Cosa vedere a Città di Forlì: arte, storia e piazze


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per un weekend alla scoperta della storia romagnola
  • Punti forti: Abbazia di San Mercuriale, Cattedrale, Musei San Domenico
  • Consigliato a amanti dell'arte e viaggiatori curiosi
  • Periodo migliore primavera e autunno, ma visitabile tutto l'anno

Eventi nei dintorni


Cosa vedere a Città di Forlì? Forlì è una città che sorprende: un centro storico compatto, ricco di monumenti e musei, perfetto per un weekend o una gita di un giorno. Passeggiando per Piazza della Vittoria, la principale, si incontrano la Cattedrale di Santa Croce e l'imponente Abbazia di San Mercuriale, simboli della città. Da non perdere i Musei in San Domenico, che ospitano la Pinacoteca e mostre temporanee, e il Museo del Risorgimento per gli appassionati di storia. Per gli amanti dell'architettura, la Rocca di Ravaldino e la Torre civica offrono scorci suggestivi. Forlì è anche cultura vivace con il Teatro Diego Fabbri. Il percorso può iniziare da Porta Schiavonia, antica porta d'accesso, e proseguire verso la Chiesa di San Pellegrino e il Santuario di Santa Maria delle Grazie. Per una pausa verde, il Parco Urbano Franco Agosto offre relax. Forlì è anche cibo: assaggiate la piadina romagnola e i passatelli. Insomma, un concentrato di storia, arte e sapori.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Cattedrale di Santa Croce: un tuffo tra storia, arte e fede

Cattedrale di Santa CroceLa Cattedrale di Santa Croce, il Duomo di Forlì, è molto più di un luogo di culto: è un viaggio nella storia della città. Non lasciarti ingannare dalla facciata neoclassica ottocentesca, opera dell'architetto Giulio Zambianchi (completata nel 1841). Appena entri, ti accorgi che qui il passato è vivo, stratificato. La pianta è a tre navate con colonne corinzie, ma la vera sorpresa sono le due cappelle laterali, superstiti della chiesa medievale. A sinistra, la Cappella della Madonna del Fuoco è un trionfo barocco: costruita tra il 1619 e il 1636, custodisce la xilografia del XV secolo che secondo la tradizione scampò miracolosamente a un incendio nel 1428. È la patrona della città, e la sua festa il 4 febbraio è un evento imperdibile (con tanto di piadina all'anice!). La cupola ottagonale, affrescata da Carlo Cignani con l'Assunzione della Vergine, ti lascia a bocca aperta. Sull'arco d'ingresso, Pompeo Randi ha dipinto il miracolo. Dall'altro lato, la Cappella del Santissimo Sacramento (1490) fu voluta da Caterina Sforza: qui si conserva l'affresco della Madonna della Ferita, che secondo la leggenda sanguinò dopo essere stato pugnalato. Da non perdere anche il crocifisso ligneo romanico del XII secolo, con Cristo in trionfo (niente chiodi né corona di spine, ma occhi aperti e corona regale). Una piccola chicca: sotto l'arco della cupola, a destra, c'è la tomba del pittore Cignani. Il campanile attuale è una ricostruzione del dopoguerra (quello originale crollò nel 1944), ma non guasta la vista. L'ingresso è gratuito e la chiesa è aperta tutti i giorni (6:30-12:00 e 16:00-19:00). Un consiglio: cerca l'Archivio Capitolare (accessibile su richiesta in sacrestia) per vedere reliquiari trecenteschi e il dipinto del miracolo. Insomma, un posto che ti fa toccare con mano secoli di devozione e arte.

Cattedrale di Santa Croce

Abbazia di San Mercuriale

Abbazia di San MercurialeNel cuore di Forlì, in Piazza Aurelio Saffi, si erge l'Abbazia di San Mercuriale, il monumento più iconico della città. Costruita tra il 1178 e il 1181 in stile romanico-lombardo, sorge sui resti di una pieve del VI secolo. La facciata in mattoni rossi è dominata da un campanile alto oltre 75 metri, che ha ispirato quello di San Marco a Venezia. Sulla lunetta del portale, un altorilievo del Maestro dei Mesi di Ferrara raffigura il Sogno e l'Adorazione dei Magi, considerato uno dei primi presepi scolpiti. All'interno, a tre navate con capriate lignee, si conservano opere di Marco Palmezzano, Ludovico Cardi e il monumento funebre di Barbara Manfredi (1466). Le reliquie del santo patrono sono nella Cappella Mercuriali; studi del 2018-2019 hanno confermato che corpo e testa appartengono a un uomo di origine asiatica, morto tra i 50 e i 60 anni. L'atmosfera è raccolta, tra il profumo d'incenso e la luce che filtra dal rosone. L'ingresso è gratuito e la chiesa è aperta tutti i giorni dalle 7:30 alle 19:00. Il campanile si visita solo in occasioni speciali (Natale, Pasqua, 4 febbraio e 26 ottobre). Parcheggia in Piazza XX settembre e passeggia nel chiostro rinascimentale, affrescato con storie di San Giovanni Gualberto.

Abbazia di San Mercuriale

Rocca di Ravaldino

Rocca di RavaldinoPasseggiando per Forlì, non puoi perderti la Rocca di Ravaldino, meglio conosciuta come Rocca di Caterina Sforza. Questa imponente fortezza rinascimentale fu ricostruita nel 1471 per volere di Pino III Ordelaffi su progetto di Giorgio Marchesi da Settignano. La sua pianta quadrata con quattro torrioni circolari e l'alto mastio la rendono immediatamente riconoscibile. Un dettaglio che mi ha colpito? La scala a chiocciola in pietra arenaria all'interno del mastio: ben 47 gradini (secondo alcune fonti 67) che si reggono per sovrapposizione, senza un perno centrale. Una rarità architettonica! Qui visse e resistette eroicamente Caterina Sforza dopo l'assassinio del marito Girolamo Riario nel 1488. La sua figura è avvolta da leggende: si dice che durante l'assedio mostrò un coraggio incredibile, sfidando i nemici con un gesto diventato simbolo della sua determinazione. Nel 1500 la rocca cadde sotto Cesare Borgia, il cui stemma è ancora visibile sulla cortina sud. Divenuta carcere, conserva incisioni dei detenuti. Oggi, dopo un lungo restauro, è stata riaperta al pubblico nell'aprile 2024. Ospita la rassegna estiva 'Arena Forlì Rocca di Caterina Estate' con musica e spettacoli, mentre in inverno c'è 'Forlì Rocca Experience' con rievocazioni storiche. L'ingresso è gratuito nei weekend (orari variabili). Visitarla ti farà fare un tuffo nel passato, tra storia, architettura e una vista mozzafiato sulla città. Ah, il giardino con le vecchie sedute è perfetto per una pausa all'ombra dei bagolari.

Rocca di Ravaldino

Musei in San Domenico e Pinacoteca

Musei in San Domenico, PinacotecaSe passate da Forlì, non perdetevi i Musei di San Domenico, un complesso che unisce storia, arte e cultura in un’atmosfera sorprendente. Ricavato da un antico convento domenicano del XIII secolo, oggi ospita la Pinacoteca Civica e mostre temporanee di livello internazionale. Il percorso museale si snoda tra cinque edifici storici: il Convento dei Domenicani, la Chiesa di San Giacomo Apostolo, il Convento degli Agostiniani, la Sala Santa Caterina e Palazzo Pasquali. Ogni spazio ha una sua personalità, ma il vero gioiello è il refettorio con gli affreschi cinquecenteschi di Girolamo Ugolini, tra cui la Crocifissione e scene della vita di San Domenico. All’interno, la pinacoteca vanta capolavori come la Dama dei gelsomini di Lorenzo di Credi, l’Annunciazione di Marco Palmezzano – dove sullo sfondo spunta il campanile di San Mercuriale – e la celebre Ebe di Canova, una delle quattro versioni autografe. Non mancano opere del Beato Angelico, del Guercino e di tanti altri maestri. Attenzione: il biglietto per la pinacoteca vale anche per la sede di Palazzo Romagnoli. Il complesso è facilmente raggiungibile, con parcheggio adiacente, e accessibile ai disabili. Oltre alla collezione permanente, ogni anno si tengono mostre imperdibili – in passato dedicate a temi come Barocco, Ulisse e Maddalena – che attirano visitatori da tutta Italia. Insomma, un luogo dove l’arte antica e contemporanea dialogano, perfetto per una mattinata o un pomeriggio di scoperta.

Musei in San Domenico, Pinacoteca

Museo del Risorgimento: tra cimeli e storia patria

Museo del RisorgimentoSe vi trovate a Forlì e volete immergervi nella storia italiana, non perdete il Museo del Risorgimento “A. Saffi”, un piccolo scrigno di memorie racchiuso nel settecentesco Palazzo Gaddi. Fondato nel 1888 grazie alla donazione di Amalia, moglie del patriota Piero Maroncelli, il museo si è arricchito nei decenni con lasciti di cittadini forlivesi, fino a coprire un arco che va dal periodo napoleonico alla Seconda guerra mondiale. Entrando, vi accoglie un’atmosfera raccolta: otto sale intitolate a personaggi come Aurelio Saffi, Achille Cantoni e Carlo Matteucci, con documenti, manoscritti, vestiario e fotografie d’epoca. La vocazione garibaldina dei forlivesi emerge forte: ci sono cimeli di Garibaldi, di Antonio Fratti (caduto a Domokos) e dei fratelli Spazzoli. Una saletta è dedicata ai due Medaglie d’Oro della Grande Guerra, Fulcieri Paulucci di Calboli e Italo Stegher. Non mancano reperti dell’XI Reggimento Fanteria “Forlì”, con il suo diario storico dal 1871 al 1938, e testimonianze della Resistenza, come quelle del gruppo partigiano Corbari. A causa dei restauri iniziati nel 2004, il museo è stato trasferito al pianoterra, dove lo spazio ridotto ha temporaneamente nascosto le sezioni sulla Seconda guerra mondiale e le guerre d’Africa. Ma ciò che resta è già affascinante. Da non perdere l’annessa Sala Raniero Paulucci de Calboli, con pregevoli rilegature dal XVI al XX secolo e sculture di Adolfo Wildt. Ingresso gratuito, aperto martedì-sabato 9-13 e la domenica su richiesta. Vi consiglio di chiamare prima (0543 712627 o 0543 21109) per sicurezza. Un luogo che emoziona e fa riflettere, perfetto per chi ama le storie di coraggio e libertà.

Museo del Risorgimento

Porta Schiavonia: l'unica porta superstite di Forlì

Porta SchiavoniaSe passeggi per Corso Garibaldi, verso il fiume Montone, ti imbatti in Porta Schiavonia, l'unica delle quattro porte medievali di Forlì scampata all'abbattimento di inizio Novecento. È la porta che guarda a nord, quella che un tempo collegava la città al borgo esterno e che oggi si staglia in mezzo a un'area in piena trasformazione. L'aspetto attuale risale al Seicento, in stile barocco: un unico fornice ad arco a tutto sesto, affiancato da lesene e sormontato da uno stemma cittadino e da un'iscrizione latina. Sotto l'arco, una nicchia custodiva un dipinto della Madonna del Fuoco tra i santi Vitale e Valeriano, patroni di Forlì. Ma la storia di questa porta è tormentata: già documentata nel Duecento, fu demolita e ricostruita più volte, e nel 1556 persino papa Paolo IV ne ordinò l'abbattimento per riedificarla in posizione più strategica. Il nome “Schiavonia” forse deriva dai mercanti slavi che frequentavano la zona, ma a Forlì dicono “S-ciavanì”. Oggi la porta è al centro di un progetto di riqualificazione: sono stati demoliti due grandi edifici che ospitavano il Centro Giochi 2000 e il Diagonal Loft Club, e al loro posto sorgerà un supermercato Despar con parcheggi pubblici, nel rispetto della sicurezza idraulica dopo l'alluvione del maggio 2023 (quando il Montone esondò proprio qui). Nei pressi, i resti dell'antica Rocchetta di Schiavonia e il Monumento agli Angeli del Fango ricordano la forza della comunità. Un luogo dove storia, urbanistica e vita di quartiere si intrecciano.

Porta Schiavonia

Basilica di San Pellegrino Laziosi: tra fede e storia

San Pellegrino - Santa Maria dei ServiSe passate da Forlì, non potete perdervi la Basilica di San Pellegrino Laziosi, conosciuta anche come chiesa di Santa Maria dei Servi. La facciata in cotto è di una semplicità che inganna: appena entrati, vi ritrovate immersi in un tripudio barocco, con tre navate e dieci altari laterali riccamente decorati. Il contrasto è voluto, quasi teatrale. Qui riposa il corpo del santo, in una teca di cristallo nella Cappella di San Pellegrino, progettata da Giuseppe Merenda tra il 1741 e il 1743. Vi consiglio di dare un'occhiata anche alla Sala del Capitolo, un ambiente trecentesco che conserva affreschi di scuola giottesca – uno dei pochi esempi di gotico in Romagna. Pellegrino Laziosi, che visse tra Due e Trecento, è il protettore dei malati di cancro: si dice che fu guarito miracolosamente da una cancrena alla gamba dopo aver pregato davanti al crocifisso. Ogni 1° maggio, in suo onore, si tiene la Fiera di San Pellegrino: il sagrato si riempie di bancarelle che vendono cedri, il frutto simbolo del santo, che secondo la tradizione aveva proprietà curative. L'ingresso è gratuito e la chiesa è aperta tutti i giorni, dalle 7:30 alle 11:30 e dalle 16:30 alle 18:45. Insomma, un luogo che mescola arte, devozione e tradizioni popolari in modo sorprendente.

San Pellegrino - Santa Maria dei Servi

Piazza della Vittoria: il cuore monumentale di Forlì

Piazza della VittoriaSe passi da Forlì, fermati in Piazza della Vittoria: è il salotto monumentale della città, un incrocio trafficato che però racconta storie belliche e architetture imponenti. Al centro svetta la colonna tuscanica in pietra di Trani alta 22 metri, sormontata da tre statue bronzee della Vittoria alata – un'opera del 1932 firmata da Cesare Bazzani. Ai lati, due are sacrificali con bassorilievi di Bernardino Boifava raffigurano Attacco, Difesa, Sacrificio e Pace vittoriosa; l'acqua che scende dai mascheroni aggiunge un tocco quasi sacrale. Non perderti le Palazzine Gemelle (sempre di Bazzani) che fanno da ingresso scenico a corso della Repubblica, e il vicino ex Collegio Aeronautico, in puro stile razionalista, con la statua di Icaro davanti. Sotto i tuoi piedi, reperti romani ricordano che qui passava la via Emilia. È un luogo che mescola orgoglio nazionale e quotidianità: tra auto e pedoni, si respira un'atmosfera d'altri tempi.

Piazza della Vittoria

Torre Civica: il simbolo ritrovato di Forlì

Torre civicaCamminando per Piazza Saffi, è impossibile non notarla: la Torre Civica svetta dietro il Palazzo Comunale, alta 72 metri, simbolo del potere cittadino. Ma quella che vedi oggi non è l'originale: la torre fu fatta saltare dai nazisti in ritirata il 9 novembre 1944, e per trent'anni il centro di Forlì rimase senza la sua sentinella. Ricostruita tra il 1975 e il 1976 grazie a una sottoscrizione pubblica, oggi la torre è più alta di qualche metro rispetto alla versione ottocentesca, che si fermava a 65 metri. La struttura portante è in calcestruzzo armato rivestito in mattoni a vista, con lo stesso aspetto di un tempo. Ma la sua storia è molto più antica: sorge su resti di epoca romana, quando il fiume Montone scorreva qui. Nel Medioevo era torre di avvistamento, campanile, orologio e anche prigione. Sulla cima venivano esposte le teste mozzate dei giustiziati, un macabro monito. L' orologio, oggi elettrico, ha quattro quadranti e dal XIV secolo scandiva la vita della città. Alla base, nei sotterranei, si nascondeva un carcere dove morirono in tanti, tra cui Cecco IV Ordelaffi. Oggi la torre non è visitabile all'interno, ma ammirarla da fuori è un'esperienza che ti riporta indietro nel tempo. Il lato posteriore, affacciato su Piazzetta XC Pacifici, conserva tre lapidi che ricordano la ricostruzione e alcuni caduti. Un consiglio? Alzate lo sguardo: i quattro quadranti dell'orologio sono visibili da ogni angolo della piazza, e la sera la torre si illumina, regalando un'atmosfera suggestiva. Forlì senza la sua Torre Civica non sarebbe la stessa.

Torre civica

Teatro Diego Fabbri: un moderno scrigno di teatro e cultura

Teatro Se passate da Forlì, non perdetevi il Teatro Diego Fabbri, il principale teatro cittadino. Inaugurato nel settembre 2000 con un concerto memorabile dell'Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti, questo teatro ha una storia affascinante. Sorge sul sito del vecchio Cinema Astra, che a sua volta aveva sostituito il Teatro Comunale distrutto nel 1944 quando la torre civica crollò su di esso durante un bombardamento. Il nome è un omaggio al drammaturgo forlivese Diego Fabbri. Oggi è un punto di riferimento culturale, con una capienza di 710 posti (550 in platea e 160 in galleria), un foyer da 100 posti e due sale prova. La struttura è moderna, non all'italiana, con linee pulite e funzionali. La programmazione spazia dalla prosa alla danza, dal comico alla musica, con una stagione che conta oltre 30 appuntamenti. Io l'ho trovato accogliente e ben organizzato, con un'atmosfera viva e giovane. Il foyer è ideale per un aperitivo prima dello spettacolo, e il personale è gentile. Se siete in città, controllate il cartellone: vale la pena prenotare un biglietto. La biglietteria (0543 26355) è aperta nei giorni di spettacolo, oppure potete acquistare online. Insomma, un luogo che unisce storia, arte e intrattenimento di qualità.

Teatro "Diego Fabbri"

Santuario di Santa Maria delle Grazie: un gioiello rinascimentale a pianta circolare

Santuario di Santa Maria delle GrazieSe vi trovate a Forlì, non perdete il Santuario di Santa Maria delle Grazie, nella frazione di Fornò. Questo edificio è uno dei più importanti esempi di architettura rinascimentale della Romagna, con una pianta circolare di 34 metri di diametro che lo rende una delle chiese circolari più significative d'Italia. La sua storia inizia nel 1450 per volontà di Pietro Bianco, un ex pirata albanese diventato eremita, che qui volle costruire un santuario intitolato alla Madonna. Dall'esterno colpisce l'atrio con capriate e affreschi di Pietro da Bagnara, mentre sopra il portale una nicchia ospita una copia della Madonna col Bambino di Agostino di Duccio (l'originale è al Vescovado). Entrando, lo spazio è avvolgente: sotto la cupola ottagonale, un fregio rinascimentale in cotto raffigura apostoli e santi, restaurato nel 1853. A sinistra spicca il ritratto di papa Giulio II, che soggiornò qui nel 1507. Di fronte, la tomba di Pietro Bianco (1479), un sarcofago in marmo sospeso con il volto realistico dell'eremita, quasi fosse stato modellato su una maschera mortuaria. Ma il vero capolavoro è l'edicola marmorea della Santissima Trinità adorata da Pietro Bianco, attribuita ad Agostino di Duccio: un bassorilievo che Vittorio Sgarbi definisce unico al mondo. Sull'altare centrale brilla l'icona della Madonna Theotokos, mentre nelle cappelle laterali si trovano tele seicentesche. Attenzione: per visitare bisogna suonare il campanello della comunità Papa Giovanni XXIII (contattare don Mauro Ballestra al 3393315393). Le messe festive sono alle 8.30 e 10.30. Il santuario è aperto anche dalle 15 alle 17. Arrivare è semplice: dal casello A14 di Forlì, prendere via Cervese verso Cervia, poi a Carpinello girare a destra in via del Santuario. Un luogo che unisce arte, fede e una storia incredibile.

Santuario di Santa Maria delle Grazie

Museo romagnolo del teatro: un viaggio nell'opera forlivese

Museo romagnolo del teatroSe vi trovate a Forlì e siete appassionati di lirica o di storia del teatro, non potete perdervi il Museo romagnolo del teatro, incastonato al piano terra di Palazzo Gaddi (Corso Garibaldi 96). Un vero gioiello nato dalle donazioni del tenore Angelo Masini e del soprano Maria Farneti, ampliato poi con oltre 650 oggetti raccolti da Antenore Colonnelli. Passeggiando tra le otto sale, vi sembrerà di sentire ancora gli applausi del pubblico dell'Imperiale di San Pietroburgo o del Teatro Comunale di Forlì, quello progettato da Cosimo Morelli nel 1776 e purtroppo distrutto nel 1944. Ogni sala ha una storia: quella di Masini espone il suo desco da ciabattino, costumi di scena (come il corsetto del Duca di Mantova) e persino un biglietto autografo di Verdi. Poco più in là, la sala di Maria Farneti racconta la sua ascesa nel repertorio verista, con foto e cimeli. La parte che mi ha colpito di più è la Sala degli strumenti musicali, con il quartetto d'archi “Masini” costruito da Secondo Paganini su modello di Guarneri del Gesù, e un autopiano a rulli del 1926. E poi ci sono i Canterini Romagnoli, con le loro “cante” a cappella musicate da Cesare Martuzzi. Un angolo è dedicato anche a Ines Lidelba, regina dell'operetta, e all'attore Ermete Novelli. Il museo è aperto solo su prenotazione, ma l'ingresso è gratuito. Una chicca: nel cortile, due medaglioni in bronzo di Siboni e Tadolini, originari del vecchio teatro. Per gli appassionati, la collezione di burattini (circa un centinaio) è consultabile su richiesta. Un tuffo nella cultura romagnola che merita assolutamente una visita.

Museo romagnolo del teatro

Villa Carpena – La casa dei ricordi

Villa CarpenaA pochi chilometri da Forlì, immersa nella campagna, si trova Villa Carpena, conosciuta anche come Villa Mussolini. Non aspettatevi una reggia: questa è una dimora rurale che racconta la vita di una famiglia, con tutti i suoi alti e bassi. Acquistata nel 1914 da Rachele Guidi, la villa venne ampliata da Benito Mussolini nel 1923. Oggi è un museo privato, aperto dal 2001, dove il tempo sembra essersi fermato. Si entra in un mondo fatto di oggetti quotidiani, mobili originali e ricordi personali: dalla motocicletta Bianchi al violino del Duce, dalla divisa indossata il 25 aprile 1945 a un pastello del figlio Bruno. Ma non è solo nostalgia: il giardino stupisce con un Fieseler Fi 156 Storch funzionante, una casetta di cartone del 1927 per i bambini e statue di Francesco Messina. C'è anche una pagoda votiva donata dall'imperatore Hirohito. Ogni angolo ha una storia da raccontare. Le visite guidate sono l'ideale per scoprire le stanze – dal salone d'attesa allo studio di Mussolini – e i racconti della guida rendono tutto più vivo. Il percorso si snoda su tre piani: al piano terra la cucina e lo studio, al primo le camere da letto, in soffitta una libreria dedicata a Romano Mussolini. Il terreno è leggermente irregolare, quindi scarpe comode sono d'obbligo. Villa Carpena non è solo un luogo per appassionati di storia, ma anche per chi cerca un'atmosfera autentica, tra profumi di campagna e silenzio. E se siete fortunati, potreste imbattervi in uno degli eventi sportivi o culturali che il circolo tennis locale organizza.

Villa Carpena

Chiesa di Sant'Antonio Vecchio: un gioiello romanico nel cuore di Forlì

Chiesa di Sant'Antonio VecchioSe passeggi per Corso Armando Diaz, ti imbatti in una piccola chiesa romanica che sembra uscita da un'altra epoca: è la Chiesa di Sant'Antonio Vecchio, un edificio che ha attraversato i secoli cambiando mille volti. Costruita nei primi anni del XII secolo per volontà dell’abate del monastero di Fiumana, compare per la prima volta in un carteggio del 1226. Dopo la sconsacrazione napoleonica del 1797, è stata fienile, scuderia, sala da ballo (si chiamava “Gran Bretagna”), deposito di foraggio e persino bottega di alimentari. Un degrado che sembrava irreversibile, ma grazie al recupero degli anni Trenta e Cinquanta, oggi la chiesa è tornata a splendere. Sulla facciata in laterizio spicca un’elegante bifora centrale, mentre gli antichi affreschi (una Madonna con Bambino e Sant’Antonio Abate) sono stati distaccati nel 1997 e si trovano ai Musei di San Domenico. All’interno, due grandi lapidi ricordano oltre un migliaio di caduti forlivesi, da Guido da Montefeltro alla seconda guerra mondiale, quattro donne uccise nel 1832 e molto altro. Dal 1954 è il Sacrario dei Caduti di tutte le guerre, ma viene anche usata per mostre ed eventi culturali: nel 2021 ha ospitato “Ignoto Militi 1921-2021”, con ingresso gratuito. L’atmosfera è raccolta, quasi sospesa: tra le opere moderne di Piero Angelini e Enzo Pasqui, il passato e il presente si fondono. Una sosta qui è un tuffo nella storia forlivese, autentica e a volte dimenticata.

Chiesa di Sant'Antonio Vecchio

Palazzo Guarini Torelli: arte, storia e un'eredità canoviana

Palazzo Guarini TorelliPalazzo Guarini Torelli è uno di quei luoghi che, pur non essendo sempre aperto, racconta una storia affascinante. Situato lungo corso Garibaldi, l'antica via Emilia, questo edificio nobiliare risale al Cinquecento e vanta una facciata austera con un balcone prebarocco all'angolo. All'interno, purtroppo non visitabile per via della proprietà privata, si nasconde un cortile cinquecentesco a pianta quadrata con portici e logge, attribuito addirittura a Michelangelo. Il giardino ospita una torre colombaia dalle proporzioni insolite. Ma il vero tesoro del palazzo è la celebre statua Ebe di Antonio Canova, commissionata nel 1816 dalla contessa Veronica Guarini. L'opera, dotata di un meccanismo rotante per essere ammirata da ogni angolazione, rimase qui fino al 1887, quando fu venduta al Comune dopo un acceso dibattito. Oggi l'Ebe è conservata ai Musei San Domenico, ma il suo legame con Palazzo Guarini Torelli è indissolubile. Gli interni, decorati da Felice Giani con tempere neoclassiche, e gli arredi settecenteschi rendono questo palazzo un vero gioiello. Se passeggi per Forlì, fermati davanti al civico 94: anche solo l'esterno, con il suo portale seicentesco e il cortile immaginato, merita uno sguardo. E chissà, magari un giorno il piano nobile troverà un affittuario e potremo visitarlo di nuovo.

Palazzo Guarini Torelli