Introduzione evocativa
Scendere nel Succorpo della Cattedrale di Bari è come fare un tuffo nel passato. A circa 5 metri sotto il piano della chiesa, si apre un mondo sotterraneo che custodisce mosaici del VI secolo, resti romani e una basilica paleocristiana. L’atmosfera è intima, quasi segreta: pochi turisti, silenzio e quelle tessere colorate che raccontano storie antiche. Un luogo che sorprende, anche perché spesso ignorato da chi visita Bari vecchia. Io l’ho scoperto quasi per caso e ne sono rimasto affascinato.
Cenni storici
Il Succorpo è un’area archeologica che racconta quattro fasi storiche: romana, paleocristiana/altomedievale, medievale e moderna. Già nel V secolo qui sorgeva una basilica paleocristiana, poi sostituita dal primo duomo, distrutto nel 1156 da Guglielmo il Malo. Dal Cinquecento in poi gli ambienti furono usati come sepoltura per famiglie nobili e poi come ossario. Riscoperto nel 1890 dall’ingegnere Pietro Fantasia, fu svuotato e restaurato solo tra gli anni ’60 e ’70, per poi essere musealizzato e riaperto al pubblico nel 2009.
Il mosaico di Timoteo e la basilica paleocristiana
Il pezzo forte è il mosaico di Timoteo, un pavimento policromo del VI secolo con un campo centrale a scaglie e una cornice di animali acquatici: polpi, pesci, un’iscrizione latina che ricorda un voto del devoto Timoteo. È il simbolo della vocazione marinara di Bari. La basilica paleocristiana a tre navate con abside orientata è ancora ben visibile, con resti murari e pavimentali. Passeggiare su queste tessere, sapendo che hanno quasi 1500 anni, è emozionante.
Stratificazione storica: dai romani ai giorni nostri
Oltre alla basilica, il Succorpo conserva resti romani: un lembo di strada basolata (forse la via Traiana), un’ara con rosette e una lastra con epigrafe che parla di un bisellium, suggerendo l’esistenza di un anfiteatro a Bari. Poco più in là, una chiesetta bizantina del IX-XI secolo con tre absidi e affreschi. E poi tombe, ceramiche invetriate, maioliche. Ogni angolo è un tassello di una storia lunga millenni. È un vero e proprio palinsesto archeologico.
Perché visitarlo
Tre motivi: 1. Unicità storica: vedere quattro epoche sovrapposte in un solo ambiente è raro. 2. Prezzo accessibile: solo 3€ per un’esperienza che altrove costerebbe molto di più. 3. Fuori dai circuiti mainstream: mentre tutti si accalcano alla Basilica di San Nicola, qui trovi pace e possibilità di osservare con calma. In più, il personale è gentile e spesso offre spiegazioni spontanee.
Quando andare
Io consiglio la mattina presto, appena apre alle 9:30, quando la luce filtra ancora radente dalle botole e crea giochi d’ombra sui mosaici. Oppure nel tardo pomeriggio, quando la calura estiva diminuisce e il succorpo offre un fresco riparo. D’inverno è più suggestivo, perché il silenzio è totale e sembra di essere gli unici scopritori di questo tesoro sotterraneo.
Nei dintorni
A due passi c’è la Basilica di San Nicola, simbolo di Bari e tappa obbligata. Ma io vi suggerisco anche di perdervi nei vicoli di Bari Vecchia, tra le orecchiette fatte a mano dalle signore per strada e l’atmosfera autentica del mercato del pesce. Se avete tempo, il Castello Normanno-Svevo merita una visita: si arriva in 10 minuti a piedi e offre una bella vista sul mare.