Cosa vedere nella Provincia di Asti: borghi e cantine


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per amanti del vino e della buona cucina, in cerca di esperienze autentiche tra borghi e cantine.
  • Punti forti: cantine storiche, castelli ben conservati, paesaggi collinari, eventi enogastronomici.
  • Da non perdere: la Cattedrale di Asti, la Canonica di Vezzolano, il Castello di Costigliole, il Gelso Bialbero.
  • Periodo migliore: primavera e autunno per clima mite e vendemmia.

Eventi nei dintorni


La Provincia di Asti è un concentrato di bellezze autentiche: colline coltivate a vite, borghi antichi e castelli che raccontano secoli di storia. Qui troverai alcuni dei migliori vini piemontesi, come Barbera e Moscato, ma anche prodotti tipici come il tartufo e i formaggi. L'articolo ti guida attraverso i luoghi simbolo: dalla maestosa Cattedrale di Asti alla suggestiva Canonica di Vezzolano, dai castelli di Costigliole e Montemagno ai vigneti che circondano il Gelso Bialbero di Casorzo. Ogni tappa offre un'esperienza pratica, tra degustazioni, passeggiate e visite culturali. Organizza il tuo itinerario per scoprire il cuore del Monferrato, con consigli su cantine, ristoranti e percorsi panoramici. La provincia di Asti è ideale per un weekend o un tour più lungo, immergendoti nella tradizione enogastronomica e nell'ospitalità locale.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Cattedrale di Santa Maria Assunta: un capolavoro gotico nel cuore di Asti

Cattedrale di Santa Maria AssuntaEntrare nella Cattedrale di Santa Maria Assunta ad Asti è come fare un tuffo nel Medioevo, ma con un tocco di barocco che non guasta. È una delle chiese più grandi del Piemonte: 82 metri di lunghezza e 24 di altezza, tutta in cotto con dettagli in pietra arenaria. La facciata è un trionfo di tre rosoni, oculi e una finestra a croce, mentre sul fianco sud spicca il portale gotico fiorito detto “dei Pelletta”, con statue di santi del Quattrocento. All'interno, a tre navate con volte a crociera, gli affreschi settecenteschi di Francesco Fabbrica e Carlo Innocenzo Carloni ti avvolgono in un'atmosfera solenne. Ma la vera chicca è il mosaico pavimentale romanico del XII secolo, con i fiumi del Paradiso e scene bibliche, nascosto sotto il presbiterio. Non perdere le opere di Gandolfino da Roreto: la “Madonna del banchiere” (1516) con il committente inginocchiato, e lo “Sposalizio della Vergine”. Il coro ligneo settecentesco e i due organi storici (un Serassi del 1844 e un Grisori del 1768) completano il quadro. Il campanile romanico del 1266, abbassato in epoca napoleonica, veglia sulla piazza. Ingresso gratuito, aperto tutti i giorni 8:30-12:00 e 15:00-17:30. Una sosta qui è d'obbligo per chi ama l'arte e la storia.

Cattedrale di Santa Maria Assunta

Canonica di Santa Maria di Vezzolano: un gioiello medievale tra le colline

Canonica Regolare di Santa Maria di VezzolanoSe ti capita di passare da queste parti, non farti sfuggire la Canonica di Santa Maria di Vezzolano. È uno di quei luoghi che sembra uscito da un libro di storia, ma con un'atmosfera autentica. Arroccata sulle colline di Albugnano, questa canonica regolare – attenzione, non chiamatela abbazia, non lo è mai stata – conserva un fascino medievale unico. La facciata, con l'alternanza di mattoni rossi e arenaria, ti accoglie con tre ordini di loggette e sculture che ti lasciano a bocca aperta: Cristo benedicente tra gli arcangeli Michele e Raffaele, e la Vergine in trono nella lunetta del portale. Entrando, l'interno a due navate ti sorprende con un pontile in marmo del 1189, un tramezzo decorato con bassorilievi che raccontano la Dormitio Virginis e la genealogia di Cristo. 35 antenati scolpiti, più cinque dipinti – un dettaglio che ancora oggi fa discutere gli studiosi. Poi c'è il chiostro, con i suoi affreschi trecenteschi. Il più celebre? L'Incontro dei tre vivi e dei tre morti, una scena che ti fa riflettere sulla fugacità della vita. E non perdere il polittico in terracotta dell'altare maggiore, forse donato da Carlo VIII di Francia durante la sua discesa in Italia. Un luogo da visitare con calma, magari in una giornata di sole quando la luce filtra dalla bifora e illumina le statue dell'Annunciazione. Ingresso gratuito, orari variabili a seconda della stagione. Vale davvero la pena.

Canonica Regolare di Santa Maria di Vezzolano

Castello di Costigliole d'Asti: storia, vini e atmosfera

Castello di Costigliole d'AstiSe c'è un luogo che racchiude l'essenza delle terre astigiane, è il Castello di Costigliole d'Asti. Arroccato sulla rocca che domina il borgo, questo maniero è un mix perfetto di storia, architettura e tradizione enogastronomica. L'aspetto attuale è frutto di secoli di trasformazioni: da fortezza trecentesca a elegante dimora signorile, passando per gli interventi ottocenteschi che hanno preservato lo scalone juvarriano, un vero capolavoro. Passeggiando tra le sue sale, si scoprono ambienti unici come il Salone Cinese, con dipinti orientaleggianti dei fratelli Pozzo, o la Sala dei Trionfi, decorata con panoplie militari. Il cortile interno racconta storie di antiche diatribe tra i consignori, mentre il giardino, acquistato dal comune nel 1928, oggi è un parco pubblico dove rilassarsi. Ma la vera sorpresa? All'interno del castello hanno sede l'ICIF, la scuola di cucina italiana per stranieri, e il Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato. Un connubio perfetto tra cultura e sapori, impreziosito dalla Confraternita di San Gerolamo e dal Museo di Arte Sacra. Visitare questo castello significa immergersi in un'atmosfera dove il passato si intreccia con il presente, tra vicoli ripidi e scorci mozzafiato sulle colline del Monferrato.

Castello di Costigliole d'Asti

Torre Troyana: sali fino al cielo di Asti

Torre TroyanaSe c'è un luogo che racchiude l'anima medievale di Asti, è la Torre Troyana, conosciuta anche come Torre dell'Orologio. Pianta quadrata, 44 metri d'altezza – è la torre più alta della città ancora in piedi – e 199 gradini in legno che ti portano dritto su una delle viste più belle del Monferrato. La fatica? Dimenticata non appena arrivi in cima: il panorama spazia sui tetti rossi di Asti, sulle colline e, nelle giornate limpide, fino all'arco alpino. Una di quelle esperienze che ti fa capire perché questa zona è un gioiello del Piemonte.

La torre risale al XIII secolo, quando la potente famiglia Troya – ricchi banchieri che prestavano soldi in mezza Europa – la fece sopraelevare per mostrare il proprio status. Le bifore e il triplice coronamento ad archetti pensili in cotto e arenaria sono il tratto distintivo dell'architettura fortificata astigiana. Nel 1560 passò al Comune, che la trasformò in orologio civico. Ancora oggi, ogni ora viene scandita dalla campana del 1531, considerata la più antica del Piemonte ancora in funzione. Un suono che ha accompagnato la vita della città per secoli, segnando l'apertura delle scuole, la chiusura delle botteghe e le punizioni pubbliche.

All'interno si sale lungo una scala di 199 gradini, con soste ai piani per ammirare le bifore e il meccanismo dell'orologio. Arrivato in cima, oltre alla vista, puoi vedere da vicino la campana e il pinnacolo metallico che protegge gli ingranaggi. La torre fa parte del circuito dei musei di Asti (biglietto unico Smarticket) ed è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19, con chiusura dal 1° novembre al 31 marzo. Insomma, se passi da Asti, non te la perdere: è un tuffo nel Medioevo che ti lascia il fiato sospeso – letteralmente.

Torre Troyana

Castello di Montemagno: tra storia e vino nel Monferrato

Castello di MontemagnoArroccato sulla cima del colle, il Castello di Montemagno domina il borgo omonimo con la sua mole imponente. Le prime tracce risalgono al 981, quando era un semplice mastio con fossato. Da allora, ha vissuto secoli di battaglie: distrutto nel 1290 durante le guerre tra Asti e il Marchesato del Monferrato, venne ricostruito nel Trecento. Oggi, dopo essere passato di mano tra famiglie come i Della Cerda, i Callori e i Calvi di Bergolo, è una residenza privata, ma si può ammirare dall’esterno o visitare in occasioni speciali (da maggio a ottobre, il primo e terzo martedì del mese, su prenotazione).

L’architettura è un mix affascinante di epoche: la pianta irregolare, le finestre ogivali con conci bicromi in cotto e tufo, la merlatura ghibellina e la corte ellittica settecentesca. Non perdetevi il ponte levatoio e i sotterranei che un tempo erano carceri. Il vero spettacolo, però, è il panorama: dalla strada dietro il castello si gode una delle viste più belle del Monferrato, con colline punteggiate di vigneti. Montemagno è anche patria del Ruchè DOCG, un rosso profumato che qui, dicono, sia nato. Se passate a maggio, c’è la festa “Pane al Pane” con prodotti tipici. Insomma, un luogo che unisce storia, vino e paesaggi da cartolina.

Castello di Montemagno

Battistero di San Pietro: un gioiello romanico ad Asti

Battistero di San PietroSe passate da Asti, il Battistero di San Pietro (o Rotonda di San Pietro in Consavia) è una tappa che non potete saltare. Questo complesso romanico, risalente alla prima metà del XII secolo, è un piccolo scrigno di storia e architettura. Appena entrate, vi colpisce l'atmosfera raccolta: la luce filtra dalle monofore e si posa sulle otto colonne binate in cotto e tufo che sorreggono la cupola. L'esterno, a pianta ottagonale con archetti pensili, nasconde un interno circolare, simbolo di resurrezione. Al centro, un bel fonte battesimale del XIV secolo vi ricorda che qui si celebrava il battesimo. Non perdetevi la Cappella Valperga (XV secolo), con i suoi ricchi fregi in terracotta e le mensole scolpite a mascheroni. Il complesso comprende anche il chiostro e la casa priorale, oggi sede del Museo Archeologico (purtroppo chiuso per restauro). Una curiosità: qui sorgeva l'antico priorato dei Cavalieri Gerosolimitani. L'ingresso è gratuito, ma se volete visitare anche altri musei, vi conviene lo Smarticket che include sei siti a 10€. Orari: da martedì a domenica, 10-13 e 15-18 (fino alle 19 in estate). Io sono rimasto incantato dai fregi in arenaria delle colonne: figure zoomorfe e cornucopie che sembrano raccontare storie medievali. Insomma, un luogo che profuma di sacro e di storia, da vivere con calma.

Battistero di San Pietro

Museo del Risorgimento: un tuffo nella storia astigiana

Museo del RisorgimentoSe passate da Asti, non perdetevi il Museo del Risorgimento, ospitato nell'elegante Palazzo Ottolenghi (Corso Alfieri 350). Nato grazie alle donazioni di famiglie locali, racconta il periodo dal 1797 (anno della Repubblica Astese) al 1870, con incursioni nelle due guerre mondiali. Il nucleo originale risale al 1898, quando il conte Leonetto Ottolenghi commissionò dipinti per il cinquantenario dello Statuto Albertino. Dopo vari traslochi, il museo ha riaperto nel 2012 proprio qui, con un allestimento moderno che valorizza sia i reperti che gli spazi.

La collezione è un mix affascinante: dipinti di battaglie firmati da Morgari, Pontremoli e Cerruti Bauduc, e ritratti ovali di Cavour, Garibaldi e Brofferio, opera del pittore astigiano Paolo Arri. Da non perdere le bandiere garibaldine – ne sono esposte 9 su 39 – e la celebre camicia rossa del 1866. Spiccano anche la divisa e la sciabola del maggiore Orazio Dogliotti e la cassetta da viaggio di Vincenzo Gioberti.

Il museo si sviluppa su tre livelli. Al secondo piano interrato si accede a un rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale, recuperato e arricchito da una proiezione di 20 minuti sulla storia bellica di Asti. È tutto molto curato, con pannelli didattici e supporti multimediali. Buona notizia: l'ingresso è gratuito! Attenzione però: al momento il museo è chiuso per restauri (a tempo indeterminato). Prima di andare, date un'occhiata al sito visit.asti.it o chiamate lo 0141 594791. Quando riaprirà, sarà un tuffo emozionante nel nostro passato.

Museo del Risorgimento

Castello di Monastero Bormida: un tuffo nel medioevo tra torri e cantine

Castello di Monastero BormidaSe passate dalla Langa Astigiana, fermatevi a Monastero Bormida. Qui il Castello di Monastero Bormida vi sorprenderà con la sua storia stratificata. Nato intorno al 1050 come monastero benedettino dedicato a Santa Giulia, conserva ancora la torre campanaria romanica alta 27 metri, con quattro ordini di fregi e archetti pensili. Camminando sotto l'arco in pietra che collega la torre al corpo del castello, sembra quasi di sentire l'eco dei passi dei monaci. Tra il 1394 e il 1405 i marchesi Del Carretto lo trasformarono in fortezza, ma oggi ciò che vedete è frutto di rimaneggiamenti rinascimentali e barocchi. La facciata seicentesca con le sue lesene barocche è imponente, ma è sul retro che trovo la parte più affascinante: una loggia cinquecentesca a due arcate con colonnina centrale in pietra. Entrando, i pavimenti a mosaico e i soffitti a vela e a crociera affrescati con motivi floreali e geometrici vi faranno sentire in una dimora signorile. Da non perdere le cantine, dedicate all'affinamento dei grandi vini della zona, e la Gipsoteca Edoardo Rubino al piano nobile, con sculture in gesso di inizio Novecento. Se avete fortuna, potrete beccare una delle rievocazioni storiche in costume organizzate dal circuito Castelli Aperti – ogni anno propongono visite animate che rendono la storia viva. Il biglietto costa 2,50 euro, ma per un'esperienza completa vi consiglio la visita guidata con aperitivo a base di prodotti locali.

Castello di Monastero Bormida

Gelso Bialbero di Casorzo: un albero, due specie

Gelso Bialbero di CasorzoSe pensate di aver visto tutto, il Bialbero di Casorzo vi farà ricredere. Immaginate un gelso secolare che funge da base per un ciliegio vigoroso, le cui radici scendono attraverso il tronco cavo fino a terra. Un'alleanza botanica che sfida le regole. Lo trovate lungo la SP38, tra Casorzo e Grana, in provincia di Asti. L'area attrezzata con tavoli da picnic e una scultura del Consorzio Tutela Malvasia accoglie i visitatori.

Il ciliegio, alto circa sei metri, è più alto del gelso (cinque). In primavera, tra marzo e aprile, lo spettacolo è incredibile: il ciliegio fiorisce bianco mentre il gelso è ancora spoglio. Un contrasto da fotografare. In estate, con entrambi verdi, il bialbero si mimetizza. Il periodo migliore? Sicuramente la primavera.

Si dice che sia nato da un seme portato da un uccello, finito nella cavità del gelso. Oggi è un monumento naturale. Il comune di Casorzo, a due passi, merita una visita: la chiesa della Madonna delle Grazie (XIII secolo) e la cantina sociale dove assaggiare la Malvasia. Se siete amanti delle passeggiate, il Sentiero del Malvasia passa proprio qui. Un luogo che racconta la forza della natura, e un po' anche della comunità locale, che si prende cura di quest'abbraccio vegetale.

Gelso Bialbero di Casorzo

Domus Romana del Varrone: un tuffo nell’antica Hasta

Domus Romana del VarroneSe pensi che Asti sia solo vino e tartufi, ti sbagli di grosso. Nel cuore del centro storico, a due passi dalla Torre Rossa, si nasconde un pezzo di storia romana che pochi conoscono: la Domus Romana del Varrone. Siamo in via Varrone 30, nel seminterrato di quella che era la casa di riposo Canuto Borelli. Qui, a circa ottanta metri a nord dell’antica porta occidentale (la Torre Rossa), sorgeva una ricca abitazione patrizia costruita nella seconda metà del I secolo d.C., quando Asti si chiamava ancora Hasta. I resti sono frammentari, ma il gioiello assoluto è il mosaico pavimentale del triclinio, la sala da pranzo. Misura 3 x 1,70 metri ed è unico in Piemonte per qualità e complessità. Realizzato in opus tesselatum e opus sectile, presenta un fondo bianco con formelle di marmi colorati (serpentino, verde, giallo numidico) alternate a figure di pesci e ramoscelli d’edera. Due cornici a tessere bianche e nere lo incorniciano: una a spina di pesce e una a treccia. Spettacolare, no? Ma non finisce qui. In epoca successiva, la domus fu dotata di un impianto di riscaldamento a ipocausto: sotto il pavimento passava aria calda proveniente da un forno (praefurnium), e i pilastrini in laterizio sono ancora visibili. Piccoli frammenti di intonaco dipinto e marmi colorati raccontano di una dimora lussuosa. Oggi la domus è gestita dalla Fondazione Asti Musei. Si visita tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, con ultimo ingresso alle 18:00. Il biglietto costa 5 euro (ridotto 3). Per informazioni: 0141 530403. Una tappa breve ma intensa, perfetta per chi ama l’archeologia e vuole scoprire le radici romane di Asti.

Domus Romana del Varrone

Castello di Moncucco: storia e panorami nella Provincia di Asti

Castello di MoncuccoAppena arrivi a Moncucco Torinese, il castello ti saluta dall'alto. Imponente, con le sue mura massicce e le due torri che svettano sul paese, domina le colline del Monferrato e regala un panorama che spazia fino a Superga e all'arco alpino. È uno di quei luoghi dove la storia si respira ad ogni passo. La prima testimonianza scritta risale al 1164, quando Federico Barbarossa lo confermò al marchese del Monferrato. Ma è nel Duecento che il castello diventa leggenda: qui nacquero i fratelli Nicolao e Jacopo, due cavalieri templari. Jacopo arrivò a essere Gran Precettore d'Italia dell'Ordine del Tempio – roba da far venire i brividi. Nei secoli è passato di mano in mano: dai Solaro ai Grisella, fino al Comune che lo acquistò nel 1855. Oggi, oltre a ospitare le scuole, al suo interno si trova il Museo del Gesso, che racconta la lavorazione di questo materiale così legato all'architettura rurale del Basso Monferrato. E non è tutto: nel 2025 sono partiti i lavori per trasformare l'ala sud in un ristorante e una foresteria con dieci camere. Un modo per rendere il castello non solo un monumento, ma un posto vivo. Se passi da queste parti, non limitarti a guardarlo da fuori: entra, sali sui camminamenti e goditi la vista. E magari, dopo aver visitato il museo, fai un giro tra i borghi vicini. Il castello di Moncucco è una di quelle tappe che ti rimangono dentro, tra storia, arte e un panorama che non dimentichi.

Castello di Moncucco

Cripta e Museo di Sant'Anastasio: storia e fascino sotto il Liceo

Cripta e museo di Sant'AnastasioSotto il Liceo Classico di Asti, a due passi dalla cattedrale, si nasconde un tesoro archeologico che pochi conoscono: la Cripta e Museo di Sant'Anastasio. Scavata nel cuore della città, questa cripta risale all'VIII secolo e conserva tracce della dominazione longobarda e romana. La pianta è basilicale, con tre navate e volte a crociera. Le colonne più antiche sono di reimpiego romano, con capitelli che mescolano elementi tardo-romani e altomedievali. Tra questi, spicca un capitello longobardo con croci greche incise. La parte orientale è un ampliamento del XII secolo, con colonne in arenaria scolpite con girali e animali. Il museo lapidario espone capitelli romanici di inizio XII secolo, reperti dalla chiesa gotica della Maddalena e un paliotto trecentesco da San Pietro in Consavia. Ma la vera magia è nelle stratificazioni: sotto i piedi si vedono le lastre del foro romano di Hasta (I sec. d.C.), tombe longobarde del VII-VIII secolo e i muri di tre chiese succedutesi nel tempo. L'atmosfera è suggestiva: il silenzio e la luce soffusa rendono tutto molto intimo. Un luogo che consiglio a chi ama le storie nascoste. Orari: tutti i giorni 10-19 (ultimo ingresso 18). Costo: 10€ intero, 8€ ridotto. Info: 0141 437454.

Cripta e museo di Sant'Anastasio

Museo Civico di Moncalvo: arte e storia in un ex convento

Museo Civico MoncalvoNel cuore di Moncalvo, tra i dolci paesaggi del Monferrato, il Museo Civico vi sorprenderà. Allestito nelle sale dell’ex convento delle Orsoline – un edificio seicentesco voluto dal pittore Guglielmo Caccia – è un piccolo scrigno d’arte. La collezione principale è quella dell’ambasciatore moncalvese Franco Montanari: una donazione straordinaria che mescola opere di maestri del Novecento come Giorgio De Chirico, Marc Chagall, Renato Guttuso e Afro, con arte africana e orientale. Tra i pezzi pregiati, un disegno a matita di Modigliani e una puntasecca di Chagall. Ma il vero cuore sono tre nature morte di Orsola Maddalena Caccia, figlia di Guglielmo, dipinte come narrazioni teologiche. Il museo è gestito dall’associazione A.L.E.RA.MO Onlus, che organizza mostre temporanee durante l’anno – come l’affascinante “Paesaggio – 景色” dedicata all’arte giapponese. L’ambiente è intimo, senza barriere architettoniche. Attenzione: il museo è aperto solo sabato e domenica (10-18), ma su appuntamento anche in settimana. Un consiglio? Controllate sempre il sito prima di partire, perché gli orari possono variare. Un angolo di cultura che merita una deviazione, soprattutto se passate durante le fiere del tartufo o del bue grasso.

Museo Civico Moncalvo

Torre di Vengore: un tuffo nel Medioevo tra Langa e leggende

Torre di VengoreArroccata su un colle a est di Roccaverano, tra campi di grano e boschi, la Torre di Vengore è uno di quei luoghi che ti prendono all'improvviso. La vedi da lontano, alta quasi 30 metri, e ti chiedi come abbia fatto a resistere così a lungo. Costruita nella seconda metà del XIV secolo per volere del comune, serviva da vedetta verso la Valle Bormida di Spigno e l'Acquese. La sua pianta quadrata è in pietra locale di Langa, con mura spesse e un fossato profondo 4,5 metri che ancora si vede. Le feritoie e i beccatelli – quelle mensole in pietra – un tempo reggevano un camminamento ligneo, oggi scomparso. L'ingresso originale è a 7,5 metri da terra, raggiungibile con una scala in acciaio installata di recente. Dentro si può salire solo su prenotazione (chiama il Comune al 0144 93025), ma ne vale la pena: dalla cima lo sguardo spazia sulle Alpi, i calanchi di Mombaldone e le colline dell'Alto Monferrato. Immersa nel silenzio, la torre fa parte del Giro delle 5 Torri, un percorso escursionistico di circa 30 km che collega le fortificazioni della zona. E poi c'è la leggenda: si dice che il nome venga da un ambizioso marchese che gridava “Vengo, Re!” – o forse da un gruppo di paesani che volevano emulare i sovrani, castigati dall'ira divina. Altre storie la danno dimora di folletti e fantasmi. Poco importa: oggi è un simbolo di questa Langa astigiana, restaurata e pronta a farti vivere un pezzo di Medioevo sospeso nel verde.

Torre di Vengore

Madonna del Castello: un gioiello barocco sul colle di Ranello

Madonna del CastelloMadonna del Castello è una sorpresa che ti aspetta sul colle più alto di Ranello, in provincia di Asti. Qui, dove sorgeva l'antico castello abbattuto agli inizi del Cinquecento, oggi svetta una piccola chiesa barocca che è un vero gioiello. Dell'antica fortezza non resta che una torre ribassata, quasi a testimoniare il passaggio del tempo. La chiesa, intitolata alla Madonna e affacciata sulla via omonima, colpisce per la sua struttura elegante e le decorazioni a trompe-l'oeil che creano un illusorio senso di profondità. Entrando, lo sguardo viene catturato dalle pitture che adornano le pareti: un tripudio di colori e dettagli che raccontano storie di fede e arte. L'atmosfera è intima, raccolta, quasi fuori dal mondo. Passeggiando nei dintorni, ti imbatti anche nella cappella di San Sebastiano, un piccolo gioiello che segna l'uscita dal centro abitato. Un posto che non ti aspetti, ma che ti resta nel cuore. Perfetto per chi ama scoprire angoli nascosti, lontani dal turismo di massa. Consiglio di visitarla con calma, magari in una mattina di sole, quando la luce filtra dalle finestre e illumina gli affreschi regalando un'atmosfera quasi magica.

Madonna del Castello