Anfiteatro romano di Amiternum: 6.000 posti nella storia

A San Vittorino di Pizzoli, nella conca aquilana, i resti dell’anfiteatro romano di Amiternum raccontano una città sabina scomparsa nel X secolo. Costruito nel I secolo d.C., misurava 68 x 53 metri e ospitava fino a 6.000 spettatori. Oggi si conservano l’intero perimetro e le murature in laterizio, mentre le gradinate sono quasi del tutto scomparse.
– 48 arcate su due piani e cortina laterizia ancora leggibile
– Iscrizione con gli spettacoli gladiatori di Caius Sallius Proculus
– Ingresso gratuito, visita in autonomia del sito
– Vicino teatro romano, domus con mosaici e catacombe paleocristiane


Eventi nei dintorni


Copertina itinerario Anfiteatro romano di Amiternum: 6.000 posti nella storia
L’anfiteatro romano di Amiternum a Pizzoli conserva 48 arcate su due piani e un perimetro in laterizio del I secolo d.C.: nel sito anche teatro, domus e catacombe.

Cose da sapere


Introduzione: un anfiteatro senza gradinate

Se immagini l’Anfiteatro romano di Amiternum come un piccolo Colosseo, ti sbagli di poco e di molto. Qui, in località San Vittorino nel comune di Pizzoli, davanti hai un’ellisse di mattoni rossi del I secolo d.C. che regge ancora 48 arcate su due piani. È strano: manca quasi tutto quello che un anfiteatro dovrebbe avere, eppure resta in piedi l’ossatura. Le gradinate sono sparite, portate via nei secoli, ma il perimetro in laterizio c’è ancora tutto e ti ci puoi avvicinare fino a toccarlo. La capienza? Circa 6.000 spettatori. Non male per una città sabina che oggi non esiste più. Camminare qui è come leggere un libro con le pagine strappate: capisci la storia dal capitolo che resta.

Cenni storici

Amiternum nasce come città italica fondata dai Sabini e diventa il luogo dove, nel I secolo d.C., si costruisce l’anfiteatro, fuori dall’abitato lungo la via Amiternina. Non è il monumento più antico del sito: prima, in età augustea, c’era già il teatro da 80 metri di diametro. L’unica notizia sugli spettacoli arriva da un’iscrizione trovata qui vicino, che parla di giochi gladiatori offerti da Caius Sallius Proculus con l’aiuto del padre. La città è celebre anche per un altro motivo: è il luogo di nascita dello storico Sallustio. Dopo la caduta dell’Impero declina e scompare intorno al X secolo, forse per un terremoto simile a quello che colpì L’Aquila. Le rovine tornano alla luce con le prime indagini archeologiche nel 1880; i restauri moderni partono nel 1996.

  • Età augustea: costruzione del teatro
  • I secolo d.C.: edificazione dell’anfiteatro
  • Età romana: Amiternum sede di diocesi con Forcona e Pitinum
  • X secolo: scomparsa della città
  • 1880: prime indagini archeologiche
  • 1898: xilografia di Barberis sulle rovine
  • 1996: inizio dei lavori di consolidamento

Un’ellisse di mattoni: com’è fatto

Le misure sono precise: 68 x 53 metri, dimensioni modeste per un anfiteatro, ma la conservazione è notevole. La struttura è realizzata in opera a sacco con cortina laterizia, di ottima fattura, e conserva l’intero perimetro e le murature. La pietra da taglio compare solo dove serve davvero: nel rivestimento del muro del podio, in lastre di calcare squadrate (alcune di reimpiego), nelle soglie e negli stipiti degli ingressi all’arena e nelle gradinate della cavea, oggi quasi del tutto scomparse per le spoliazioni. Guardando bene si notano ancora le basi delle colonne in mattoncini sagomati e grossi blocchi di pietra con decorazioni e incisioni rinvenuti nei dintorni. Curiosità: il settore nord sembra essere stato rinforzato in corso d’opera, probabilmente per problemi statici che costrinsero a cambiare il progetto.

Teatro, domus e catacombe: oltre l’arena

L’anfiteatro è solo una parte del racconto. Nello stesso sito archeologico si visita un teatro di età augustea dal diametro di 80 metri e una capienza di circa 2.000 persone, oltre a una domus con mosaici e affreschi e ai resti di terme e di un acquedotto. Adiacente all’anfiteatro ci sono le tracce, purtroppo deboli, di una villa a carattere pubblico con corte centrale e porticato. E poi c’è la parte che molti non si aspettano: le catacombe paleocristiane, visitabili nel sottosuolo della vicina chiesa di San Michele Arcangelo. Il risultato è un percorso che passa dalla città dei vivi a quella dei morti senza mai spostarsi troppo, tutto dentro un paesaggio rurale tranquillo. A me ha colpito proprio questo: non un monumento isolato, ma un pezzo di città romana rimasto in piedi.

Perché visitarlo

Tre motivi concreti. Primo: è gratis. L’ingresso all’area archeologica di Amiternum non si paga, e per un sito romano di questa importanza non è banale. Secondo: puoi toccare la storia. Non ci sono transenne che ti tengono a dieci metri; le murature in laterizio sono lì, con le basi delle colonne in mattoncini sagomati e i blocchi incisi. Terzo: il contesto. Non vedi solo l’anfiteatro, ma un teatro, una domus con mosaici e le catacombe sotto la chiesa di San Michele Arcangelo. Mezza giornata di archeologia senza folla e senza code, in un angolo d’Abruzzo che quasi nessuno mette in lista. Se nei musei ti annoi ma davanti a un muro romano ti fermi, questo è il posto che fa per te.

Quando andare

Non serve un periodo preciso, ma un’ora sì. Il momento migliore è il tardo pomeriggio, quando la luce radente batte sul laterizio e tira fuori il rosso dei mattoni e il rilievo delle arcate. In piena estate a mezzogiorno l’area è esposta e non c’è molto riparo, quindi meglio la mattina presto o il pomeriggio inoltrato. Primavera e inizio autunno funzionano bene: temperature miti, campi intorno verdi o dorati e cielo limpido sulla conca aquilana. Il sito è tutto all’aperto: scarpe comode e acqua sono una buona idea. Attenzione a un dettaglio pratico: gli orari non sono gli stessi tutti i giorni, quindi conviene controllare prima di mettersi in viaggio.

Nei dintorni

La prima cosa da fare è completare la visita con le catacombe paleocristiane nel sottosuolo della chiesa di San Michele Arcangelo, a San Vittorino: sono parte dello stesso racconto e chiudono il cerchio. Poi c’è L’Aquila, che merita una passeggiata nel centro storico, tra la Fontana delle 99 Cannelle e le chiese riaperte dopo il sisma. Se hai tempo, l’area di Amiternum si collega bene a un giro tra i borghi della conca aquilana, con le loro chiese romaniche e i panorami verso il Gran Sasso. In pratica: anfiteatro la mattina, città il pomeriggio. Una giornata semplice, senza grandi deviazioni.

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💡 Forse non sapevi che…

Un’iscrizione rinvenuta nei pressi dell’anfiteatro è l’unica notizia sugli spettacoli che vi si tenevano: Caius Sallius Proculus, con l’aiuto del padre, offrì giochi gladiatori agli abitanti di Amiternum. Curiosità: alcuni studiosi ipotizzano che la città sia scomparsa per un terremoto simile a quello del 2009, e le crepe sui resti assomigliano a quelle cancellate dai restauri.