🧭 Cosa ti aspetta
Ideale per viaggiatori curiosi che amano storia, arte e mare Punti forti: Bronzi di Riace, lungomare, castello aragonese, terme romane Consigliato: primavera e autunno per clima mite e meno folla Da non perdere: museo archeologico, passeggiata sul lungomare, tramonto sullo stretto
Reggio Calabria è molto più di una città di passaggio: è una destinazione che regala storia, arte e paesaggi mozzafiato. Il Museo Archeologico Nazionale custodisce i celebri Bronzi di Riace, capolavori dell'arte greca. Il Castello Aragonese domina il centro con le sue torri merlate, mentre la Pinacoteca Civica offre una panoramica dell'arte calabrese. Non perdere una passeggiata sul lungomare Falcomatà, considerato uno dei più belli d'Italia, con vista sullo stretto. Per gli amanti della storia, le Terme Romane e i resti dell'Odèon testimoniano l'antica Rhegion. Il Teatro Francesco Cilea e il Planetario aggiungono un tocco culturale moderno. Dai fortini di Pentimele al Castello di Sant'Aniceto, ogni angolo racconta una storia. Questa guida pratica ti porta dritto al cuore della città, con consigli su cosa vedere a Reggio Calabria e come organizzare la visita.
Panoramica
- Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: capolavori senza tempo
- Il Castello Aragonese: storia e bellezze
- Arena dello Stretto: teatro greco moderno sul mare
- Teatro Francesco Cilea
- Pinacoteca Civica di Reggio Calabria: capolavori nascosti al Cilea
- Museo Diocesano: un tesoro di arte sacra nel cuore di Reggio
- Castello di Sant'Aniceto: un tuffo nella Calabria bizantina
- Monumento all'Italia
- Fortini di Pentimele: storia e panorami sullo Stretto
- Planetario Pythagoras: un viaggio tra le stelle a Reggio Calabria
- Terme Romane: un tuffo nella storia sul lungomare
- L’antica assemblea dei reggini: i resti dell’Odèon/Ekklesiasterion
Itinerari nei dintorni
Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: capolavori senza tempo
- Vai alla scheda: Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria: Bronzi di Riace
- Piazza Giuseppe de Nava 26, Reggio di Calabria (RC)
- https://www.museoarcheologicoreggiocalabria.it/
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- man-rc.comunicazione@cultura.gov.it
- 0965613988
Se c'è un posto che racchiude l'anima antica della Calabria, è il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC). Progettato da Marcello Piacentini tra il 1932 e il 1941, è stato tra i primi musei in Italia pensati apposta per conservare reperti archeologici. Dopo un lungo restauro, ha riaperto nel 2016 con un allestimento moderno che ti porta in un viaggio dalla preistoria al periodo bizantino. Il fiore all'occhiello? Senza dubbio i Bronzi di Riace, due statue greche del V secolo a.C. alte quasi due metri, pescate nel 1972 al largo di Riace. Nella sala climatizzata, l'accesso è contingentato per proteggerle: entri, ti fermi qualche minuto in una stanza filtro e poi… ti trovi faccia a faccia con questi guerrieri. Occhi in calcite, labbra di rame, denti d'argento: non li dimentichi più. Ma il museo è molto di più: ci sono i pinakes di Locri, tavolette votive che raccontano il mito di Persefone, il Kouros di Reggio in marmo di Paro (VI secolo a.C.) e la misteriosa Testa del Filosofo da Porticello. Le collezioni sono divise su quattro livelli (più un seminterrato per mostre temporanee), con vetrine che spaziano dalle incisioni rupestri della Grotta del Romito (12.000 anni fa) ai mosaici di Kaulon. Io ho passato ore al primo piano, tra gli specchi in bronzo locresi e le ricostruzioni 3D dei templi. E poi il museo è a due passi dal lungomare Falcomatà: dopo la visita, una passeggiata sullo Stretto è d'obbligo. Praticamente: aperto da martedì a domenica, 9-20 (ultimo ingresso 19:30), biglietto intero 10€ (ridotto 2€ per 18-25 anni). Prenota il biglietto online per evitare code, ma per i singoli non è obbligatorio. Ah, la prima domenica del mese è gratis.
Il Castello Aragonese: storia e bellezze
- Piazza Castello, Reggio di Calabria (RC)
- https://turismo.reggiocal.it/HomePage.aspx
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- turismo@comune.reggio-calabria.it
- +39 0965 3622587
Il Castello Aragonese è uno dei simboli più autentici di Reggio Calabria, insieme ai Bronzi di Riace. Situato in Piazza Castello, tra via Aschenez e via Possidonea, questa fortezza ha origini lontane: la prima fortificazione bizantina risale al 536 d.C., voluta dal generale Belisario per difendere il porto. Nei secoli è passata di mano in mano: Normanni, Svevi, Angioini e infine Aragonesi. Fu però re Ferdinando I d'Aragona, nel 1458, a darle l'aspetto attuale, con l'aggiunta delle due imponenti torri cilindriche merlate che ancora oggi la caratterizzano. Il basamento a scarpa e la cornice arrotondata non sono solo decorativi: servivano a far rimbalzare le palle di cannone e impedire la scalata. Durante l'assedio turco del 1543, il castello ospitò oltre mille reggini in fuga. Dopo il terremoto del 1908, gran parte della struttura crollò, ma le torri rimasero intatte, tanto che nel 1897 erano state dichiarate Monumento Nazionale. Oggi il castello è un vivace spazio culturale, con mostre ed eventi. Salendo sulle terrazze, la vista sullo Stretto di Messina è mozzafiato; ci si sente un po' soldati aragonesi. La visita dura circa un'ora: si girano le sale interne, si ammirano i camminamenti e si leggono i graffiti lasciati dai prigionieri del Risorgimento. Quanto ai biglietti: intero 5€, ridotto 2€ per residenti, gratis under 6 e over 70. Aperto dal lunedì al venerdì 8:30-13:00 e 14:30-19:00, sabato pomeriggio, domenica mattina. Un consiglio da viaggiatore: arrivate verso le 17, quando la luce illumina le torri e lo Stretto si tinge d'oro. Il castello è ben collegato con il centro: a pochi passi dal Museo Archeologico e dal lungomare. Non perdetelo!
Arena dello Stretto: teatro greco moderno sul mare
- Lungomare di Reggio Calabria, Reggio di Calabria (RC)
- https://turismo.reggiocal.it/cultura/le-piazze/arena-dello-stretto
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Se passeggi sul lungomare Falcomatà, ti capiterà di imbatterti in una struttura che sembra uscita dall'antica Grecia: l'Arena dello Stretto, ufficialmente intitolata al senatore Ciccio Franco. È un teatro moderno, ma il suo design riprende fedelmente quello dei teatri greci, con una gradinata semicircolare che si affaccia direttamente sullo Stretto di Messina. Secondo me, è uno dei posti più suggestivi della città, soprattutto al tramonto, quando la luce dipinge l'Etna e la costa siciliana.Costruita dove un tempo sorgeva il Molo di Porto Salvo – distrutto dal terremoto del 1908 – l'Arena è un omaggio alla tradizione magnogreca. Al suo vertice, quasi sull'acqua, spicca un Cippo Marmoreo con una statua in bronzo della dea Athena Promachos, realizzata da Bonfiglio nel 1932. Originariamente rivolta verso il mare, nel 2001 è stata ruotata verso la città per volontà del sindaco Italo Falcomatà: un gesto che, a mio avviso, le dà un significato ancora più forte, quasi di protezione.
L'Arena non è solo un monumento da vedere: è viva. Durante l'estate ospita eventi come il Reggio Calabria Film Fest, il festival della moda Tesori del Mediterraneo, concerti e la festa Solstizio d'Estate dell'Accademia delle Belle Arti. Le due ampie rampe laterali la rendono accessibile anche in sedia a rotelle, e c'è un ristorante per una pausa. Insomma, se passi da Reggio, fermati qui: il biglietto d'ingresso è gratuito e il panorama vale da solo il viaggio.

Teatro Francesco Cilea
- Vai alla scheda: Teatro Francesco Cilea: 1500 posti per l'opera a Reggio Calabria
- Via Osanna, Reggio di Calabria (RC)
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Se passate da Reggio Calabria, fermatevi davanti a Palazzo San Giorgio e alzate lo sguardo: il Teatro Francesco Cilea occupa un intero isolato tra Corso Garibaldi e le vie laterali. Con 1.500 posti, è il teatro più grande della Calabria. La sua storia è un romanzo: la prima pietra fu posata nel 1913, ma il terremoto del 1908 aveva già distrutto i teatri precedenti. Il progetto, degli ingegneri Domenico De Simone e Carlo Laviny, venne inaugurato nel 1931. Poi nel dopoguerra fu ampliato e riaperto nel 1964 con il 'Trovatore' di Verdi. Negli anni ’80 arrivò la chiusura per inagibilità, seguita da ben diciotto anni di restauri. Oggi è tornato splendido, con l’esterno che richiama l’architettura classica e l’interno a ferro di cavallo con tre ordini di palchi, loggione e un ampio palco reale. L'atmosfera è solenne, il sipario rosso imponente. Il teatro ha ospitato leggende come Maria Callas e Luciano Pavarotti, e oggi propone stagioni di prosa, opera (con il Rhegium Opera Festival) e danza. Al primo piano si trova anche la Pinacoteca Civica, con opere di Antonello da Messina, Mattia Preti e Renato Guttuso. Un consiglio: controllate il programma prima di andare – magari beccate uno spettacolo e vivete l’esperienza al completo.
Pinacoteca Civica di Reggio Calabria: capolavori nascosti al Cilea
- Corso Giuseppe Garibaldi, Reggio di Calabria (RC)
- http://www.pinacotecacivicarc.it/it/
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- pinacoteca@reggiocal.it
- +39 0965 324822
Entrare alla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria è come aprire uno scrigno di tesori che molti turisti purtroppo si perdono. Ospitata al primo piano del Teatro Francesco Cilea, in corso Garibaldi, questa piccola ma ricca galleria d'arte raccoglie opere che spaziano dal Quattrocento al Novecento, con un focus speciale sugli artisti calabresi. Il percorso espositivo si snoda in undici sale su circa 500 mq, inaugurato ufficialmente il 26 maggio 2008, ma le collezioni hanno origini ben più antiche: provengono dal vecchio Museo Civico fondato nel 1882 e poi soppresso, integrate da acquisti e donazioni.Il vero gioiello sono due tavolette lignee di Antonello da Messina (1460-1465): San Girolamo penitente e I tre angeli apparsi ad Abramo, acquistate dal Comune nel 1890. Accanto a loro spiccano il Ritorno del figliol prodigo di Mattia Preti (1656) – un'immensa tela di 216x231 cm – e Cristo e l'Adultera attribuito a Luca Giordano. Ma non finisce qui: la pinacoteca vanta oltre 250 dipinti di artisti calabresi come Ignazio Lavagna Fieschi, Rubens Santoro, Annunziato Vitrioli e sculture di Francesco Jerace (tra cui il busto di Nosside) e un Laocoonte attribuito a Pietro Bernini.
Info pratiche: si trova in Corso Garibaldi angolo Via Osanna 6, ed è completamente accessibile ai disabili con ingresso da Via Osanna. Orari: martedì-venerdì 8:30-13:30 e 14:30-18:00, sabato 8:30-18:30, domenica 9:00-13:00; lunedì chiuso. Biglietto intero 5€, ridotto 2€, oppure combinato con Castello Aragonese a 7€. Le visite guidate durano circa 45 minuti (max 25-30 persone), prenotazione obbligatoria. Se passate da Reggio, non perdetevi questo angolo di cultura: i capolavori sono tanti, ma il vero valore sta nella capacità di raccontare la storia dell'arte calabrese in modo intimo e sorprendente.

Museo Diocesano: un tesoro di arte sacra nel cuore di Reggio
- Via Antonio Cimino, Reggio di Calabria (RC)
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Se passate da Reggio Calabria, non perdetevi il Museo Diocesano, intitolato a monsignor Aurelio Sorrentino. Si trova proprio accanto alla Cattedrale, in un'ala del palazzo arcivescovile sopravvissuta al terremoto del 1908. Inaugurato nel 2010, ma nato come istituzione già nel 1957, custodisce un patrimonio di arte sacra che racconta secoli di fede e artigianato. Il percorso si snoda tra sale tematiche: dal Tesoro delle Cattedrali con suppellettili dal XVI al XX secolo, agli arredi delle confraternite, fino agli oggetti del culto dei santi. Tra i pezzi forti, il bacolo pastorale quattrocentesco dell'arcivescovo Antonio De Ricci, in argento sbalzato e smalti, e la cartagloria del 1777, un oggetto liturgico ormai in disuso ma di una raffinatezza incredibile. Occhio anche all'ostensorio raggiato disegnato da Francesco Jerace (1928) e alla macchina processionale “Nuvola”, settecentesca, arrivata da Camerino dopo il sisma del 2016. Il museo apre da martedì a sabato, la mattina dalle 9 alle 13, il venerdì anche il pomeriggio (15-19). Biglietto intero 5 €, ridotto 3 €. L'ingresso è un po' nascosto (via Campanella 63), ma una volta dentro vi sembrerà di fare un salto indietro nel tempo. Se siete appassionati di arte sacra o semplicemente curiosi, questo posto vi lascerà a bocca aperta.
Castello di Sant'Aniceto: un tuffo nella Calabria bizantina
- Ponte Fiumara Valanidi, Reggio di Calabria (RC)
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Se cercate un luogo fuori dalle rotte più battute, il Castello di Sant'Aniceto è una vera chicca. Arroccato su una collina a 670 metri di altitudine, domina lo Stretto di Messina con un panorama che in giornate limpide regala l'Etna sullo sfondo. È uno dei rari esempi di fortezza bizantina ancora in piedi in Italia, costruito tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo per difendere la popolazione locale dalle incursioni saracene. La sua pianta irregolare ricorda una nave, con la poppa rivolta verso il mare e la prua verso l'Aspromonte. Le mura, alte fino a 3,5 metri e spesse un metro, sono in ottimo stato e racchiudono due torri quadrate all'ingresso, i resti di una cisterna e le tracce di antiche chiesette bizantine. Una di queste, la chiesa dell'Annunziata, conserva un affresco del Cristo Pantocratore, tipico dell'arte bizantina. Entrare è gratuito e l'accesso è libero, ma preparatevi a un percorso in salita: l'ultimo tratto si fa a piedi. Da Reggio Calabria, se non avete un'auto, dovrete prendere un autobus per Motta San Giovanni e poi un servizio navetta su prenotazione. La fatica è ripagata dalla sensazione di camminare nella storia: qui si respira un'atmosfera medievale autentica, lontana dal turismo di massa. Occhio ai falchi che spesso volteggiano sopra le mura.
Monumento all'Italia
- Piazza Italia, Reggio di Calabria (RC)
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Piazza Italia, o Piazza Vittorio Emanuele II che dir si voglia, è il salotto buono di Reggio Calabria, e al centro svetta il Monumento all'Italia, un'opera in marmo bianco di Carrara alta tre metri. Realizzata nel 1868 dallo scultore Rocco La Russa, la statua raffigura l'Italia turrita: una figura femminile con i capelli sciolti, che impugna una spada con la destra e regge una corona d'alloro con la sinistra. Un gesto che, all'epoca, era un invito al popolo a unificare il Paese, ricordando i martiri del 2 settembre 1847, caduti nella rivolta contro i Borboni. Sul basamento, l'iscrizione "Salutando l'Italia risorta ricordiamo i martiri del 2 settembre 1847" e i nomi di Domenico Romeo, Domenico Morabito, Raffaele Giuffrè Billa, Giuseppe Favaro e Antonio Ferruzzano. La piazza stessa è un gioiello: sotto i vostri piedi, attraverso quattro lucernai in acciaio e vetro, potrete vedere i resti dell'antica agorà greca e del foro romano. Intorno, palazzi storici come Palazzo San Giorgio (il municipio) e Palazzo Alvaro (sede della Città Metropolitana). Una sosta qui è un tuffo nella storia, tra Risorgimento e stratificazioni millenarie. Portatevi la macchina fotografica: il monumento è fotogenico, e la luce del tramonto sul marmo è spettacolare.
Fortini di Pentimele: storia e panorami sullo Stretto
- Via Lupardini, Reggio di Calabria (RC)
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Se siete a Reggio Calabria e volete unire storia e panorama mozzafiato, i Fortini di Pentimele sono una tappa imperdibile. Perché sono speciali? Perché non li vedi dal mare: sono fortificazioni ipogee, cioè scavate nella collina, costruite tra il 1896 e la prima guerra mondiale per difendere lo Stretto senza farsi notare dal nemico. Due strutture gemelle: il Fortino Nord (o Pizzi) e il Fortino Sud (o Pellizzeri), identici nella pianta. Entrambi erano circondati da un fossato e avevano un ponte levatoio; oggi si vede ancora parte del fossato. All'interno si snodano corridoi, dormitori, scuderie, cisterne per l’acqua e – dicono le leggende – passaggi segreti che collegherebbero al porto o al Castello Aragonese.Il panorama che si gode da lassù? Reggio Calabria e lo Stretto di Messina si abbracciano in un colpo d’occhio unico. Ma non tutto è perfetto: il fortino Sud è stato restaurato, ma accanto ci sono antenne televisive che stonano; il fortino Nord è più trascurato, con erba tra i mattoni. E la strada d’accesso, una tortuosa salita dall’ex Agenzia del Territorio, purtroppo è franata in alcuni tratti e il recupero è lento. Nonostante i segni di vandalismo e degrado, il luogo merita una visita – magari al tramonto, quando l’illuminazione crea un’atmosfera suggestiva. Insomma, un pezzo di storia militare con i fiocchi, anche se un po’ malandato.

Planetario Pythagoras: un viaggio tra le stelle a Reggio Calabria
- Via Salita Zerbi, Reggio di Calabria (RC)
- https://www.planetariumpythagoras.com/
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Se pensi che a Reggio Calabria ci sia solo il lungomare e i Bronzi di Riace, ti sbagli. Nel cuore del Parco Mirella Carbone, vicino alla Facoltà di Architettura, si nasconde il Planetario Pythagoras, una struttura che dal 2004 porta il cielo sotto una cupola. E che cupola: 12 metri di diametro per quella esterna, 8 metri per quella interna sospesa, che funge da schermo gigante. È uno dei planetari più grandi d'Europa.Qui non si fanno semplici proiezioni. Il sistema misto, ottico-meccanico e digitale (dal 2019), ti permette di viaggiare nel tempo e nello spazio: vedere il cielo come appariva duemila anni fa o assistere a un'eclissi seduto comodamente. La professoressa Angela Misiano, direttrice scientifica, ha trasformato questo luogo in un oratorio laico dove scienza e bellezza si incontrano. Ospiti illustri come Margherita Hack hanno calcato questo palco, e ogni anno migliaia di studenti partecipano a laboratori, Olimpiadi di Astronomia e percorsi PCTO.
Ma non è solo per scuole. Il Planetario organizza eventi per tutti: conferenze, serate osservative con telescopi (hanno un rifrattore Astro Physics 15 cm, uno Schmidt-Cassegrain 30 cm), e persino rassegne culturali come “Lo strappo del cielo di carta”, che unisce filosofia, letteratura e cinema. L'ingresso è gratuito, e la struttura è aperta a famiglie, giovani e adulti. Prenotare è consigliato, soprattutto per i gruppi. Insomma, una tappa da non perdere se vuoi vedere Reggio Calabria da un’altra prospettiva: quella delle stelle.

Terme Romane: un tuffo nella storia sul lungomare
- Lungomare Italo Falcomatà, Reggio di Calabria (RC)
- https://turismo.reggiocal.it/GenericContent.aspx?id=42&idToShow=509
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Se passeggiate sul lungomare Falcomatà, a due passi dalla stazione, vi imbatterete in un angolo di storia incredibile: le Terme Romane. Scoperte nel 1886 durante lo smantellamento del Bastione di San Matteo – che le ha protette per secoli – e poi riportate alla luce dopo il terremoto del 1908, questi resti sono tutto ciò che resta di un impianto termale privato di epoca imperiale. Le dimensioni ridotte (si parla di un edificio probabilmente privato) non tolgono nulla al fascino: si vedono ancora la vasca ellittica per i bagni caldi, preceduta da tepidarium e calidarium, una vasca quadrata per l'acqua fredda e un piccolo spogliatoio semicircolare con un mosaico bicromo bianco e nero datato II-III secolo d.C. Le tessere nere sono in pietra lavica portata dalla Sicilia o dalle Eolie, un dettaglio che racconta i traffici marittimi dell'epoca. Poco distante, un muro robusto potrebbe essere un'antica difesa normanna o un argine del torrente Calopinace. L'accesso è gratuito, ma per visitare l'interno dovete chiamare l'associazione IN.SI.DE al 3661019145 (meglio prenotare, soprattutto se siete in gruppo). Se avete tempo, fate un salto anche al Museo Archeologico Nazionale, dove sono conservati gli affreschi staccati dalle pareti e una ricostruzione dell'edificio. Insomma, una sosta veloce ma che vi regala un tuffo nella Reggio romana.
L’antica assemblea dei reggini: i resti dell’Odèon/Ekklesiasterion
- Via Ventiquattro Maggio, Reggio di Calabria (RC)
- https://turismo.reggiocal.it/cultura/archeologia-e-storia/odeon
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Se pensate che Reggio Calabria sia solo lungomare e musei, vi sbagliate. Nel cuore del centro storico, tra via del Torrione e via Tripepi, si nasconde un gioiello archeologico poco conosciuto: i resti dell’Odèon/Ekklesiasterion. Scoperti nel 1922 dall’archeologo Paolo Orsi, questi ruderi raccontano la vita pubblica della colonia greca. Inizialmente scambiati per un odèon (teatro per musica), oggi gli studiosi pensano fosse il Bouleuterion, ovvero la sede del consiglio cittadino, o addirittura l’Ekklesiasterion, l’assemblea popolare. Insomma, qui i reggini discutevano di politica e prendevano decisioni importanti. Datato tra IV e III secolo a.C., l’edificio aveva una pianta circolare fatta di blocchi di calcare squadrati. Poteva ospitare fino a 1.500-1.600 persone disposte su quindici gradinate. Di tutto questo, oggi vedete poco: solo le fondamenta e qualche traccia. Ma chiudendo gli occhi, potete immaginare il brusio dell’assemblea. A pochi metri, Orsi trovò tre capitelli ionici decorati, probabilmente parte di una tribuna lignea per gli oratori. Un dettaglio che fa pensare: qui potrebbe aver parlato Timoleonte nel 344 a.C., durante la famosa assemblea che decise le sorti della città. Il sito è a circa cento metri dall’area sacra del fondo Griso-Laboccetta, dentro le mura. Non aspettatevi un monumento imponente: è un angolo di storia che invita alla riflessione. Per me, è uno di quei posti che ti fanno sentire il peso dei secoli. Se passate da Reggio, fate un salto: è gratis e vale il viaggio.



