Porta Mesagne: l’antica porta di Brindisi salvata dalla demolizione

Porta Mesagne è la porta più antica di Brindisi, risalente al XIII secolo. Costruita da Federico II di Svevia, è caratterizzata da un arco gotico e resti di affreschi. Adiacente si trova il bastione pentagonale del 1551. Oggi è un monumento visitabile gratuitamente, ma ancora attraversato dal traffico.
• Arco gotico e affreschi medievali visibili all’interno.
• Bastione Carlo V con stemmi imperiali.
• Storia del salvataggio dal canonico Camassa nel 1925.
• Parte della Via Appia, patrimonio UNESCO.


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Copertina itinerario Porta Mesagne: l'antica porta di Brindisi salvata dalla demolizione
Porta Mesagne, gioiello medievale di Brindisi, con bastione del ‘500 e affreschi. Un monumento salvato dalla demolizione nel 1925 dal canonico Camassa.

Cose da sapere


Introduzione

Se pensi a Brindisi, forse immagini un porto trafficato. Ma nascosta tra le auto di via Carmine c’è una porta che sa di Medioevo. Porta Mesagne è la più antica entrata della città, con un arco gotico che Federico II volle nel Duecento. Ciò che colpisce è il contrasto: da una parte il traffico moderno, dall’altra gli affreschi sbiaditi e i segni di un bastione cinquecentesco. E poi c’è la storia incredibile di come un canonico coraggioso l’ha salvata dalla demolizione, mettendosi di fronte agli operai. Un monumento che racconta secoli, ma anche l’amore dei brindisini per le proprie radici.

Cenni storici

Porta Mesagne ha origini romane, ma la forma attuale risale al 1236 per volere di Federico II di Svevia, che la volle come ingresso trionfale. L’arco ogivale gotico è alto quasi 10 metri. In epoca aragonese (1484) fu aggiunto il bastione pentagonale, rimaneggiato dagli spagnoli nel 1551 da Giovan Battista Loffredo. Nel 1923 si pensarono crolli e si propose l’abbattimento, ma il 31 ottobre 1925 il canonico Pasquale Camassa fermò gli operai e salvò la porta. Nel 1930 fu aperto un piccolo passaggio pedonale. Da allora la porta ha resistito al traffico e all’incuria, e oggi è simbolo della città.

L’architettura: gotico, cannoniere e affreschi

L’elemento più evidente è il fornice a sesto acuto di stile gotico, con tracce degli attacchi delle travi e dei cardini delle antiche porte. Sopra l’arco si notano resti di affreschi medievali, forse santi, oggi molto sbiaditi. Accanto, il bastione pentagonale spagnolo ha tre cannoniere e stemmi di Carlo V, del viceré di Napoli don Pietro di Toledo e di Giovan Battista Loffredo. All’interno del bastione si tengono mostre d’arte. Sotto la porta, le auto sfrecciano ancora, ma se alzi lo sguardo, vedi un pezzo di storia che sfida il tempo.

Il salvataggio miracoloso: la storia del canonico Camassa

Estate 1925, un temporale danneggia la porta. L’ingegnere comunale chiede l’abbattimento. Il sindaco approva. Il 31 ottobre arrivano gli operai, ma sotto l’arco trovano don Pasquale Camassa, detto “Papa Pascalinu”, parroco e presidente della Commissione Monumenti. Si oppone fisicamente, minaccia di denunciare e invia telegrammi a Roma. I lavoratori desistono. La polemica arriva al ministero, che impone il restauro. Camassa paga di tasca sua per i primi interventi. Il sindaco tenta ancora di demolire, ma il ministro Fedele lo blocca. Così la porta si salva, e oggi la sua storia è più affascinante della sua stessa architettura.

Perché visitarlo

Primo: è l’unica porta medievale superstite con un passato romano, svevo e spagnolo – un concentrato di stratificazioni. Secondo: la vicenda di Camassa è da film: un uomo solo che ferma le ruspe con la forza della volontà. Terzo: il contrasto tra il traffico caotico e la quiete del bastione (con mostre temporanee) rende la visita un’esperienza autentica. È un luogo che parla di resistenza e identità, lontano dalle solite cartoline.

Quando andare

Il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando il sole basso illumena gli affreschi e scalda la pietra gialla. Evita le ore di punta: il traffico sotto l’arco è intenso e distrae. In primavera o autunno, con la luce morbida, la porta ha un’atmosfera quasi mistica. Se sei fortunato, durante le mostre nel bastione puoi entrare e vedere da vicino gli stemmi.

Nei dintorni

A pochi passi, in via Cristoforo Colombo, trovi le vasche limarie di epoca romana (II sec. a.C.), usate per decantare l’acqua. Sono un altro tassello dell’antica Brindisi. Sempre sullo stesso asse, proseguendo verso il centro, si arriva a Porta Lecce, l’altra porta superstite. E non perderti il lungomare con il Monumento al Marinaio d’Italia, ma quella è un’altra storia.

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💡 Forse non sapevi che…

Nel 1925, un forte temporale danneggiò la porta, portando il sindaco a ordinarne l’abbattimento. Il canonico Pasquale Camassa, detto ‘Papa Pascalinu’, si sdraiò sotto l’arco impedendo ai lavori di iniziare. Inviò telegrammi a Roma e ottenne la sospensione. Oggi, le sue gesta sono ricordate come atto di coraggio che salvò un pezzo di storia.