Castello di Roccalanzona: rovine e trekking a Varano

Il Castello di Roccalanzona, detto anche Rocha Leone, sorge su uno sperone ofiolitico tra Val Ceno e Val Dordone. Citato nel 1028 e legato ai Rossi, fu considerato inespugnabile e conserva ruderi del mastio, mura e un ambiente con volta. Oggi è visitabile con guide dell’Associazione Rocha Leone APS lungo la strada Maria Longa, variante della Via Francigena.
Rovine storiche su roccia ofiolitica con vista sulla Pianura Padana.
Strada Maria Longa, antico crinale longobardo e oggi sentiero escursionistico.
Pietra Corva e i calanchi, tra leggende e panorami sulla Val Ceno.
Visite guidate e eventi culturali curati dall’Associazione Rocha Leone APS.


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Castello di Roccalanzona: rovine e trekking a Varano
Ruderi del castello medievale su sperone ofiolitico tra Val Ceno e Val Dordone: storia dei Rossi, strada Maria Longa, Pietra Corva e sentieri escursionistici.

Cose da sapere


Introduzione

Il Castello di Roccalanzona non è il classico maniero da cartolina. È un pugno di ruderi su uno sperone di roccia ofiolitica, al confine tra la valle del Ceno e la val Dordone, tra Medesano e Varano de’ Melegari. Arrivarci significa percorrere la strada di crinale Maria Longa, variante della Via Francigena, e trovarsi davanti a resti sparsi su un’area vasta: il mastio a pianta rettangolare, le basi delle mura piene di feritoie, un ambiente con soffitto a volta e balestriera. Il panorama è la prima cosa che colpisce: da quassù lo sguardo corre sulla val Ceno e sulla Pianura Padana. Non aspettatevi biglietteria e pannelli perfetti. Qui il fascino sta nel silenzio, nella roccia e in un nome che sa di battaglia: Rocha Leone. Un luogo che si merita una camminata, non una sosta veloce.

Cenni storici

Il castello compare per la prima volta il 4 luglio 1028 in un atto di vendita di Ildegarda, moglie del nobile longobardo Odone: nel documento si parla di Rocha Petraluizoni, con una cappella presso il maniero. Nel 1043 i beni passano al monastero di San Savino di Piacenza. Seguono secoli di contese tra Pallavicino e Vinciguerra di Varano de’ Melegari. Nel 1418 il testamento di Giacomo de’ Rossi apre la strada ai Rossi; il castello diventa feudo di Pier Maria I, che lo chiama Rocha Leone. Nel 1464 Pier Maria II lo assegna al figlio Guido, che nel 1482 lo difende dagli assalti di Niccolò Pallavicino e di Sforza Secondo Sforza: le bombarde non bastano.

  • 1028 – prima citazione in un atto di vendita di Ildegarda
  • 1043 – donazione al monastero di San Savino di Piacenza
  • 1418 – il testamento di Giacomo de’ Rossi apre la strada ai Rossi
  • 1464 – Pier Maria II assegna il castello al figlio Guido
  • 1482 – assalti di Pallavicino e Sforza II: Roccalanzona resiste
  • 1502 – alla morte di Bertrando i feudi passano a Troilo
  • 1635 – Odoardo I Farnese confisca le terre di Troilo IV de’ Rossi
  • 1666 – Scipione I cede il castello, già rovinoso, alla Camera ducale
  • 1692 – passa agli Ercolani di Senigallia
  • 1804-1805 – restano pochi ruderi; il feudo viene soppresso

L’architettura che resta

Il castello era un esempio di arte militare per razionalità e semplicità: tutto ruotava attorno al mastio, il dongione, dove si combatteva l’ultima battaglia. Oggi restano i resti del grande mastio a pianta rettangolare, da cui si allungano le basi delle mura ricche di feritoie. Parzialmente integro è un ambiente interno coperto da un soffitto a volta, affacciato verso l’esterno attraverso una balestriera. Le rovine sono sparse su un’area piuttosto vasta, e le murature visibili lungo la Maria Longa risalgono alla metà del XV secolo, sotto Pier Maria Rossi. Gli anziani del luogo ricordano anche un affresco mariano in una stanza, di cui però non rimarrebbe traccia. La chiesa del maniero, citata già nel 1028, fu demolita nel 1739. Il bene è privato, della Comunità di Betania, e dal febbraio 2024 è in comodato d’uso all’Associazione Rocha Leone APS.

La Maria Longa e i sentieri

Viazzano, antico borgo, è il punto di partenza classico per raggiungere il castello lungo il percorso di crinale detto Maria Longa. Non è un sentiero qualunque: questa strada di cresta ebbe importanza strategica già in epoca Longobarda, e lungo di essa è stata rinvenuta un’epigrafe del primo Giubileo, il 1300. Oggi è una variante della Via Francigena frequentata dagli escursionisti. Il sito è tappa del Sentiero del Castello di Roccalanzona, il percorso 802, e di un anello che parte dal castello stesso. Le escursioni permettono di leggere il paesaggio: colline, boschi e i calanchi scolpiti dalle intemperie. Se cercate solo il rudere, arrivate e basta. Se camminate, capite perché questo punto fosse conteso da Pallavicino, Vinciguerra e Rossi. Le rovine sono visitabili accompagnati da una guida: presso le prime mura un’archeologa dell’Associazione Rocha Leone APS tiene una presentazione multimediale sulla storia del maniero.

Pietra Corva e le leggende

Poco lontano da questa storia c’è Pietra Corva, una rupe ofiolitica da cui lo sguardo spazia sulla Val Ceno e sulla Pianura Padana. Il posto è legato alla leggenda più famosa della zona: la figlia del conte di Roccalanzona si innamorò di un giovane pastore di Gallicchiano, presso Riviano, che pascolava le pecore vicino alla rupe. Lei era dei Rossi di San Secondo, lui dei rivali Pallavicino. Per non essere separati, i due si gettarono dalla rupe. Nelle notti di luna piena, si racconta, due candidi mantelli aleggiano nel cielo sopra Pietra Corva prima di scomparire. Attorno al castello girano anche altre storie: gallerie sotterranee usate durante gli assedi, un vitello d’oro nascosto, un pozzo del taglio profondo una quarantina di metri. Nessuna traccia è mai stata trovata, ma nessuno ha mai cercato davvero.

Le leggende di sottosuolo

Qui la storia ufficiale finisce e iniziano i racconti tramandati. Si dice che sotto il castello corresse un complesso di gallerie sotterranee con rivestimenti in blocchi di pietra e illuminate da torce fisse, utili durante gli assedi per ricevere rifornimenti o fuggire. Si dice anche che in quei passaggi fosse nascosto un vitello d’oro, venerato come una deità, andato perso con la distruzione del maniero. Tra le mura in rovina si nota un leggero avvallamento circolare: secondo alcuni è l’imboccatura del pozzo del taglio, profondo una quarantina di metri, con spade taglienti sul fondo e sulle pareti. Nessuno ha mai trovato tracce delle strutture sotterranee, e nessuno le ha mai cercate sul serio. Il bello, forse, è proprio questo: camminare tra i ruderi e continuare a immaginare.

Perché visitarlo

Tre motivi concreti. Primo: è l’unico castello di Pier Maria Rossi a non essere mai stato conquistato, nemmeno con le bombarde di Sforza Secondo Sforza. Camminare tra quelle mura significa toccare un record, non una rievocazione. Secondo: il trekking qui ha un senso, perché il Sentiero 802 e l’anello dal castello attraversano un paesaggio vero, fatto di crinale, boschi e calanchi, con la Maria Longa che è variante della Via Francigena. Terzo: il sito è in pieno recupero. Dal febbraio 2024 è in comodato all’Associazione Rocha Leone APS, che organizza visite guidate, eventi e una presentazione multimediale presso le prime mura. Il castello è stato votato più volte al censimento FAI I Luoghi del Cuore. Non è un museo pronto: è un cantiere di memoria, e visitarlo adesso ha un sapore diverso.

Quando andare

La regola è semplice: andate quando la vegetazione non copre le murature. Dopo i tagli periodici curati dai volontari, sotto le linee guida della Guardia Forestale, i resti dei fabbricati si leggono molto meglio. La luce più bella è quella radente, quando le ombre disegnano le feritoie del mastio e il panorama sulla val Ceno cambia colore. Mattino presto o tardo pomeriggio fanno la differenza. Le notti di luna piena, invece, sono il momento giusto per pensare alla leggenda di Pietra Corva e ai due candidi mantelli. Scarpe serie, acqua, e nessuna fretta: lo sperone ofiolitico non perdona le suole lisce, e il vento sul crinale si sente.

Nei dintorni

Nelle vicinanze c’è il Castello Pallavicino di Varano de’ Melegari: dalla sua torre era possibile osservare Roccalanzona, e oggi è la tappa che completa il quadro. Poi c’è il borgo di Viazzano, punto di partenza classico per la salita lungo la Maria Longa: prima di camminare vale la pena fermarsi tra le sue case. Sempre in zona, i calanchi scolpiti dalle intemperie e la rupe ofiolitica di Pietra Corva, con vista sulla Val Ceno e sulla Pianura Padana. Se avete tempo, Gallicchiano presso Riviano è il luogo del pastore della leggenda. Insomma: non è una meta isolata, ma il perno di un territorio pieno di storie e di pietre che raccontano.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Si narra che sotto il castello corressero gallerie sotterranee con rivestimenti in pietra e torce fisse, usate per rifornimenti e fughe; qui sarebbe stato nascosto un vitello d’oro, mai ritrovato. Un avvallamento circolare è indicato come il ‘pozzo del taglio’, profondo circa quaranta metri, legato a una leggenda di danze e inviti dei signori. Nelle notti di luna piena, due candidi mantelli aleggerebbero su Pietra Corva: sono gli innamorati Rossi e Pallavicino che si gettarono dalla rupe per non essere separati.