Introduzione evocativa
Arroccato su uno sperone roccioso con le Dolomiti a fare da cornice, Castel Presule è un gioiello rinascimentale che ti sorprende a ogni angolo. Non è il solito castello medievale: qui domina l’eleganza del Cinquecento, con logge affrescate, sale decorate e una luce che filtra tra le montagne. Entrare significa fare un salto indietro nel tempo, ma con un comfort che non ti aspetti. La vista sullo Sciliar ti lascia senza fiato, e il profumo di storia si mescola a quello dei prati verdi. Un posto che vale la deviazione, anche solo per respirare l’atmosfera.
Cenni storici
Le prime tracce del castello risalgono al 1279, quando era un fortilizio dei Signori di Fiè, ministeriali dei vescovi di Bressanone. La svolta arriva nel 1517, quando Leonhard von Völs, capitano del Tirolo, lo trasforma in una residenza rinascimentale. Alla sua morte (1530) inizia un lento declino: il castello cambia proprietario ben 14 volte. Nel 1978 la cooperativa Kuratorium lo acquista e, dopo un restauro, lo apre al pubblico nel 1982. Curiosità: qui si svolsero processi per stregoneria tra il 1506 e il 1510, come ricorda una stele all’ingresso.
Sale e collezioni: un viaggio nel Rinascimento
La visita guidata parte dal cortile interno, con la loggia affrescata a tre piani e una cisterna monumentale. Tra le sale, la Sala dei Pilastri a pianta ottagonale ospita una collezione di armi che spazia da armature medievali a un’armatura di samurai, fino a reperti delle battaglie di Solferino e Custoza. La Sala dei Cavalieri è il cuore del castello, con soffitto a cassettoni e affreschi, usata oggi per matrimoni. Non perdete la Cappella di Sant’Anna con la sua pala d’altare e le ante laterali originali. C’è anche un piccolo museo archeologico con oggetti ritrovati durante i restauri.
Leggende e misteri: le streghe di Castel Presule
Tra il 1506 e il 1510, sotto il governo di Leonhard, il castello fu teatro di una brutale caccia alle streghe. Dieci donne furono processate e arse al rogo. Oggi, una stele commemorativa all’ingresso ricorda quelle vittime. Le leggende locali dicono che i loro spiriti vaghino ancora tra le mura, ma io non ho sentito nulla di strano… o forse era solo il vento tra le guglie dello Sciliar. Un tuffo nel lato oscuro del Rinascimento, che aggiunge fascino a questo luogo già ricco di storia.
Perché visitarlo
1. Unico nel suo genere: è uno dei rari castelli rinascimentali delle Dolomiti, lontano dagli stereotipi medievali. 2. Collezioni straordinarie: dalle armi di samurai agli affreschi, c’è sempre qualcosa di sorprendente. 3. Eventi esclusivi: d’estate ospita concerti, mostre e il torneo cavalleresco di Oswald von Wolkenstein, una rievocazione storica da non perdere. Insomma, non è solo un museo: è un luogo vivo, che si può vivere.
Quando andare
Il castello è aperto da maggio a ottobre (chiuso il sabato). Il periodo migliore? Settembre: le giornate sono ancora lunghe, i colori dell’autunno iniziano a tingere i boschi e la folla estiva è svanita. Se amate la luce morbida, scegliete la visita delle 15:30 in luglio e agosto: il sole illumina le facciate arancioni e i prati diventano dorati. In maggio e giugno, invece, la natura è in fiore e l’aria è fresca. Evitate i sabati (chiuso) e controllate gli orari sul sito ufficiale, perché variano di mese in mese.
Nei dintorni
Dopo la visita, concedetevi una passeggiata nel Parco Naturale Sciliar-Catinaccio. Il Sentiero dei Masi di Aica di Fiè parte proprio dal castello e regala panorami mozzafiato sull’altopiano. Se avete tempo, salite ai Laghi di Fiè: due specchi d’acqua cristallina incastonati nel bosco, perfetti per un picnic. Oppure, esplorate il paese di Fiè allo Sciliar, con le sue case in pietra e i masi tipici. E per i più avventurosi, l’Alpe di Siusi è a due passi: prati infiniti e rifugi dove gustare canederli e strudel.