Monte Legnoncino: trekking panoramico da Sueglio
La salita da Sueglio al Monte Legnoncino è uno di quei trekking che restano impressi: non sarà il Legnone, ma il cosiddetto “piccolo Legnone” regala una balconata sull’Alto Lario difficile da battere. Si parte dal borgo in Valvarrone e si sale tra vicoli, mulattiere e boschi, con il laghetto di Artesso come prima pausa. Poi arrivano le trincee della Linea Cadorna, le cannoniere e la galleria ex militare: storia della Prima guerra mondiale a cielo aperto. Ai Roccoli Lorla lo stagno, il rifugio e i larici preparano all’ultimo tratto, fino alla chiesetta di San Sfirio e alla croce di vetta. Il panorama spazia sul Lago di Como, sul Monte Legnone, sulla Valchiavenna e sulla Valtellina. Non è un percorso banale: da Sueglio richiede allenamento, ma ripaga con scorci continui e un finale davvero panoramico.
Cenni storici
Il Monte Legnoncino custodisce una storia militare e una devozione popolare. La
chiesetta di San Sfirio fu costruita nel
1771; secondo la leggenda, Sfirio scelse questa cima per vivere in solitudine e comunicava con i fratelli tramite fuochi notturni. Nella parrocchiale di San Martino a Sueglio sono conservate reliquie attribuite al santo. Tra la fine dell’Ottocento e la Prima guerra mondiale fu realizzata la
Linea Cadorna, il sistema difensivo dell’Alto Lario: trincee, piazzole per mitragliatrici, postazioni in caverna, osservatori e gallerie. Molte strutture non furono mai usate in combattimento, ma restano leggibili nel paesaggio. Oggi il percorso le collega con pannelli e sentieri militari. Timeline:
- 1771: costruzione della chiesetta di San Sfirio.
- 1899-1918: realizzazione della Linea Cadorna.
- Prima guerra mondiale: postazioni e osservatori sul Legnoncino.
- Oggi: trincee e gallerie visitabili lungo il trekking.
Da Sueglio ad Artesso: primo assaggio di Lario
Da Sueglio si parte vicino al municipio, poco distante dalla fermata dell’autobus e dai parcheggi. I vicoli salgono rapidi, poi il tracciato entra nel bosco e incrocia più volte la strada carrozzabile. Nei primi tratti le indicazioni non sono abbondanti: meglio tenere la traccia sott’occhio. Si raggiungono le baite e i prati di Loco Tocco, quindi il laghetto di Artesso, con fontana e area di sosta. Qui si stacca il percorso delle cannoniere di Artesso, con cartelli che raccontano le postazioni della Prima guerra mondiale. Poco sopra c’è il Roccolo di Artessio, usato per l’inanellamento degli uccelli migratori. Proseguendo si arriva al Rifugio Bellano e al “sentierone delle trincee”: trincee, piazzole per mitragliatrice e appostamenti in caverna si susseguono tra larici e scorci sul Lario. La galleria ex militare è restaurata e aperta, ma una torcia può servire.
Roccoli Lorla, San Sfirio e la vetta
Dopo le trincee si arriva ai Roccoli Lorla, dove c’è un piccolo stagno e l’omonimo rifugio, base utile anche per la fontana. Lo stagno è popolato da anfibi: rospi e rane si notano soprattutto nei tratti umidi. Da qui si può salire su una strada militare a tornanti, piacevole e panoramica, oppure su un sentiero più ripido nel bosco di larici. Superata la galleria, un passaggio leggermente esposto porta alla cresta e alla chiesetta di San Sfirio, costruita nel 1771. Con prudenza si prosegue tra le rocce fino alla croce di vetta, dove ci sono anche una madonnina e il cippo topografico. Il panorama è a 360°: Monte Legnone, Pizzo Tre Signori, Valvarrone, Val Chiavenna, Alto Lario, Bregagno, Pizzo Badile e, nelle giornate terse, il Monte Rosa.
Perché visitarlo
Ci sono almeno tre motivi concreti per salire al Legnoncino. Il primo è il panorama: pochi trekking in zona offrono un colpo d’occhio così completo su Lago di Como, Pian di Spagna, Lago Mezzola e Alpi. Il secondo è la storia a portata di scarpa: trincee, cannoniere, gallerie e osservatori della Linea Cadorna si toccano lungo il cammino, senza bisogno di musei. Il terzo è la flessibilità: si può partire da Sueglio per un itinerario più lungo e allenante, oppure da Artesso o dai Roccoli Lorla per una salita più breve, adatta anche a famiglie e cani. I rifugi, quando aperti, offrono ristoro; in vetta ci sono tavoli da picnic. Non aspettatevi una montagna solitaria: nei weekend la strada per i Roccoli Lorla è stretta e affollata. Però, appena si cammina, il Lario prende il sopravvento.
Quando andare
Il momento che preferisco è una giornata limpida con luce radente, al mattino presto o nel tardo pomeriggio: il Lago di Como si apre sotto la cresta e il Monte Legnone sembra più vicino. In autunno i boschi di castagni e larici cambiano colore e l’aria è spesso tersa; in primavera la neve residua può rendere scivolosi i tratti ombrosi. D’estate meglio evitare le ore centrali, perché la salita è lunga e poco riparata nei tratti aperti. Dopo una nevicata il paesaggio è splendido, ma servono ramponcini e un po’ di esperienza. Se il cielo è nuvoloso, il rischio è di arrivare in vetta dentro la nebbia: controllate il meteo e scegliete una finestra stabile. La luce migliore per fotografare il Lario? Secondo me dal tardo pomeriggio, quando i colori si scaldano.
Nei dintorni
Se vi resta tempo, il borgo di Sommafiume è una propaggine tranquilla da inserire nella discesa: alcune varianti ad anello ci passano, ma i sentieri sono ripidi e poco battuti. Un’altra idea è chiudere la giornata sul lungolago di Dervio o verso Colico, guardando dall’alto i luoghi appena visti dalla vetta. Più che un “dintorno” classico, è il contesto giusto per capire la geografia del Lario: il Pian di Spagna, il Lago Mezzola e l’imbocco della Valchiavenna si leggono bene dal Legnoncino e poi dal basso. Io terrei anche una sosta al Rifugio Roccoli Lorla se è aperto: non è garantito, quindi meglio portare acqua e provviste. La zona è perfetta per abbinare trekking e una passeggiata facile, senza correre.