Villa Lante è a Bagnaia, a 5 km da Viterbo, ed è uno dei capolavori del manierismo italiano del XVI secolo. La visita include le logge delle due palazzine gemelle, il giardino all’italiana su terrazze con fontane e giochi d’acqua, e una parte del bosco di 12 ettari. Biglietti: intero €5, ridotto €2 (18-25 anni), gratuito la prima domenica da ottobre a marzo; meglio prenotare.
– Fontana dei Mori del Giambologna
– Mensa del Cardinale con ruscello
– Due casini affrescati: Gambara e Montalto
– Giochi d’acqua e terrazze panoramiche
Introduzione – Villa Lante a Viterbo: giardini e giochi d’acqua
A Bagnaia, frazione di Viterbo, c’è un luogo che sembra uscito da un disegno rinascimentale: Villa Lante. Non aspettatevi un unico palazzo: qui la sorpresa è tutta nel giardino. Due palazzine gemelle, quasi identiche, si guardano da lati opposti di un parterre di bosso, mentre l’acqua scende lungo le terrazze con fontane, cascate e giochi d’acqua. È uno dei più famosi giardini all’italiana del XVI secolo, manierista e “a sorpresa”, insieme a Bomarzo. Nel 2011 è stato votato Parco più bello d’Italia. L’impatto è scenografico ma anche intimo: si cammina tra lecci, platani e querce, con l’acqua che accompagna ogni passo. Il complesso è di proprietà dello Stato e gestito dalla Direzione Regionale Musei del Lazio. Per me la magia sta nei dettagli: il tavolo con ruscello per raffreddare il vino, le grotte artificiali, la fontana dei Mori. Un posto che merita tempo, scarpe comode e curiosità.
Cenni storici
La storia di Villa Lante inizia nel
1511, quando la costruzione fu avviata per volere del cardinale
Gianfrancesco Gambara. I lavori terminarono intorno al
1566. L’ideazione è attribuita a
Jacopo Barozzi da Vignola, anche se manca documentazione contemporanea; per le opere idrauliche arrivò da Siena
Tommaso Ghinucci, con consulenza di Pirro Ligorio. Dopo la morte di Gambara, nel 1587, il cardinale Alessandro Peretti di Montalto completò il progetto e fece costruire la seconda palazzina (1611-1613). Nel XVII secolo la villa passò a
Ippolito Lante Montefeltro della Rovere, I duca di Bomarzo, da cui il nome attuale. Nel 2011 è stata votata Parco più bello d’Italia e nel 2014 le è stata dedicata una moneta commemorativa. Oggi è di proprietà dello Stato e dal dicembre 2014 è gestita dal Polo Museale del Lazio, ora Direzione Regionale Musei del Lazio.
- 1511: avvio della costruzione.
- 1566: completamento per il cardinale Gambara.
- 1568-1578: Palazzina Gambara.
- 1587: morte di Gambara.
- 1611-1613: Palazzina Montalto.
- XVII secolo: passa agli Lante.
- 2011: Parco più bello d’Italia.
Un giardino d’acqua su terrazze
Il vero spettacolo di Villa Lante è il giardino, un sistema di terrazze collegato dall’acqua. L’ingresso conduce alla Fontana del Pegaso (1588), con il cavallo alato, le Muse e Apollo. Poi si apre il Quadrato dei Mori, con al centro la Fontana dei Mori, tradizionalmente attribuita al Giambologna: quattro figure a grandezza naturale reggono la montagna araldica dei Montalto, sormontata da un getto a stella. Salendo si incontrano la Fontana dei Lumini, le grotte artificiali di Venere e Nettuno, la Mensa del Cardinale – un tavolo di pietra con acqua corrente per tenere fresche bevande e frutta – e la Fontana dei Giganti, che rappresenta l’Arno e il Tevere. Non mancano la Fontana del Gambero, la Fontana dei Delfini e, in alto, la Fontana del Diluvio, una grotta con sei aperture da cui l’acqua gocciola. L’acqua arriva da una fonte naturale dei Monti Cimini e scende per gravità. Un percorso simbolico e sensoriale, difficile da dimenticare.
Le due palazzine gemelle e gli affreschi
Villa Lante non è una villa unica, ma due palazzine gemelle: la Palazzina Gambara e la Palazzina Montalto. Sono quasi identiche, eppure costruite a circa trent’anni di distanza. La prima, voluta dal cardinale Gambara, fu realizzata tra il 1568 e il 1578; la seconda, aggiunta da Alessandro Peretti di Montalto, tra il 1611 e il 1613. Entrambe hanno pianta quadrata, una piccola torre, logge a tre arcate bugnate e un piano nobile con finestre più piccole. Le differenze si vedono dentro: nella Palazzina Gambara ci sono affreschi di Antonio Tempesta, Raffaellino da Reggio, Girolamo Muziano e altri; la Sala della Caccia e della Pesca è attribuita a Tempesta. La Palazzina Montalto mescola stucchi, arazzi, dipinti, soffitto a cassettoni e trompe-l’oeil del Cavalier d’Arpino e Agostino Tassi. Di norma sono visitabili le logge; il piano nobile della Gambara si visita su prenotazione il mercoledì, quello della Montalto in giorni specifici. Verificate sempre il calendario.
Nel bosco: giardini segreti e ghiacciaia
Oltre il giardino all’italiana si apre un bosco di 12 ettari (in un parco che supera i 20 ettari) con lecci secolari, platani e querce. Qui un tempo c’erano fontane oggi scomparse, come la Fontana delle Ghiande, che evocava l’Età dell’Oro di Ovidio, e quella di Bacco, legata al vino che scorre nei ruscelli. Il percorso tra ombra e pietra è più quieto, ma riserva sorprese: giardini segreti, labirinti, topiarie e una ghiacciaia cilindrica interrata per quasi 10 metri, costruita all’inizio del Seicento per conservare neve e ghiaccio. Ci sono anche due piccoli casini che formano un teatro delle acque. È la parte che molti trascurano, ma per me è quella che fa capire quanto il progetto di Vignola e Ghinucci fosse pensato per stupire passo dopo passo. Portate scarpe comode e acqua: il dislivello si sente, ma il silenzio del bosco ripaga.
Perché visitarlo
Ci sono almeno tre motivi per mettere Villa Lante in un itinerario nel Lazio. Primo: è uno dei giardini all’italiana più compiuti del Cinquecento, con un uso dell’acqua che non è solo decorativo ma strutturale. Le fontane, le cascate e i giochi d’acqua accompagnano tutto il percorso e rendono la visita diversa da qualsiasi giardino “da cartolina”. Secondo: le due palazzine gemelle sono una scelta architettonica rara, che sdoppia la residenza per lasciare più spazio al verde. Terzo: il biglietto è accessibile – intero €5, ridotto €2 – e la visita si adatta a una gita breve o a un pomeriggio lento. Attenzione: fino alla primavera 2026 sono in corso lavori PNRR che possono limitare alcune aree e lasciare qualche fontana senz’acqua; il biglietto è ridotto. Meglio informarsi prima. Per chi ama arte, acqua e paesaggio, resta una tappa imperdibile.
Quando andare
Non c’è un momento perfetto per tutti, ma io sceglierei la prima mattina o il tardo pomeriggio, quando la luce è radente e l’acqua sembra brillare di più. A mezzogiorno, soprattutto in estate, il percorso in salita tra le terrazze può essere afoso: meglio evitare le ore centrali. Anche in primavera e autunno il giardino dà il meglio, con temperature miti e colori più morbidi; in inverno, se capita una giornata limpida, il bosco ha un fascino silenzioso e malinconico. Se possibile, evitate il pieno weekend: l’ingresso è contingentato e il parterre dei Mori merita di essere guardato senza ressa. Controllate sempre il calendario: gli orari sono stagionali e chiusi il lunedì, e i lavori PNRR possono modificare l’accesso ad alcune fontane. Un consiglio pratico? Tenete la Fontana del Diluvio per la fine, così la discesa vi sembrerà un’altra visita.
Nei dintorni
Villa Lante è a Bagnaia, nel comune di Viterbo: vale la pena fermarsi nel centro storico medievale, tra palazzi e la zona di San Pellegrino. Nelle vicinanze ci sono anche Vitorchiano, borgo di peperino, e Soriano nel Cimino, alle porte dei Monti Cimini. Se il tema è il manierismo, un’altra tappa naturale è Caprarola, con Palazzo Farnese, opera dello stesso Vignola: il confronto con Villa Lante è illuminante. Per gli amanti dei giardini “a sorpresa”, anche Bomarzo è un riferimento. Non metto distanze o tempi: la zona si esplora con calma, magari dividendo la giornata tra acqua, bosco e borghi. Portate con voi scarpe comode e la voglia di deviare dal percorso principale.