Cosa vedere a Vercelli: arte, risaie e storia


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per un weekend culturale e gastronomico
  • Punti forti: Basilica di Sant'Andrea, Museo Borgogna, risaie e gastronomia locale
  • Adatta a famiglie, coppie e viaggiatori solitari
  • Periodo migliore: primavera e autunno per clima mite e colori delle risaie

Eventi nei dintorni


Vercelli è molto più di una città di provincia: è un crocevia di storia, arte e tradizioni agricole. Famosa per le sue risaie che si estendono a perdita d'occhio, la città vanta un patrimonio monumentale di prim'ordine. La Basilica di Sant'Andrea, capolavoro del romanico-gotico, è il simbolo cittadino, ma non perderti la Cattedrale di Sant'Eusebio, il Castello Visconteo e la straordinaria Sinagoga, testimone della storica comunità ebraica. I musei, come il Museo Francesco Borgogna e il Museo Leone, custodiscono collezioni che spaziano dall'arte antica all'archeologia. Passeggiando per il centro, scoprirai piazze eleganti come Piazza Cavour e angoli nascosti come la Chiesa di San Marco. E poi c'è il cibo: il riso è protagonista, dal classico paniscia ai risotti raffinati. Vercelli è anche un punto di partenza ideale per esplorare le risaie e le cascine della pianura vercellese. Una destinazione che sorprende per la sua autenticità e ricchezza.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Basilica di Sant'Andrea: gioiello del gotico italiano

Basilica di Sant'AndreaSe c'è un monumento che racconta Vercelli in poche righe, è la Basilica di Sant'Andrea. Mi sono ritrovato davanti a questa meraviglia quasi per caso, e ne sono rimasto folgorato. È considerata la prima chiesa gotica del Piemonte, e a ragione: costruita tra il 1219 e il 1227 per volere del cardinale Guala Bicchieri, fonde l'austerità romanica con lo slancio verticale del gotico francese, grazie all'influenza dei canonici di San Vittore di Parigi. La facciata è un trionfo di bicromia: pietra verde di Pralungo, calcarenite chiara, laterizio rosso. Due torri campanarie gemelle incorniciano il rosone, una rarità in Italia. Le lunette dei portali sono scolpite con scene del martirio di Sant'Andrea e l'offerta della chiesa da parte del cardinale, opere di scuola antelamiana. All'interno, lo spettacolo continua: archi ogivali rossi su pareti bianche creano un contrasto che esalta la verticalità. Non perdetevi il monumento funebre dell'abate Tommaso Gallo, del '300, con altorilievi e affreschi, e il coro ligneo del 1511 di Paolo Sacca, con tarsie che includono una veduta della stessa basilica. L'atmosfera è raccolta, quasi mistica. Dal chiostro laterale, con le sue arcate a tutto sesto, si gode una vista inedita del fianco della chiesa. Il tutto si visita comodamente a piedi dal centro. Una tappa imperdibile per chi ama l'arte medievale.

Basilica di Sant'Andrea

Cattedrale di Sant'Eusebio: tra storia e arte sacra

Cattedrale di Sant'EusebioLa Cattedrale di Sant'Eusebio è il cuore spirituale di Vercelli. Dedicata al patrono del Piemonte, sorge su una necropoli romana dove furono sepolti i primi martiri. L'attuale edificio, iniziato nel 1570 su progetto di Pellegrino Tibaldi, mescola stili diversi: la facciata barocca di Benedetto Alfieri, la cupola ottocentesca e il campanile romanico del XII secolo, unico resto dell'antica basilica. Dentro, vi colpirà subito il crocifisso ottoniano, capolavoro in lamina d'argento alto oltre tre metri, datato intorno all'anno Mille. Raffigura Cristo trionfante, con scene dell'Ascensione e della Discesa al Limbo. Subì un grave atto vandalico nel 1983, ma dopo un restauro è tornato al suo splendore. Non perdetevi la Madonna dello Schiaffo, una statua marmorea del XIII secolo: secondo la tradizione, una macchia sulla guancia è il segno di un miracolo. La Cappella del Beato Amedeo IX è un gioiello barocco con le sepolture di Casa Savoia, mentre la luminosa Cappella di Sant'Eusebio conserva le reliquie del santo. Il pavimento a mosaico e l'organo Mascioni del 1910 completano la bellezza. Accanto, il Museo del Tesoro del Duomo espone reliquiari e l'Evangeliario di Sant'Eusebio. Visitabile tutti i giorni (orari variabili). Entrate, e vi sentirete avvolti da secoli di fede e arte.

Cattedrale di Sant'Eusebio

Castello Visconteo: un tuffo nella storia tra torri e tribunali

Castello VisconteoSe pensi che un castello sia solo una fortezza medievale, preparati a ricrederti: il Castello Visconteo di Vercelli è oggi niente meno che il tribunale della città. Eppure, basta guardare la sua mole quadrata con le torri angolari per capire che qui la storia è di casa. Costruito intorno al 1290 per volere di Matteo Visconti, sorgeva probabilmente su edifici più antichi, in una zona che allora era tra il ghetto ebraico e il Duomo. Per oltre un secolo fu la residenza dei podestà viscontei, finché nel 1427 Vercelli passò ai Savoia e il castello divenne dimora sabauda. Qui morì il Beato Amedeo nel 1472. Nel 1638 subì gravi danni durante l'assedio spagnolo, e nel tempo si trasformò: caserma sotto Napoleone, carcere nell'Ottocento e infine, dal 1926, tribunale. La struttura originale è ancora ben riconoscibile: pianta quadrata, torri angolari, e tracce del fossato che su tre lati lo circondava. Dei tre ingressi con ponte levatoio, uno è ancora in uso sul lato sud. Passeggiando intorno, puoi notare la torre nord-est che un tempo si allineava con le mura cittadine, mentre quella sud-est era più esterna. All'interno, la corte antica è stata in gran parte occupata da costruzioni più recenti, ma i restauri hanno mantenuto l'impianto. Purtroppo l'accesso è limitato perché è un ufficio giudiziario, ma la vista esterna vale la sosta. Se ti capita, prova a sbirciare tra le finestre: potresti quasi sentire l'eco dei processi che si svolgono tra le stesse mura dove un tempo i podestà amministravano la giustizia.

Castello Visconteo

Sinagoga di Vercelli: monumento dell'emancipazione

Sinagoga di VercelliPasseggiando per le strade dell'antico ghetto di Vercelli, in via Foa, vi imbatterete in una facciata che lascia senza fiato: bande bicolori bianche e azzurre, merlature e cupole a cipolla. È la Sinagoga di Vercelli, un capolavoro ottocentesco costruito tra il 1874 e il 1878 per celebrare l'emancipazione della comunità ebraica. Il progetto iniziale di Marco Treves (lo stesso architetto della sinagoga di Firenze) fu troppo costoso, così la realizzazione fu affidata a Giuseppe Locarni, che diresse i lavori. L'interno è a tre navate, con un'abbondanza di decorazioni geometriche e vetrate policrome opera di Michele Fornari. L'aron e la tevah sono nell'abside, illuminata da cinque finestre. Salite al matroneo per ammirare la vista d'insieme. Sulla controfacciata, un organo a canne del 1878, purtroppo oggi in stato di abbandono. Dopo la seconda guerra mondiale, la comunità ebraica si ridusse drasticamente e la sinagoga cadde in degrado. Solo dal 2003, grazie a restauri, ha ritrovato il suo splendore. Oggi è visitabile su prenotazione (tel. 339 2579283) e ospita il Museo Ebraico nel matroneo, allestito nel 2017. Non viene più usata per il culto quotidiano per mancanza del minyan, ma rimane un simbolo potente di una storia lunga secoli. Preparatevi a rimanere incantati da questo gioiello moresco, una tappa obbligata per chi vuole capire l'anima di Vercelli.

Sinagoga di Vercelli

Museo Francesco Borgogna: un gioiello tra le risaie

Museo Francesco BorgognaSe passi da Vercelli, non puoi perderti il Museo Francesco Borgogna, la seconda pinacoteca del Piemonte per importanza dopo la Galleria Sabauda di Torino. Nato dalla passione collezionistica di Antonio Borgogna – avvocato, viaggiatore e filantropo – il museo ha aperto le porte nel 1908 e oggi occupa tre piani di un elegante palazzo neoclassico. Più di 800 opere raccontano secoli d'arte: dai polittici del Rinascimento piemontese (Gaudenzio Ferrari, Defendente Ferrari) ai dipinti fiamminghi e olandesi del Seicento, passando per il Barocco italiano. Una delle chicche assolute è "Per ottanta centesimi!" di Angelo Morbelli (1895-97), che ritrae le mondine chine sulle risaie – un capolavoro divisionista che qui acquista un senso speciale. Ma il bello del Borgogna è anche l'atmosfera: molte sale conservano l'allestimento originale di casa-museo, con mobili, porcellane e la Sala Araba, un ambiente esotico che rievoca i viaggi in Medio Oriente del fondatore. Il percorso è cronologico e per scuole, si respira un'amore per l'arte che sembra quasi toccare con mano. Orari ridotti (giovedì e venerdì pomeriggio, sabato e domenica), biglietto 10 euro. Un posto che vale il viaggio, anche solo per quel tuffo nella Vercelli che fu.

Museo Francesco Borgogna

Teatro Civico di Vercelli

Teatro CivicoSe passi per Vercelli, il Teatro Civico merita una tappa. Situato in via Monte di Pietà, a due passi da piazza Cavour, è il cuore pulsante della cultura cittadina. Inaugurato nel 1815 su progetto di Nicola Nervi, l'edificio originale andò distrutto in un incendio nel 1923. Fu ricostruito tra il 1929 e il 1931 dagli architetti Giuseppe Rosso, Guido Allorio e Paolo Verzone, e riaperto con l'Aida di Verdi. Oggi presenta una classica sala all'italiana con un solo ordine di palchi e una galleria, capace di ospitare 746 spettatori. Al primo piano, accanto al ridotto, si trova il Museo del Teatro Civico, inaugurato nel 2014 e dedicato alla storia del teatro. Dal 1950 è sede del prestigioso Concorso Internazionale di Musica Giovan Battista Viotti e del Viotti Festival. La programmazione spazia dalla prosa alla danza, dai concerti ai musical: per la stagione 2024-2025 spiccano nomi come Luca Bizzarri, Alessandro Preziosi, Ambra Angiolini e l'Harlem Gospel Choir. La biglietteria apre solo il mercoledì e il sabato dalle 17 alle 19, ma per info aggiornate ti conviene chiamare lo 0161 255544. Un consiglio? Se puoi, prenota per uno spettacolo: l'acustica è ottima e l'atmosfera intima ti farà sentire parte della storia.

Teatro Civico

Piazza Cavour: il salotto di Vercelli tra storia e portici

Piazza Camillo Benso Conte di CavourPiazza Cavour è il cuore di Vercelli, un salotto a cielo aperto che da oltre otto secoli accoglie vercellesi e visitatori. Anticamente chiamata Piazza Maggiore, fu dedicata al Conte di Cavour nel 1864, statista che tanto fece per la coltivazione del riso in zona. La piazza ha una forma trapezoidale ed è circondata da portici medievali, ognuno con il proprio nome: Portici dei Brentatori con archi a sesto acuto, Portici dell'Angelo con decorazioni in cotto, Portici della Stella e Portici di San Tommaso. Sotto questi portici si nascondono storiche pasticcerie come Taverna & Tarnuzzer, dove assaggiare i bicciolani. Al centro, il monumento a Cavour con statue allegoriche. Ma il vero simbolo è la Torre dell'Angelo, ottagonale e merlata, con la leggenda di un uomo salvato da un angelo. Accanto, la Torre Civica, alta 38 metri, antica torre dell'orologio. La piazza è pedonale, perfetta per una passeggiata. Se passi di martedì o venerdì mattina, trovi il mercato cittadino. Insomma, un luogo che racchiude la storia di Vercelli e invita a fermarsi per un caffè sotto i portici.

Piazza Camillo Benso Conte di Cavour

L'Arca a Vercelli: un gioiello gotico rivive tra arte e vetro

L'Arca - Ex chiesa di San MarcoSe pensi che Vercelli sia solo risaie e nebbia, preparati a ricrederti. Nel cuore del centro storico, in piazza San Marco, c'è un luogo che mescola Medioevo e contemporaneità in modo sorprendente: l'ex chiesa di San Marco, oggi Polo Espositivo Arca. La sua storia è lunga e travagliata: i lavori iniziarono nel 1246 e si conclusero solo nel 1479, tra difficoltà economiche e indulgenze papali. Poi, nel 1799, finì il culto: la cavalleria francese la trasformò in stalla, e per quasi due secoli fu mercato ortofrutticolo. Solo nel 2007, dopo restauri profondi, è rinata come spazio espositivo. Il colpo d'occhio è pazzesco: nella navata centrale, sospeso come un'astronave, c'è un parallelepipedo di vetro e acciaio, l'Arca, progettato da Ferdinando Fagnola. Non tocca colonne né pareti: le sue volte trasparenti lasciano intravedere le strutture gotiche e gli affreschi quattrocenteschi restaurati dal Centro di Venaria Reale. Sulla navata destra spiccano un ciclo sulla Vita di Maria (1480 circa, bottega novarese) e l'Albero di Jesse mutilo; sulla sinistra, un raro Sant'Antonio abate con mantello aperto (iconografia della Madonna della Misericordia, emersa nel 2017). E poi c'è la Cappella Pettenati, riaperta nel 2022, con affreschi che sembrano appena dipinti. Oggi l'Arca ospita mostre temporanee di livello – da Peggy Guggenheim a Gaudenzio Ferrari – ma vale la visita anche da sola, per l'atmosfera unica. La biglietteria chiude mezz'ora prima dell'orario, quindi occhio all'orario. E sì, è un posto che ti resta dentro.

L'Arca - Ex chiesa di San Marco

Museo Camillo Leone: il collezionista che ha regalato un museo a Vercelli

Museo Camillo LeoneVercelli custodisce un gioiello poco conosciuto: il Museo Camillo Leone, nato dalla passione collezionistica del notaio Camillo Leone (1830-1907). Nel 1910, dopo la sua morte, la sua casa e le sue raccolte diventarono patrimonio della città. Il museo occupa due edifici storici collegati: la cinquecentesca Casa Alciati e il barocco Palazzo Langosco, uniti da una manica di raccordo del 1939, esempio di museografia razionalista. Il percorso è un tuffo nella storia, dalla Preistoria all'800. Al piano terra di Casa Alciati, tredici sale ospitano i reperti archeologici: spicca la rarissima stele bilingue latino-gallica, un'iscrizione su pietra del I secolo a.C. trovata vicino al fiume Sesia. Nelle sale a forma di aula basilicale, invece, sono esposti reperti romani come epigrafi, sarcofagi e vetri. Salendo al primo piano di Palazzo Langosco, si entra nel mondo delle arti decorative: maioliche, porcellane, vetri veneziani e il prezioso cofanetto del cardinale Guala Bicchieri, con smalti di Limoges del XIII secolo. Non mancano armi antiche e una biblioteca con oltre 1.200 incunaboli. Il museo è anche family-friendly: dal 2017 è riconosciuto ‘Family and Kids Friendly’ e organizza l'attività ‘Archeologi per un Giorno’, dove i bambini partecipano a uno scavo simulato. L'orario varia tra invernale ed estivo, ma è sempre meglio controllare il sito ufficiale. Se passate da Vercelli, fermatevi: qui la storia si tocca con mano.

Museo Camillo Leone

Chiesa di San Cristoforo: la Cappella Sistina di Vercelli

Chiesa Parrocchiale di San CristoforoNel cuore di Vercelli, la Chiesa di San Cristoforo è molto più di un luogo di culto: è un autentico scrigno d'arte rinascimentale. Soprannominata la Cappella Sistina di Vercelli, custodisce i capolavori di Gaudenzio Ferrari, realizzati tra il 1529 e il 1534. Appena entrato, sono rimasto colpito dalla luce che filtra dalle finestre barocche, ma lo sguardo va subito alla pala della Madonna degli Aranci (in realtà un melo, ma lasciamoli chiamare così). La Vergine col Bambino è circondata da santi e angeli musicanti: tra questi, un violino rappresenta una delle prime raffigurazioni artistiche dello strumento. Spostandoti nel transetto, la Cappella della Maddalena racconta le storie della santa con affreschi vivaci, nonostante i segni dei danni subiti durante l'assedio del 1704. Di fronte, la Cappella della Vergine mostra l'Assunzione e altri episodi mariani. Ma la sorpresa arriva alzando lo sguardo: la volta settecentesca, affrescata da Bianchi e dai fratelli Giovannini, è un tripudio di prospettive illusionistiche e medaglioni con le storie di San Cristoforo. Tra i dettagli, ho notato il bastone del santo con due serpenti intrecciati, simbolo di protezione dalla peste. La balaustra in marmo policromo, progettata da Filippo Juvarra, separa la navata dal presbiterio con eleganza. Insomma, una sosta qui è obbligatoria: l'ingresso è gratuito, e la chiesa è aperta tutti i giorni (feriali 8:45–12:30 e 16:00–18:30, domenica 8:45–18:00). Non lasciarti sfuggire questo gioiello nascosto.

Chiesa Parrocchiale di San Cristoforo

Museo Archeologico Civico Luigi Bruzza: un tuffo nella Vercelli antica

Museo Archeologico Civico Luigi BruzzaSe passate da Vercelli, non perdetevi il Museo Archeologico Civico Luigi Bruzza. Inaugurato nel 2014, è ospitato nella manica medievale dell’ex monastero di Santa Chiara – un luogo che già di per sé racconta secoli di storia. Qui trovate oltre 600 reperti provenienti dagli scavi urbani degli ultimi trent’anni, che fanno luce sulla vita dell’antica Vercellae e del villaggio preromano dei Libui (popolazione celtica).

Il percorso è cronologico e interattivo: sette sale con proiettori e schermi touch vi guidano dalla preromanità fino al III secolo d.C. Tra i pezzi forti, una statua di Apollo alta due metri del I secolo a.C., trovata nel 1573 in centro città. Mi ha colpito la ricostruzione virtuale del porto-canale romano di via Pastrengo e la possibilità di “toccare” con mano la vita quotidiana: anfore, monete, gioielli, urne cinerarie. Il museo è intitolato a padre Luigi Bruzza, che nel 1874 pubblicò le “Iscrizioni antiche vercellesi”, gettando le basi dell’archeologia locale.

Info pratiche: Corso Libertà 300, aperto mar-ven 15-17:30, sab-dom 10-12 e 14-18 (in estate orari leggermente diversi). Biglietto intero 9 €, ridotto 7 €. Consiglio di fermarvi un’oretta buona: tra video, vetrine e animazioni, il tempo vola. Un gioiello per appassionati di storia, ma anche per famiglie: i bambini impazziscono per i touch screen e le ricostruzioni.

Museo Archeologico Civico Luigi Bruzza

Chiesa di San Giuliano

Chiesa di San GiulianoTra le chiese di Vercelli, San Giuliano ha un fascino tutto suo. Già citata nel 1147 come parrocchia, è l'unica lungo Corso Libertà ad aver mantenuto l'antico orientamento est-ovest e le dimensioni contenute dell'epoca romanica. Entrando, l'atmosfera è raccolta e silenziosa. La tradizione popolare vuole che qui si sia rifugiato Sant'Eusebio durante la persecuzione ariana: un'eco di storia che si respira tra le navate.

L'interno a tre navate è un tripudio di affreschi cinquecenteschi. Spiccano quelli attribuiti a Girolamo Giovenone: sulla navata destra il Redentore e San Francesco che riceve le stimmate, e su un pilastro un Santo vescovo. Sull'altare maggiore campeggia la Deposizione di Bernardino Lanino del 1547, una tavola di grande intensità. Un'altra meraviglia è la Resurrezione sull'altare sinistro. E non perdete il pavimento a mattonelle esagonali, un dettaglio che racconta i tanti restauri subiti, l'ultimo nel 2014.

Oggi rettoria, la chiesa è aperta tutti i giorni dalle 8:30 alle 19:00, con ingresso gratuito. Se passate il lunedì sera, alle 21 c'è l'adorazione eucaristica. Un consiglio: sedetevi un attimo in una delle navate laterali e lasciate che il silenzio vi parli di secoli di fede e arte. E' un piccolo scrigno che merita una sosta, magari prima di una passeggiata tra le risaie.

Chiesa di San Giuliano

Torre degli Avogadro: simbolo di potere e storia

Torre degli AvogadroSe passate da Vercelli, non potete perdervi la Torre degli Avogadro, una delle meglio conservate della città. Si trova in via Verdi 31, nel cuore del rione Monrosa, e la sua costruzione iniziò il 19 agosto 1266, data impressa nella pietra della vicina chiesa di San Marco di cui divenne il campanile. È una torre a pianta ottagonale, tutta in laterizio rosso-bruno, con una caratteristica cornice marcapiano a tre quarti dell’altezza che la distingue dalle altre torri vercellesi. Gli spigoli sono smussati da lesene sporgenti, e manca di caditoie, segno che è più antica delle torri gentilizie successive.

La torre era il simbolo del potere della famiglia Avogadro, antichi avvocati e visconti della diocesi, di stirpe manfredinga. Qui, durante restauri ottocenteschi, fu ritrovata intatta la sepoltura verticale di Simone Avogadro da Collobiano, condottiero e signore di Vercelli: la sua armatura e spada sono oggi custodite all’Armeria Reale di Torino. Tra gli esponenti più celebri della casata c’è Amedeo Avogadro, il celebre scienziato della legge di Avogadro.

Oggi la torre è di proprietà comunale, in attesa di essere riaperta al pubblico. Nel frattempo, potete ammirarla dall’esterno. Le sue facciate mostrano ancora le doppie file di fori per i ponteggi e finestroni ogivali murati. È un pezzo di Medioevo che resiste, raccontando storie di lotte tra guelfi e ghibellini e di una città che fu un crocevia di potere.

Torre degli Avogadro

Il Chiostro di Sant'Andrea

Chiostro di Sant'AndreaA due passi dalla basilica di Sant’Andrea, il chiostro omonimo è uno di quei luoghi che ti prendono alla sprovvista. Entri e all’improvviso il rumore della città si spegne. Costruito nel XVI secolo – tra il 1511 e il 1519 per la precisione – dai canonici lateranensi, riutilizza elegantemente materiali del vecchio chiostro duecentesco. Le colonnine a gruppi di quattro su base unica sostengono archi a tutto sesto, mentre i capitelli a crochet richiamano lo stile della basilica. Sotto gli archi, tracce di affreschi geometrici e a grottesca del Cinquecento. Al centro del cortile, un pozzo fa da testimone silenzioso. Dal chiostro si gode una vista spettacolare del fianco sinistro della basilica, con gli oculi, gli archi rampanti e il tiburio. Nel portale restaurato che collega al tempio, una lunetta duecentesca con l’Agnus Dei e i santi Giovanni. Per anni qui c’è stato un museo lapidario – oggi le lapidi sono al Museo Leone. Ebbene sì, il chiostro è anche sede dell’Università del Piemonte Orientale: studenti di Lettere e Filosofia lo frequentano ogni giorno. Un consiglio? Venite nel tardo pomeriggio, quando la luce è bassa e le colonne disegnano ombre nette. Aperto tutti i giorni fino alle 19:00, l’ingresso è gratuito ma rientra nel percorso della basilica. Portate la macchina fotografica: i dettagli architettonici meritano uno scatto.

Chiostro di Sant'Andrea

Monumento alla Mondina: un simbolo contestato e orgoglioso

Monumento alla MondinaSe passi da Vercelli, non puoi perderti il Monumento alla Mondina, una statua che fa discutere. Realizzata da Agenore Fabbri nel 1984 e inaugurata l'11 aprile alla presenza del Presidente Sandro Pertini (nonostante la pioggia), si trova nei giardini della stazione di Vercelli (o nel Parco Kennedy, a seconda di come lo si chiami). La scultura raffigura una mondina in piedi, fiera, con lo sguardo all'orizzonte, una mano che stringe steli di riso e l'altra protesa in avanti in gesto accusatorio. Un'espressione di protesta, più che di sottomissione: una scelta stilistica voluta dall'artista, che però non piacque a tutte le mondine vere, abituate a lavorare chine sulla risaia. Lo stile è espressionista, moderno, con un corpo provato dalla fatica ma dignitoso. La base era pensata come una fontana, a simboleggiare l'acqua delle risaie, ma per problemi tecnici è rimasta a lungo asciutta (e quando si è riparata, è stato un evento). Nel corso degli anni, la statua ha subito atti vandalici e segni di degrado: il basamento è rotto, la statua inclinata, e la mancanza di manutenzione ordinaria è evidente. Un peccato, perché è un simbolo per la città, che ricorda il duro lavoro delle mondine e l'importanza del riso per Vercelli. La realizzazione fu anche controversa: lo scultore propose una figura a seno nudo, scatenando dibattito tra i cittadini. Alla fine, la statua è rimasta così, nuda e provocatoria, a rappresentare non solo la fatica ma anche la forza delle donne. Vederla oggi fa un certo effetto: è lì, davanti alla stazione, a ricordare a tutti da dove veniamo. Un monumento che merita di essere valorizzato, ma che intanto resta un punto di riferimento per visite guidate e passeggiate urbane. Insomma, un luogo che racconta storie di risaie, di lavoro, di polemiche e di orgoglio.

Monumento alla Mondina