Castello di Varsi: torri medievali e sentieri in Valceno
Resti del castello medievale di Varsi: tre torri in pietra, borgo di montagna e percorso verso le cascate del Rio Golotta. Il Castello di Varsi, in Valceno, è uno di quei luoghi che non ti aspetti: non c’è una grande fortezza a dominare, ma un borgo che vive accanto a antichi resti. In piazza Monumento, accanto alla chiesa di San Pietro Apostolo, le torri superstiti si stagliano contro il cielo. Le superfici in pietra, segnate dai secoli, raccontano di un passato fatto di assedi e famiglie nobili. E poi c’è la natura: il sentiero che scende verso le cascate del Rio Golotta aggiunge una nota selvaggia. È una meta da scoprire senza fretta, magari dopo una camminata. Un angolo d’Appennino dove storia e paesaggio si fondono.
Cenni storici
Le origini del castello si perdono nel tempo: il territorio di Varsi è citato già nelle carte longobarde e forse una prima fortificazione esisteva in epoca altomedievale. La costruzione documentata risale al X secolo, voluta dalla diocesi di Piacenza. Nel 1206 la rocca ospitò alcuni congiurati contro il console Bartolomeo Tuna: dopo un assedio di 15 giorni tornò a Piacenza. Passato ai Malaspina, fu riconquistato dai vescovi. Nel 1303 il vescovo Ugo lo cedette a Giovanni Scotti, che lo ricostruì su pianta quadrangolare con torri angolari circolari. Seguirono secoli di dispute, fino alla sentenza di Galeazzo Sforza nel 1469. A fine Ottocento, per realizzare la piazza Monumento, gran parte del castello fu demolita.
Le tre torri che restano
Oggi del maniero restano tre torri angolari in pietra, mutile e con poche aperture. La torre ovest è isolata; la torre sud si appoggia a un tratto di cinta muraria ed è la meglio conservata, con tracce di intonaco e un cornicione settecentesco. La torre nord, addossata alla chiesa di San Pietro, per anni è stata usata come campanile e oggi ospita la Pro Loco. Passeggiando in piazza Monumento, si notano i segni delle trasformazioni: un portale ad arco settecentesco, mura inglobate in edifici recenti. L’interno non si visita, ma l’atmosfera si respira tutta all’esterno. È un castello da leggere con lo sguardo, pezzo per pezzo.
Il sentiero per le cascate del Rio Golotta
La Valceno non è solo storia: dai pressi del castello parte un percorso che porta alle cascate del Rio Golotta. Un itinerario semplice, in mezzo ai boschi, dove il rumore dell’acqua accompagna il cammino. Le cascate, immerse nel verde, sono una meta ideale per chi cerca un po’ di frescura. In primavera, con l’acqua più abbondante, lo spettacolo è ancora più bello. Il giro regala viste sulla valle e scorci del borgo dall’alto. Portate scarpe comode e voglia di camminare: il tempo qui scorre più lento.
Perché visitarlo
Tre buoni motivi per fermarsi a Varsi. Primo: le torri medievali sono un raro esempio di architettura fortificata sopravvissuta in un borgo di montagna, e si possono ammirare gratuitamente da vicino. Secondo: il percorso per le cascate del Rio Golotta trasforma la visita in una mini-escursione nella natura. Terzo: il paese conserva un’atmosfera autentica, lontana dal turismo di massa, e la Pro Loco in una delle torri è un punto di riferimento per informazioni pratiche.
Quando andare
Il momento più suggestivo è il tardo pomeriggio, quando la luce radente illumina le pietre delle torri e la piazza si accende di colori caldi. Al mattino presto, invece, si può godere del silenzio e del profumo dei boschi proveniente dalla Valceno. Se avete in programma la camminata alle cascate, scegliete una giornata di sole dopo un periodo di piogge: l’acqua sarà più generosa e lo spettacolo più bello. Non serve inseguire la stagione perfetta, ogni momento ha il suo fascino.
Nei dintorni
Nei dintorni, non perdete la chiesa di San Pietro Apostolo con la sua facciata neogotica, ricostruita nel Seicento e ampliata negli anni Trenta del Novecento. Poco oltre, il percorso per le cascate del Rio Golotta è l’esperienza naturalistica ideale da abbinare. Se amate i luoghi abbandonati, cercate le tracce del castello di Pessola o dell’Agnellina, oggi scomparso: il terreno che rimbomba sotto i piedi racconta ancora di antichi sotterranei.