Castello di Gropparello: rocca, parco e leggende

Castello di Gropparello domina la Val Vezzeno su un picco di roccia ofiolitica, a pochi minuti da Piacenza: è una rocca guelfa con mastio dell’XI-XII secolo, ponte levatoio, camminamenti e sale arredate. La visita guidata attraversa la dimora storica, il cortile, la terrazza panoramica e le antiche cucine; nel parco di 20 ettari si trovano il Museo della Rosa Nascente e il Parco delle Fiabe. Si può completare con la Taverna medievale e la suite nella Torre del Barbagianni.
• Visite guidate in italiano, inglese e francese.
• Parco delle Fiabe per bambini dai 3 ai 12 anni.
• Museo della Rosa Nascente con oltre 1000 rose.
• Taverna medievale e pernottamento in suite.


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Copertina itinerario Castello di Gropparello: rocca, parco e leggende
Rocca guelfa su un picco ofiolitico nella Val Vezzeno: visite guidate tra mastio, ponte levatoio, sale arredate, Museo della Rosa Nascente, Parco delle Fiabe e Taverna medievale a Gropparello (PC).

Cose da sapere


Castello di Gropparello: rocca, parco e leggende

Il Castello di Gropparello appare all’improvviso sopra l’orrido del Vezzeno, come se la roccia ofiolitica l’avesse partorito. Siamo in provincia di Piacenza, sulla sommità di un picco che domina la Val Vezzeno: sotto scorre il torrente, intorno boschi e calanchi. È una rocca guelfa con merlature, torri, ponte levatoio e un mastio centrale che si visita solo con guida. Dentro, sale arredate, camini monumentali e cucine scavate nella roccia; fuori, un parco di circa 20 ettari con il Museo della Rosa Nascente e il Parco delle Fiabe, primo parco emotivo d’Italia. L’atmosfera è sospesa: qui le leggende sembrano più credibili della storia. E la Taverna medievale, con i suoi piatti piacentini, chiude il cerchio.

Cenni storici

Le origini sono antiche e stratificate: si parte da un castrum romano a difesa della via per Veleia e da una fortificazione altomedievale. Nell’810 Carlo Magno assegnò la giurisdizione al vescovo di Piacenza Giuliano II. Nel Duecento la rocca, guelfa, fu attaccata più volte dai ghibellini: nel 1255 Oberto II Pallavicino la espugnò e fece abbattere la cinta; nel 1260 la battaglia dei 400 fanti vide vincere i guelfi. Nel 1599 Ranuccio I Farnese investì Marcantonio Anguissola del titolo di conte di Gropparello; il ramo si estinse nel 1848. Nel 1869 il conte Ludovico Marazzani Visconti Terzi affidò il restauro a Camillo Guidotti, che introdusse elementi neogotici. Dal 1994 la famiglia Gibelli lo abita e lo apre al pubblico.

  • II-III sec. a.C. castrum romano
  • 810 donazione carolingia
  • 1255-1260 lotte guelfo-ghibelline
  • 1599 feudo Anguissola
  • 1869 restauro neogotico
  • 1994 apertura famiglia Gibelli

Sul filo dell’orrido: architettura e sale

La pianta è irregolare, adattata al ciglio della rupe. Il cuore è il mastio rettangolare dell’XI-XII secolo, su tre livelli, con terrazza per l’avvistamento. Accanto si alza una torre quadrata con merlatura guelfa; il corpo centrale collega torrioni e torrione d’ingresso. La visita guidata percorre i camminamenti esterni, protetti da corrimano, con vista sullo strapiombo del Vezzeno: qui il paesaggio è parte della fortificazione. Dentro si passa dalla sala delle armi alla sala da pranzo, con un camino del XVI secolo decorato con il ratto d’Europa, poi salottino, camera dell’alcova e studio. Ai piani inferiori si riconoscono le cucine ricavate nella roccia e la ghiacciaia. La scala a due rampe simmetriche introduce all’ala nobile, ancora arredata e abitata.

Parco delle Fiabe, rose e Taverna

Il parco è un mondo a parte: circa 20 ettari di sentieri, radure e alberi secolari. Il Museo della Rosa Nascente raccoglie oltre mille piante di rose, disposte in roseti e giardini terrazzati: in primavera è una macchia di colore prima del bosco. Qui vive anche il Parco delle Fiabe, primo Parco Emotivo d’Italia: un percorso animato con attori in costume, sfide nel bosco e attestato di Cavaliere per i bambini. Non è un luna park, ma un’esperienza teatrale con valori come coraggio, autonomia e lavoro di squadra. Alla fine si può mangiare alla Taverna Medievale, aperta su prenotazione, con paste ripiene, salumi piacentini e gnocco fritto, menù del cioccolato e ingredienti Slow Food. C’è anche l’area picnic e la bottega con souvenir.

Rosania Fulgosio e il fantasma

La leggenda più famosa riguarda Rosania Fulgosio, moglie di Pietrone da Cagnano. Si racconta che, durante un attacco al castello, si fosse riunita al suo ex amante Lancillotto Anguissola; al ritorno il marito, scoperto il tradimento, la drogò e la murò viva in una stanza. Da allora il suo spirito si aggirerebbe tra le sale e il parco: alcuni visitatori parlano di lamenti, sbalzi di temperatura o figure diafane. La storia è così radicata che nel 2008 è diventata il cortometraggio La fuga di Rosania, girato proprio qui. Altre storie popolari raccontano passi di cavalieri nella nebbia e luci misteriose notturne. Che ci crediate o no, ascoltarla durante la visita guidata cambia il modo di guardare le mura.

Perché visitarlo

Primo motivo: è uno dei pochi castelli dove la visita guidata entra davvero nella vita quotidiana di una rocca. Non si vedono solo mura vuote: ci sono sale arredate, armi, strumenti musicali, camini e cucine scavate nella pietra, con la famiglia proprietaria ancora presente. Secondo: il Parco delle Fiabe è pensato per i bambini dai 3 ai 12 anni, ma diverte anche gli adulti; è un modo intelligente di unire storia e gioco. Terzo: l’orrido del Vezzeno e il parco naturale rendono la giornata varia, tra architettura, bosco e geologia. Aggiungete la Taverna medievale e gli eventi in costume: difficile trovare un castello piacentino così completo. Se cercate una gita diversa dal solito, questo è il posto.

Quando andare

Il momento più suggestivo è quando la luce è radente e il bosco cambia colore: inizio autunno o primavera mite. In autunno le foglie rendono l’orrido quasi dorato e il Mercato Medievale con la Gran Festa a Corte riempie il cortile di figuranti; in primavera il roseto del Museo della Rosa Nascente esplode e il Parco delle Fiabe è nel suo habitat naturale. Se potete, evitate le ore centrali di una domenica estiva: il ponte levatoio e i camminamenti si godono meglio con luce morbida, magari nel tardo pomeriggio. D’inverno il castello ha un fascino più brumoso, ma alcune aree e la Stanza dei giochi antichi si aprono solo nel periodo natalizio. Controllate sempre il calendario eventi prima di partire.

Nei dintorni

Appena fuori dalle mura, il paesaggio continua nella Val Vezzeno: l’orrido e le gole del torrente sono visitabili con una visita naturalistica guidata, tra rocce ofiolitiche e pareti scavate dall’acqua. È il complemento perfetto alla parte architettonica, soprattutto se vi piacciono geologia e camminate brevi. Nei dintorni si può restare nel circuito Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli e abbinare altri manieri piacentini, ma anche fermarsi nei borghi dei Colli Piacentini per una sosta enogastronomica. Se avete bambini, l’esperienza del Parco delle Fiabe è già una mezza giornata; se cercate silenzio, i sentieri attorno al castello regalano scorci sull’orrido. Non serve correre: la Val Vezzeno merita un ritmo lento.

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💡 Forse non sapevi che…

La leggenda più forte è quella di Rosania Fulgosio: murata viva per tradimento, il suo fantasma si aggirerebbe tra camere e parco. Nel 2008 il castello ha ispirato il cortometraggio La fuga di Rosania, presentato al Reggio Film Festival. Alcuni visitatori parlano di sbalzi di temperatura e passi nella nebbia; cisterna sotterranea e un passaggio segreto alimentano il mistero.