Castello dei Conti Calepio: dimora sulla Valle dell’Oglio

Il Castello dei Conti Calepio domina la Valle dell’Oglio dal borgo medievale di Calepio, a Castelli Calepio, in provincia di Bergamo. Voluto dal conte Trussardo nel 1430, alleato della Serenissima, conserva merli a coda di rondine, torri tozze e un ingresso fortificato. La visita guidata dura 90 minuti e il ricavato sostiene la Fondazione Conti Calepio. – Visita guidata di 90 minuti tra storia del borgo e del maniero – Biglietto intero 10 €, ridotto 3 € per i bambini dai 7 ai 12 anni – Sala dei Fiori, stucchi e affreschi di Carloni e Deleidi – Terrazzo-giardino con vista sul Basso Sebino


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Castello dei Conti Calepio: dimora sulla Valle dell'Oglio
Castello dei Conti Calepio a Castelli Calepio (BG): visita guidata di 90 minuti, biglietto 10 € e 3 € per i bambini, giardini terrazzati sulla Valle dell’Oglio e vista verso il lago d’Iseo.

Cose da sapere


Introduzione

Il Castello dei Conti Calepio compare in cima al borgo di Calepio e ti obbliga a fermarti. Mura chiare, merli, torri tozze: sembra uscito da una stampa antica, e invece è lì, a pochi minuti dal lago d’Iseo. Da quassù lo sguardo corre sulla Valle dell’Oglio e sul Basso Sebino, e capisci perché se lo siano contesi per secoli. Non è un castello-museo qualunque: è ancora una casa vissuta, con stanze che profumano di storia e giardini terrazzati sospesi sul fiume. Ci si arriva attraversando il borgo antico, tra vicoli e case in pietra, e la salita fa già parte dell’esperienza. Poi il portone, il cortile con la statua del fondatore, e la sensazione di essere entrati davvero in un’altra epoca. Io ci sono capitato seguendo la Valcalepio, e me ne sono innamorato.

Cenni storici

Qui c’era un fortilizio alto medievale, attestato già al tempo di Berengario del Friuli, e non il castello che vedi oggi. Quella struttura venne distrutta nel 1428 dagli attacchi di Niccolò Piccinino. Poi entra in scena Trussardo I Calepio: nelle guerre tra Milano e Venezia si schierò con la Serenissima, vinse e ottenne l’investitura feudale della valle. Il maniero fu ricostruito intorno al 1430, come ricorda un’incisione sull’arco d’ingresso. Il figlio Ambrogio, frate agostiniano, nel 1502 pubblicò il primo dizionario latino, il “Calepino”, con oltre 200 edizioni. Nel 1842, morto l’ultimo conte, il castello passò all’Ospizio Conti di Calepio; oggi la Fondazione ne porta avanti la missione sociale.

  • 1000 ca. — primo fortilizio
  • 1240 — la casata assume il nome Conti di Calepio
  • 1428 — distruzione da Niccolò Piccinino
  • 1430 — Trussardo I avvia la ricostruzione
  • 1502 — Ambrogio pubblica il “Calepino”
  • 1693-1695 — nuova cappella dell’Angelo Custode
  • 1849 — nasce l’Opera Pia Ospizio Conti di Calepio
  • 2015 — restauro della Fondazione

Merli, torri e fossato: l’architettura

Le difese naturali fanno metà del lavoro: a sud una scarpata a picco sull’Oglio, a ovest il vallone di Cimavalle, a nord e a est un profondo fossato. La cinta muraria è in pietre di piccole dimensioni e conserva tracce della merlatura guelfa, poi sostituita o integrata dai merli a coda di rondine quando il maniero è diventato residenza signorile. Sul lato nord si alzano due torri: una piccola e una a base quadrata, forse preesistente, accanto all’ingresso un tempo servito da un ponte levatoio. Una terza torre, anteriore al 1430 e in parte distrutta negli scontri, dal 1433 è la cappella di San Maurizio. Seguendo le mura si capisce come il castello sia cresciuto a strati, tra Sei e Settecento, con l’ala residenziale e i contrafforti a sud.

Dentro il castello: dalla Sala dei Fiori al terrazzo

Entrati, il castello cambia faccia. Le stanze raccontano il passaggio da guarnigione a dimora: affreschi di Luigi Deleidi detto il Nebbia, tappezzerie francesi, un porticato a colonne. C’è la Sala dei Fiori, che colpisce per la luminosità dei colori delle specie floreali dipinte, e decorazioni rococò e neoclassiche con stucchi di Muzio Camuzio e affreschi di Carlo Innocenzo Carloni. Al centro del cortile, sotto un loggiato di fine Quattrocento, sta la statua di Trussardo da Calepio. Dalla Sala dei Fiori parte una scala a ventaglio che conduce al terrazzo-giardino all’italiana: qui lo sguardo spazia sulla valle e sul Basso Sebino, con il lago d’Iseo sullo sfondo. È il punto che tutti fotografano, e si capisce perché. Foto però solo negli spazi all’aperto.

Perché visitarlo

Primo: è un castello ancora vissuto, non una scatola vuota. La visita guidata, condotta dal personale della Fondazione, dura 90 minuti e intreccia la storia del borgo, degli edifici vicini e delle trasformazioni del maniero. Non è il solito tour standardizzato. Secondo: il biglietto costa 10 euro (3 euro per i bambini dai 7 ai 12 anni, gratis fino ai 6) e il ricavato sostiene le attività benefiche della Fondazione, che qui gestisce un centro per persone con disabilità. Terzo: tra le sale trovi cose che non ti aspetti, dalle divise e dai registri dell’Ospizio ottocentesco fino a una edizione originale del “Calepino”. E poi c’è il panorama dal terrazzo, che da solo vale la salita.

Quando andare

Io sceglierei un pomeriggio, quando la luce radente accende le mura e il panorama verso il Sebino si scalda. Le visite si tengono in date prestabilite, e in primavera ed estate il calendario si arricchisce: concerti serali a ingresso libero e appuntamenti come il Festival Filosofi lungo l’Oglio. L’autunno, con le colline della Valcalepio che cambiano colore, ha il suo fascino e meno ressa. In ogni caso meglio prenotare, anche se sei da solo: una telefonata o un messaggio e sei a posto. Le date cambiano, quindi controlla sempre il sito della Fondazione prima di muoverti. Non è un posto che si improvvisa.

Nei dintorni

Dopo la visita, la mossa naturale è scendere verso il lago d’Iseo e il Basso Sebino: Sarnico, con il suo lungolago, è la porta d’accesso più comoda. Siamo in pieno territorio della Valcalepio, zona di vini DOC, quindi un giro tra le cantine della valle ci sta tutto. Se hai voglia di restare sul tema storico, il borgo di Calepio con le sue case in pietra merita una passeggiata lenta, magari rileggendo la storia di Trussardo e del suo dizionario. Per chi vuole capire meglio il legame tra il maniero e il suo territorio, l’itinerario lungo l’Oglio offre spunti continui, tra paesaggio fluviale e colline coltivate a vite.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Nel cortile si erge la statua del fondatore Trussardo, mentre in una teca è esposta un’edizione del Calepino, il celebre dizionario latino pubblicato nel 1502 da Ambrogio Calepio. Dal 1849 il castello è legato all’Ospizio Conti di Calepio, che si prendeva cura delle ragazze meno abbienti: durante la visita si vedono ancora divise, lettere e registri di classe.