Museo Palazzo Ricci: arte del Novecento a Macerata

Museo Palazzo Ricci è il museo d’arte contemporanea di Macerata, ospitato in un palazzo nobiliare del Cinquecento nel centro storico. La collezione della Fondazione Carima raccoglie oltre 300 opere del Novecento, da Balla e Depero a De Chirico, Morandi e Fontana. Il percorso si snoda su più piani tra affreschi settecenteschi, sculture e mostre temporanee nei sotterranei.
• Collezione con capolavori di Futurismo, Metafisica e Scuola Romana
• Palazzo storico con salone delle feste e scalone vanvitelliano
• Ingresso libero e gratuito negli orari di apertura
• Visite guidate per gruppi e scolaresche su prenotazione


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Museo Palazzo Ricci: arte del Novecento a Macerata
Museo Palazzo Ricci a Macerata: oltre 300 opere del Novecento in un palazzo seicentesco, con ingresso libero gratuito e visite guidate su prenotazione.

Cose da sapere


Introduzione: Museo Palazzo Ricci

Il Museo Palazzo Ricci a Macerata è una di quelle sorprese che non ti aspetti in una città dell’entroterra marchigiano. Si entra da Via Domenico Ricci, nel centro storico, e ci si ritrova in un palazzo nobiliare che conserva oltre trecento opere d’arte italiana del Novecento. Non è un museo polveroso: è un luogo vivo, dove i dipinti dialogano con soffitti affrescati, mobili d’epoca e una scala monumentale in pietra cornea di ascendenza vanvitelliana. La collezione, nata nel 1975 con l’acquisto di Treno in corsa di Ivo Pannaggi, oggi è di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata. Qui si passa dal Futurismo alla Metafisica, dalla Scuola Romana all’Informale e alla Pop Art, con nomi come Balla, De Chirico, Morandi, Burri e Schifano. Qui il Novecento italiano si attraversa stanza dopo stanza. L’ingresso è libero e gratuito, e le visite guidate si prenotano per gruppi e scolaresche. Un piccolo grande lusso per chi ama l’arte senza folla.

Cenni storici

La storia del Palazzo Ricci affonda le radici nel cuore di Macerata, nell’area dell’antico Castrum Maceratae. L’edificio, di origine tardo cinquecentesca, passò alla famiglia Ricci nei primi decenni del Seicento: nel 1601 il cardinale Petrocchini lo acquistò e lo donò alla nipote Girolama per il matrimonio con Antonio III Ricci. Nel Settecento Antonio IV Ricci lo trasformò e ampliò; tra il 1764 e il 1772 fece affrescare le stanze e realizzare la scala in pietra cornea di ascendenza vanvitelliana. Dopo la vendita ottocentesca e gli usi durante la seconda guerra mondiale, nel 1976 la Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata acquistò il palazzo. Un restauro quinquennale ripristinò affreschi e arredi. La collezione era nata nel 1975 con Treno in corsa di Ivo Pannaggi; il museo ha aperto al pubblico nel 2010. Oggi è sede della Fondazione Carima.

  • 1601: acquisto Petrocchini e nozze Ricci.
  • 1764-1772: trasformazione voluta da Antonio IV.
  • 1975: nasce la collezione con Pannaggi.
  • 1976: la Carima acquista il palazzo.
  • 2010: apertura del museo.

Un Novecento da manuale

La raccolta del Museo Palazzo Ricci è un vero atlante dell’arte italiana del Novecento. Si parte dal Futurismo con Boccioni, Severini, Balla, Depero, Prampolini e il maceratese Ivo Pannaggi, presente con il dipinto che ha dato il via alla collezione: Treno in corsa. Poi c’è la Metafisica di Giorgio de Chirico, con una copia del 1950 de Le Muse inquietanti. La Scuola Romana è rappresentata da Scipione, Mafai e Antonietta Raphaël; di Scipione si può ammirare La Piovra, opera del 1929. Il percorso attraversa il gruppo Novecento, Corrente, l’astrazione, l’Informale di Burri e Fontana, fino alla Pop Art italiana di Schifano, Festa e Ceroli. Non mancano Morandi, Guttuso, Pirandello, Soffici e Medardo Rosso con l’Ecce Puer. Le sculture completano il quadro: Martini, Fazzini, Basaldella, Cascella, Manzù, Mastroianni, Minguzzi e i fratelli Pomodoro. Oltre trecento opere, disposte con criterio, raccontano un secolo intero. C’è anche una sezione dedicata al design e all’arredo, che sorprende per varietà.

Il palazzo dentro il museo

Non si viene qui solo per i quadri. Il Palazzo Ricci è un’opera d’arte di per sé, con quattro piani collegati da uno scalone in pietra cornea di impronta vanvitelliana. Al piano nobile, il Salone delle feste e diverse sale conservano un ciclo di affreschi ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, realizzato tra fine Settecento e inizio Ottocento da artisti della scuola di Pompeo Batoni, Marco Benefial, Sebastiano Conca e seguaci di Carlo Maratta e Guido Reni. L’arredo spazia dallo stile Luigi XIV all’Impero. Al terzo piano c’è una cappellina con una tavola di Vittore Crivelli, La Pietà, probabile cimasa di un polittico smembrato. Nei sotterranei si aprono le grotte, con resti di costruzioni medievali; qui si trovava anche la neviera, e all’ingresso una grata lasciava passare la neve. La facciata, decorata a bugne trapezoidali e lesene binate, anticipa la nobiltà degli interni. Un dettaglio che pochi notano? Lo stemma con il riccio e la rosa d’oro.

Perché visitarlo

Ci sono almeno tre motivi per segnare il Museo Palazzo Ricci in un itinerario a Macerata. Primo: la collezione è una delle più complete e razionali sull’arte italiana del Novecento, con oltre trecento opere tra pittura e scultura. Non è una raccolta casuale, ma un percorso che chiarisce movimenti e protagonisti, dal Futurismo alla Pop Art. Secondo: il museo è ospitato in un palazzo nobiliare che conserva affreschi, arredi e una scala monumentale; la visita è quindi doppia, artistica e architettonica. Terzo: l’ingresso è libero e gratuito, e le visite guidate si prenotano per gruppi e scolaresche, anche fuori orario. In più ci sono biblioteca, bookshop e archivio storico, utili se vuoi approfondire. La gestione è affidata a Meridiana Snc e alla Fondazione Carima. Attenzione: le opere non si toccano, vanno mantenute a distanza e gli zaini si lasciano al guardaroba. Ma sono regole normali che non rovinano l’esperienza. Anzi, la rendono più ordinata.

Quando andare

Il momento migliore? Dipende da cosa cerchi. Se ami il silenzio, punta su una mattina tranquilla o su un pomeriggio di mezza stagione, quando Macerata è tranquilla e le sale non sono affollate. La luce che entra dalle finestre rende gli affreschi e i dipinti più caldi, soprattutto nel tardo pomeriggio. Nelle giornate calde il palazzo è fresco; in inverno è un rifugio accogliente. Evita, se puoi, le ore centrali delle giornate festive, quando qualche visitatore in più c’è sempre. Una nota pratica: gli orari possono variare nel corso dell’anno, quindi conviene controllare prima di partire. Le aperture sono spesso concentrate nel weekend, con chiusura il lunedì. Se scegli una giornata di pioggia, non è un problema: anzi, il museo è perfetto per passare qualche ora al coperto tra arte e architettura. E se trovi la sala vuota, fermati davanti a Treno in corsa: merita qualche minuto in più.

Nei dintorni

Se il Museo Palazzo Ricci ti ha messo appetito d’arte, il centro di Macerata offre altri due luoghi da abbinare. Il primo è Palazzo Buonaccorsi, sede dei Musei Civici: qui si trovano la biglietteria e un percorso che dialoga bene con la collezione del Novecento. Il secondo è l’Arena Sferisterio, l’imponente anfiteatro neoclassico che in estate ospita spettacoli e festival. Esiste anche un Biglietto Unico Macerata Musei che include Palazzo Buonaccorsi, l’Arena Sferisterio e, a scelta, Palazzo Ricci o il City Tour: un modo pratico per ottimizzare la visita. Per chi vuole restare in tema, una passeggiata nel centro storico tra piazze e palazzi nobiliari completa la giornata. Non serve correre: Macerata è compatta e si gira bene a piedi. E dopo tanto Novecento, una sosta in una caffetteria del centro ci sta tutta. Il City Tour è l’alternativa per chi vuole orientarsi in città. Insomma, arte e passeggio si combinano senza stress.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

All’ingresso c’è una grata che serviva a far scendere la neve nella neviera sotterranea, usata per conservare i cibi. Nei sotterranei si trovano due livelli di grotte, un tempo spazi freschi per le provviste. Curiosità: la copia de ‘Le Muse inquietanti’ di De Chirico del 1950 è considerata un falso d’autore, perché l’artista retrodatava le sue repliche.