La Cappella di San Severo è un gioiello rinascimentale nel cuore di Perugia, spesso trascurato dai percorsi turistici più affollati. Custodisce l’unico affresco di Raffaello rimasto in città, la Trinità e Santi del 1505, completato nella parte inferiore dal suo maestro Perugino. L’edificio, di origini medievali e ristrutturato nel Cinquecento, offre un’atmosfera intima con opere di importanti artisti umbri del XVI secolo.
- Unico affresco di Raffaello a Perugia: la Trinità e Santi del 1505, opera incompiuta completata da Perugino.
- Dialogo artistico unico: confronto visivo tra lo stile di Raffaello e Perugino sullo stesso affresco.
- Atmosfera raccolta e autentica: spazio piccolo e intimo, lontano dalla folla, che permette una visita tranquilla.
- Opere di artisti umbri del XVI secolo: oltre a Raffaello e Perugino, dipinti di altri maestri rinascimentali locali.
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La Cappella di San Severo a Perugia custodisce l’unico affresco di Raffaello in città, la Trinità e Santi del 1505, completato dal maestro Perugino. Spazio raccolto con opere di artisti umbri del XVI secolo, a pochi passi da Piazza IV Novembre.
- Via Raffaello, Perugia (PG)
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Cose da sapere
Introduzione
Cenni storici
- 1505: Raffaello dipinge la Trinità e Santi
- 1521: Perugino completa la parte inferiore dell’affresco
- XIX secolo: Soppressione del monastero benedettino
- 2011: Importante restauro conservativo
Il dialogo tra maestro e allievo
L’atmosfera raccolta
Perché visitarlo
Quando andare
Nei dintorni
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💡 Forse non sapevi che…
La cappella deve la sua fama principalmente a un affresco nella parte superiore dell’abside: la Trinità e Santi, realizzata da Raffaello nel 1505. L’artista, allora ventiduenne, lasciò qui una delle sue prime opere mature, prima di trasferirsi a Firenze e poi a Roma. Curiosamente, l’affresco rimase incompiuto: Raffaello dipinse solo la parte superiore, mentre la zona inferiore fu completata anni dopo dal perugino Pietro Vannucci, detto il Perugino, suo maestro. Questo dettaglio rende la cappella un luogo unico al mondo, dove si possono ammirare fianco a fianco le opere di due giganti del Rinascimento. Secondo la tradizione, Raffaello avrebbe scelto questo tema iconografico per omaggiare i monaci camaldolesi, particolarmente devoti al mistero trinitario.






