Basilica di Sant’Abbondio, capolavoro romanico a Como

La Basilica di Sant’Abbondio è una delle chiese romaniche più antiche del lago di Como, costruita in pietra grigia di Moltrasio tra il 1050 e il 1085 su una basilica paleocristiana del V secolo e consacrata nel 1095 da papa Urbano II. Fu cattedrale della città fino al 1013 e colpisce per le cinque navate, i due campanili gemelli di influenza renana e il ciclo di affreschi trecenteschi. Si trova poco fuori dal centro, lungo via Regina Teodolinda, e si visita insieme al monastero benedettino che oggi ospita l’Università dell’Insubria.
– Facciata severa con quattro semicolonne, resto di un portico scomparso
– Due campanili gemelli, soluzione rara in Italia
– Abside affrescata con venti scene della vita di Cristo
– Tombe dei vescovi di Como e statua di Sant’Abbondio del Rodari


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Basilica di Sant'Abbondio, capolavoro romanico a Como
Chiesa romanica dell’XI secolo fuori le mura di Como: cinque navate, due campanili gemelli, affreschi del Maestro di Sant’Abbondio e il chiostro oggi sede dell’Università dell’Insubria.

Cose da sapere


Basilica di Sant’Abbondio, capolavoro romanico a Como

La Basilica di Sant’Abbondio è una di quelle sorprese che Como tiene fuori dal centro, oltre il Cosia e le antiche mura. Arrivi e capisci subito che non è una chiesa qualsiasi: la facciata severa in pietra grigia di Moltrasio, i due campanili gemelli che incorniciano l’abside, il profilo slanciato che sembra guardare alle Alpi e all’Europa romanica. Dentro, le cinque navate ti avvolgono con pilastri e colonne di granito, capitelli diversi l’uno dall’altro e una luce che cambia di ora in ora. Poi alzi lo sguardo verso l’abside e trovi il ciclo del Maestro di Sant’Abbondio: venti scene della vita di Cristo, la Deesis, il cielo stellato dipinto con polvere di lapislazzuli. Fuori, il chiostro del monastero oggi è sede dell’Università dell’Insubria: un modo raro di far convivere preghiera, studio e memoria. È un luogo da visitare con calma, magari da soli, per sentire quanto il romanico comasco sappia essere essenziale e potente.

Cenni storici

Qui la storia comincia nel V secolo, quando Amanzio, terzo vescovo di Como, costruisce una basilica paleocristiana dedicata ai santi Pietro e Paolo, per custodire reliquie arrivate da Roma. Nell’818 la chiesa diventa cattedrale e viene intitolata a Sant’Abbondio, quarto vescovo di Como, sepolto quattro secoli prima. Resta sede vescovile fino al 1013, poi passa ai monaci benedettini. Nel 1010 la comunità avvia la ricostruzione: la struttura paleocristiana viene demolita e, tra il 1050 e il 1095, nasce l’attuale basilica romanica. La consacrazione arriva il 3 giugno 1095, con papa Urbano II di passaggio verso Clermont-Ferrand. Nei secoli seguenti ci sono rimaneggiamenti, in particolare nel Cinquecento; nel 1863 Serafino Balestra riporta l’edificio alle forme romaniche. Nel Novecento si aggiungono restauri e una nuova mensa consacrata dal vescovo Alessandro Macchi. Timeline: V sec. basilica paleocristiana; 818 cattedrale e dedica a Sant’Abbondio; 1010-1095 ricostruzione romanica; 3 giugno 1095 consacrazione; 1013 fine sede vescovile; 1863 restauro Balestra; 2003 ultimo intervento.

Due campanili e una facciata che guarda al Nord

L’esterno è quello che ti resta impresso. La basilica è costruita in pietra grigia di Moltrasio, con una facciata disadorna, divisa in cinque scomparti da lesene che rispecchiano le cinque navate interne. Quattro semicolonne ricordano un portico oggi scomparso, aggiunto tra XII e XIV secolo e poi rimosso. Il portale ha bassorilievi raffinati: due aquilotti angolari con ali spiegate, una colomba, una testa felina e motivi vegetali. Ma il segno più originale sono i due campanili gemelli che incorniciano l’abside centrale: una soluzione comune nell’area renana, eccezionale in Italia. Le torri sono alleggerite da bifore e trifore, con decorazioni zoomorfe, floreali e geometriche. La torre meridionale è originale; quella settentrionale è frutto di rifacimenti, dopo un crollo nel 1784 e la ricostruzione fedele. Lungo il fianco sud si vedono monofore e archetti, con blocchi di pietra moltrasina e tufo che creano un effetto bicromatico. L’abside semicilindrica è percorsa da colonne e archetti.

Il Maestro di Sant’Abbondio e il colore del Trecento

Dentro, la sorpresa è il ciclo pittorico del presbiterio e dell’abside. L’autore è un anonimo Maestro di Sant’Abbondio, attivo tra il 1315 e il 1324, durante il vescovato di Leone Lambertenghi. Il racconto comincia sull’arco trionfale con l’Annunciazione e santi; nella volta della prima campata restano tracce di cielo stellato e quattro troni per i Dottori della Chiesa. Nell’arco absidale c’è Cristo benedicente tra due arcangeli, con otto tondi di Patriarchi, Profeti e santi. Il catino presenta una Deesis, Cristo tra Maria e Giovanni Battista, con San Pietro e San Paolo. Sul cilindro dell’abside, diviso in cinque bande, corrono venti episodi della vita di Gesù: la Natività in alto, la Passione in basso, poi Crocifissione, Apostoli e Tetramorfo. Lo stile unisce ritmo pacato e attenzione naturalistica ai dettagli degli abbigliamenti. La volta del coro ha un cielo stellato dipinto con polvere di lapislazzuli. Motivi lombardi e influssi toscani si fondono, offrendo uno spaccato sui costumi del tempo.

Cinque navate, tombe di vescovi e il chiostro dell’Insubria

L’interno è a cinque navate, con pilastri possenti e colonne di granito, un nartece retto da pilastroni e capitelli che passano da forme cubiche a corinzie, con decorazioni libere. Lungo la navata centrale si incontrano i monumenti tombali dei vescovi di Como, tra cui quello del cardinale Angelo Maria Durini (1725-1796); la basilica ha una vocazione cimiteriale e accoglie anche le tombe di Felice Bonomini e Teresio Ferraroni. Sotto l’altare maggiore sono conservate le reliquie del patrono. A fianco dell’altare c’è una statua di Sant’Abbondio attribuita a Tommaso Rodari, fine XV secolo, restaurata nel 2021. Ai lati del portale si trovano due tele del XVII secolo: l’Assunzione di Maria di Giovan Battista Crespi, detto il Cerano, e Sant’Abbondio con un bambino di Giovan Battista Recchi. Adiacente c’è il monastero con chiostro, un tempo Seminario diocesano e oggi sede dell’Università dell’Insubria, con le facoltà di Giurisprudenza, Scienze del Turismo e Mediazione Linguistica.

Perché visitarlo

Primo motivo: è uno dei capolavori del romanico europeo in Lombardia, con una pianta a cinque navate e due campanili gemelli che non trovi facilmente in Italia. Secondo: il ciclo del Maestro di Sant’Abbondio è un tesoro poco affollato, da vedere con calma, senza code e con una luce che lo rende quasi privato. Terzo: il complesso unisce chiesa, monastero e Università dell’Insubria, quindi la visita ha un doppio livello, spirituale e culturale. In più, è facile da raggiungere da Como ma resta fuori dal circuito più turistico: puoi dedicargli tempo vero, sederti in una navata, osservare i capitelli e poi passeggiare nel chiostro. Se capiti il 31 agosto, per la festa di Sant’Abbondio, trovi eventi religiosi e una fiera zootecnica con appuntamenti enogastronomici. È una tappa perfetta per chi ama il romanico, la pittura trecentesca e i luoghi che non urlano.

Quando andare

Non serve una stagione precisa: la basilica vive tutto l’anno. Il momento migliore, per me, è la mattina presto, quando la pietra grigia di Moltrasio si accende di luce bassa e l’interno è ancora silenzioso. Oppure nel tardo pomeriggio, con il sole che entra di taglio e fa risaltare gli affreschi del Maestro di Sant’Abbondio. In autunno, con il lago di Como vicino, l’atmosfera è ancora più raccolta. Se vuoi un momento di festa, il 31 agosto per Sant’Abbondio la zona si anima con eventi religiosi e una fiera zootecnica. In inverno, se trovi la basilica vuota, il cielo stellato del coro e il lapislazzuli acquistano un tono quasi notturno. Evita le ore centrali delle domeniche di festa se cerchi raccoglimento, ma se ti interessa la comunità locale è il momento giusto.

Nei dintorni

La basilica è fuori dalle antiche mura, lungo la Via Regina, l’antica strada a mezza costa della sponda occidentale del lago di Como. Da qui puoi collegare la visita a una passeggiata verso il centro di Como, seguendo il corso del fiume Cosia e poi entrando nella città murata. Un’altra idea è dedicare tempo al chiostro e al complesso dell’Università dell’Insubria, che fanno parte dello stesso monastero: è una tappa insolita, tra archeologia e studenti. Se ti interessa l’arte romanica, nei dintorni di Como trovi altre testimonianze, ma Sant’Abbondio resta il punto di partenza ideale. Per chi ama i borghi e il lago, la Via Regina è anche un buon pretesto per esplorare la sponda occidentale senza seguire le rotte più battute. Nello stesso complesso, non perdere la chiesetta dei Santi Cosma e Damiano, con affreschi trecenteschi e un ciclo del primo Cinquecento.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Nel 1784 uno dei due campanili crollò e fu ricostruito fedelmente. Papa Urbano II consacrò la basilica il 3 giugno 1095 mentre era diretto al concilio di Clermont-Ferrand, dove avrebbe bandito la prima crociata. La statua di Sant’Abbondio, attribuita a Tommaso Rodari e datata 1490, è stata restaurata nel 2021.