Il Castello di San Pietro in Cerro è una rocca quattrocentesca in laterizio che domina la bassa Val d’Arda, in provincia di Piacenza, a metà strada tra Piacenza e Cremona. Costruito dalla famiglia Barattieri nel 1460 e completato nel 1491, è rimasto ben conservato perché non era la residenza principale, e oggi si visita con guida tra sale affrescate, sotterranei e collezioni. Fa parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.
– Trenta sale arredate con mobili d’epoca, due saloni d’onore, le cucine e le prigioni.
– Sala delle Armi con oltre 500 pezzi: sciabole, fucili e curiosità come la pistola più piccola del mondo.
– MiM – Museum in Motion nel sottotetto, con oltre 1.600 opere d’arte contemporanea esposte a rotazione.
– Guerrieri di Xi’an nei sotterranei: 40 copie a grandezza naturale autenticate dal governo cinese.
Una rocca che sembra una cartolina, ma non lo è
Ci sono castelli che sembrano cartoline e altri che ti prendono di sorpresa. Il Castello di San Pietro in Cerro sta nel secondo gruppo: lo trovi in mezzo alla campagna della bassa Val d’Arda, al confine tra le province di Piacenza, Parma e Cremona, e da fuori è tutto in laterizio, austero e compatto, con il mastio in faccia e due torrioni rotondi sul lato nord. Poi entri nel cortile e cambia tutto: un doppio loggiato quattrocentesco che rende leggiadro quello che sembrava solo una fortezza. È una rocca che è stata anche dimora di campagna, e si sente. Fa parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli, è di proprietà privata e si visita solo con visita guidata su prenotazione: pochi gruppi, nessuna ressa, che secondo me è il modo giusto per goderselo.
Cenni storici: i Barattieri e le armi da fuoco
Il nome da ricordare è
Bartolomeo Barattieri, giureconsulto e ambasciatore di Piacenza: nel
1446 acquistò il feudo da Bianca Maria Visconti e intorno al
1460 avviò il cantiere della rocca, probabilmente sui resti di una struttura più antica, di cui restano tracce di fossato e rivellino. Qui la Val d’Arda era terra di confine, avamposto piacentino contro le scorrerie dei cremonesi. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 si aggiornarono le difese: al mastio si affiancarono due torri rotonde per il controllo a tutto tondo, con cannoniere e feritoie protette da ventiere. Il cantiere si chiuse nel
1491, come attesta un’epigrafe in pietra nel cortile. I Barattieri tennero il castello quasi cinquecento anni, fino al
1993, quando passò agli Spaggiari; proprio perché non era la residenza principale, è arrivato a noi quasi intatto.
- 1446 – Barattieri acquista il feudo da Bianca Maria Visconti
- 1460 – avvio del cantiere della rocca
- 1491 – l’epigrafe attesta la fine dei lavori
- 1993 – il castello passa alla famiglia Spaggiari
- 2001 – nasce il MiM nel sottotetto
- 2013 – i Guerrieri di Xi’an nei sotterranei
- 2017 – apre la Sala delle Armi
Trenta sale, due saloni, le cucine e le prigioni
La visita guidata copre piano terra, piano nobile, Sala delle Armi, MiM e sotterranei. Si parte dal Cortile dei Cavalieri e da lì si sale: oltre trenta sale arredate con mobili d’epoca, affreschi e soffitti a cassettone, più due saloni d’onore (il grande e il Salone Rosa), la Sala della Musica, la camera da letto e la Sala Cinese. Non mancano gli ambienti di servizio: le cucine e le prigioni, che dicono molto su come si viveva qui. Dal loggiato si entra nella Biblioteca storica, oltre duemila volumi soprattutto di storia piacentina, con qualche cinquecentina; di solito è chiusa, ma si può consultare su appuntamento. Curiosità che mi ha colpito: sulla torre c’è ancora il grafico usato dai tiratori per prendere la mira, trovato durante i restauri, un unicum tra i castelli del Ducato.
Sala delle Armi, MiM e Guerrieri di Xi’an
Qui dentro c’è più di un museo. La Sala delle Armi, aperta nel 2017, raccoglie oltre 500 pezzi: pistole dal Seicento al primo Novecento, fucili, sciabole, spade, alabarde e pugnali, con armi giapponesi, nepalesi e indiane e una sezione sulle guerre coloniali italiane in Abissinia. Ci sono la pistola più piccola del mondo, quelle per giocatori d’azzardo, una nascosta in un bastone da passeggio e perfino un antifurto da sparo. Nel sottotetto, lungo il percorso di ronda, il MiM – Museum in Motion espone arte del secondo dopoguerra, con attenzione agli artisti piacentini: la collezione supera le 1.600 opere e l’allestimento ne ruota solo una parte per volta. Nei sotterranei, la mostra Cina Millenaria con i Guerrieri di Xi’an: quaranta statue di terracotta a grandezza naturale, copie autorizzate e autenticate dal governo cinese degli originali del III secolo a.C.
Il parco, la Locanda e il fantasma di Agata
Il castello è circondato da un parco di oltre 20.000 metri quadri con alberi secolari e opere d’arte contemporanea sparse: il fossato è stato riempito proprio per ricavare il giardino. Dentro il parco, nelle ex scuderie, c’è la Locanda del Re Guerriero, dodici suites con mobili d’antiquariato e opere del MiM: si può dormire praticamente dentro la visita. Il castello ospita matrimoni con rito civile dal 2016, eventi, concerti e cene; gli spazi per eventi sono una decina, per un totale di circa 300 posti. E poi c’è la leggenda, quella del fantasma di Agata, giovane serva innamorata di uno scudiero, contesa da un conte, finita con un delitto, un’impiccagione e un salto dalla torre più alta. Storia romantica e un po’ truce, ma è il dettaglio che ti fa guardare le torri con occhi diversi.
Perché visitarlo
Primo motivo: in un solo giro vedi cose che di solito stanno in tre musei diversi, cioè un’armeria con cinquecento pezzi, una collezione di arte contemporanea con oltre 1.600 opere e quaranta guerrieri di terracotta. Secondo: la struttura è quasi intatta, senza rifacimenti invadenti, perché i Barattieri la usavano come residenza di campagna e non ci hanno messo mano più di tanto. Terzo, il lato pratico: si entra solo con visita guidata su prenotazione, quindi niente folla e nessuna fretta, e se ti interessa la storia locale puoi chiedere di consultare la biblioteca su appuntamento. Aggiungo una cosa per chi viaggia con i cani: il castello è pet-friendly e offre un servizio di dog-sitting gratuito, da prenotare.
Quando andare
Non aspettarti un posto aperto tutti i giorni: si visita la domenica e nei festivi da marzo a novembre, su prenotazione, con ingressi a fasce di orario. Se posso scegliere, la mia indicazione è la prima fascia del mattino: la luce che entra nei saloni e nel cortile è quella giusta e il gruppo è più piccolo. Come periodo preferisco la primavera inoltrata, quando il parco è verde e si sta bene anche fuori, oppure l’inizio dell’autunno, con il viale alberato che cambia colore. Le giornate di festa come Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno e 15 agosto sono le più richieste: se punti a quelle, prenota con anticipo. Il parcheggio per auto e bus è a pochi passi dall’ingresso.
Nei dintorni
Restando in zona si può allungare la giornata con un paio di tappe che hanno senso con questa visita. Cortemaggiore è il borgo più vicino e si gira a piedi, tra portici e piazza: perfetto per un giro lento prima o dopo il castello. Se ti piacciono i luoghi un po’ costruiti ad arte, Grazzano Visconti è un borgo neomedievale con il Museo delle Cere, e quel biglietto rientra tra le convenzioni che danno diritto al ridotto al castello. C’è anche il Labirinto della Masone, altra convenzione valida per il ridotto. Insomma, il consiglio è di tenere a portata di mano il Passaporto del Ducato: tra castelli del circuito e strutture convenzionate, il ridotto arriva più volte.