Castello di Monguzzo, roccaforte del Medeghino in Brianza

Il Castello di Monguzzo è una roccaforte medievale sul colle Mons Acutus, a metà strada tra Como e Lecco, con vista sull’alta Brianza. Documentato dal 920, fu dei Visconti e dei Bentivoglio: tra il 1527 e il 1531 fu il quartier generale di Gian Giacomo Medici, il Medeghino. Oggi è sede di convegni dei Fatebenefratelli, su una proprietà di 60.000 mq.
– Panorama su Brianza e montagne dal Mons Acutus
– Pianta a U con merlature, cortili e pozzo
– Memorie del Medeghino: sotterranei e passaggi segreti
– Tre edifici: Castello, Castelletto e Pusterla


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Castello di Monguzzo, roccaforte del Medeghino in Brianza
La fortezza medievale di Monguzzo, in provincia di Como, domina la Brianza dal colle Mons Acutus: storia dai Visconti al Medeghino, pianta a U e parco di 60.000 mq.

Cose da sapere


Castello di Monguzzo, la roccaforte sul Mons Acutus

Il Castello di Monguzzo compare all’improvviso, in cima a un colle isolato che un tempo si chiamava Mons Acutus, il monte acuto. Da lassù lo sguardo corre su tutta l’alta Brianza e sulle montagne che la chiudono. Non è il classico maniero da cartolina: la pianta a U, le merlature, i cortili e il pozzo raccontano secoli di assedi, restauri e passaggi di mano. Oggi il complesso è privato, sede del Centro Studi Ospedalieri dei Fatebenefratelli, e si apre al pubblico molto raramente. Ed è proprio questo a renderlo speciale: niente folla, niente biglietteria, solo un grande parco di 60.000 mq e tre edifici, il castello, il castelletto e la pusterla. Per chi passa da Erba o da Como è una deviazione che vale la pena, anche solo per il panorama.

Cenni storici

Le prime carte parlano del 920: il re d’Italia Berengario I assegnò la corte di Calpuno, con Monguzzo, ai canonici di San Giovanni Battista di Monza. Allora di fortificazioni non si parla; si ipotizza che una prima costruzione sorga tra IX e X secolo contro le incursioni ungare. La prima citazione di una fortezza è del 1383, quando i Visconti la donarono al condottiero Jacopo Dal Verme. Nel 1486 passò ai Bentivoglio e tra 1527 e 1531 fu presa con uno stratagemma da Gian Giacomo Medici, il Medeghino, che ne fece il suo quartier generale. Seguirono Novati, Rosales, Mondolfo e Benocci; dal 1946 il complesso è dei Fatebenefratelli.

  • 920: Berengario I assegna Monguzzo ai canonici di Monza
  • 1383: i Visconti donano la rocca a Jacopo Dal Verme
  • 1486: passaggio ai Bentivoglio
  • 1527-1531: il Medeghino occupa il castello
  • 1564-1596: feudatario Gabriele Ferrante Novati
  • 1664-1751: i Rosales, poi villa di delizia
  • 1853-1880: Mondolfo e Lodigiani
  • 1900 circa: Ferruccio Benocci avvia il restauro
  • 1946-1972: donazione ai Fatebenefratelli, restauro Michelini
  • Oggi: Centro Studi Ospedalieri

La pianta a U, il castelletto e la pusterla

Il complesso non è solo il castello. La proprietà si estende su oltre 60.000 mq e comprende tre edifici. Il castello, dall’inconfondibile pianta a U, è stato più volte ricostruito e restaurato; la parte più antica è quella settentrionale, affacciata su una corte. Poi c’è il castelletto, con le camere per gli ospiti e le biblioteche. E infine la pusterla, l’ingresso con il ponte levatoio, con la portineria, l’alloggio dei custodi e la sala da pranzo. In mezzo restano merlature, cortili interni e un pozzo: dettagli che raccontano una storia lunga mille anni. Curioso notare come l’aspetto attuale sia in gran parte frutto del restauro novecentesco, che ha ricreato un maniero rinascimentale là dove restavano rovine, aggiunte e rimaneggiamenti.

Il quartier generale del Medeghino

Se c’è un nome legato a Monguzzo, è quello di Gian Giacomo Medici, il Medeghino. Tra il 1527 e il 1531 prese la rocca con uno stratagemma, non con un assedio classico, e la trasformò nella sua base operativa in Brianza. Qui si svolse la prima parte della sua guerra contro Francesco II Sforza. Fece scavare sotterranei, aprire passaggi segreti e sistemare botole: servivano a imprigionare i nemici, e una parte del castello divenne un carcere privato. Alla sua morte i Bentivoglio cancellarono quasi tutte le sue aggiunte. Ma qualcosa è rimasto: nella Sala Rossa, l’antico salone delle feste, si conservano ancora le statue dei grifoni. Un dettaglio che vale da solo la visita, se riuscite a entrare.

Da rocca a villa, passando per la Carboneria

Dopo il Medeghino il castello cambiò pelle. Nel 1564 passò al marchese Gabriele Ferrante Novati, poi il governo spagnolo tolse la proprietà ai Novati e la assegnò ai Rosales. Non fu una transazione tranquilla: la cessione risale al 1664, ma i nuovi proprietari poterono entrarne in possesso solo nel 1751, dopo lunghe controversie con i vecchi titolari e con il fisco. Furono loro a trasformarlo in palazzo di villeggiatura, con ristrutturazioni a metà Settecento e la chiusura di alcune merlature. Poi, durante il Risorgimento, il castello divenne un punto di ritrovo per i carbonari mazziniani della Brianza. Insomma: una fortezza che finisce come luogo di cospirazione, prima di diventare una residenza elegante. Strano ma vero.

Perché visitarlo

Tre motivi concreti. Primo: il panorama. Dal Mons Acutus si abbraccia buona parte dell’alta Brianza e le montagne intorno, e non è una vista qualunque. Secondo: la stratificazione. Elementi medievali, viscontei, medicei, settecenteschi e novecenteschi si sovrappongono nello stesso edificio, e si leggono quasi a occhio nudo girando intorno alle mura. Terzo: la quasi invisibilità turistica. Non ci sono pullman, non ci sono file. Il rovescio della medaglia è che il castello è privato e apre raramente: conviene scrivere alla Pro Loco (proloco@monguzzo.org) o contattare la struttura, che dà informazioni anche sull’accesso per disabili, previsto. Se trovate aperto, è il momento giusto.

Quando andare

Non aspettatevi orari fissi: il complesso è di uso privato, quindi il consiglio è pragmatico. Le occasioni migliori sono le giornate di eventi, convegni, incontri culturali, appuntamenti religiosi o sociali nel parco, quando il cancello si apre e il castello torna a vivere. Come stagione, l’autunno è generoso: le colline brianzole si accendono di giallo e la luce radente sulle merlature è quella giusta per le foto. Funziona bene anche una mattina limpida di primavera, con l’aria fresca e il panorama più pulito. Da evitare la canicola di mezzogiorno d’estate: il colle è esposto e non offre ripari. In ogni caso, se il castello è chiuso, il giro esterno e la vista valgono comunque la salita.

Nei dintorni

Monguzzo sta tra Como e Lecco, in una zona che merita almeno mezza giornata in più. Vicina c’è Erba, con il centro storico e il lago omonimo: una passeggiata sul lungolago è il modo più semplice per chiudere il giro. Se vi interessa la storia del territorio, il Triangolo Lariano offre borghi come Canzo e Asso, con le loro torri e le vie strette. E per chi vuole camminare, i sentieri del Monte Rai e dei Corni di Canzo partono proprio da lì e regalano viste sul Lago di Como. Niente di complicato: tutto a portata di auto, con la calma di una giornata brianzola.

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💡 Forse non sapevi che…

Nel cuore del castello resta la memoria del Medeghino: sotterranei, passaggi segreti e botole usati per imprigionare i nemici, e le statue di grifoni nella Sala Rossa, già salone delle feste. Nel 1946 Ferruccio Benocci morì durante una rapina e la vedova Leonilde Trussardi donò il complesso ai Fatebenefratelli. Oggi è privato e apre al pubblico solo in rare occasioni: per provare a visitarlo conviene contattare la Pro Loco.