La Galleria d’arte moderna Ricci Oddi è il museo di Piacenza nato dalla collezione donata da Giuseppe Ricci Oddi e inaugurato nel 1931. Oggi custodisce 1.184 opere, con circa 250 esposte in 22 sale: dai Macchiaioli a Fontanesi, da Boldini a Morandi, fino al Ritratto di signora di Gustav Klimt. La visita è semplice e accessibile, in via San Siro 13, con sale al piano stradale e un allestimento rinnovato tra il 2025 e il 2026.
– Il Ritratto di signora di Klimt, recuperato nel 2019 dopo quasi 22 anni dal furto
– Oltre 1.100 opere italiane tra il 1830 e il 1930
– 22 sale con allestimento rinnovato e audioguide
– Accesso senza dislivelli e sedia a rotelle in biglietteria
Galleria d’arte moderna Ricci Oddi: Klimt a Piacenza
In via San Siro 13, a Piacenza, la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi è uno di quei musei che ti sorprendono per densità e silenzio. Fuori c’è il portico dell’ex convento, dentro un percorso di 22 sale restaurate che tiene insieme Ottocento e Novecento italiano. La visita si apre con una promessa forte: il Ritratto di signora di Gustav Klimt, tornato qui dopo un furto durato quasi 22 anni. Ma non è solo questione di un nome celebre. Le pareti chiare, la luce naturale dall’alto e le didascalie discrete ti fanno venire voglia di fermarti. Io ci ho messo più tempo del previsto davanti a Fontanesi e a Medardo Rosso. Ingresso accessibile dal piano stradale, con rampa alla biglietteria e sedia a rotelle disponibile: un dettaglio che conta. La collezione supera le 1.100 opere; in mostra ne trovi circa 250, scelte con criterio. Un museo raccolto, ma tutt’altro che minore.
Cenni storici
La galleria nasce dalla passione di
Giuseppe Ricci Oddi (1868-1937), che acquista le prime opere nel
1897. Nel
1924 dona la collezione alla città e commissiona a
Giulio Ulisse Arata un museo apposito nell’area dell’ex convento di San Siro. L’edificio viene inaugurato l’
11 ottobre 1931, senza il fondatore, troppo schivo; alla cerimonia partecipano i principi Umberto e Maria José di Savoia. Alla morte, nel
1937, Ricci Oddi lascia al museo quasi tutto il suo patrimonio. Dopo il restauro tra 1997 e 2001 e il riallestimento concluso nell’
aprile 2026, la galleria conta
22 sale e
1.184 opere. Il
Ritratto di signora di Klimt torna qui nel dicembre 2019, dopo un furto durato quasi 22 anni.
- 1897: prime acquisizioni.
- 1924: donazione alla città.
- 1931: inaugurazione.
- 1937: morte del fondatore.
- 2019: ritrovamento del Klimt.
- 2026: riapertura dopo il restauro.
La casa di Arata, tra convento e modernità
L’edificio di Giulio Ulisse Arata è parte dell’esperienza: il museo nasce nell’area dell’ex convento di San Siro e tiene insieme parti seicentesche intonacate e volumi in mattoni a vista. Si entra da un portale centrale che immette in un salone quadrato; da lì un corridoio conduce alle sale, fino allo spazio ottagonale con le salette a raggiera. La luce zenitale è la firma degli ambienti. Il restauro firmato Lissoni & Partners, concluso nell’aprile 2026, ha toccato oltre 1.000 mq e tutte le 22 sale: pareti a calce, palette neutra, arredi antichi recuperati, portali in metallo testa di moro, pavimento continuo, nuove didascalie magnetiche e audioguide in italiano e inglese. Le sale sono raggiungibili dal piano stradale senza dislivelli; alla biglietteria c’è una piccola rampa e una sedia a rotelle per chi ha problemi di deambulazione. Un restauro che non urla, ma rimette ordine.
Il Klimt ritrovato: una storia da romanzo
Il Ritratto di signora di Gustav Klimt, datato 1916-17, è il cuore emotivo della galleria. La sua storia è quasi incredibile: scompare alla fine degli anni Novanta e resta lontano per quasi 22 anni, fino al ritrovamento del dicembre 2019. Nel 1996 una studentessa liceale, Claudia Maga, notò in un libro un ritratto simile a quello piacentino e questo aiutò a chiarire la genesi dell’opera: Klimt avrebbe ripreso volto e sfondo di un dipinto precedente, cambiando il resto. Un passaggio raro nella sua produzione. Oggi il quadro è di nuovo in galleria e nel 2022 è stato al centro della mostra “Klimt. L’uomo, l’artista, il suo mondo”, curata da Gabriella Belli ed Elena Pontiggia. Nel 2021 la Ricci Oddi aveva partecipato a un progetto espositivo su Klimt con il Museo di Roma a Palazzo Braschi. Ti avvicini per il nome, resti per la storia.
La collezione: un secolo italiano alle pareti
Dimentica l’idea di una raccolta monotematica. La Ricci Oddi mette in fila opere dal 1830 al 1930 e lo fa con un equilibrio tra scuole regionali, movimenti e singoli autori. Ci sono i Macchiaioli toscani, Antonio Fontanesi e una sala a lui dedicata, ma anche Boldini, Hayez, Previati, Segantini, Boccioni, Carrà, De Pisis, Morandi, Casorati e Medardo Rosso. Non perdere Il roveto di Pellizza da Volpedo, l’Ecce Puer di Medardo Rosso e La Pisana di Arturo Martini, scultura in pietra del 1928. Due sale sono dedicate a Mancini e Fontanesi; uno spazio particolare spetta a Stefano Bruzzi, pittore piacentino vicino ai Macchiaioli. Su 1.184 opere totali, circa 250 sono esposte e oltre 800 restano nei depositi: significa che ogni allestimento è una scelta, non una vetrina infinita. Il percorso è figurativo, leggibile, poco intimidatorio anche per chi non è specialista.
Perché visitarlo
Primo motivo: vedere dal vivo un Klimt con una storia da romanzo, cosa non comune in un museo cittadino. Secondo: capire l’Italia tra Ottocento e Novecento senza fare il giro delle grandi capitali; qui Fontanesi, i Macchiaioli, Boldini, Medardo Rosso e Casorati convivono in poche sale. Terzo: l’esperienza materiale è curata. Dopo il restauro del 2026 gli spazi sono più leggibili, con audioguide bilingue, didascalie magnetiche e arredi antichi rimessi al loro posto. Le sale sono accessibili dal piano stradale, con rampa alla biglietteria e sedia a rotelle disponibile. Aggiungo un dettaglio pratico: il museo è in via San Siro 13, nel centro di Piacenza, e si visita senza il senso di fatica di certe grandi pinacoteche. Ingresso intero €10, ridotto €7; gratuito l’ultimo giovedì del mese. Per una mattina d’arte è una scelta semplice e molto concreta.
Quando andare
Non ti serve una stagione precisa. Questo è un museo che funziona bene con la luce naturale dall’alto, quindi scegli una giornata limpida e, se puoi, una mattina infrasettimanale: il centro di Piacenza è più quieto e le sale si godono senza gruppi davanti alle opere. Evita l’ora di punta del fine settimana, soprattutto se vuoi stare fermo davanti al Klimt o all’Ecce Puer. Una mezza stagione è ideale anche per unire la visita a una passeggiata nel centro storico, senza caldo né freddo eccessivi. Se capiti in una giornata di pioggia, meglio ancora: la galleria è un rifugio raccolto, con i cortili e i porticati che filtrano il rumore della strada. Io ci tornerei di pomeriggio, quando la luce cambia e le pareti chiare si fanno più morbide. Controlla sempre il calendario sul sito: mostre e aperture possono variare.
Nei dintorni
Restando nel centro storico, Piazza Cavalli è la piazza simbolo di Piacenza: Palazzo Gotico, le due statue equestri e il viavai quotidiano fanno un bel contrasto con la quiete del museo. Qui trovi anche l’Ufficio Informazioni Turistiche IAT in Piazza Cavalli 7, utile per orientarti su mostre ed eventi. Sempre in centro, la Basilica di Sant’Antonino merita una sosta: è dedicata al patrono della città e ha una presenza architettonica forte, molto diversa dalle sale di via San Siro. Se ti resta energia, torna verso il centro e lasciati guidare dalle vie porticate; Piacenza è una città che si scopre camminando, senza bisogno di un programma rigido. Non aspettarti grandi folle: il bello è proprio questo. Dal museo esci con la testa piena di Klimt e la voglia di continuare a guardare.