Introduzione evocativa
Castello Fienga non è un castello qualunque: arroccato sulla collina di Sant’Andrea, domina la valle del Sarno con una vista che spazia fino al mare. Qui la storia medievale si intreccia con leggende di fantasmi, tra ruderi normanni e un elegante palazzo ottocentesco. Un percorso escursionistico di poco più di 3 km ti porta fin sulla cima, regalando panorami che tolgono il fiato. È un luogo che parla di prigionie illustri, amori tragici e misteri irrisolti. Se ami i borghi autentici e le atmosfere sospese nel tempo, questo è il posto che fa per te.
Cenni storici
Le prime tracce del castello risalgono al X secolo, con una menzione nel 984 nel Codice Diplomatico Cavese. Durante il periodo angioino, Carlo I d’Angiò lo ampliò e lo trasformò in residenza. Qui furono incarcerati personaggi del calibro di Elena degli Angeli (vedova di Manfredi di Svevia, morta tra queste mura nel 1267) e la regina Giovanna I d’Angiò (imprigionata nel 1381 e poi trasferita e uccisa). Nel Trecento vi soggiornarono Dante Alighieri e Giovanni Boccaccio, ospiti di Niccolò Acciaiuoli. Nel 1385 papa Urbano VI vi fu rinchiuso. Col tempo il castello perse importanza e nel XIX secolo la famiglia Fienga costruì l’attuale palazzo, spianando parte delle antiche strutture. Oggi il sito è di proprietà pubblica e ospita eventi culturali.
Architettura e ruderi
Dell’antico maniero resta soprattutto la torre normanna pentagonale, risalente ai secoli XII-XIII, che svetta nel punto più alto. Poco più in là, la cosiddetta ‘voliera’ conserva tre archi gotici che incorniciano il cielo. Passeggiando tra i ruderi, si notano i resti di due delle tre cinte murarie originali e alcune cisterne. Il palazzo ottocentesco dei Fienga si sviluppa su due livelli con pianta rettangolare, circondato da cortili: uno più intorno alla torre, l’altro più ampio, una vera e propria piazza d’armi merlata. Una cappella con piccola cupola, costruita intorno alla metà dell’Ottocento, aggiunge un tocco intimo. Il contrasto tra la pietra medievale e lo stile borghese del palazzo rende il luogo affascinante.
Leggende e fantasmi
Si dice che il castello sia infestato. La più celebre è Elena degli Angeli, che vaga nelle notti di luna piena in cerca del marito Manfredi. Poi c’è Giovanna I d’Angiò, che secondo la tradizione si aggira tra le mura accompagnata dalle anime dei suoi amanti. E non finisce qui: si racconta di Cencia di Trastevere, una carceriera innamorata, e di Basilio di Levante, morto nel castello nel 1406. I visitatori riferiscono urla improvvise e cali di temperatura. Che siano veri o no, queste storie aggiungono un fascino misterioso alla visita.
Perché visitarlo
1) Un tuffo nella storia: qui hanno camminato papi, re e poeti come Dante e Boccaccio. 2) Il trekking fino al castello: un percorso ad anello di circa 3,2 km con un dislivello di 205 m, adatto a camminatori medi, che regala viste mozzafiato. 3) L’atmosfera unica del luogo, dove il silenzio dei ruderi si mescola alle leggende. Inoltre, d’estate si tiene il festival Jazz in Parco (anche se ora si è spostato, il castello è ancora sede di eventi culturali organizzati dall’associazione ‘Ridiamo Vita al Castello’).
Quando andare
Il momento migliore? Al tramonto. La luce calda illumina la torre pentagonale e la valle del Sarno si tinge di rosso. Se ami le atmosfere misteriose, prova una visita notturna in luna piena: si dice che il fantasma di Elena appaia. In primavera o autunno il clima è ideale per il trekking, evitando il caldo estivo. La mattina presto è più fresca e meno affollata.
Nei dintorni
A pochi passi, il centro di Nocera Inferiore merita una passeggiata tra chiese e palazzi storici. Se hai tempo, raggiungi il Santuario di Santa Maria degli Angeli (detto anche ‘la Bruna’), un luogo di culto molto amato. E non perdere l’occasione di esplorare la Costiera Amalfitana che dista poco più di mezz’ora d’auto: un contrasto perfetto tra storia medievale e mare.