Introduzione: un viaggio nel tempo tra gli ulivi
A pochi chilometri da Bisceglie, tra ulivi secolari, si nasconde uno dei megaliti più impressionanti d’Europa: il Dolmen della Chianca. Scoperto nel 1909, questo monumento funerario dell’età del Bronzo ti fa sentire la storia sotto i piedi. La sua struttura a galleria, con lastroni calcarei che pesano tonnellate, ti lascia senza fiato. Non è solo una tomba: è un luogo carico di mistero, dove il vento tra gli ulivi sembra sussurrare storie antiche. Visitarlo è un’esperienza che mescola archeologia, natura e un pizzico di magia.
Cenni storici: dalla preistoria a oggi
Il Dolmen della Chianca risale al Bronzo Medio (XVI-XV secolo a.C.), quando veniva usato come sepolcro collettivo. Scoperto il 6 agosto 1909 dall’abate Francesco Samarelli, gli scavi successivi (1910) di Michele Gervasio hanno restituito undici scheletri, ceramiche e oggetti in bronzo e ambra. Nel
2011 l’UNESCO lo ha dichiarato ‘Monumento Testimone di Pace’. Fino al 2006 ha ospitato il Festival dei Popoli del Mediterraneo. Oggi è meta di visite guidate dall’Archeoclub.
- III millennio a.C.: Costruzione del dolmen
- 6 agosto 1909: Scoperta da Samarelli
- 1910: Primi scavi scientifici
- 1993-2006: Festival dei Popoli del Mediterraneo
- 2011: Riconoscimento UNESCO come testimone di pace
Un capolavoro di ingegneria preistorica
Il Dolmen della Chianca è una tomba a galleria composta da un corridoio (dromos) lungo 7,50 metri e una cella alta 1,80 metri, coperta da una lastra calcarea di 3,85 x 2,40 metri. I lastroni verticali, infissi nel terreno, erano originariamente nascosti da un tumulo di pietrame di circa 30 metri di circonferenza, oggi quasi scomparso. La precisione con cui furono assemblate queste enormi pietre, del peso di diverse tonnellate, è sorprendente. Il lastrone di sinistra presenta due piccole aperture, forse per rituali legati all’anima del defunto. Passeggiando tra gli ulivi, non puoi non chiederti come facessero, senza macchinari, a sollevare quei massi.
Rituali funerari e leggende
All’interno furono trovati undici scheletri in posizione fetale, insieme a ossa di animali e un focolare circolare con cenere e carbone. Due scheletri erano rannicchiati, altri spostati per far posto a nuove sepolture. Il corredo funerario includeva vasi, un pendaglio in bronzo e grani d’ambra, oggi al Museo Archeologico di Bari. Secondo la tradizione, il dolmen era considerato un luogo di fate e spiriti nel Medioevo. Le due fessure nel lastrone? Forse per far volare via l’anima. O per far colare il sangue dei sacrifici? Gli archeologi escludono sacrifici umani, ma il mistero resta.
Tre buoni motivi per non perdertelo
Primo: è uno dei dolmen meglio conservati d’Europa, un vero gioiello dell’archeologia preistorica. Secondo: l’atmosfera è unica, incastonato tra ulivi secolari, lontano dal caos. Terzo: le visite guidate dell’Archeoclub svelano dettagli che da soli non noteresti, come le tracce del focolare rituale e le fessure enigmatiche. E poi, sapere che l’UNESCO lo considera un monumento di pace rende il tutto ancora più speciale.
Il momento migliore per una visita
Ti consiglio il tardo pomeriggio, quando il sole calante illumina le pietre di una luce dorata. Il silenzio degli ulivi e il frinire dei grilli creano un’atmosfera quasi sacra. Evita le ore centrali d’estate: il caldo pugliese può essere intenso. La primavera e l’autunno sono ideali, con temperature miti e la natura in fiore o dai colori caldi. In inverno, il vento tra le pietre amplifica il senso di mistero.
Cosa vedere nei dintorni
A pochi chilometri, visita il Pulo di Molfetta, una dolina carsica spettacolare. Oppure fai un salto a Bisceglie per il suo centro storico medievale e il porto. Se ami i megaliti, non perderti il Dolmen di Albarosa e il Dolmen della Masseria Frisari, nello stesso territorio. Per un tuffo nella storia, il Museo Archeologico di Bari conserva i reperti del dolmen.