Cosa vedere a Benevento: Arco di Traiano, Santa Sofia e non solo


🧭 Cosa ti aspetta

  • Ideale per appassionati di storia, archeologia e cultura
  • Punti forti: Arco di Traiano, Santa Sofia (UNESCO), Teatro Romano, Museo delle Streghe
  • Consigliato: primavera e autunno per clima mite
  • Da non perdere: l'Hortus Conclusus e la Chiesa di Sant'Ilario

Benevento è una città che incanta con la sua storia stratificata, dai fasti romani al medioevo longobardo. Il simbolo per eccellenza è l'Arco di Traiano, uno degli archi trionfali meglio conservati d'Italia, che domina l'ingresso al centro storico. A pochi passi, la Chiesa di Santa Sofia, patrimonio UNESCO, con la sua pianta stellare e gli affreschi medievali. Il Teatro Romano e l'Anfiteatro testimoniano l'importanza della città in epoca imperiale, mentre il Museo del Sannio raccoglie reperti preziosi. Passeggiando, si incontrano il Ponte Leproso, l'Arco del Sacramento e l'Obelisco del tempio di Iside, che ricordano il culto egizio. Per un tocco di mistero, il Janua - Museo delle Streghe svela le tradizioni legate alla stregoneria. Non perdete l'Hortus Conclusus, un giardino artistico, e la suggestiva Chiesa di Sant'Ilario a Port'Aurea. Ogni angolo di Benevento racconta secoli di storia, rendendola una meta ideale per gli appassionati di archeologia e cultura.

Panoramica



Itinerari nei dintorni


Arco di Traiano: Un capolavoro romano

Arco di TraianoSe c'è un monumento che racconta Benevento in un colpo d'occhio, è l'Arco di Traiano. Costruito tra il 114 e il 117 d.C., questo arco celebrativo non è solo un pezzo di storia: è il simbolo della città, e c'è un motivo se è considerato l'arco trionfale romano con i rilievi meglio conservati al mondo. Alto 15,60 metri e largo 8,60, è fatto di blocchi di calcare rivestiti di marmo pario. Ma la vera magia sono i bassorilievi: da un lato scene di guerra e conquiste, dall'altro la pace e l'amministrazione. È come leggere un fumetto sulla vita di Traiano. Durante il Medioevo i Longobardi lo usarono come Porta Aurea delle mura, salvandolo così dall'oblio. Oggi lo trovi al termine di via Traiano, a due passi dal centro. Dal 2024 è addirittura patrimonio UNESCO (parte della Via Appia). La visita è libera, 24 ore su 24, ma ti consiglio di andarci al mattino presto o al tramonto: la luce esalta quei marmi. E non dimenticare di guardare l'iscrizione sull'attico: è identica su entrambi i lati, un dettaglio che la dice lunga sulla simmetria romana. Insomma, un luogo che ti fa sentire piccolo davanti alla grandezza di un impero.

Arco di Traiano

Chiesa di Santa Sofia: un capolavoro longobardo tra storia e architettura

Chiesa di Santa SofiaEntrare nella Chiesa di Santa Sofia a Benevento è come fare un salto indietro di oltre dodici secoli. Fondata intorno al 760 dal duca longobardo Arechi II, questa chiesa è uno dei gioielli dell'architettura altomedievale in Italia e dal 2011 fa parte del sito UNESCO 'Longobardi in Italia: i luoghi del potere'. La sua forma è unica: una pianta stellare composta da un esagono centrale di colonne (forse sottratte all'antico tempio di Iside) che sorreggono la cupola, circondato da un anello decagonale. Il gioco di luci e ombre che si crea è suggestivo, con volte irregolari che cambiano a ogni passo. Dopo i terremoti del 1688 e 1702, la chiesa fu restaurata in stile barocco, ma un intervento nel 1957 ha riportato alla luce parte dell'aspetto longobardo. La facciata barocca, con il suo portale romanico e la lunetta del XIII secolo raffigurante Cristo tra la Vergine e santi, nasconde all'interno frammenti di affreschi dell'VIII-IX secolo: l'Annuncio a Zaccaria, Zaccaria muto, l'Annunciazione e la Visitazione, opere legate alla Scuola di miniatura beneventana. Accanto, il chiostro romanico (parte del Museo del Sannio) merita una visita. La chiesa è aperta tutti i giorni con ingresso gratuito: al mattino dalle 8:00 alle 12:00 e al pomeriggio dalle 16:30 alle 20:00 (orario estivo). Un luogo che, nonostante le dimensioni contenute (circa 24 metri di diametro), rega emozioni intense a chi ama la storia e l'arte.

Chiesa di Santa Sofia

Teatro Romano di Benevento: un gioiello d’epoca adrianea

Teatro RomanoSe sei a Benevento, il Teatro Romano è una tappa imperdibile. Passeggiando tra le viuzze del Rione Triggio, ti imbatti in quest’antico edificio inaugurato tra il 125 e il 128 d.C. dall’imperatore Adriano, anche se i lavori erano iniziati sotto Traiano. Con un diametro di 98 metri e una capienza di circa 15.000 spettatori, era tra i teatri più grandi d’Italia. Oggi ti accoglie con la sua struttura semicircolare in opera cementizia, rivestita in pietra calcarea e laterizio. Della facciata originale a tre ordini (tuscanico, ionico, corinzio) resta solo l’ordine inferiore con 25 arcate, inquadrate da semicolonne tuscaniche. Le chiavi di volta erano decorate con busti e maschere teatrali, alcune ancora visibili nel centro storico.

Entrando, noterai la cavea ben conservata e il frontescena con tre porte monumentali. Ai lati, due aulae: una conserva ancora parte del rivestimento in lastre marmoree policrome, un dettaglio che ti fa immaginare lo sfarzo originario. Il teatro fu restaurato in epoca severiana (come ricorda una dedica a Caracalla), ma cadde in disuso nel IV secolo. Nel Medioevo vi si costruirono sopra case, e nel 1782 persino la chiesa di Santa Maria della Verità.

La riscoperta iniziò nel 1890 grazie all’architetto Almerico Meomartini, che finanziò i primi scavi. Dopo lunghi lavori, il teatro riaprì al pubblico il 26 giugno 1957 con lo spettacolo *Le donne al parlamento* di Aristofane. Da allora è tornato a essere il cuore culturale della città, ospitando stagioni liriche, concerti ed eventi come Miss Italia 1990 e il Festivalbar 2001. L’acustica è così eccellente che ancora oggi si tengono spettacoli teatrali e musicali.

Se vuoi visitarlo, l’indirizzo è Piazza Ponzio Telesino. Aperto tutti i giorni: dalle 9:00 alle 17:40 (inverno) o 19:20 (estate). Biglietto intero €5, ridotto €2, e spesso ci sono aperture serali durante la rassegna “Benevento Città Teatro”. Porta con te la curiosità: sotto le gradinate, due ambulacri paralleli fungono da cassa armonica, e le scale dietro la scena erano l’ingresso degli artisti. Un posto che sa di storia e di spettacolo, tutto da scoprire.

Teatro Romano

Rocca dei Rettori: un tuffo nella storia di Benevento

Rocca dei RettoriArroccata sul punto più alto del centro storico di Benevento, la Rocca dei Rettori è molto più di una fortezza: è un viaggio nel tempo che parte dall’VIII secolo a.C. Sì, perché qui c’era una necropoli etrusca, poi un terrapieno sannitico e, sotto i Romani, un castellum aquae – i cui resti sono ancora visibili nel giardino. Ma il vero colpo d’occhio arriva con il Torrione longobardo, alto 28 metri e a pianta poligonale, che domina la conca sottostante. Accanto, il Palazzo dei Governatori Pontifici (voluto da papa Giovanni XXII nel 1321) si sviluppa su tre piani, con ampi saloni dai soffitti in legno e decorazioni settecentesche. Per secoli, fino al 1865, la rocca è stata carcere: un contrasto forte pensando che oggi è sede della Provincia e ospita la sezione storica del Museo del Sannio, con reperti che raccontano la vita di questa terra.

Passeggiando nel giardino, tra pini e palme, troverete un lapidario romano con miliarii della via Traiana e frammenti architettonici. Davanti all’ingresso, il Leone del 1640 monta la guardia: fu eretto in onore di papa Urbano VIII e simboleggia la forza dei Sanniti. Salite sul terrazzo: la vista sul Monte Taburno è da cartolina. L’ingresso è gratuito (lun-ven 7:00-13:00) e, se siete appassionati di storie di fantasmi, tenete d’occhio le notti di luna piena: si dice che il fantasma del rettore Andreone degli Artusini, decapitato nel 1511, vaghi ancora per la fortezza.

Rocca dei Rettori

Museo del Sannio

Museo del SannioSe vuoi capire Benevento, devi passare dal Museo del Sannio. Ospitato nel complesso di Santa Sofia (Patrimonio UNESCO dal 2011), questo museo ti racconta la storia della città dalle origini fino al Novecento. È un posto che non ti aspetteresti: inizi nel chiostro romanico del XII secolo, con capitelli che sembrano sussurrare segreti medievali, e poi ti ritrovi davanti a reperti antichissimi. La sezione archeologica è pazzesca: statue romane, ceramiche sannitiche e, soprattutto, i reperti del Tempio di Iside, con sculture egizie uniche fuori dall’Egitto. Poi sali e ti immergi nella sezione longobarda: armi, gioielli e monete che raccontano quando Benevento era capitale della Langobardia Minor. E non finisce qui: la pinacoteca ha opere di Giordano, Guttuso e persino un bassorilievo di Pericle Fazzini con la danza delle streghe. Il biglietto unico (6 €) vale due giorni e include anche il Museo Arcos e Sant’Ilario. Aperto mar-dom 9-19, chiuso lunedì. Consiglio: inizia da qui, poi vai a vedere Santa Sofia e l’Arco di Traiano: ti sembrerà di leggere la città con occhi nuovi.

Museo del Sannio

Anfiteatro romano di Benevento, un gigante ancora da scoprire

Anfiteatro romano di BeneventoL'Anfiteatro romano di Benevento è uno dei monumenti più affascinanti e meno conosciuti della città. Scoperto solo nel 1985, durante la demolizione di un edificio fascista, giace in gran parte ancora interrato tra via Munanzio Planco e il ponte Leproso. Eppure, le sue dimensioni sono da record: 160 metri per 130, con un'altezza di circa 25 metri e una capienza stimata di 30.000 spettatori, quasi come il Colosseo. Costruito tra il I secolo a.C. e il I d.C., era già citato da Tacito per la visita dell'imperatore Nerone nel 63 d.C., venuto apposta per assistere a un munus gladiatorio. Qui si allenavano i gladiatori del Ludus Magnus, la più importante scuola dell'epoca, e la città era un crocevia della via Appia. Poi, terremoti e incuria: l'eruzione del Vesuvio del 472 trovò l'anfiteatro già senza coperture, e nei secoli successivi divenne una cava di materiali – tant'è che 56 colonne del Duomo di Benevento provengono proprio da qui. Oggi, dopo anni di abbandono tra binari ferroviari e vegetazione, un progetto da 900.000 euro (fondi Pnrr “Regina Viarum”) promette di trasformarlo in un parco urbano con passerelle, illuminazione a LED e percorsi archeologici. La data di apertura non è certa, ma l'attesa è carica di speranza. Intanto, al Museo del Sannio si può ammirare il rilievo del Gladiatore di Benevento, un hoplomachus in piena azione, mentre altri frammenti sono ancora incastonati nei campanili di Santa Sofia e del Duomo. Un pezzo di storia che aspetta solo di essere riscoperto.

Anfiteatro romano di Benevento

Ponte Leproso: l’antico ingresso romano a Benevento

Ponte LeprosoSe pensate che i ponti romani siano tutti uguali, il Ponte Leproso vi farà ricredere. Costruito nel III secolo a.C. da Appio Claudio Cieco per far passare la Via Appia sul fiume Sabato, è uno dei più antichi ponti in muratura ancora in piedi, insieme a Ponte Milvio. Ma qui c’è un’atmosfera diversa: le sue cinque arcate originali (oggi ridotte a quattro dopo i restauri settecenteschi) e la caratteristica forma a schiena d’asino lo rendono quasi fiabesco. Il nome curioso – “Leproso” – viene da un lebbrosario medievale, ma fino all’XI secolo si chiamava Ponte Marmoreo (o Lapideo) per il rivestimento in travertino. Passeggiandoci sopra, si notano i segni del tempo: il pilone originale in opus quadratum con bugne rustiche, gli elementi di reimpiego (forse dall’Arco di Traiano), e le luci di sfogo per le piene. Dal 2004 è chiuso al traffico, quindi potete attraversarlo con calma, immaginando gli eserciti e i viaggiatori che lo hanno calpestato – da Cicerone a Manfredi di Svevia, che secondo alcuni storici morì proprio qui nel 1266. È uno di quei luoghi che ti fanno sentire il peso della storia, ma senza retorica: semplice, autentico, e incredibilmente conservato.

Ponte Leproso

Chiesa di Sant'Ilario a Port'Aurea: un gioiello longobardo all'ombra dell'Arco

Chiesa di Sant'Ilario a Port'AureaProprio accanto all'Arco di Traiano, in un prato recintato, si trova un piccolo scrigno di storia: la ex chiesa di Sant'Ilario a Port'Aurea. Costruita dai Longobardi tra il VII e l'VIII secolo, sorge su resti romani – sotto il pavimento si vedono ancora le strutture di epoca imperiale. Dall'esterno colpiscono le due torrette sfalsate con tetto in tegole: dentro nascondono due cupole in asse, una rarità architettonica. L'interno è spoglio e non pavimentato, ma una passerella in legno permette di attraversarlo e ammirare gli scavi.

Per secoli è stata prima monastero benedettino, poi sconsacrata e trasformata in fienile e stalla dopo il terremoto del 1688. Solo nel 2003, dopo un restauro radicale, è tornata a nuova vita. Oggi ospita il Videomuseo dell'Arco: un filmato di mezz'ora proiettato sulle pareti racconta la storia dell'Arco di Traiano e spiega le scene scolpite nel marmo. Un modo immersivo per capire uno dei monumenti più importanti di Benevento.

Intorno si vedono i resti del monastero e tombe medievali. Il luogo è tranquillo, poco frequentato, e regala un'atmosfera sospesa tra epoche diverse. Se passate da queste parti, fermatevi: Sant'Ilario è una di quelle chicche che rende un viaggio speciale.

Chiesa di Sant'Ilario a Port'Aurea

Arco del Sacramento: l'antico ingresso al Foro di Benevento

Arco del SacramentoL'Arco del Sacramento è uno di quei monumenti che, a prima vista, sembra quasi nascosto tra le vie del centro storico di Benevento. Eppure, basta fermarsi un attimo per rendersi conto di quanto sia imponente. Datato tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., questo arco romano era l’accesso principale all’area del Foro dal lato sud, proprio accanto al Teatro romano. Oggi sormonta Via Carlo Torre, all'angolo con il Palazzo Arcivescovile. La sua struttura è semplice ma potente: due pilastri in opus latericium su basi in opus quadratum, un diametro di circa 5 metri e un arco di scarico in mattoni. Purtroppo il rivestimento marmoreo originale è quasi del tutto scomparso, così come le statue che un tempo adornavano le nicchie laterali. Ma non è tutto: durante gli scavi per i restauri, culminati nel 2009 con l'apertura di un percorso archeologico urbano (costo: quasi 5 milioni di euro), è riemerso un complesso termale tardoromano. Oggi si può camminare su passerelle metalliche tra antichi muri in opus mixtum e reticulatum. L'area è anche sede di eventi culturali estivi, come il festival intitolato ad Alessandro Verdicchio, con musica, teatro e laboratori. Il nome "del Sacramento" probabilmente deriva dal suo riutilizzo in epoca cristiana, quando fungeva da ingresso al castellum vescovile. Durante un restauro nel 1633-1635, voluto dall'arcivescovo Agostino Oregio, fu aggiunto un coronamento superiore. La visita è libera, ma se volete capire a fondo la storia, una guida può fare la differenza. Da non perdere, abbinatelo all'Arco di Traiano e al Teatro Romano per un tuffo completo nella Benevento antica.

Arco del Sacramento

Hortus Conclusus: il giardino segreto di Mimmo Paladino

Hortus ConclususNel cuore del centro storico di Benevento, nascosto dietro il Convento di San Domenico, c'è un luogo che sembra sospeso nel tempo: l'Hortus Conclusus. Realizzato nel 1992 dall'artista Mimmo Paladino, questo giardino murato è un'installazione permanente che unisce sculture contemporanee, simboli antichi e vegetazione rigogliosa. Appena entri, ti accoglie il suono dell'acqua che scorre da un enorme disco di bronzo piantato a terra – sembra uno scudo, ma è una fontana. Su una delle mura spicca un cavallo con maschera dorata, che richiama il mito di Agamennone e il Cavallo di Troia. In giro, altre opere: un umanoide con braccia lunghissime, teschi di bue, elmi, conchiglie. L'effetto è straniante ma rilassante. L'ingresso è gratuito e il giardino è aperto dal martedì alla domenica, dalle 9:30 alle 20:00 (chiuso il lunedì). Il pavimento in pietra irregolare ricorda i vicoli antichi, e le piante – rose, gigli, palme – hanno significati simbolici (purezza, rinascita). È un posto perfetto per una pausa di riflessione, lontano dal caos. Se sei a Benevento per l'Arco di Traiano o Santa Sofia, non perderti questo gioiello contemporaneo: ti farà vedere la città con occhi diversi.

Hortus Conclusus

Obelisco del tempio di Iside: un pezzo d'Egitto a Benevento

Obelisco del tempio di IsideSe passeggi per Piazza Papiniano, ti salta all'occhio un monolite di granito rosso alto circa tre metri. È l’obelisco del tempio di Iside, uno dei due che un tempo fiancheggiavano l’ingresso dell’Iseo voluto dall’imperatore Domiziano tra l’88 e l’89 d.C. Scolpito in Egitto (granito di Assuan), pesa 2,5 tonnellate e mostra su tutte e quattro le facce geroglifici che celebrano la dea Iside come “signora di Benevento” e menzionano il fondatore Lucilio Lupo, un funzionario imperiale.

La storia è quasi romanzesca: l’obelisco restò in piazza Duomo dal 1597, ma fu spostato qui solo nel 1872. Negli anni 2010, il Paul Getty Museum di Los Angeles lo restaurò (tornò a Benevento nell’ottobre 2018) e lo espose in una mostra sull’Egitto classico. Oggi è il simbolo più visibile del legame tra Benevento e l’antico Egitto, un unicum fuori dalla terra dei faraoni.

Non perdere l’occasione di toccare con mano la storia: l’obelisco è facile da raggiungere, in pieno centro. La sua superficie liscia e le iscrizioni ben leggibili ti faranno sentire un esploratore. E se ti appassioni, al Museo del Sannio trovi l’altro obelisco (mutilo) e statue di faraoni e divinità. Insomma, un angolo d’Egitto a due passi da casa.

Obelisco del tempio di Iside

Bue Apis: il misterioso toro egizio di Benevento

Bue ApisCamminando per viale San Lorenzo, verso la basilica della Madonna delle Grazie, vi imbatterete in una strana statua di granito rosso: è il Bue Apis, un reperto egiziano che i beneventani chiamano affettuosamente 'a vùfera (la bufala). Ritrovata per caso nel 1629 nei pressi del fiume Sabato, in località Casale dei Maccabei, la scultura fu subito collocata davanti all'antica Porta San Lorenzo. Il governatore pontificio Arcasio Ricci vi fece incidere un'iscrizione latina che la definiva "bufalo, preservato come monumento della fortuna bellica dei Sanniti" – ma la storia è più contorta.

L'egittologo francese Émile Étienne Guimet la interpretò come il dio egizio Api, legandola al tempio di Iside fatto costruire dall'imperatore Domiziano tra I e II secolo. Altri studiosi, come Hans Wolfgang Müller, hanno messo in dubbio: mancano il disco solare tra le corna, i genitali non sono scolpiti, e le zampe anteriori sono allineate, non in movimento come nelle raffigurazioni egizie classiche. Forse è un'opera tardo imperiale, di fattura rozza, che ha perso i tratti distintivi.

Oggi il Bue Apis versa in stato di abbandono: erbacce, lesioni nel basamento, nessuna illuminazione. Nel 2009 si propose di spostarlo vicino a Santa Sofia, ma i residenti si opposero. Rimane lì, fiero e malconcio, testimone silenzioso del culto isiaco che a Benevento era fortissimo. Se passate, fermatevi: è un pezzo di storia unico, anche se un po' trascurato.

Bue Apis

Janua – Museo delle Streghe

Janua - Museo delle StregheSituato nel cuore di Benevento, dentro Palazzo Paolo V sul Corso Garibaldi, il Janua – Museo delle Streghe è un tuffo nel folklore locale. Inaugurato nel 2017 dalla Cooperativa I.D.E.A.S., il museo esplora il mondo delle janare, le streghe beneventane che secondo la leggenda si radunavano sotto un antico noce sulle rive del fiume Sabato. Il percorso espositivo è diviso in sezioni: 'Scongiurare' espone amuleti e oggetti protettivi; 'Occhio malocchio' mostra rituali contro il malocchio; 'Sanare' è dedicata alle erbe curative e alla medicina popolare. Non manca una video installazione immersiva con un albero di noce artificiale, che riproduce l'atmosfera dei sabba. La collezione comprende santini, ex-voto, pane antropomorfo, forbici, bamboline apotropaiche e 'brevi' (sacchetti protettivi). Il simbolo del museo è una sirena bicaudata, che richiama il culto della Dea Madre. Il biglietto costa 5 € (3 € per studenti e gruppi da almeno 25 persone). Aperto mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00. Un'esperienza che intreccia storia, magia e tradizione, perfetta per chi vuole scoprire un volto insolito di Benevento.

Janua - Museo delle Streghe

Fontana delle Catene: storia e fascino barocco a Benevento

Fontana delle CateneNel cuore di Benevento, in piazza Orsini, trovi la Fontana delle Catene, un gioiello barocco che racconta secoli di storia. Il nome? Viene dalle catene di ferro che la circondano, un tempo usate per regolare l'acqua. La fontana fu voluta dall'arcivescovo Vincenzo Maria Orsini nel 1705 e realizzata dall'architetto Nicola Colle De Vita, probabilmente su disegno di Carlo Buratti. Nel 1778 i cittadini vollero aggiungere in cima la statua di papa Benedetto XIII, ancora oggi visibile. Poi arrivò la guerra: i bombardamenti del 1943 danneggiarono gravemente sia la fontana che la statua. Ci vollero anni di restauro (a cura di Giovanni Sparla) prima di rivederla integra, e la statua tornò al suo posto solo nel 1992. Oggi la fontana è un punto di ritrovo autentico. È ancora funzionante: vedrai i locali riempire bottiglie d'acqua dal beccuccio centrale. La vasca è in pietra, con ringhiere basse in ferro ossidato, e intorno la piazza è lastricata di ciottoli, con palazzi barocchi che fanno da cornice. È un posto perfetto per una pausa, lontano dal trambusto. D'estate l'acqua fresca è una benedizione; d'inverno l'atmosfera è raccolta. Se ti trovi qui, non perdere l'occasione di sederti un attimo e osservare: la Fontana delle Catene è una di quelle cose che rendono Benevento speciale.

Fontana delle Catene

Santi Quaranta: il criptoportico romano dimenticato

Santi QuarantaPasseggiando nei pressi del ponte Leproso, mi sono imbattuto in un luogo che sembra uscito dal tempo: i Santi Quaranta. Non è facile da trovare – si scende per un vicolo ripido chiamato via Ursus – ma la fatica ripaga. Siamo di fronte ai resti di un criptoportico romano del I secolo d.C., un corridoio coperto lungo 60 metri con pareti in opera quasi reticolata e finestre ad arco. La struttura, che in epoca romana probabilmente fungeva da mercato o foro, venne riutilizzata nel Medioevo: sopra uno dei corridoi laterali fu edificata una chiesa dedicata ai quaranta martiri di Sebaste, e gli ambienti ipogei divennero un cimitero (il carnaio citato dal cronista Falcone nel 1128).

I bombardamenti del 1943 e decenni di abbandono hanno lasciato il segno, ma dal 2015 un gruppo di volontari ha ripulito l'area e restituito dignità al sito. Oggi si possono visitare i tre corridoi superstiti, ammirare gli archi longobardi in tufo e, con un po' di fortuna, partecipare a rievocazioni storiche. Durante il restauro degli anni Ottanta sono venute alla luce sepolture longobarde e una moneta del 1287 – segno che il luogo è stato frequentato per secoli. L'atmosfera è suggestiva: il silenzio rotto solo dal vento, la luce che filtra dalle feritoie, il senso di stratificazione storica. Un posto che consiglio a chi cerca qualcosa di autentico, lontano dai circuiti turistici tradizionali.

Santi Quaranta