavi, condotti tra il 1998 e il 2003, hanno riportato alla luce anche fornaci e sepolture altomedievali. Visitabile dal 2014, l'area è protetta dal Parco naturale San Leonardo. Per info, contattate il comune al 0863 5061. Un consiglio: affacciatevi verso la conca del Fucino e immaginate il lago scomparso. Un luogo che sa di mistero e devozione.

Lucus Angitiae

Castello Normanno: storia e letteratura ad Anversa degli Abruzzi

Castello NormannoArroccato sulla sommità del borgo, il Castello Normanno domina Anversa degli Abruzzi con la sua torre diroccata. Edificato nel XII secolo dai Normanni per controllare l’accesso alla Valle Peligna, fu a lungo dimora dei potenti Conti di Sangro e poi dei Belprato, che lo trasformarono in un vivace cenacolo culturale. Qui soggiornarono Torquato Tasso e il botanico Fabio Colonna, ma la visita più celebre resta quella di Gabriele D’Annunzio nel 1896, che ne rimase talmente affascinato da ambientarvi la tragedia La fiaccola sotto il moggio (1905).

Dell’antico maniero oggi si conservano pochi resti: la torre-puntone pentagonale (crollata in parte dopo il terremoto del 1706), un tratto di mura, il palazzo settecentesco e il giardino post-rinascimentale a due livelli con una graziosa torretta a chiocciola. La cappella di San Michele Arcangelo, un tempo ornata dal prezioso Trittico di Anversa (rubato nel 1981 e sostituito da una copia nella chiesa parrocchiale), completa il quadro. La proprietà è privata, ma si può visitare su appuntamento: il giardino è accessibile anche a persone con disabilità.

Il Castello Normanno non è solo un rudere: è un concentrato di secoli di storia, arte e letteratura che ancora oggi emoziona chi arriva fino a qui, tra i vicoli medievali di Anversa e lo scenario selvaggio delle Gole del Sagittario. Un tuffo nel passato che profuma di versi dannunziani.

Castello Normanno

Museo del merletto a tombolo: fili di storia a Pescocostanzo

Museo del merletto a tomboloSe passate da Pescocostanzo, non potete perdervi il Museo del merletto a tombolo, ospitato nello splendido Palazzo Fanzago del Seicento. Qui si respira un'aria di altri tempi: l'arte del tombolo arrivò nel borgo dopo il terremoto del 1456, portata da maestranze lombarde. Da allora, le "trinaie" locali hanno tramandato questa tecnica raffinata, usando un cuscino (tombolo) e fuselli di legno. Il museo espone merletti antichi del Settecento provenienti da collezioni private e corredi ecclesiastici, accanto a creazioni moderne come la "Colazione del Principe", una tavola imbandita con tovaglia a tombolo, ceramiche di Castelli e filigrana d'argento. Al primo piano, invece, trovate altri prodotti dell'artigianato locale: tappeti, ferro battuto, legno intagliato. Io l'ho trovato affascinante, soprattutto perché qui ha operato la Scuola del Merletto (fondata negli anni Novanta), che ha formato nuove generazioni di artigiani. Peccato che la scuola non sia più attiva nel palazzo, ma il museo resta un gioiello. Gli orari? Aperto sabato, domenica e festivi, e tutti i giorni in agosto, a Natale e Pasqua. L'ingresso è a offerta, e se siete fortunati potreste vedere qualche merlettaia all'opera. Un consiglio: andate con calma e lasciatevi incantare dai dettagli. Piazza Municipio, 67033 Pescocostanzo – non sbagliate.

Museo del merletto a tombolo