Castello di San Pietro in Cerro: rocca e musei in Val d’Arda

Il Castello di San Pietro in Cerro è una rocca quattrocentesca in laterizio che domina la bassa Val d’Arda, in provincia di Piacenza, a metà strada tra Piacenza e Cremona. Costruito dalla famiglia Barattieri nel 1460 e completato nel 1491, è rimasto ben conservato perché non era la residenza principale, e oggi si visita con guida tra sale affrescate, sotterranei e collezioni. Fa parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli.
Trenta sale arredate con mobili d’epoca, due saloni d’onore, le cucine e le prigioni.
Sala delle Armi con oltre 500 pezzi: sciabole, fucili e curiosità come la pistola più piccola del mondo.
MiM – Museum in Motion nel sottotetto, con oltre 1.600 opere d’arte contemporanea esposte a rotazione.
Guerrieri di Xi’an nei sotterranei: 40 copie a grandezza naturale autenticate dal governo cinese.


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Castello di San Pietro in Cerro: rocca e musei in Val d'Arda
Rocca quattrocentesca dei Barattieri in Val d’Arda: trenta sale arredate, la Sala delle Armi, il MiM e i Guerrieri di Xi’an. Aperta la domenica e i festivi da marzo a novembre, su prenotazione.

Cose da sapere


Una rocca che sembra una cartolina, ma non lo è

Ci sono castelli che sembrano cartoline e altri che ti prendono di sorpresa. Il Castello di San Pietro in Cerro sta nel secondo gruppo: lo trovi in mezzo alla campagna della bassa Val d’Arda, al confine tra le province di Piacenza, Parma e Cremona, e da fuori è tutto in laterizio, austero e compatto, con il mastio in faccia e due torrioni rotondi sul lato nord. Poi entri nel cortile e cambia tutto: un doppio loggiato quattrocentesco che rende leggiadro quello che sembrava solo una fortezza. È una rocca che è stata anche dimora di campagna, e si sente. Fa parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli, è di proprietà privata e si visita solo con visita guidata su prenotazione: pochi gruppi, nessuna ressa, che secondo me è il modo giusto per goderselo.

Cenni storici: i Barattieri e le armi da fuoco

Il nome da ricordare è Bartolomeo Barattieri, giureconsulto e ambasciatore di Piacenza: nel 1446 acquistò il feudo da Bianca Maria Visconti e intorno al 1460 avviò il cantiere della rocca, probabilmente sui resti di una struttura più antica, di cui restano tracce di fossato e rivellino. Qui la Val d’Arda era terra di confine, avamposto piacentino contro le scorrerie dei cremonesi. Dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 si aggiornarono le difese: al mastio si affiancarono due torri rotonde per il controllo a tutto tondo, con cannoniere e feritoie protette da ventiere. Il cantiere si chiuse nel 1491, come attesta un’epigrafe in pietra nel cortile. I Barattieri tennero il castello quasi cinquecento anni, fino al 1993, quando passò agli Spaggiari; proprio perché non era la residenza principale, è arrivato a noi quasi intatto.

  • 1446 – Barattieri acquista il feudo da Bianca Maria Visconti
  • 1460 – avvio del cantiere della rocca
  • 1491 – l’epigrafe attesta la fine dei lavori
  • 1993 – il castello passa alla famiglia Spaggiari
  • 2001 – nasce il MiM nel sottotetto
  • 2013 – i Guerrieri di Xi’an nei sotterranei
  • 2017 – apre la Sala delle Armi

Trenta sale, due saloni, le cucine e le prigioni

La visita guidata copre piano terra, piano nobile, Sala delle Armi, MiM e sotterranei. Si parte dal Cortile dei Cavalieri e da lì si sale: oltre trenta sale arredate con mobili d’epoca, affreschi e soffitti a cassettone, più due saloni d’onore (il grande e il Salone Rosa), la Sala della Musica, la camera da letto e la Sala Cinese. Non mancano gli ambienti di servizio: le cucine e le prigioni, che dicono molto su come si viveva qui. Dal loggiato si entra nella Biblioteca storica, oltre duemila volumi soprattutto di storia piacentina, con qualche cinquecentina; di solito è chiusa, ma si può consultare su appuntamento. Curiosità che mi ha colpito: sulla torre c’è ancora il grafico usato dai tiratori per prendere la mira, trovato durante i restauri, un unicum tra i castelli del Ducato.

Sala delle Armi, MiM e Guerrieri di Xi’an

Qui dentro c’è più di un museo. La Sala delle Armi, aperta nel 2017, raccoglie oltre 500 pezzi: pistole dal Seicento al primo Novecento, fucili, sciabole, spade, alabarde e pugnali, con armi giapponesi, nepalesi e indiane e una sezione sulle guerre coloniali italiane in Abissinia. Ci sono la pistola più piccola del mondo, quelle per giocatori d’azzardo, una nascosta in un bastone da passeggio e perfino un antifurto da sparo. Nel sottotetto, lungo il percorso di ronda, il MiM – Museum in Motion espone arte del secondo dopoguerra, con attenzione agli artisti piacentini: la collezione supera le 1.600 opere e l’allestimento ne ruota solo una parte per volta. Nei sotterranei, la mostra Cina Millenaria con i Guerrieri di Xi’an: quaranta statue di terracotta a grandezza naturale, copie autorizzate e autenticate dal governo cinese degli originali del III secolo a.C.

Il parco, la Locanda e il fantasma di Agata

Il castello è circondato da un parco di oltre 20.000 metri quadri con alberi secolari e opere d’arte contemporanea sparse: il fossato è stato riempito proprio per ricavare il giardino. Dentro il parco, nelle ex scuderie, c’è la Locanda del Re Guerriero, dodici suites con mobili d’antiquariato e opere del MiM: si può dormire praticamente dentro la visita. Il castello ospita matrimoni con rito civile dal 2016, eventi, concerti e cene; gli spazi per eventi sono una decina, per un totale di circa 300 posti. E poi c’è la leggenda, quella del fantasma di Agata, giovane serva innamorata di uno scudiero, contesa da un conte, finita con un delitto, un’impiccagione e un salto dalla torre più alta. Storia romantica e un po’ truce, ma è il dettaglio che ti fa guardare le torri con occhi diversi.

Perché visitarlo

Primo motivo: in un solo giro vedi cose che di solito stanno in tre musei diversi, cioè un’armeria con cinquecento pezzi, una collezione di arte contemporanea con oltre 1.600 opere e quaranta guerrieri di terracotta. Secondo: la struttura è quasi intatta, senza rifacimenti invadenti, perché i Barattieri la usavano come residenza di campagna e non ci hanno messo mano più di tanto. Terzo, il lato pratico: si entra solo con visita guidata su prenotazione, quindi niente folla e nessuna fretta, e se ti interessa la storia locale puoi chiedere di consultare la biblioteca su appuntamento. Aggiungo una cosa per chi viaggia con i cani: il castello è pet-friendly e offre un servizio di dog-sitting gratuito, da prenotare.

Quando andare

Non aspettarti un posto aperto tutti i giorni: si visita la domenica e nei festivi da marzo a novembre, su prenotazione, con ingressi a fasce di orario. Se posso scegliere, la mia indicazione è la prima fascia del mattino: la luce che entra nei saloni e nel cortile è quella giusta e il gruppo è più piccolo. Come periodo preferisco la primavera inoltrata, quando il parco è verde e si sta bene anche fuori, oppure l’inizio dell’autunno, con il viale alberato che cambia colore. Le giornate di festa come Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno e 15 agosto sono le più richieste: se punti a quelle, prenota con anticipo. Il parcheggio per auto e bus è a pochi passi dall’ingresso.

Nei dintorni

Restando in zona si può allungare la giornata con un paio di tappe che hanno senso con questa visita. Cortemaggiore è il borgo più vicino e si gira a piedi, tra portici e piazza: perfetto per un giro lento prima o dopo il castello. Se ti piacciono i luoghi un po’ costruiti ad arte, Grazzano Visconti è un borgo neomedievale con il Museo delle Cere, e quel biglietto rientra tra le convenzioni che danno diritto al ridotto al castello. C’è anche il Labirinto della Masone, altra convenzione valida per il ridotto. Insomma, il consiglio è di tenere a portata di mano il Passaporto del Ducato: tra castelli del circuito e strutture convenzionate, il ridotto arriva più volte.

Itinerari nei dintorni


💡 Forse non sapevi che…

Tra le mura aleggia la leggenda del fantasma di Agata, la giovane serva che, dopo la morte dello scudiero amato, si gettò dalla torre più alta. Un dettaglio davvero curioso: sulla torre è conservato un raro grafico usato dai tiratori per prendere la mira, scoperto durante i restauri e considerato un unicum tra i castelli del Ducato.