Cosa vedere a Città di Bari: storia, arte e street food


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per city-breaker e appassionati di storia e street food
  • Punti forti: centro storico autentico, basilica romanica, castello svevo, mercati vivaci, cucina di tradizione
  • Unico per la combinazione di arte, cultura e gastronomia in un ambiente genuino

Eventi nei dintorni


Benvenuti a Città di Bari, un gioiello dell'Adriatico che fonde millenni di storia, arte e sapori autentici. Passeggiare per il suo centro storico significa perdersi tra vicoli stretti e piazze vivaci, dove l'architettura romanica convive con il trambusto dei mercati. Il simbolo della città è la Basilica di San Nicola, capolavoro dell'arte romanico-pugliese e meta di pellegrinaggi. Poco distante, il Castello Svevo racconta le dominazioni normanne e sveve. Gli amanti dell'arte non possono perdere la Pinacoteca Metropolitana e i teatri storici come il Petruzzelli e il Margherita. Ma Città di Bari è anche sapori: dal quartiere delle pescherie al Mercato Coperto, ogni angolo offre street food locale come panzerotti, sgagliozze e la celebre focaccia barese. Questo articolo vi guida attraverso le tappe imperdibili, con consigli pratici per vivere al meglio la città.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Basilica di San Nicola: tra storia, arte e devozione

Basilica di San NicolaImpossibile visitare Bari senza fermarsi davanti alla Basilica di San Nicola, nel cuore della città vecchia. È un luogo che ti colpisce subito per l’aspetto massiccio e solenne, quasi una fortezza più che una chiesa. Costruita tra il 1087 e il 1197, la basilica nasce per custodire le reliquie di San Nicola, trafugate da marinai baresi a Myra (nell’attuale Turchia) e arrivate proprio il 9 maggio 1087. L’abate Elia volle edificarla sull’area dell’antico palazzo del catapano bizantino, un gesto che già racconta una storia di potere e fede.

Entrando, lo sguardo va subito alle dodici colonne di spoglio che dividono le tre navate, con le prime quattro binate – un dettaglio che trovo affascinante. Il soffitto a capriate in legno intagliato e dorato, con i dipinti seicenteschi di Carlo Rosa, aggiunge un tocco di calore. Ma il vero gioiello è il ciborio del XII secolo sull’altare maggiore: quattro colonne in breccia rossa e viola sostengono un baldacchino a due piani, considerato il più antico della Puglia. E poi la cattedra dell’abate Elia, un capolavoro scultoreo con telamoni e leonesse che sembrano voler proteggere qualcosa. Nella cripta, sostenuta da 26 colonne, riposano le ossa del santo. L’atmosfera è raccolta e mistica, specie durante le celebrazioni ortodosse che qui sono di casa – la basilica è un simbolo di ecumenismo tra cattolici e ortodossi.

Non perdere il Portale dei Leoni sul fianco sinistro, con rilievi che parlano di battaglie e vendemmie, e le epigrafi in arabo lungo le mura esterne: retaggio dell’emirato di Bari. Se puoi, visita l’8 maggio o il 6 dicembre, quando la festa del santo anima tutto il quartiere. L’ingresso è gratuito e la basilica è aperta tutti i giorni dalle 6:30 alle 20:30 (la domenica fino alle 22).

Basilica di San Nicola

Castello Svevo di Bari: storia e spettacolo

Castello Svevo di BariSe c'è un luogo che incarna la storia di Bari, è il Castello Svevo. Situato ai margini della città vecchia, questo imponente maniero è un concentrato di secoli di potere, arte e trasformazioni. Le sue origini risalgono al 1131, quando il re normanno Ruggero II lo fece costruire su preesistenti strutture bizantine. Ma la sua forma attuale la deve a Federico II di Svevia, che tra il 1233 e il 1240 lo ricostruì dopo la distruzione del 1156. Da lì, ogni epoca ha lasciato il segno: gli Angioini, gli Aragonesi, e soprattutto Isabella d'Aragona e sua figlia Bona Sforza, che nel Cinquecento lo trasformarono in una raffinata dimora rinascimentale, aggiungendo possenti bastioni a punta di lancia e un elegante doppio scalone. Visitare il castello oggi significa perdersi in un labirinto di cortili, sale affrescate e scavi archeologici. Da non perdere il Portale Federiciano, un capolavoro di architettura gotica con l'aquila imperiale, e la Sala Bona Sforza, con le curiose formelle che ritraggono servitori nell'atto di invitare al silenzio. Subito fuori, l'antico fossato e le mura merlate raccontano la difesa della città. E se vi avanzano un po' di tempo, la Gipsoteca custodisce calchi in gesso dei più importanti monumenti pugliesi, realizzati nel 1911. Ah, e non dimenticate di alzare lo sguardo sulla Torre dei Minorenni: un graffito di San Nicola del XIX secolo vi sorprenderà. Oggi il castello è un museo vivo, con mostre temporanee e installazioni multimediali. È aperto quasi tutti i giorni (tranne il mercoledì, controllate gli orari sul sito ufficiale) e si raggiunge a piedi dalla stazione in 15 minuti. Consiglio: visitatelo la mattina presto, quando la luce illumina la pietra calcarea e il cortile è ancora tutto per voi.

Castello Svevo di Bari

Il Teatro Petruzzelli: il tempio della lirica rinato dalle ceneri

Teatro PetruzzelliSe sei a Bari, una tappa obbligata è il Teatro Petruzzelli, uno dei più grandi teatri d'Italia con i suoi 1.482 posti. Inaugurato nel 1903, voluto dai fratelli Petruzzelli, è un capolavoro in stile neoclassico: facciata imponente, sala a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi e un loggione, soffitto affrescato da Raffaele Armenise con scene mitologiche. All'epoca dell'inaugurazione, era all'avanguardia con riscaldamento centralizzato e illuminazione elettrica. Ma la sua storia è segnata da un tragico incendio doloso nella notte del 27 ottobre 1991, che distrusse quasi tutto. Dopo una lunga ricostruzione, ha riaperto nel 2009, fedele agli spazi originali ma con tecnologie moderne. Oggi è un polo culturale vibrante: ospita la stagione lirico-sinfonica, balletti, concerti e il Bif&st. Sul suo palco hanno cantato Luciano Pavarotti e Maria Callas. Puoi visitarlo con visite guidate, ma per vivere l'esperienza vera, prenota un biglietto per uno spettacolo. Il teatro si trova in Corso Cavour 12, a pochi minuti a piedi dalla stazione centrale. Un consiglio: vestiti elegante, se vai a un'opera. L'atmosfera è magica, tra storia e arte.

Teatro Petruzzelli

Succorpo della Cattedrale: un viaggio negli strati di Bari

Succorpo CattedraleSe pensi di aver visto tutto di Bari vecchia, ti sbagli. Sotto la Cattedrale di San Sabino si nasconde un tesoro archeologico che ti farà fare un salto indietro di duemila anni. Il Succorpo, riaperto al pubblico nel 2009, è un ambiente sotterraneo che conserva i resti di quattro epoche diverse: romana, paleocristiana, medievale e moderna. Scoperto alla fine dell’Ottocento dall’ingegnere Pietro Fantasia, questo sito è stato a lungo adibito a sepoltura per le famiglie nobili baresi – un po’ macabro, ma affascinante.

Il pezzo forte? Il mosaico di Timoteo, un pavimento policromo del VI secolo che raffigura pesci, un polpo e un’iscrizione latina: una sorta di “fotografia” della comunità cristiana dell’epoca. Ma non è tutto: potrai camminare su un lembo dell’antica via Traiana, osservare i resti di una basilica paleocristiana con abside e colonne, e scoprire una chiesetta bizantina con affreschi originali. Il tutto a circa 5 metri di profondità, con un’atmosfera che sa di mistero.

L’ingresso costa 3 € (ridotto 2 €), e gli orari variano: meglio chiamare prima. La cattedrale è in Piazza dell’Odegitria, nel cuore del centro storico. Dopo la visita, concediti un giro tra le strade strette di Bari vecchia e magari assaggia una focaccia appena sfornata. Il Succorpo è una di quelle esperienze che ti fanno capire quanta storia ci sia sotto i nostri piedi – letteralmente.

Succorpo Cattedrale

Teatro Margherita: un teatro sull'acqua diventato museo

Teatro MargheritaSapevi che a Bari c'è un teatro costruito letteralmente sull'acqua? Il Teatro Margherita è unico in Europa per la sua struttura su palafitte, nato per aggirare il divieto di costruire nuovi teatri sulla terraferma. Progettato da Francesco De Giglio e Luigi Santarella, fu il primo edificio in cemento armato della città, inaugurato il 22 agosto 1914 come Kursaal Margherita. Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu adibito a cinema fino al 1979, poi abbandonato. Dal 2018, dopo un restauro da 5 milioni di euro, è rinato come museo di arte contemporanea (BAC) ospitando mostre temporanee, il Bari International Film Festival e performance. La facciata liberty con arco e torri conserva il fascino d'epoca, mentre all'interno spicca la cupola decorata dai fratelli Colonna. Non perdere la terrazza vista mare, chiusa da infissi in ferro battuto a forma di farfalla. L'ingresso è gratuito (salvo eventi), e si trova in Piazza IV Novembre, a due passi da Bari Vecchia.

Teatro Margherita

Piazza Giuseppe Garibaldi: il giardino che racconta il nuovo Bari

Piazza Giuseppe GaribaldiPiazza Giuseppe Garibaldi è una delle piazze più significative di Bari, situata tra il quartiere Murat e il quartiere Libertà. Fu la prima piazza progettata per il nuovo borgo Murattiano, e ancora oggi è un punto di riferimento per chi vuole immergersi nella storia urbanistica della città. Al centro, un grande giardino intitolato allo stesso Garibaldi offre un'oasi di verde: due sentieri principali si incrociano perpendicolarmente in una piccola radura, creando un angolo di pace ideale per una pausa. Passeggiando tra le panchine e gli alberi, si respira un'atmosfera rilassata, lontana dal caos del centro. La piazza è circondata da vie importanti come Via Dante Alighieri, Via Principe Amedeo e Via Quintino Sella, ed è ben collegata con il resto della città. Non perdetevi una sosta qui: è il luogo perfetto per osservare la vita locale, tra bambini che giocano e anziani che chiacchierano all'ombra. Se siete in cerca di street food, nei dintorni troverete ottimi panzerotti e focacce, ma la piazza stessa invita a prendersi un momento di tranquillità. Il giardino è aperto tutto il giorno, ma il momento migliore è al tramonto, quando la luce dorata filtra tra gli alberi. Insomma, una tappa obbligata per chi visita Bari e vuole capire l'anima della città.

Piazza Giuseppe Garibaldi

Museo Archeologico di Santa Scolastica: viaggio tra reperti millenari

Museo Archeologico di Santa ScolasticaSe pensi che Bari sia solo street food e vita notturna, ti sbagli. Nel cuore di Bari Vecchia, tra vicoli e profumi di focaccia, sorge un museo che ti farà fare un salto indietro nel tempo di 4000 anni: il Museo Archeologico di Santa Scolastica. Ospitato in un antico monastero benedettino del X-XI secolo, con un imponente bastione cinquecentesco voluto da Bona Sforza, il museo è stato inaugurato nella sua veste attuale nel 2021, dopo lunghi restauri. Appena entri, ti colpisce il contrasto tra le mura medievali e le luci moderne. Il percorso si snoda tra sei sezioni, ma quelle che mi hanno davvero emozionato sono due: la sezione peuceta, con la famosa statuetta bronzea di Apollo del V secolo a.C. trovata a Ceglie del Campo, e la chiesa bizantina dei Santi Giovanni e Paolo, con un mosaico pavimentale originale che sembra uscito da un film. Non perdere poi l’area archeologica di San Pietro, adiacente al museo: qui gli scavi hanno portato alla luce resti che vanno dall’età del Bronzo al Medioevo, e presto sarà arricchita da un’installazione dell’artista Edoardo Tresoldi. Il museo è piccolo ma ricchissimo: con soli 5 euro (gratis la prima domenica del mese) puoi vedere reperti unici, come le testine d’argilla neolitiche legate al culto della Dea Madre. Orari: martedì-sabato 9-19, domenica 9-13, lunedì chiuso. Indirizzo: Via Venezia 73. Un consiglio da viaggiatore: vai la mattina presto, così prima di entrare ti godi la vista sul mare dal bastione. Poi, dopo la visita, ti fai un giro tra le stradine di Bari Vecchia e assaggi un panzerotto. Fidati, è il mix perfetto.

Museo Archeologico di Santa Scolastica

Pinacoteca Metropolitana 'Corrado Giaquinto': un tuffo nell'arte pugliese

Pinacoteca Metropolitana Salire al quarto piano del Palazzo della Provincia sul lungomare di Bari è come entrare in un altro tempo. La Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”, intitolata al pittore molfettese del Settecento, fu fondata ufficialmente il 12 luglio 1928 e oggi custodisce una delle più ricche collezioni d'arte del Sud Italia. Il percorso si snoda in 22 sale ordinate in ordine cronologico: si parte dal Medioevo con sculture in pietra e icone bizantine del XII secolo, per poi passare al Rinascimento veneto. Qui spuntano opere di Giovanni Bellini, Paolo Veronese e persino Jacopo Tintoretto – roba che ti fa dimenticare di essere a Bari. Ma il bello è che molti di quei dipinti provengono da chiese pugliesi, un pezzo di storia locale legato a Venezia. La sezione napoletana del Seicento è un tripudio di barocco: Luca Giordano, Francesco Solimena, e poi il nucleo dedicato a Corrado Giaquinto, con le sue pale d'altare piene di luce. L’Ottocento regala capolavori di Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini, mentre la Collezione Grieco (donata nel 1985) porta i macchiaioli toscani: Fattori, Lega, Signorini. Curiosità: c'è un Presepe Caleno con circa 500 statuine sette-ottocentesche e una collezione di maioliche pugliesi. E non perdere la “Festa di San Nicola a Bari” di Raffaele Armenise, un tuffo nella città che era. Informazioni pratiche: la pinacoteca è in Via Spalato 19, IV piano. Aperta martedì-sabato 9:00-19:00, domenica 9:00-13:00, chiusa lunedì. Biglietto intero €5, ridotto €2 (studenti under 26, soci COOP e Touring), gratuito per under 18 e over 65. La prima domenica del mese entra gratis. Consiglio: prenditi almeno un paio d'ore, perché c'è davvero tanto da vedere. E se sei di fretta, punta dritto ai veneti: valgono il viaggio.

Pinacoteca Metropolitana "Corrado Giaquinto"

Faro Punta San Cataldo: 380 gradini verso il mare

Faro Punta San CataldoSe siete a Bari, non potete perdervi il Faro di Punta San Cataldo, uno dei simboli della città. Costruito nel 1869, è il terzo faro più alto d'Italia con i suoi 62 metri di altezza (66 sul livello del mare). Per arrivare in cima dovrete salire 380 gradini di una scala a chiocciola, ma la fatica sarà ripagata da una vista a 360 gradi su Bari, il porto e la Fiera del Levante. La torre ottagonale in tufo è ancora attiva: la sua luce lampeggia tre volte ogni 20 secondi ed è visibile fino a 24 miglia nautiche. All'interno, al piano terra, si trova il Museo del Faro e della Radio, dedicato al primo collegamento radiotelegrafico commerciale via etere realizzato da Guglielmo Marconi il 3 agosto 1904 con la città di Antivari (oggi Bar, Montenegro). Ospita reperti storici e filmati dal 1910 al 1950. Non perdetevi nemmeno il giardino circostante, con fiori, alberi da frutto e un antico forno per il pane. Attenzione: il faro è di proprietà della Marina Militare e l'accesso all'interno è possibile solo su appuntamento o in occasione di eventi speciali, come le Giornate del Patrimonio. All'esterno, invece, potete ammirarlo passeggiando sul lungomare Starita, in qualsiasi momento. Il periodo migliore per la vista è il tardo pomeriggio, quando il sole tramonta sul mare. Un luogo che unisce storia, tecnologia e panorami mozzafiato, da non perdere assolutamente.

Faro Punta San Cataldo

Museo Nicolaiano: il tesoro di San Nicola a Bari Vecchia

Museo NicolaianoNel cuore di Bari Vecchia, a pochi passi dalla Basilica di San Nicola, c'è un museo che sembra una scatola dei tesori. Sto parlando del Museo Nicolaiano, inaugurato nel 2010 e rinnovato nel 2019, che raccoglie secoli di storia in tre piani. Ti avverto: non aspettarti un museo noioso. Qui ogni pezzo ha una storia, e l'allestimento multimediale ti aiuta a immergerti nelle epoche. Al piano terra, tra statuette romane e capitelli bizantini, scopri la Bari antica. Poi sali e ti trovi circondato da ex-voto, donati da fedeli di tutto il mondo, e infine al piano superiore custodito il vero tesoro. Tra i pezzi forti, la corona smaltata di Ruggero II, una pergamena del 1175 con i nomi dei marinai che portarono le reliquie di San Nicola a Bari, e un sigillo d'oro di Carlo d'Angiò. Il museo è accessibile, con audioguide in 4 lingue, e la caffetteria è un bel bonus dopo la visita. Aperto tutti i giorni tranne il mercoledì dalle 10 alle 17, biglietto 8 euro (ridotto 3). Un consiglio: abbina la visita a un giro nel vicino borgo antico, tra orecchiette fatte a mano e l'atmosfera viva di Bari.

Museo Nicolaiano

Palazzo Fizzarotti: gotico veneziano nel cuore di Bari

Palazzo FizzarottiSe passeggi per Corso Vittorio Emanuele II, ti capiterà di alzare lo sguardo e restare incantato davanti a Palazzo Fizzarotti. Costruito nel 1910 per il banchiere Emanuele Fizzarotti, è un capolavoro in stile gotico veneziano firmato dall'architetto Ettore Bernich. La facciata è un tripudio di cinque arcate ogivali affiancate da due torri con cupole decorate a foglia d'oro: cercale, raffigurano il sol levante. Quattro medaglioni a mosaico policromo raccontano simboli della città e della famiglia, con il motto latino “quamquam fractae vulnerant”. Entra e preparati a rimanere a bocca aperta: l’androne si apre su un giardino interno con fontana e statua di Nettuno, mentre lo scalone monumentale culmina in una volta celeste con i dodici segni zodiacali. Le sale di rappresentanza sono quattro – Salone delle Arti e del Lavoro, Trecentesco, Rosa e del Caminetto – ognuna con decori unici: affreschi, stucchi, mosaici. E non dimenticare di guardare per terra: nel salottino d’attesa c’è un mosaico pavimentale con la testa alata di Mercurio. Oggi il palazzo ospita l’Archivio Poli, con documenti e foto dal 1915 al 1969 (visita su appuntamento). Spesso è sede di eventi e sfilate, ma anche solo ammirarlo da fuori vale la sosta. Un consiglio da viaggiatore: alza lo sguardo sui balconi in pietra merlettata e nota il contrasto tra la pietra compatta e gli archi a sesto acuto. Un posto che sembra uscito da una favola veneziana, ma è tutto barese.

Palazzo Fizzarotti

Fortino Sant'Antonio: Storia e Vista Mozzafiato

Fortino Sant'AntonioSe passeggi per Bari Vecchia, non puoi perderti il Fortino Sant'Antonio. Arroccato all'angolo nord-orientale della città vecchia, è l'unico superstite dei quattro baluardi difensivi che un tempo proteggevano la costa. La sua storia inizia nel 1071, quando il normanno Roberto il Guiscardo fece costruire una torre di guardia per controllare il porto durante l'assedio di Bari. Nel corso dei secoli, la struttura subì diversi interventi: nel 1440 venne ampliata da Giovanni Antonio Del Balzo Orsini, poi distrutta dai baresi e infine ricostruita da Isabella d'Aragona e Bona Sforza tra il 1501 e il 1524, assumendo l'aspetto fortificato attuale.

Oggi, dopo un restauro concluso nel 2000, il Fortino è un centro culturale: ospita mostre, dibattiti e persino matrimoni civili sulla sua terrazza panoramica. Da lassù, la vista spazia sul Molo Sant'Antonio, sulle mura medievali e sul lungomare Novecento – uno spettacolo imperdibile al tramonto.

All'interno, nascosta tra le mura, c'è una cappella dedicata a Sant'Antonio Abate, con una statua lignea del santo. Ogni 17 gennaio, giorno della festa, la cappella si apre per la benedizione degli animali e dei malati affetti da Herpes Zoster, secondo una tradizione secolare. Fino a qualche anno fa, durante l'Ascensione, si sparavano tre salve di cannone per ricordare la liberazione di Bari dai saraceni.

Il Fortino è accessibile gratuitamente dall'esterno tutto l'anno, ma per visitare gli interni devi beccare un evento. Controlla il programma: ne vale la pena. E se ti capita, fermati a guardare il mare: sembra di toccare la storia con mano.

Fortino Sant'Antonio

Arco delle Meraviglie: un ponte d'amore tra i vicoli

Arco delle meraviglieTra i vicoli stretti di Bari Vecchia, l’Arco delle Meraviglie è uno di quei posti che ti fanno fermare. Non è imponente, anzi: è un piccolo cavalcavia in pietra che collega strada Filioli a strada Zonnelli. Ma la sua leggenda è tutto. Si narra che circa 500 anni fa un giovane innamorato, con la famiglia della ragazza contraria alla loro unione, costruì quest’arco in una sola notte per poterla raggiungere da finestra a finestra. Roba da romanzo, vero? Il nome deriva dalla famiglia Meraviglia (o Meravigli), ricchi milanesi del seguito di Bona Sforza che si trasferirono qui nel Cinquecento. Passeggiando sotto l’arco, è facile immaginare la scena: i due amanti che si incontravano di nascosto, sfidando il divieto. Oggi l’arco è un simbolo romantico della città, anche se qualcuno dice che il nome c’entri più con i proprietari del palazzo che con la storia d’amore. Ma a me piace pensare sia vero. Intorno, il quartiere è un dedalo di stradine, palazzi nobiliari e scorci improvvisi. A due passi trovi la chiesa di San Gaetano e palazzo Zeuli. Se passi di qui, alza lo sguardo: l’arco è piccolo, ma la sua storia ti resta dentro.

Arco delle meraviglie

La Colonna Infame: gogna e simbolo di Bari Vecchia

Colonna InfameLa Colonna Infame, conosciuta anche come Colonna della Giustizia, è uno dei monumenti più fotografati di Bari. Si trova in Piazza Mercantile, nel cuore di Bari Vecchia, a pochi passi dal Palazzo del Sedile. A vederla oggi, tra i tavolini dei caffè e i gruppi di bambini che ci saltano sopra (sì, è ancora scalabile!), sembra quasi un giocattolo di pietra. Invece, per secoli, è stata il luogo della pubblica umiliazione. I debitori insolventi venivano svestiti e legati al pilastro di marmo, seduti a cavallo del leone di pietra, sotto gli occhi di tutta la piazza. Una pena che distruggeva la reputazione più che il corpo.

La colonna è sormontata da una sfera di pietra, forse una palla da balista, e alla base c'è un leone in breccia calcarea, alto circa 90 cm, con il collare che reca l'iscrizione "Custos Iusticiae" (custode della giustizia). Le sue origini sono un giallo storico: c'è chi la data all'epoca normanna (XII secolo) e chi invece la colloca nel Cinquecento, per volere del viceré spagnolo Pietro di Toledo. Il leone stesso è un reimpiego di una tomba romana, tra il I secolo a.C. e il I d.C., poi rilavorato. Una stratificazione di storia che rende questo angolo di Bari ancora più affascinante.

Oggi la Colonna Infame è un simbolo della città, amatissima dai baresi e dai turisti. La piazza è vivissima a ogni ora: al mattino per il mercato, la sera per l'aperitivo. Il monumento è sempre accessibile e gratuito. Un consiglio: visitatela al tramonto, quando la luce accarezza il marmo e il leone sembra prendere vita. E se siete fortunati, qualche anziano del posto vi racconterà le storie di quando la colonna era davvero "infame".

Colonna Infame

Monumento ad Umberto I: statua equestre in Piazza Umberto

Monumento ad Umberto INel cuore di Bari, proprio davanti all’Università, sorge il Monumento ad Umberto I, una statua equestre che domina piazza Umberto I. Realizzata dal molfettese Filippo Cifariello, fu inaugurata l'11 giugno 1905 alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Il sovrano è raffigurato in tenuta militare, con la sciabola al fianco, mentre il destriero avanza dinamico. L’opera, alta 5 metri su un piedistallo di pietra pugliese di 8 metri decorato con fregi in marmo di Carrara, è l'unico esempio in Puglia di statua equestre dedicata a un sovrano.

La storia del monumento è costellata di curiosità: per problemi finanziari, Cifariello trattenne la coda del cavallo di bronzo in fonderia fino a poco prima dell’inaugurazione, costringendo il sindaco a saldare almeno in parte il debito. Lo stesso scultore non fu pienamente soddisfatto, trovando la posa del re troppo coreografica. Nel 2012, un restauro nell'ambito del progetto "I Luoghi della Memoria" per i 150 anni dell'Unità d'Italia ha ripulito il bronzo dall'aggressivo aerosol marino e applicato trattamenti anticorrosivi.

Oggi il monumento è un punto di ritrovo per i baresi, all'incrocio tra piazza Umberto I e via Sparano. Fermatevi un attimo a osservare i dettagli: la tensione del cavallo, lo sguardo del re verso la città. È un pezzo di storia sabauda che si fonde con la vita quotidiana di Bari.

Monumento ad Umberto I